Se ne parla | di Livia Randaccio, direttore editoriale de Il nuovo cantiere

Casa, città, territorio: risorse per la crescita

Debole e incerta l’attenzione al comparto delle costruzioni.

Livia Randaccio

Mentre in Italia si sta concludendo la campagna elettorale per l’elezione di deputati e senatori, nei dibattiti televisivi, nei talk show, sui mass-media ma soprattutto nei programmi elettorali dei partiti e dei movimenti politici mi pare vi sia una grande assente: l’attenzione al comparto delle costruzioni.
Appelli e sollecitazioni sono venute da più parti: Ance, Confindustria, Rete Imprese Italia, e a Milano poi si è tenuta la «Giornata della collera» con la quale 20 associazioni del mondo delle costruzioni, hanno scelto di dichiarare la volontà di fermare un inaccettabile declino e per rilanciare un settore fondamentale per la tenuta sociale ed economica dell’intero Paese. Ma un’attenta analisi dei programmi delle forze contendenti la tornata elettorale mi fa dire che è stata scarsa l’attenzione posta all’edilizia, alle costruzioni e all’economia che da queste deriva. Sottolineo scarsa perché le costruzioni rappresentano l’11% della ricchezza del paese e la crisi, che ha assunto realmente le dimensioni di un dramma, ha causato la perdita secca del 3% del Pil. A questo aggiungiamo il dato sulla disoccupazione nell’intero comparto (indotto compreso) e siamo a parlare di 550mila unità che non hanno più lavoro.

E i fallimenti delle imprese edili? Siamo quasi a quota 10mila, purtroppo cifre destinate a salire se non si cercherà di porre rimedio a quello che sembra divenire un penoso processo di deindustrializzazione del comparto. C’è ancora tra i costruttori chi crede al vecchio detto «non c’è crescita senza costruzioni» e per questo i vertici associativi dei costruttori si sono adoperati per presentare alle forze politiche e sociali un preciso, ennesimo documento contenente alcune proposte operative per uscire da queste gravi situazioni, consapevoli che «quello delle costruzioni è l’unico settore in grado di creare occupazione su tutto il territorio e in tempi rapidi,…perché ogni miliardo investito in edilizia genera un giro di affari di 3,374 miliardi dando lavoro a 17mila nuove unità…e perché il comparto acquista servizi e beni dall’80% dei settori economici». Il presidente dell’Ance, Paolo Buzzetti, per l’ennesima volta ha evidenziato come le imprese si siano trovate in difficoltà a causa della liquidità divenuta ormai ai minimi storici.

Lo scorso anno il calo dei prestiti alle imprese è stato del 9% a conferma di un trend negativo iniziato 6 anni fa e sulle imprese hanno pesato i ritardi della pubblica amministrazione nei pagamenti, dove l’insoluto è divenuto una costante. Il debito nei confronti delle imprese di costruzioni è stato stimato intorno ai 19 miliardi sui circa 80 complessivi. Il ritardo medio si attesta attorno agli 8-9 mesi con punte massime di oltre 3 anni. Con il risultato che le imprese non riescono più a far quadrare i bilanci e intraprendono la strada della chiusura. Le piccole e le medie imprese poi sono obbligate a licenziare uno a uno i propri dipendenti. Per risolvere questo problema l’Ance ha proposto di definire un piano effettivo di pagamento dei debiti pregressi, da concordare con l’Ue come misura una tantum, in modo che non incida sul pareggio di bilancio, per porre fine a una finzione contabile che fa saltare le imprese. Urge quindi «l’attivazione di strumenti e controlli che ristabiliscano regole e comportamenti per un’interazione positiva tra imprese e banche» ha spiegato Buzzetti, evidenziando la necessità di dar vita a norme per salvaguardare le imprese dal fallimento e di aver «più investimenti». Proprio il crollo di investimenti nelle costruzioni sta determinando un altro deleterio fattore: l’assenza di interventi di manutenzione del territorio.

Dal 1944 al 2012 il costo dei danni delle catastrofi naturali (alluvioni, terremoti, frane) è pari a 242,5 miliardi di euro (sono 3,5 miliardi all’anno). L’Ance si chiede dove siano finite le risorse che il Cipe aveva stanziato per la riduzione del rischio idrogeologico e per la messa in sicurezza delle scuole e dove siano le risorse del piano Cipe per le infrastrutture. Ammesso e non concesso che dal prossimo Governo escano con chiarezza le risposte a questi quesiti, l’Ance ha chiesto di introdurre nelle regole del Patto di Stabilità interno una «golden rule che salvaguardi la componente d’investimento nei bilanci di amministrazioni pubbliche interessate per evitare di scaricare tutto il peso delle politiche di riduzione della spesa sulla parte più virtuosa e sostenibile, quella degli investimenti». Per quanto concerne programmi infrastrutturali e il patrimonio edilizio i costruttori puntano sulla riqualificazione del patrimonio scolastico con un programma che privilegi la collaborazione pubblico-privata prevedendo allo stesso tempo l’esclusione dal Patto di Stabilità interno dei fondi pubblici destinati al programma. Oltre a chiedere un’accelerazione ai programmi infrastrutturali già finanziati per 30 miliardi di euro d’investimenti: in particolare al Piano delle opere prioritarie (approvate dal Cipe nel giugno 2009) che prevede 5 programmi di opere medio-piccole (compresa l’edilizia carceraria e la ricostruzione in Abruzzo).

Infine l’Ance considera la politica della casa e il Piano Città come «una grande occasione che non va sprecata», anche attraverso l’assegnazione in via ordinaria di 2 miliardi di fondi strutturali e Fas. Per la politica della casa, una risposta positiva per l’Ance la si avrebbe immettendo i «Casa bond», obbligazioni a media-lunga scadenza emesse dalle banche e acquistate da investitori istituzionali per finanziare i mutui delle famiglie sia per l’acquisto sia per la ristrutturazione e la manutenzione delle abitazioni oltre alla predisposizione di un piano di edilizia sociale sostenibile. Non ultimo l’eliminazione dell’Imu sull’invenduto: «nessun altro settore industriale – spiega Buzzetti – paga per un bene che non ha ancora venduto».




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