Se ne parla | Livia Randaccio, direttore editoriale de Il Nuovo Cantiere

Berna: «preoccupata dei ritardi del Belpaese su Territorio e Infrastrutture»

Terzo Valico e l’accesso alla rete elvetica in territorio italiano della Milano-Chiasso e Gallarate-Luino al centro delle sollecitazioni del governo della Confederazione Elvetica. Si chiede che l’Italia confermi il suo impegno in tema di infrastrutture ferroviarie finanziando una serie d’interventi ritenuti meno urgenti ma ugualmente importanti per il miglioramento dell’efficienza del sistema ferroviario e intermodale.

Tra nove mesi la Conferenza che si terrà a Genova potrà essere la Conferenza del porto che solo a livello nominale è il terminale-sud di quello che per l’Europa, e in particolare per la Svizzera, è la più importante arteria del sistema di trasporto europeo. Il simposio che si è tenuto quest’anno a Thun, in Svizzera, dedicato al cosiddetto corridoio dei due mari, vale a dire l’arteria ferroviaria che da Genova raggiunge Rotterdam attraverso le Alpi, ha evidenziato la situazione di stallo del Terzo Valico, dove si procede… a passo lento tra molteplici intoppi burocratici e la mancanza di fondi.

Livia Randaccio, direttore editoriale de Il Nuovo Cantiere

Situazione preoccupante perché mancano tre anni all’entrata in funzione della galleria ferroviaria più lunga del mondo, quella del Gottardo, e dal governo della Confederazione Elvetica arrivano forti inviti a fare presto per implementare l’arteria ferroviaria che da Genova porta a Rotterdam.
Secondo la Confederazione, Italia e Germania stanno rischiando di rendere vano il piano elvetico di potenziamento delle ferrovie se non daranno seguito a quanto da loro stessi asserito per migliorare i collegamenti tra i loro confini e la confederazione. Benché il responsabile europeo delle reti Ten-T, Karel Vinch abbia asserito che tutto sarà pronto per il 2018, si ha l’impressione che l’alta capacità a servizio dello scalo genovese per quella data non sarà pronta. Così che per l’ultimo tratto a sud il corridoio dovrà correre sulle vecchie linee che presentano importanti limitazioni sulle lunghezze dei treni e sull’altezza massima dei container trasportati.
Sempre in Italia, sostengono gli elvetici, alcuni investimenti andrebbero fatti anche per il territorio lombardo verso il confine lungo le direttrici di Chiasso e Luino. Dalla Germania invece arrivano problemi di altro genere, legati principalmente alla forte opposizione dei cittadini al potenziamento delle linee che da nord portano a sud: sarebbero troppo rumorose. Come si può uscire da questa situazione che definire imbarazzante è dir poco? In che modo e soprattutto con quali risorse?
Che soluzione proporre agli elvetici, tenendo conto che per il territorio svizzero le reti infrastrutturali sono una priorità e che solo per il Gottardo hanno investito 28 miliardi di franchi con il preoccupante e rischioso risultato di non poter sfruttare pienamente la nuova infrastruttura? Con quel di negativo che per loro ne consegue, quali le pesanti ricadute ambientali dovute all’aumento del trasporto su gomma. Intanto una soluzione pare venga proprio dagli svizzeri: infatti il governo elvetico ha proposto finanziamenti a fondo perduto a favore del nostro Paese, ben 240 milioni di franchi (sono 160 milioni di euro) per migliorare l’accesso alla rete elvetica sulle direttrici in territorio italiano Luino-Gallarate e Chiasso-Milano. In sostanza il governo elvetico chiede all’Italia di dimostrare in modo tangibile la nostra piena disponibilità nel finanziamento di opere ritenute meno urgenti ma, nello stesso tempo, fondamentali nell’insieme del progetto di miglioramento dell’efficienza del sistema infrastrutturale.
Sistema ulteriormente potenziato dalle opere realizzate con i fondi della Confederazione. Un velo d’accusa è emerso dalle parole del ministro elevetico Doris Leuthard quando a Thun ha evidenziato che le nostre ferrovie sono molto attive per quanto concerne il trasporto passeggeri e l’alta velocità ma non sul cargo. Ricordiamo che gli svizzeri fanno viaggiare su ferro il 63% delle merci che passano i confini della Confederazione mentre gli altri stati europei si attestano mediamente intorno al 20-23%. Fra l’altro è stato ipotizzato che entro 17 anni vi sarà un raddoppio dei traffici attraverso le Alpi e gli elvetici sono estremamente refrattari al solo pensiero dell’aumento dei tir sul suolo confederale. Insomma intervenire sulle reti infrastrutturali sarebbe a questo punto più che una necessità per il Belpaese, significherebbe un’opportunità da non perdere anche perché alcune grandi compagnie elvetiche hanno già iniziato a servirsi dei porti italiani (Genova, La Spezia, Trieste) facendo base operativa sul centro intermodale di Melzo (in provincia di Milano) dove vengono composti i vagoni merci. Di questo sviluppo intermodale lombardo e di Genova come terminale sud torneranno sicuramente a parlare le rappresentanze governative di Italia e Svizzera nei prossimi mesi altrimenti il corridoio dei due mari rischierà davvero di divenire il più classico degli imbuti.
«Le nostre sono buone infrastrutture – sostiene il ministro per le Infrastrutture e i Trasporti, Maurizio Lupi, responsabile di un settore dalla cui ripresa dipende quella del Paese – in futuro ne avremo di migliori ma queste debbono dialogare tra loro. La scelta di reperire le risorse necessarie all’interno dei finanziamenti già assegnati al ministero per le grandi opere va intesa come un passaggio dalla competenza alla cassa. Fatte salve le competenze di certi fondi già assegnati ma che potranno essere spesi fra un anno o più, li abbiamo spostati temporaneamente su opere che possono partire immediatamente, creando subito posti di lavoro…». Una scelta quella del ministro Lupi che ha destato critiche e dato vita a non poche polemiche, soprattutto da alcune regioni consideratesi «escluse e defraudate». Come la Regione Liguria che ha levato l’indice d’accusa per il definanziamento del Terzo Valico. Lupi, in questo caso, ha già risposto che non si è trattato di de finanziamento ma i fondi presi da specifiche opere come appunto il Terzo Valico e la Torino-Lione verranno riassegnati tramite decreto. Il ministro è stato ancora più chiaro sostenendo che «chi rivendica la strategicità del Terzo Valico, che anch’io condivido, deve però rendere ragione del perché nei due anni dall’apertura dei cantieri del primo lotto della rete infrastrutturale, dal 2010 a oggi, con una disponibilità di 770 milioni ne sono stati spesi solo 140 per la progettazione, 34 per lo stato di avanzamento lavori e perché per il secondo lotto, dal settembre 2012, con una disponibilità di 860 milioni a oggi non è stato speso nulla».

 




Condividi quest’articolo
Invia il tuo commento

Per favore inserisci il tuo nome

Inserisci il tuo nome

Per favore inserisci un indirizzo e-mail valido

Inserisci un indirizzo e-mail

Per favore inserisci il tuo messaggio

Il Nuovo Cantiere © 2017 Tutti i diritti riservati

Tecniche Nuove Spa | Via Eritrea, 21 – 20157 Milano | Codice fiscale e partita IVA 00753480151