Grandi eventi | Gastone Ave, Università di Ferrara

Città italiane a rischio «sindrome banana»

L’impatto dei grandi eventi, incluse le Olimpiadi, va governato, non evitato per paura di sbagliare. Le elezioni del 1993 portarono alla guida delle città persone preparate ad avviare progetti dentro una visione strategica della città di medio-lungo periodo. Una buona pratica anche per i sindaci eletti nel 2016 e per quelli che verranno.

Gastone Ave | Ordinario di Tecnica e Pianificazione Urbanistica, Università di Ferrara

Gastone Ave | Ordinario di Tecnica e Pianificazione Urbanistica, Università di Ferrara

Alle elezioni comunali del 1993 i partiti hanno dovuto presentare un programma di mandato, come richiesto dalle nuove regole elettorali. I cittadini hanno così scoperto che questi programmi, al netto degli slogan, sono liste di progetti e piani di urbanistica che il candidato sindaco propone di realizzare. Alle elezioni amministrative del 2016 il voto ha assunto di nuovo connotazioni ideologiche. Un bilancio dei primi 100 giorni delle nuove amministrazioni di Roma, Milano e Torino offre un quadro chiaro. Spicca Milano con l’approvazione di 397 delibere di giunta, più di Roma (39) e Torino (209) messe insieme. È solo un indicatore quantitativo della differente capacità decisionale. Ma c’è di più.

Torino ha bloccato 20 varianti urbanistiche suscitando la scontata reazione negativa degli investitori, ma anche l’inaspettata reazione felice dei comuni limitrofi (tra cui Collegno) che si sono dichiarati pronti ad accogliere i progetti insabbiati a Torino. La stessa paralisi avviene in altri comuni della città metropolitana. Il progetto del Club Med di realizzare un villaggio turistico sull’area della ex pista di bob a Cesana Torinese è stato oggetto di una mozione della maggioranza 5S nel comune di Torino volta a fermarlo. Se così sarà, i benefici connessi al cospicuo investimento previsto andranno altrove.

Roma ha deliberato di ritirare la candidatura alle Olimpiadi del 2024. Le altre città candidate (Parigi, Budapest, Los Angeles) festeggiano. Il ritiro sarebbe motivato dal deficit delle casse comunali e da un presunto grosso debito, in realtà inesistente, risalente alle Olimpiadi di Roma 1960. Si è citato uno studio dell’università di Oxford secondo cui le Olimpiadi superano in media del 156 per cento i costi preventivati. Ma quello studio è solo un’analisi econometrica comparativa tra costi preventivati ed effettivi dei soli impianti sportivi. L’articolo non ha per oggetto le infrastrutture e gli impianti non sportivi connessi con gli eventi. Men che meno contiene una qualsiasi valutazione su ciò che un dato evento olimpico ha significato per la storia di una città o nazione dal 1960 al 2016.

Sul piano economico non ha senso limitarsi ad analizzare i costi degli impianti sportivi senza considerare i ricavi sia diretti che indiretti per la città e per la nazione intera. Inoltre per mezzo della televisione le Olimpiadi hanno un impatto planetario che va ben oltre la sfera economica. Nel caso dell’Italia l’evento Roma 1960 ha avuto un significato storico che sovrasta il conteggio ragionieristico dei costi interni del progetto. Per l’Italia sconfitta nella seconda guerra mondiale Roma 1960 è stata un’occasione perfetta per presentare al mondo una nazione nuova, confidente sul proprio futuro. Chi è venuto dopo ha beneficiato anche di questo progetto pensato e realizzato in modo ammirevole da una città e dall’Italia intera sicuramente in condizioni economiche peggiori delle attuali.

La storia delle Olimpiadi moderne è piena di fallimenti e di esempi virtuosi. Atene 2004 è stato un evento pianificato male e coperto dalla falsificazione dei conti venuta alla luce con la crisi del debito greco. Le Olimpiadi del 1992 a Barcellona sono state il motore per la rinascita urbanistica della città e per l’uscita definitiva dal franchismo. Torino 2006 ha segnato una svolta nella storia della città. Londra 2012 è stata una delle ragioni della forte crescita della capitale inglese interrotta solo dalla Brexit. I grandi eventi, se ben pianificati e realizzati, lasciano un patrimonio alle generazioni future. Le esposizioni universali dal XIX secolo in poi hanno lasciato in eredità monumenti e trasformazioni urbanistiche che oggi fanno parte del paesaggio urbano di molte città in tutto il mondo, per esempio: la Tour Eiffel (1889), l’Atomium a Bruxelles (1958), il quartiere Habitat 67 a Montreal (1967), il Borgo Medioevale a Torino (1911).

Più che dalla sindrome Nimby («Non costruite vicino a me» o Not in My Back Yard) i nuovi amministratori di Torino e Roma sembrano contagiati dalla più rara e pericolosa sindrome Banana cioè «Non costruite assolutamente niente in qualsiasi posto vicino a qualunque cosa» (Build Absolutely Nothing Anywhere Near Anything). Ciò porta a bloccare qualunque progetto di rilievo. Questa sindrome se affligge un gruppo di cittadini in buona fede è salutare perché può dare vita a un dibattito che alla fine migliora il progetto in questione. Ma se colpisce un sindaco e la sua giunta, la sindrome è devastante ed ha come risultato prima la paralisi poi il declino della città.

L’impatto dei grandi eventi, incluse le Olimpiadi, va governato, non evitato per paura di sbagliare. Le elezioni del 1993 portarono alla guida delle città persone preparate ad avviare progetti dentro una visione strategica della città di medio-lungo periodo. Una buona pratica anche per i sindaci eletti nel 2016 e per quelli che verranno.




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