L’intervista | Rudy Girardi, Presidente Federcostruzioni

Ambiti e strategie del sistema delle costruzioni

Con Rudy Girardi, presidente di Federcostruzioni, un lungo colloquio dove sono stati enunciati sviluppi e limiti del mercato italiano delle costruzioni e delle sue ricadute sull’economia italiana. All’insegna di una fiducia che può dimostrarsi l’arma vincente per tornare a essere protagonisti.

Rudy Girardi | Presidente Federcostruzioni

Rudy Girardi | Presidente Federcostruzioni

A Roma, nella sede di Federcostruzioni, abbiamo incontrato il presidente Rudy Girardi e con lui abbiamo cercato di comprendere quali strategie sono state delineate per il rilancio di un settore che, nel più vasto contesto dell’economia nazionale, rappresenta un significativo punto di riferimento.

«Un sistema industriale la cui produzione è di 400 miliardi di euro, che vede occupati 2,7 milioni di addetti, e questo malgrado otto anni di una crisi che definire devastante è dire nulla. Attenzione a questi dati: gli investimenti nelle costruzioni hanno ricadute su quasi l’81% dei comparti, che insieme formano l’economia nazionale, si tratta di investimenti che ricadono per il 90% sul mercato interno. Federcostruzioni è il punto di incontro di oltre 80 associazioni e federazioni industriali e non solo, che rappresentano oltre 30mila imprese. Questo è il punto di partenza fondamentale per comprendere le motivazioni che hanno spinto Federcostruzioni a insistere con forza con richieste che formuliamo già da tempo, sin dall’istituzione della Federazione. Richieste e proposte di vasta portata che abbracciano molti aspetti non più trascurabili»

esordisce il presidente Girardi motivando le azioni e le proposte della Federazione che riunisce le categorie produttive del mercato delle costruzioni – «l’industria italiana delle costruzioni si trova da anni in una situazione di grande difficoltà dalla quale fatichiamo a uscire per i pesanti ritardi che si sono accumulati nel rilancio del nostro comparto. In questi anni parte del mercato edilizio si è salvato con l’export, dov’è stato possibile ricorrere all’export, ma nell’insieme il quadro è stato devastante. In soli sette anni abbiamo perso 520mila posti di lavoro, il 26% del totale dei lavoratori del comparto, e se consideriamo tutto l’indotto arriviamo a 790mila posti di lavoro che non ci sono più. È ora dunque di voltare pagina con decisione e di sfruttare a pieno le condizioni di ripresa che si respirano in tutta Europa e che anche da noi stanno cominciando a dare qualche frutto anche grazie a un’attenzione nuova da parte del Governo che sta guardando alla ripresa dell’industria delle costruzioni.

01 Chiesi_Stru_04

Presidente Girardi, Lei ha citato l’export, io aggiungerei anche la ristrutturazione edilizia: i dati dell’Agenzia delle Entrate stanno a dimostrare il successo innegabile del provvedimento delle detrazioni fi scali in tema di riqualificazione energetica e di ristrutturazione edilizia. Ora questi temi però si dovrebbero fondere con programmi e interventi di più vasta scala, quali la riqualificazione urbana delle periferie. Magari attraverso interventi di riqualificazione tramite azioni di demolizionericostruzione, come, per esempio, è stato ben fatto a Roma nel quartiere Giustiniano Imperatore qualche anno fa. E poi c’è un altro ambito sul quale intervenire con urgenza: la mitigazione del rischio idrogeologico…

Si tratta di problematiche che necessitano di urgenze programmatiche e di interventi mirati. Vi sono anche similitudini comuni. Procediamo con ordine partendo dalla riqualificazione delle città, tema che ha originato un dibattito attento e articolato. Come Federcostruzioni abbiamo contribuito a queste articolazioni ragionando sul tema dell’investimento privato e quello pubblico. Questa azione programmatica ha come presupposto la rigenerazione urbana delle periferie, dei centri storici, delle ex-aree industriali, dei vuoti urbani rappresentati dalla aree demaniali ora in disuso.

Per far bene questo però non si dovrebbe partire dal finanziamento disponibile tout-court, bensì dal presupposto dei fabbisogni delle città, avendo una chiara visione delle strategie a livello territoriale per l’utilizzo delle risorse. In questo contesto quindi ben venga un’adeguata governance, così come, parlando di risorse per le politiche urbane, positiva è la programmazione dei fondi nazionali ed europei: con un neo per il nostro Paese, visto che da anni è mancante una politica a livello nazionale che abbia come focus le città. Nel contesto di crisi che sta assillando il Paese è più che legittimo considerare il ruolo svolto dalla riqualificazione edilizia nell’economia italiana.
Questo vale anche per gli aspetti energetici. Ma per stimolare ulteriormente il recupero edilizio di interi edifici e interi quartieri, è utile applicare la detrazione Irpef riconosciuta per gli acquisti di abitazioni ubicate all’interno di fabbricati interamente ristrutturati, prolungando il termine per l’acquisto agevolato da sei a diciotto mesi dall’ultimazione dell’intervento edilizio.

Un’altra spinta si ha con la detrazione fi scale del 65% per le riqualificazioni energetiche. Se poi pensiamo a un processo più fondato di rinnovamento urbano, occorre arrivare alla rottamazione degli edifici attraverso la sostituzione con edifici di nuova generazione ad alte prestazioni energetiche. A questo punto la leva fi scale diventa fondamentale.
Non dimentichiamo l’esempio da lei citato di Roma, esempio di sostituzione edilizia che implica la demolizione e la ricostruzione dell’esistente con variazione della volumetria. Sarebbe necessario estendere l’agevolazione anche agli interventi di ampliamento, di demolizione ricostruzione non fedele dei fabbricati esistenti. Giustamente, è stato citato l’ambiente e il rischio idrogeologico.

Il Governo ha predisposto interventi per accelerare l’utilizzo delle risorse e per provvedere all’esecuzione di lavori per la mitigazione del rischio idrogeologico. Importante è dire però che le deroghe attribuite alle Regioni in qualità di commissari straordinari non devono riguardare in alcun modo l’affidamento e l’esecuzione dei lavori. In Italia vi sono più di mille cantieri da mettere in moto per il rischio idrogeologico, per 1,6 miliardi di euro, ricompresi nei 1.700 interventi per 2,1 miliardi programmati a fi ne 2010 nell’ambito di un programma diretto a porre soluzione alle situazioni più critiche, da attuare tramite accordi di programma tra le Regioni e il Ministero dell’Ambiente. Lo stesso discorso vale per l’emergenza e la sicurezza nell’edilizia scolastica, per questo abbiamo visto positivamente l’attivazione di un programma infrastrutturale capace di mettere in sicurezza gli edifici. Una serie di interventi che si aggirano attorno ai 2,7 miliardi di euro.

02 Chiesi_DOKA_02

Un dato ulteriore che ha palesato la sfiducia degli italiani nella ripresa economica è stato il continuo peggioramento delle condizioni economiche dei nuclei famigliari. Di qui le note difficoltà per l’acquisto delle abitazioni e per l’acquisizione e il sostegno dei mutui e delle tasse. Difficoltà che fanno sì che la casa sia tornata a essere un problema sociale?

Per questo sono necessarie politiche flessibili, tipiche del territorio e articolate su questo, diversificate, capaci di rispondere ai diversi tipi di bisogni, come avviene da altre parti in Europa, con un’offerta abitativa articolata e con alloggi pensati per diverse categorie di utenze, con un mix significativo tra abitazioni di proprietà e abitazioni in affitto.
Anche in Federcostruzioni sono emerse e sono state approfondite proposte tese a soddisfare in tempi brevi il fabbisogno abitativo.
In particolare facendo riferimento alle residenze in co-housing, a quelle per studenti, alle residenze sanitarie per anziani. È una strategia che prevede la gestione attiva dei crediti in sofferenza delle banche attraverso l’istituzione di un fondo immobiliare nazionale a cui apportare i distressed asset e, tramite il workout immobiliare, un’azione che vede le singole imprese proporre a singole banche soluzioni d’intervento per determinati immobili.

02a Faresin_00

Passiamo ora al sistema filiera. Una filiera che sta sviluppando produzione e innovazione, qualità, formazione e ricerca, facendo sì che al termine dell’intervento costruttivo ci troviamo ad avere un esito rappresentato da un insieme di materiali e tecnologie integrate. Tutto questo è un costo anche per l’impresa di produzione e per l’impresa di costruzione. Costi che si aggiungono ai ritardi dei pagamenti della pubblica amministrazione e a crediti per investimenti non accessibili. Per questi motivi vi sono ancora le tensioni fra gli imprenditori?

Quello che è successo sul mercato del credito negli ultimi anni ha evidenziato un fattore chiaro del sistema finanziario italiano e delle sue debolezze: l’elevata dipendenza delle imprese dal credito bancario. L’insufficiente diversificazione delle fonti di fi nanziamento riflette la struttura finanziaria delle imprese: per lo più caratterizzate da un indebitamento elevato e da un’alta quota di prestiti bancari sul complesso dei debiti. Per quanto concerne il finanziamento alle imprese, è necessario sviluppare interventi che rendano accessibile l’uso dei nuovi strumenti di finanziamento, quali i mini bond, anche nel settore delle infrastrutture e del real estate.

I mini bond, inoltre, ci sembrano adatti per il finanziamento di operazioni di retrofitting degli immobili perché questi interventi possono avere un profilo rischio-rendimento contenuto per gli investitori associato a un tempo di rientro compreso tra i sette e i dieci anni e anche nella realizzazione di interventi di riqualificazione urbana. Da non trascurare il fondo di garanzia per le pmi, il ruolo che questo può svolgere per consentire l’accesso al credito a imprese di costruzione sane ma che, a causa della crisi, presentano difficoltà di equilibrio finanziario, seppure in presenza di una struttura economica efficiente. Abbiamo visto positivamente le ultime decisioni della Bce di intraprendere ulteriori misure finalizzate al rilancio del credito. L’esempio che viene dagli Usa con la Federal Reserve ci dice che queste misure hanno ottenuto i risultati sperati: gli investimenti in costruzioni dopo sei anni di crisi sono aumentati dell’11,7% in due anni, nel biennio 2012-2013, lo scorso anno si è avuto un rafforzamento della ripresa e per quest’anno, si parla di un’ulteriore crescita.

Dicevamo delle famiglie in difficoltà nell’acquistare una casa di proprietà. Sul fronte della domanda è decisivo l’utilizzo degli strumenti creati dalla Cassa depositi e prestiti per aiutare il sistema finanziario a offrire possibilità nuove alle famiglie italiane per acquisizioni di questo tipo. Le imprese della filiera edile hanno sviluppato processi produttivi capaci di accrescere la qualità della produzione con elevati livelli d’innovazione e in contesti di procedure di controllo e qualificazione specializzate.

Innovazione non è solamente quella di prodotto, ma è anche lo sviluppo del know-how delle imprese di costruzioni, che consente di gestire operazioni complesse assumendo i rischi legati alla fase realizzativa degli interventi. In quest’ottica va compreso anche il sistema della distribuzione, sistema cerniera tra l’industria che produce i materiali e l’industria che li utilizza. Per questi protagonisti un punto di debolezza del settore viene dal costo insostenibile dell’energia. La forte incidenza del costo energetico sul costo di produzione può arrivare a superare il 30% e spinge le aziende del settore alla ricerca di efficienze energetiche sempre più elevate senza però riuscire a compensare gli aumenti del costo dell’energia, derivati in massima parte dall’import.

02b PICT0007

Capitolo a parte è il costo del lavoro. Ritenete necessario un intervento teso alla riduzione del costo del lavoro nel comparto edile, sul quale gravano oneri sociali elevati rispetto ad altri comparti dell’industria?

Se prendiamo per esempio il caso delle imprese edili emerge che la differenza tra il costo del lavoro e quanto i lavoratori percepiscono in busta paga, notiamo che per ogni 1.000 euro versati ai lavoratori il costo a carico dell’impresa, tra oneri diretti e indiretti, è di 3.000 euro.
Per questi motivi, è urgente un intervento teso alla riduzione del costo del lavoro nel comparto edile rispetto ad altri settori.
Un esempio viene dal contributo cassa integrazione guadagni ordinaria per gli operai, 5,20% nel comparto edile rispetto all’1,90-2,20% nel resto dell’industria, e dai 6 punti percentuali in più per ciò che concerne i premi Inail. Come si può notare, non si può più rinviare un intervento teso al riallineamento delle aliquote contributive tra lavoro autonomo e lavoro subordinato, elevando le une a favore della riduzione delle altre, proprio per evitare il ricorso al lavoro autonomo falso, che nasconde dietro di sé forme non denunciate di subordinazione. Con la conseguente alterazione del mercato e della concorrenza leale tra imprese.

03 ASI_04

Consideriamo le infrastrutture e le opere pubbliche. A che punto siamo? Realmente la programmazione dei fondi europei rappresenta la panacea di tutti i ritardi delle politiche urbane in Italia?

In tema di opere pubbliche è più che mai necessaria un’azione che superi quel caos normativo dato da commissari straordinari che operano in deroga alle regole vigenti. È necessaria una riforma delle procedure esistenti che permetta alle amministrazioni di perseguire i propri obiettivi in modo efficace e in via ordinaria. I principi che dovranno governare questo processo sono in sintesi: più trasparenza, più efficienza, più concorrenza. Nello specifico, più trasparenza nelle procedure di aggiudicazione dei lavori, più efficienza al momento della selezione delle imprese, più concorrenza e maggiore equità nei rapporti contrattuali con la pubblica amministrazione.

Non trascurerei un altro aspetto: la necessità di investire risorse nella formazione degli operatori della pubblica amministrazione, istituendo un rating basato sul livello di qualità raggiunto. Per quanto concerne la programmazione infrastrutturale, un passo avanti si è avuto in questi ultimi anni coi fondi strutturali europei e il Fondo di sviluppo e coesione. Il rapido utilizzo di questi fondi significa un elemento determinante per la riuscita della politica infrastrutturale a livello nazionale. C’è da dire però che gli effetti di questi stanziamenti sul mercato delle opere pubbliche sino a oggi sono stati inferiori alla loro potenzialità. In sette anni e mezzo la spesa dei fondi europei ha raggiunto il 71% e quella dell’ex-Fas regionale è a meno del 10%.

Di fatto circa 40 miliardi di euro di fondi stanziati per gli anni 2007-2013, fondi soprattutto destinati alle infrastrutture, non sono stati ancora spesi. Pensiamo, fra l’altro, che a questi fondi si dovranno aggiungere i miliardi di euro previsti per la nuova programmazione fino al 2020. Per questo abbiamo chiesto provvedimenti mirati e operativi necessari, soluzioni capaci di superare le criticità che abbiamo riscontrato e soprattutto soluzioni capaci di mettere in moto elementi di collaborazione istituzionale all’interno delle aree metropolitane e delle città. È una straordinaria occasione questa per rilanciare le politiche urbane in Italia, un’occasione che non va assolutamente persa.

Condividi quest’articolo
Invia il tuo commento

Per favore inserisci il tuo nome

Inserisci il tuo nome

Per favore inserisci un indirizzo e-mail valido

Inserisci un indirizzo e-mail

Per favore inserisci il tuo messaggio

Il Nuovo Cantiere © 2017 Tutti i diritti riservati

Tecniche Nuove Spa | Via Eritrea, 21 – 20157 Milano | Codice fiscale e partita IVA 00753480151