Dissesto idrogeologico |Toscana

Arno: un fiume che preoccupa ancora

A distanza di decenni dell’evento catastrofico del 1966 e di un paio di anni dalle ultime esondazioni, qual è oggi la situazione dell’Arno e a che punto è la sua messa in sicurezza o, come preferiscono dire i tecnici, la riduzione del rischio?

Le immagini dell’alluvione del 4 novembre 1966 di Firenze sono ancora impresse nell’immaginario degli italiani. Difficile scordare Ponte Vecchio, gli Uffizi e il centro storico invasi dell’acqua e ancora più difficile dimenticare la presenza degli «angeli del fango», quei giovani accorsi da tutto il mondo per ripulire la città e salvare libri e opere d’arte. Immagini impresse nella memoria di chi allora c’era e di chi invece ha conosciuto l’alluvione di Firenze attraverso i media e la televisione. Quella del 1966 fu una delle più gravi alluvioni avvenute in Italia, per il suo carico di morti (35) e per il fatto che fu l’intero bacino idrografico dell’Arno a entrare in crisi.

Un’opera di presa. È costituita da quattro paratoie piane mobili di dimensioni di 8 metri per 3, poste a quota di 18 metri sul livello del mare. Le paratoie garantiscono il massimo dell’effetto di laminazione sulle portate in arrivo (fonte, comune di San Miniato).

Un’opera di presa. È costituita da quattro paratoie piane mobili di dimensioni di 8 metri per 3, poste a quota di 18 metri sul livello del mare. Le paratoie garantiscono il massimo dell’effetto di laminazione sulle portate in arrivo (fonte, comune di San Miniato).

Diversi i quartieri colpiti: Peretola, Rovezzano, Brozzi, Quaracchi; numerosi i comuni coinvolti: Campi Bisenzio, Sesto Fiorentino, Lastra a Signa, Signa, più quelli del Casentino, del Valdarno e del Mugello, per finire con quelli a sud della città come Empoli e Pontedera. Ma la catastrofe di quasi cinquant’anni fa, non fu la prima: i libri ne ricordano ben 172 dal 1177 al 1941, tra queste l’inondazione, disastrosa, del 3 novembre1844, che colpì Firenze e molti centri abitati del bacino del fiume. Poi, ci sono state quelle più recenti, degli ultimi due anni, che hanno provocato, nella sola Toscana, 500 milioni di euro, una regione che, suo malgrado, si colloca in cima alla classifica delle regioni più colpite dalle alluvioni.

Firenze. Carta delle aree allagate a Campi Bisenzio nel periodo 1966-1999. In rosa, le aree interessate da inondazioni ricorrenti, in azzurro quelle da inondazioni eccezionali, in tratteggio quelle degli anni 1991-1992-1993 (fonte, Piano stralcio di bacino; Autorità di Bacino del fiume Arno).

Firenze. Carta delle aree allagate a Campi Bisenzio nel periodo 1966-1999. In rosa, le aree interessate da inondazioni ricorrenti, in azzurro quelle da inondazioni eccezionali, in tratteggio quelle degli anni 1991-1992-1993 (fonte, Piano stralcio di bacino; Autorità di Bacino del fiume Arno).

Riduzione del rischio: a che punto siamo? A distanza di decenni dell’evento catastrofico del 1966 e di un paio di anni dalle ultime esondazioni, qual è oggi la situazione dell’Arno e a che punto è la sua messa in sicurezza o, come preferiscono dire i tecnici, la riduzione del rischio? Stiamo parlando di un fiume, tra i più importanti d’Italia, a carattere torrentizio, che dal Falterona al mare Ligure si sviluppa per 241 km, con un bacino idrografico di 8.228 kmq e numerosi sottobacini (Casentino, Val di Chiana, Valdarno, Sieve, Valdarno Medio e Valdarno Inferiore).
Stando al Documento annuale per la difesa del suolo del 2014 prodotto dalla Regione Toscana, si direbbe male. Infatti, a pagina nove si legge che «a quasi 50 anni dall’alluvione del 1966 lungo l’asta dell’Arno, ancora non sono stati realizzati gli interventi strutturali che permettono di gestire il rischio per un evento con tempo di ritorno di duecento anni». Un giudizio drastico, poi però attenuato dalla presentazione di un lungo elenco di interventi.

Pisa. Carta delle aree allagate nel periodo 1966-1999. In rosa, le aree interessate da inondazioni ricorrenti, in azzurro quelle da inondazioni eccezionali, in tratteggio quelle degli anni 1991-1992-1993 (fonte, Piano stralcio di bacino; Autorità di Bacino del fiume Arno).

Pisa. Carta delle aree allagate nel periodo 1966-1999. In rosa, le aree interessate da inondazioni ricorrenti, in azzurro quelle da inondazioni eccezionali, in tratteggio quelle degli anni 1991-1992-1993 (fonte, Piano stralcio di bacino; Autorità di Bacino del fiume Arno).

Da piazza Duomo, sede della presidenza della giunta regionale della Toscana, fanno invece sapere che molto è stato fatto, soprattutto negli ultimi anni, anche se lo stesso presidente Enrico Rossi, poco più di un anno fa, ha ammesso che «si arriva all’avvio delle opere con troppi ritardi».
Ma il cambio di marcia c’è stato qui, come in altre parti d’Italia, grazie alle nuove norme dello Sblocca Italia, che hanno attribuito ai presidenti delle regioni il ruolo di commissari per l’emergenza idrogeologica. Una soluzione che ha consentito di superare lungaggini burocratiche, contenziosi di anni, blocco dei lavori.
«Noi governatori di regione ci siamo presi una responsabilità – ha affermato Rossi – ma lo abbiamo fatto volentieri».

Carta delle aree di pertinenza fluviale a Campi Bisenzio (fonte: Piano stralcio di bacino; Autorità di Bacino del fiume Arno).

Carta delle aree di pertinenza fluviale a Campi Bisenzio (fonte: Piano stralcio di bacino; Autorità di Bacino del fiume Arno).

Stando sempre al Documento annuale della regione di un anno fa, le principali opere ritenute necessarie alla messa in sicurezza del territorio toscano nel medio periodo riguardano le casse di espansione di Figline, dei Renai a Signa e del Roffia a San Miniato, oltre all’adeguamento dello scolmatore di Pisa e dell’invaso di Levane (nelle casse di espansione viene laminata una parte della portata in eccesso dell’acqua, che i tratti di valle non sono in grado di far defluire; nda). Si tratta di opere del valore di circa 120 milioni di euro. Un impulso alla realizzazione degli interventi, almeno in Toscana – e questa è la nota positiva – è stato dato dalla legge regionale 35 del 2011 sulle opere strategiche, che ha permesso di riattivare finanziamenti pregressi (150 milioni) fermi da anni per svariate ragioni. Si sono così fatti ripartire gli interventi fermi da tempo, come quelli di Figline e dei Renai, che entro cinque, nel 2020, consentiranno – affermano in Regione – di centrare l’obiettivo di una forte riduzione del rischio su Firenze e sulle città a valle del capoluogo.

Pisa. Carta delle aree di pertinenza fluviale (fonte, Piano stralcio di bacino; Autorità di Bacino del fiume Arno).

Pisa. Carta delle aree di pertinenza fluviale (fonte, Piano stralcio di bacino; Autorità di Bacino del fiume Arno).

Per quanto riguarda l’attuazione del Documento annuale di difesa del suolo del 2014, che rappresenta un importante strumento di programmazione e gestione degli interventi di difesa del suolo, e facendo riferimento alla sola realizzazione di interventi (escludendo quindi le progettazioni e gli studi), la situazione a oggi in Toscana è la seguente: 161 sono gli interventi previsti dal documento 2014, che valgono oltre 58 milioni di euro. 62 interventi sono conclusi (pari a 12,6 milioni) e 99 interventi sono invece aperti (per 45,3 milioni), di cui 93 in fase di esecuzione (43 milioni).

Sempre sul fronte regionale in rapporto alla situazione del bacino dell’Arno, vanno ricordati i finanziamenti dello scorso anno per la prevenzione del rischio idraulico e idrogeologico: 25,4 milioni di euro per finanziare 51 interventi ricadenti nel bacino del fiume, su un totale, per l’intera regione, di 52,7 milioni e 106 interventi. Quasi la metà dei fondi regionali e degli interventi sono stati previsti per il bacino idrografico del fiume toscano più importante. Accanto a questi finanziamenti, sono state riattivate le procedure per 12 nuove attività di progettazione (su 46 per l’intera Toscana), per un totale di 1,4 milioni (su 2,4 in totale). Le nuove progettazioni si riferiscono alla sistemazione idraulica del torrente Esse a Monte San Savino (1 milione), agli adeguamenti arginali sul fiume Elsa a Certaldo e sul rio dei Cappuccini a Empoli, alla casse di espansione sul fiume Era a Pontedera e Ponsacco, agli interventi di ripristino e adeguamento delle arginature e delle sezioni idrauliche dei torrenti Ombrone, Pescia di Collodi e Brana in provincia di Pistoia, alle casse di espansione sul torrente Stella in località Pontassio e sull’Ombrone a Ponte a Tigliano, oltre a una serie di casse di espansione a Figline Valdarno e nelle provincia di Pistoia, sui torrenti Ombrone, Bure e Brana.

Firenze. Carta degli interventi strutturali per la riduzione del rischio idraulico. In giallo, gli interventi strutturali di tipo A; in azzurro quelli di tipo B. In tratteggio sono indicate la casse di espansione; con punteggiata, gli interventi di laminazione con «bocche tarate»; senza alcun segno, i serbatoi di laminazione.; in colore arancione, le aree golenali (fonte, Piano stralcio di bacino; Autorità di Bacino del fiume Arno).

Firenze. Carta degli interventi strutturali per la riduzione del rischio idraulico. In giallo, gli interventi strutturali di tipo A; in azzurro quelli di tipo B. In tratteggio sono indicate la casse di espansione; con punteggiata, gli interventi di laminazione con «bocche tarate»; senza alcun segno, i serbatoi di laminazione.; in colore arancione, le aree golenali (fonte, Piano stralcio di bacino; Autorità di Bacino del fiume Arno).

Il Piano stralcio di bacino del 1999. Per la verità, il tema del rischio idraulico nel bacino del principale corso d’acqua della Toscana era già stato inquadrato diversi anni fa, nel novembre del 1999 per l’esattezza, con l’approvazione dello stralcio al piano di bacino del fiume Arno: un vero e proprio masterplan, di 320 pagine, contenente analisi del rischio idraulico, obiettivi del piano, individuazione degli interventi e stima delle risorse necessarie per ridurre i rischi di alluvione. Un piano la cui attuazione dipendeva, oltre che dall’amministrazione regionale, anche da quelle provinciali e comunali. Gli interventi previsti dal piano stralcio sono per la maggior parte casse di espansione e, in alcuni casi, scolmatori. Tra questi ultimi, l’intervento principale riguarda il canale scolmatore d’Arno a Pontedera.

Pisa. Carta degli interventi strutturali per la riduzione del rischio idraulico. In giallo, gli interventi strutturali di tipo A; in azzurro quelli di tipo B. In tratteggio sono indicate la casse di espansione; con punteggiata, gli interventi di laminazione con «bocche tarate»; senza alcun segno, i serbatoi di laminazione; in colore arancione, le aree golenali (fonte, Piano stralcio di bacino; Autorità di Bacino del fiume Arno).

Pisa. Carta degli interventi strutturali per la riduzione del rischio idraulico. In giallo, gli interventi strutturali di tipo A; in azzurro quelli di tipo B. In tratteggio sono indicate la casse di espansione; con punteggiata, gli interventi di laminazione con «bocche tarate»; senza alcun segno, i serbatoi di laminazione; in colore arancione, le aree golenali (fonte, Piano stralcio di bacino; Autorità di Bacino del fiume Arno).

I principali interventi. A oggi, secondo le informazioni diffuse dal settore Difesa del suolo della regione Toscana riferite agli interventi considerati principali, la situazione per il fiume Arno vede la realizzazione di una serie di opere.
Per le casse di espansione di Figline Valdarno, le opere interessano i comuni di Figline, Incisa Valdarno, Reggello e Rignano sull’Arno e sono finalizzate alla riduzione del rischio idraulico anche della città di Firenze. È in fase di esecuzione il primo lotto di Pizziconi, interamente finanziato per 18 milioni di euro. È in fase di progettazione il secondo lotto, anch’esso interamente finanziato per 7,6 milioni, e il cui avvio dei lavori è previsto tra la fine del 2015 e i primi mesi dell’anno prossimo. Per il terzo lotto, Restone, del costo di 15,9 milioni, è stato chiesto un intervento di cofinanziamento allo Stato.

Bacino dell’Arno. Carta delle aree allagate 1966-1999 sulla base degli eventi significativi. In rosa, le aree interessate da inondazioni ricorrenti, in azzurro quelle da inondazioni eccezionali, in tratteggio quelle degli anni 1991-1992-1993 (fonte, Piano stralcio di bacino; Autorità di Bacino del fiume Arno).

Bacino dell’Arno. Carta delle aree allagate 1966-1999 sulla base degli eventi significativi. In rosa, le aree interessate da inondazioni ricorrenti, in azzurro quelle da inondazioni eccezionali, in tratteggio quelle degli anni 1991-1992-1993 (fonte, Piano stralcio di bacino; Autorità di Bacino del fiume Arno).

La Regione sta procedendo con la progettazione definitiva delle casse di espansione di Prulli e Leccio (costo stimato 50 milioni). Anche per queste sono stati richiesti i finanziamenti dello Stato. Le casse di Figline (volume di invaso di oltre 22-23 milioni di mc), una volte terminate, rappresenteranno un’opera strategica per la riduzione del rischio idraulico dell’intera area metropolitana, a valle di Figline, compresa Firenze. Nell’elenco vi è anche la realizzazione della cassa di espansione dei Renai, in comune di Signa. In questo caso, il soggetto attuatore è la regione Toscana. Per questo intervento è in corso la gara di affidamento lavori, che dovrebbero essere consegnati entro il 2015.

Bacino dell’Arno. Carta degli interventi strutturali per la riduzione del rischio idraulico. In giallo, gli interventi strutturali di tipo A; in azzurro quelli di tipo B. In tratteggio, sono indicate la casse di espansione; con punteggiata, gli interventi di laminazione con «bocche tarate»; senza alcun segno, i serbatoi di laminazione; in colore arancione, le aree golenali (fonte, Piano stralcio di bacino; Autorità di Bacino del fiume Arno).

Bacino dell’Arno. Carta degli interventi strutturali per la riduzione del rischio idraulico. In giallo, gli interventi strutturali di tipo A; in azzurro quelli di tipo B. In tratteggio, sono indicate la casse di espansione; con punteggiata, gli interventi di laminazione con «bocche tarate»; senza alcun segno, i serbatoi di laminazione; in colore arancione, le aree golenali (fonte, Piano stralcio di bacino; Autorità di Bacino del fiume Arno).

La cassa dei Renai (13,6 milioni) sarà in grado di invasare 11 milioni di metri cubi d’acqua e ridurre così in modo significativo il rischio idraulico nella piana fiorentina, compresi i territori a valle di Signa. Prosegue poi la progettazione della diga di Levane, che interessa i comuni di Levane e Pergine Valdarno. L’opera permetterà di invasare ulteriori 10 milioni di mc d’acqua rispetto a quelli attuali, aumentando quindi la sicurezza dell’Arno. Il costo stimato dell’opera è di circa 25 milioni; anche in questo caso sono state richieste risorse dello Stato. Il progetto, una volta terminato, avrà bisogno dell’autorizzazione del ministero delle Infrastrutture, dopodiché partiranno le procedure di gara e l’affidamento dei lavori. Per la realizzazione della cassa di espansione di Fibbiana, nel comune di Montelupo Fiorentino (3,5 milioni mc e un costo superiore agli 8 milioni), si è da poco conclusa la gara di affidamento dei lavori, consegnati alla fine di aprile di quest’anno ed è stato realizzato il primo lotto, con un costo di circa 2 milioni.

Firenze, l’Arno in piena in centro città.

Firenze, l’Arno in piena in centro città.

Sull’Ombrone pistoiese si sono da poco conclusi i lavori della cassa di espansione della Querciola a Quarrata. Si tratta di circa 700 mila mc di invaso, per un valore delle opere di circa 4 milioni. Per la cassa di Roffia (comuni di San Miniato, Fucecchio, Cerreto Guidi), il soggetto attuatore degli interventi è il comune di San Miniato. Il primo lotto dell’intervento, denominato cassa di espansione dei Piaggioni, nel comune di San Miniato, ha avuto un costo di circa 16,5 milioni ed è ora in fase di collaudo. Con questo intervento viene laminata una portata di circa 9 milioni di mc d’acqua. Per quanto riguarda il canale scolmatore d’Arno, il soggetto attuatore è la provincia di Pisa.

A oggi sono stati reperiti circa 42 milioni di euro, che consentiranno di realizzare i primi due stralci dei tre che costituiscono il primo lotto di lavori. Il primo stralcio, la cui progettazione esecutiva è già approvata, ha un valore di circa 15 milioni. Sono state anche realizzate alcune casse di espansione sugli affluenti dell’Arno: tra le principali, la quella sul fiume Elsa, in località Madonna della Tosse, nel comune di Castelfiorentino, con un costo complessivo di circa 7 milioni e un volume invasato di circa 3,5 milioni di mc Vi sono anche altre casse di espansione sul fiume Era in provincia di Pisa. È terminata anche una cassa sul Torrente Ciuffenna in provincia di Arezzo. Per diverse opere minori alcuni lavori si sono conclusi, altri invece sono ancora in corso.

L’area di espansione di Roffia (nella foto, il primo lotto della cassa dei Piaggioni) si trova in sinistra idraulica dell’Arno, nel territorio di San Miniato: ha un areale di circa 90 ettari, con un volume di invaso massimo di circa 9 milioni di mc (fonte, comune di San Miniato).

L’area di espansione di Roffia (nella foto, il primo lotto della cassa dei Piaggioni) si trova in sinistra idraulica dell’Arno, nel territorio di San Miniato: ha un areale di circa 90 ettari, con un volume di invaso massimo di circa 9 milioni di mc (fonte, comune di San Miniato).

Le casse di espansione dei Renai: una storia infinita. La storia della realizzazione delle casse di espansione dei Renai, alla confluenza del Bisenzio con l’Arno, è uno degli esempi che si possono portare riguardo la dilatazione dei tempi di realizzazione di un’opera pubblica. Quello delle casse di espansione è stato il primo intervento previsto dal Piano di bacino sull’asta principale dell’Arno. L’accordo di programma firmato da Regione, Autorità di bacino, provincia di Firenze e comuni di Signa, Campi Bisenzio, Firenze e Sesto Fiorentino risale al 2003; i lavori sul primo lotto sono iniziati l’anno successivo, nel 2004.

Opera di scarico della cassa: è costituita da uno scatolare di cemento armato gettato in opera, di 4 metri per 3 (fonte, comune di San Miniato).

Opera di scarico della cassa: è costituita da uno scatolare di cemento armato gettato in opera, di 4 metri per 3 (fonte, comune di San Miniato).

Lo scoppio di un contenzioso tra Regione e comune di Signa ha impedito che per lungo tempo la cassa venisse conclusa: in ballo c’era la richiesta del comune di completare, prima della realizzazione dell’opera idraulica, il parco dei Rinai, ritenuto compatibile con l’opera idraulica in corso di realizzazione, mentre la Regione, per accelerare i lavori, voleva ridurre il lotto di completamento del parco stesso. Il contenzioso si è trascinato per sette lunghi anni. Solo nel 2011 il comune ha accettato le condizioni e il commissariamento della Regione per consentire la realizzazione dell’opera. In questo caso, non si è trattato di ricorsi e controricorsi sull’aggiudicazione dei lavori, come spesso tocca raccontare. Questa volta non è questa la motivazione del lungo fermo lavori. In questo caso la motivazione è un’altra. Ma sia quel che sia, il risultato non è cambiato.

Un impianto sollevamento sul rio Arnino. Per evitare fenomeni di ristagno durante le piene dell’Arno, è stato realizzato un impianto idoneo a sollevare le portate in arrivo del rio Arnino. Sono state installate cinque pompe idrovore, con una portata di 810 litri al secondo ciascuna (fonte, comune di San Miniato).

Un impianto sollevamento sul rio Arnino. Per evitare fenomeni di ristagno durante le piene dell’Arno, è stato realizzato un impianto idoneo a sollevare le portate in arrivo del rio Arnino. Sono state installate cinque pompe idrovore, con una portata di 810 litri al secondo ciascuna (fonte, comune di San Miniato).

Toscana: il 20 per cento del territorio è (potenzialmente) a rischio alluvione. Quattro sono i bacini toscani di rilievo nazionale: Arno, Tevere, Serchio e Po; quattro interregionali (Magra, Fiora, Reno, Conca Marecchia, Lamone) e tre regionali (Ombrone, il Toscana Nord, il Toscana Costa). Questi bacini sono attraversati da corsi d’acqua e torrenti per 65.500 km, corsi d’acqua caratterizzati da un regime principalmente torrentizio ovvero con eventi di piena rapidi e intensi. Il 20 per cento del territorio regionale toscano è potenzialmente interessato da fenomeni alluvionali. Tutti questi dati stanno scritti nel Documento annuale per la difesa del suolo 2014 della regione Toscana, che riassume tutta la programmazione e le risorse per la difesa del suolo. Di questo 20 per cento, il 5 per cento ha una probabilità di inondazione frequente (in media, una volta ogni 50 anni), il sei per cento ha una probabilità di inondazione media (può essere inondato dalle acque fluviali o costiere in media una volta tra 100 e 200 anni).

Un esempio di realizzazione di un rilevato arginale e di innalzamento di argini esistenti. In questo caso, il nuovo rilevato arginale che circonda la cassa di espansione si sviluppa per circa cinque km., con una quota in sommità pari a 26,5 metri sul livello del mare (fonte, comune di San Miniato).

Un esempio di realizzazione di un rilevato arginale e di innalzamento di argini esistenti. In questo caso, il nuovo rilevato arginale che circonda la cassa di espansione si sviluppa per circa cinque km., con una quota in sommità pari a 26,5 metri sul livello del mare (fonte, comune di San Miniato).

Infine, il 9 per cento del territorio, invece, può essere colpito da eventi catastrofici o eccezionali. C’è insomma di che essere preoccupati e il numero delle alluvioni in territorio toscano registrate negli anni (vedi articolo) lo lascia ben intendere. A creare problemi sono i bacini Toscana Costa e Nord, e i bacini dei fiumi Ombrone, Magra, Fiora, Reno, Conca, Lamone, Tevere, Arno e Serchio. È l’Arno, il fiume che più di tutti, presenta dati di alluvioni – frequenti, poco frequenti e rare – decisamente superiori a tutti gli altri: in totale 2 mila e 82 kmq., il 44 per cento del totale regionale. Per rappresentare la gravità dei danni delle potenziali alluvioni sono state messe a punto, qui come altrove, le mappature del rischio idraulico. In generale, le mappe messe a punto dal settore Prevenzione del rischio idraulico e idrogeologico della Regione evidenziano che circa l’1,9 per cento del territorio ha un rischio molto elevato o elevato, l’8,6 ha un rischio medio e circa il 9,6 ha un rischio moderato o nullo. L’analisi congiunta di pericolosità e rischio evidenzia anche che le aree caratterizzate da un rischio maggiore sono quelle dei bacini Toscana Nord, Toscana Costa, Arno e Ombrone grossetano.

Paolo Negri

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