Internazionalizzazione | Infrastrutture e nuove città

Asia: sarà il primo mercato mondiale?

I processi di urbanizzazione stanno ridisegnando la mappa dei nuovi mercati per quanto riguarda le opportunità offerte nel settore delle costruzioni. Il continente asiatico avrà un ruolo trainante nei prossimi 20 anni e insieme con la Cina assorbirà il 60% del mercato mondiale.

Un Paese su tutti sembra guadagnare numerose lodi dalla finanza mondiale e previsioni estremamente favorevoli, attirando l’interesse degli investitori internazionali.
Si tratta dell’Indonesia, il quarto più popoloso al mondo, con 245 milioni di persone, entro il 2025 il terzo mercato più grande a livello globale per infrastrutture e immobiliare. Solo dieci anni fa, nel momento peggiore della crisi finanziaria asiatica, sembrava sull’orlo del collasso.
L’economia versava in pessime condizioni e le proteste contro il regime di Suharto erano degenerate in vere eproprie rivolte che, alla fi ne, avevano portato a un vuoto di potere. Oggi invece solo il 12,8% della popolazione vive sotto la soglia di povertà e l’Indonesia è corteggiata dai capitali internazionali e viene vista come modello positivo di democratizzazione da tutti quei paesi che dopo decenni di dittatura post-coloniale aspirano a seguirne le orme.

Danang, Vietnam.

Negli ultimi anni il Jakarta Stock Exchange ha fatto registrare performance eccellenti e molti analisti hanno proposto di inserire il Paese tra i membri del Brics (Brasile, India, India, Cina, Russia). Inoltre, ogni volta che viene condotto uno studio per individuare la superstar economica del futuro (Goldman Sachs, Price Waterhouse Coopers, The Economist, Citygroup), l’Indonesia viene inserita nella lista dei pretendenti al titolo.
I numeri del resto depongono a favore del successo del Paese del Far East, il cui Pil cresce con una media del 6% ogni anno, l’infl azione resta sotto controllo ed è strutturalmente più bassa rispetto ad altri paesi ricchi di materie prime.
Cina a parte – dove entro il 2025 si concentrerà il 30% degli investimenti mondiali nelle infrastrutture – è tutto il Far East a crescere, con performance signifi cative anche per Mongolia e Vietnam.
Nei prossimi quindici anni il Far East concentrerà insieme con la Cina e l’Australia il 60% degli investimenti nelle costruzioni, gli Usa il12%, Sud America e Africa il 20%. L’Europa, fanalino di coda, con un modesto 5% uscirà ridimensionata dai nuovi confini della geopolitica del cemento. In Asia anche la Mongolia, che negli ultimi anni ha registrato tassi di crescita molto sostenuti, si sta preparando a un ambizioso piano di sviluppo delle infrastrutture (soprattutto ferrovie e strade), indispensabili per eliminare i colli di bottiglia e i costi che attualmente gravano sull’esportazione delle rilevanti risorse minerarie del Paese, che detiene il 10% di tutte le risorse minerarie del pianeta.
Le opportunità di investimento. Il Governo indonesiano vuole costruire 4.582 km di nuove strade entro il 2025, che avranno un impatto importante sull’economia delle regioni più lontane. I produttori di cemento del Paese si aspettano di aumentare la capacità del +62% nei prossimi 3 anni.
Nel frattempo nuovi imprenditori costruiscono impianti in aree anche remote, abbattendo i costi di trasporto a fronte di una domanda immobiliare e infrastrutturale che è in continua crescita.
La richiesta di immobili industriali rimane forte, questo grazie all’espansione del settore manifatturiero e alla ricollocazione di molte fabbriche. Nuovi stabilimenti creano nuovi posti di lavoro che,ovviamente, fanno aumentare la richiesta di abitazioni, facilitata dai tassi molto bassi dei mutui. L’obiettivo dichiarato del Governo indonesiano è di incoraggiare e promuovere un clima favorevole agli investimenti stranieri.
Tuttavia, sia con l’avvicinarsi delle elezioni politiche nel 2014 che in caso di protrarsi della crisi economico-finanziaria in Europa e negli Usa, potrebbero essere adottate delle misure di stampo protezionista, a tutela delle produzioni nazionali, specialmente in settori quali le risorse minerarie.
La crescita, comunque, non ha portato a completa soluzione gli squilibri presenti nell’economia indonesiana, quali l’assoluta carenza di infrastrutture: i porti non hanno facilities adeguate, perché la maggior parte dei cargo deve passare per Singapore; la costruzione di nuove strade o ferrovie è ostacolata da problemi relativi all’esproprio di terreni per pubblica utilità; la rete di telecomunicazioni non copre tutto l’arcipelago.
Il Global Competitiveness Report 2012-2013 annovera l’Indonesia al 90° posto per qualità di infrastrutture, il settore nel quale il Governo punta a coinvolgere più investimenti stranieri.
Il rischio di blackouts e di carenza di energia elettrica è presente soprattutto nell’isola di Java e su Bali. Circa 8 miliardi di dollari sono stati investiti in un progetto per lo sviluppo di 10mila Mw derivanti da impianti a carbone, attualmente in ritardo di implementazione. Una seconda fase del programma, di importo analogo, è prevista per il 2014. Per potenziare il proprio sistema infrastrutturale l’Indonesia beneficerà di nuovi fondi.

Ulan Bator.

La Società Finanziaria Internazionale (Ifc), organismo autonomo facente parte della Banca Mondiale (in grado di erogare linee di credito verso i Paesi a economia non avanzata), intende infatti raddoppiare i propri investimenti nel Paese asiatico.
L’istituzione investirà infatti una cifra compresa tra i 500 milioni e 1 miliardo di dollari entro il 30 giugno 2014. Si tratta del terzo più grande investimento effettuato dalla Ifc nella regione (dopo quelli fatti in Cina e Vietnam), a conferma della crescita sperimentata dall’economia locale, perché l’Indonesia presenta ottimi fondamentali e un futuro roseo, sebbene il Paese abbia urgente bisogno di miglioramenti proprio nel settore delle infrastrutture.
Il precedente investimento realizzato nello scorso anno fiscale si è attestato intorno ai 438 milioni di dollari, di cui 58 milioni sono stati distribuiti nel settore delle infrastrutture, 44 milioni sono stati destinati al settore finanziario e ben 336 milioni sono stati ripartiti tra settore manifatturiero, agroalimentare e servizi.
Insieme con la crescita infrastrutturale anche l’urbanizzazione continua ha fatto impennare la produzione di cemento e l’afflusso di capitali esteri verso le varie province. Inoltre, anche l’occupazione e le retribuzioni minime stanno registrando una crescita molto rapida.
Questi andamenti indicano la solidità dei fondamentali e suggeriscono che l’Indonesia continuerà a essere una della principali economie emergenti, trainata dalla crescita impetuosa delle aree urbane.
Il processo di urbanizzazione dovrebbe contribuire a ridurre la dipendenza dell’economia indonesiana dal commercio estero, grazie all’aumento della domanda interna. Secondo gli analisti, in Indonesia la classe media crescerà di quasi il 13% entro il 2015, alimentando una crescita annua del 19% della spesa in beni discrezionali. Inoltre, l’Indonesia ha prudentemente costituito delle riserve per fi nanziare gli investimenti. Al momento, numerose imprese operano con una prudenza che è raro riscontrare nella maggior parte dei mercati emergenti, e tuttavia stanno aumentando gli investimenti propri (ovvero non  provenienti da indebitamento) per nuove fabbriche e infrastrutture.
Gli investimenti della Mongolia. Trentacinque miliardi di dollari di investimenti programmati per dare alla Mongolia una dotazione di infrastrutture adeguate a un Paese che negli ultimi anni ha registrato tassi di crescita mozzafiato (+12,3% nel 2012 e + 17% nel 2011 secondo World Bank), e che appare destinato a diventare un importante player mondiale (in parte già lo è) in campo minerario.
Contestualmente la Mongolia punta a migliorare le condizioni di vita di una popolazione, peraltro non molto numerosa (poco più di 3 milioni di abitanti), ma con un tasso di natalità che è uno dei più elevati al mondo. Tutti gli investimenti della Mongolia girano intorno alla valorizzazione delle sue risorse minerarie. La Mongolia è dotata di immense risorse di carbone, rame, zinco e altri metalli. Restano due importanti difficoltà.
La prima riguarda il contesto normativo: la gestione dei diritti di concessione, che in passato ha consentito rapidissimi arricchimenti di una ristretta élite locale e operazioni di sfruttamento del Paese da parte di società minerarie straniere, continua a essere problematica nonostante l’approvazione, avvenuta nel 2010, di una legge che  regolamenta le iniziative in regime di Public Private partnership (Ppp).
La seconda difficoltà è data appunto dai costi e dai colli di bottiglia dovuti alla insufficienza delle infrastrutture di trasporto. Carbone, concentrato di ferro e di rame e altri minerali che attualmente vengono prevalentemente esportati in Cina, continuano a viaggiare in buona parte su ruota. Per questo motivo la prima priorità individuata dal Governo di Ulan Bator è l’estensione della rete ferroviaria.
Devono essere costruiti, infatti, 5.600 Km di ferrovie. Attualmente è operante una sola linea (Transmongolian) che attraversa il Paese da Nord (ai confini con la Russia) a Sud (ai confini con la Cina) interconnessa con le reti di entrambi i Paesi, passando per la capitale Ulan Bator. Si aggiunge a una tratta isolata nel Nordest del Paese, anche questa si collega al confine con la rete russa.
I collegamenti con Russia e Cina sono strategici in quanto garantiscono il proseguimento dei carichi di carbone e minerali verso i porti di questi due Paesi (la Mongolia non ha sbocchi sul mare): Tianjin, Vladivostok, Nakhodka, Vanino. Gli standard tecnici delle ferrovie della Mongolia sono attualmente gli stessi della rete russa e questo obbliga a un trasbordo dei carichi che proseguono sulla rete cinese, che ha uno scartamento diverso. Da rilevare che il collegamento tra  Transmongolian e Transiberiana è anche il tragitto ferroviario attualmente più breve tra Cina e Nord Europa.
Il nuovo programma articolato in tre fasi prevede la posa di nuove linee per complessivi 5.684 Km. La prima fase (1.100 Km) punta a collegare le due linee esistenti. La seconda fase (900 Km) prevede il completamento di diverse tratte più brevi che apriranno ulteriori collegamenti con la Cina e con diversi giacimenti minerari: OyuuTolgoy (carbone), Tsagaan Suvarga (rame) e altri ancora.
La terza tranche (3.600 Km) dovrebbe completare la copertura della parte nordorientale del Paese. Gli investimenti previsti per le prime due fasi ammontano a 4,5 miliardi di dollari. Da rilevare che al progetto di estensione della rete nazionale si aggiungono anche quelli di alcuni gruppi minerari come Mongolia Mining e Aspire Mining per collegare i rispettivi giacimenti (Uhg Coal e Ovoot coal) alla rete con due linee dedicate, rispettivamente di 250 e 400 Km.
Richiederà investimenti massicci anche la trasformazione di Sainshand nel principale polo di attività metallurgiche, industriali ed energetiche del Paese, dove confluirà buona parte delle risorse minerarie per essere raffinate e lavorate.
La cifra attualmente indicata è di 13,9 miliardi di dollari. Gli impianti previsti sono numerosi e tutti di dimensioni rilevanti: raffineria di rame, cementificio, impianti per produzione di coke, di ferro preridotto (pellet), gassifiazione del carbone, raffineria di petrolio, centrale elettrica. Il Governo di Ulan Bator punta su un modello fortemente centralizzato con l’obiettivo di realizzare rilevanti economie di scala. La rete stradale è un’altra grande sfida.
Attualmente esistono strade asfaltate solo attorno a Ulan Bator e fino al confine russo. Altri tratti sono in costruzione ma il Nordest e in Nordovest del Paese si raggiungono solo attraverso piste sterrate. Anche i collegamenti stradali verso sud, con la Cina, non sono asfaltati se non per brevi tratti. Manca in particolare un’autostrada Transmongolica che attraversi l’intero Paese affiancando la ferrovia nella principale direttrice Nord-Sud. È una situazione che aggrava anche i costi di trasporto della produzione mineraria.
Per eliminare questo pesante collo di bottiglia, il National Development Program prevede la costruzione di 5.572 Km di nuove strade asfaltate e l’ammodernamento e l’ampliamento della rete cittadina (350 Km) e della circonvallazione di Ulan Bator, oltre alla costruzione di nuovi raccordi (212 Km) con diversi sovrappassi. L’intero piano di sviluppo dovrebbe essere completato nell’arco dei prossimi 23 anni.

Condividi quest’articolo
Invia il tuo commento

Per favore inserisci il tuo nome

Inserisci il tuo nome

Per favore inserisci un indirizzo e-mail valido

Inserisci un indirizzo e-mail

Per favore inserisci il tuo messaggio

Il Nuovo Cantiere © 2017 Tutti i diritti riservati

Tecniche Nuove Spa | Via Eritrea, 21 – 20157 Milano | Codice fiscale e partita IVA 00753480151