Tecnologia | I.Nova di Italcementi

Cemento biodinamico, l’innovazione sostenibile per competere sui mercati internazionali

Palazzo Italia di Expo Milano 2015 è il primo edificio in cui è stato impiegato il cemento biodinamico i.active di Italcementi. A Expo Milano 2015 Carlo Pesenti ha ribadito la piena convinzione nella bontà della via imboccata negli ultimi anni da Italcementi, sottolineando quanto sia importante insistere sull’innovazione in un’industria tradizionalmente statica come quella del cemento.

Nell’auditorium di Palazzo Italia a Expo Milano 2015 Italcementi, ha presentato a una platea internazionale con delegazioni provenienti da quattro continenti il percorso di sperimentazione che ha portato l’azienda allo sviluppo della malta biodinamica i.active, utilizzata per i 750 pannelli dell’edificio concepito da Nemesi & partners, si è parlato della scelta strategica in cui si inserisce questo materiale.

(foto Mario e Pietro Carrieri per Italcementi)

(foto Mario e Pietro Carrieri per Italcementi)

Il Ceo dell’azienda Carlo Pesenti ha ribadito la piena convinzione nella bontà della via imboccata negli ultimi anni, sottolineando quanto sia importante insistere sull’innovazione in un’industria tradizionalmente statica come quella del cemento.
Rievocando il percorso di ricerca culminato nell’esperienza di Palazzo Italia all’Expo e nella commercializzazione (per ora solo in Italia) della malta biodinamica insieme al direttore ricerca e innovazione Enrico Borgarello e al direttore global sales and marketing Fortunato Zaffaroni, ospiti della tavola rotonda insieme al partner associato di Nemesis Susanna Tradati e al professor Marco Imperadori, l’ing. Pesenti ha fatto coincidere il punto di svolta e il vero cambio di prospettiva con la prima collaborazione con uno studio di architettura di livello internazionale: quello di Richard Meier, per la cui celebre chiesa di Dives in misericordia a Roma la Italcementi ha sviluppato dei pannelli fotocatalitici, prima di commissionargli un nuovo centro ricerca e innovazione situato all’interno del parco scientifico Kilometro Rosso a Bergamo.

(foto Mario e Pietro Carrieri per Italcementi)

(foto Mario e Pietro Carrieri per Italcementi)

i.lab viene considerato l’espressione dell’approccio che contraddistingue l’attuale politica dell’azienda, incentrata sul concetto di performance, e ha dedicato al cemento biodinamico i.active un anno di lavoro di 15 dei suoi ricercatori, provando 50 diverse formulazioni e 200 tipologie di materiale per ottenere i requisiti imposti, ancora una volta, dalla sfida architettonica: una fluidità tale da adattarsi alle forme dei casseri, una porosità superficiale molto bassa per un materiale cementizio, capacità di ritiro molto bassa, lavorabilità in tempi molto lunghi e l’attività fotocatalitica, che rappresenta un’ulteriore evoluzione di quanto sperimentato per la prima volta nei pannelli della chiesa di Roma.
Del primo colloquio con Meier, Pesenti ricorda l’estrema specificità e l’elevato livello tecnico delle richieste avanzate dall’architetto per il materiale destinato all’impiego nella sua opera: un input determinato quindi da esigenze espressive e formali del tutto nuove, che ha richiesto uno sforzo intensivo e in tempi molto contenuti del team di ricerca.

(foto Mario e Pietro Carrieri per Italcementi)

(foto Mario e Pietro Carrieri per Italcementi)

Nel suo intervento, in cui ha illustrato le esperienze di questi anni dal punto di vista del ricercatore, dopo il cemento fotocatalitico alla base del principio attivo Tx Active con le sue proprietà disinquinanti e autopulenti, Borgarello ha individuato nella collaborazione per il Padiglione Italiano all’Expo di Shangai 2010 un secondo passaggio fondamentale, con il rivestimento in cemento trasparente i.light usato per le pareti esterne, brevettato in soli sei mesi.
I dati più recenti risultanti dall’attività compiuta da Italcementi attraverso i.lab e il suo organico di 100 ricercatori parlano di 13 milioni investiti nel settore ricerca e sviluppo, un tasso di innovazione del 6,6% nel 2014 (con un aumento continuo nell’ultimo decennio, a partire dall’1,5% evidenziato nel 2005) e vendite annuali grazie a materiali innovativi quantificate in 270 milioni di euro.
In particolare all’indicatore rappresentato dal tasso di innovazione viene attribuita una grande importanza, poiché si tratta di un risultato ottenuto in un settore considerato tradizionale come quello dei materiali da costruzione.
L’essere innovativi, in questo caso, viene fatto coincidere con lo sviluppo di materiali e applicazioni per costruire in modo più efficiente e a costi più bassi opere con un target preciso, che include alcuni punti imprescindibili: miglioramento delle tecnologie produttive; innovazione dei prodotti, finalizzata all’ottenimento di alte prestazioni e sostenibilità; sicurezza in materia antisismica e antincendio; qualità estetica.

(foto Mario e Pietro Carrieri per Italcementi)

(foto Mario e Pietro Carrieri per Italcementi)

La caratteristica della biodinamicità è, insieme alla scelta di ampliare sempre di più lo spettro di applicazioni, le possibilità espressive e gli impieghi non strutturali di un materiale spesso evocato in un’accezione negativa (Pesenti faceva riferimento al verbo «cementificare» e a quello che rappresenta nell’immaginario collettivo nazionale), al centro della filosofia i.nova.
Quest’ultima consiste in un approccio basato su undici diverse famiglie di performance, concepite per offrire al mercato la soluzione migliore a ogni specifica esigenza. Si tratta, come specificato da Zaffaroni, di un mercato di nicchia ma necessariamente globale, che prevede la collaborazione con pochi selezionati prefabbricatori con elevato know-how di tutto il mondo.
Il concetto di partnership sposato da Italcementi, di cui è un esempio significativo il contributo di Sergio Zambelli di Styl-comp per l’ingegnerizzazione dei pannelli nel caso di Palazzo Italia, deriva dalla volontà di far viaggiare a livello globale non tanto le malte sviluppate dall’azienda, quanto il materiale finito, con un’adeguata assistenza tecnica e commerciale.

(foto Mario e Pietro Carrieri per Italcementi)

(foto Mario e Pietro Carrieri per Italcementi)

Momento necessario all’efficacia complessiva di tale processo è quello della sfida posta dai grandi architetti internazionali per edifici dall’alto valore iconico, ma altrettanto importante per la filosofia aziendale è che il percorso compiuto fianco a fianco per il singolo progetto abbia un seguito nel passaggio alla produzione di massa, con un servizio di assistenza pre e post vendita.
La costellazione di materiali all’insegna del biodinamico che contraddistingue l’approccio i.nova è destinata ad ampliarsi in futuro, e sempre dall’intervento del Direttore Marketing Zaffaroni è emerso che la prossima novità potrebbe consistere in lastre piane dagli spessori minimi, attualmente in corso di valutazione.
Per quanto riguarda sostenibilità e problematiche ambientali, sollecitato sul tema del riciclo di materiale edile, ambito in cui l’Italia è fanalino di coda a livello europeo, Zaffaroni ha riportato i dati relativi all’azienda: la percentuale di riciclato complessiva dei materiali Italcementi, che si attesta sul 10%, scendendo al 2% se vengono presi in considerazione i soli calcestruzzi.

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