Piattaforme online | Bruno Gabbiani, presidente Ala Assoarchitetti

CoContest e la libera professione di architetto

La più recente burrasca, nello stagno della crisi della professione d’architetto in Italia, è l’accusa alla piattaforma online CoContest d’approfittare della situazione, per sfruttare la disperazione degli architetti disoccupati, lucrando anche una percentuale sui loro magrissimi compensi.

Bruno Gabbiani, presidente ALA Assoarchitetti.

Bruno Gabbiani, presidente ALA Assoarchitetti.

Nello stagno della crisi della professione d’architetto in Italia, la più recente burrasca è l’accusa a CoContest d’approfittare della situazione, per sfruttare la disperazione degli architetti disoccupati, lucrando anche una percentuale sui loro magrissimi compensi.
Come noto, CoContest è una piattaforma online, che mette in contatto in tutto il mondo, designers d’interni e potenziali clienti, lanciando concorsi tra privati, promettendo d’ottenere progetti a prezzi bassi e in tempi brevi. Così CoContest consentirebbe a designer disoccupati di trovare nuovi clienti, fondendo i principi del crowdsourcing all’interior design.

Il Consiglio Nazionale Architetti Cnaccp ha denunciato CoContest all’Antitrust, sollevando la questione sia sul piano legale, sia su quello etico. «CoContest – afferma il Cnaccp – vìola le leggi italiane e le direttive europee che regolano il rapporto tra professionisti e clienti» e fornisce «solo idee di progetti, senza verificare se esse siano soluzioni architettoniche fattibili e se siano progettate da professionisti competenti e abilitati». Inoltre, il Cnaccp ritiene le affermazioni riportate sulla piattaforma «spesso ingannevoli per il consumatore e diffamanti per gli architetti, affermando che solo sul sito è possibile trovare soluzioni rapide ed economiche in quanto tutti gli altri architetti italiani ed europei che esercitano la professione offrono prestazioni lente e a caro prezzo».
«Nel sito – prosegue il Cnaccp – non viene mai specificato e spiegato al consumatore che, laddove si progettino interventi edilizi, in Italia, come in Europa, bisogna produrre progetti e documenti complessi, a garanzia della sicurezza e salute dei cittadini e nel rispetto dell’ambiente».

Secondo il Cnaccp, l’attività di Cocontest «è svilente per l’intera comunità professionale» poiché propone «progetti gratuiti perché se solo «il progetto vincitore» riceverà un onorario, nemmeno definito come tale ma come «premio», tutti gli altri saranno comunque stati lavori gratuiti». Sul tema s’è aperto un dibattito, al quale partecipano con buoni argomenti le due posizioni contrapposte.
Poiché ormai da vent’anni Ala richiama l’attenzione del Governo e degli architetti sulla deriva della libera professione, riteniamo di poter ripetere che il male deriva in primis dal soprannumero dei 160mila architetti italiani, uno ogni 400 abitanti in Italia, (contro uno ogni 800 in Germania, uno su 2mila in Francia, fino a uno ogni 35mila in Cina. Fonte @Monditalia). Così non può formarsi spontaneamente l’equilibrio tra la domanda e l’offerta, tipico del libero mercato, poiché vi sono fattori distorsivi (troppi architetti, ingegneri, geometri) che determinano una posizione dominante dell’utente. In sintesi, contro ogni buona intenzione vince la legge domanda /offerta, che ha una potenza tale da scardinare ogni restrizione locale e gli architetti non hanno nemmeno saputo riconoscersi come un corpo sociale omogeneo, ma hanno preferito farsi la concorrenza sul prezzo.

Ma ciò ha comportato la perdita di ogni prestigio e potere contrattuale, per una professione delicatissima per la gestione del territorio e dell’ambiente. E ricordiamo che per difendere posti di docenza e anacronistiche autonomie universitarie, non si dice che la sovra-produzione è ancora in atto e che altri 100mila studenti d’architettura sono parcheggiati nelle università.
S’aggiunga a ciò la carenza culturale del committente italiano. Quello pubblico ha distrutto gli studi professionali affidando i progetti in house e bandendo per decenni, con la Merloni, le gare di progettazione al massimo ribasso; quello privato è preoccupato d’individuare il progettista più «ammanigliato» con il potere, per superare le insidie della burocrazia che tira a fondo il Paese. Entrambi, salve rare eccezioni, si curano poco della qualità del progetto e della realizzazione, come se si trattasse di trascurabili fattori accessori.

E purtroppo anche un ricorso diffuso ai concorsi di progettazione, ancora troppo costosi e opachi, non aiuterebbe, poiché le minime probabilità di vittoria e d’incarico, a fronte dei costi certi di partecipazione, hanno messo la gran parte degli studi nell’impossibilità di parteciparvi. Per inciso, non diversamente da CoContest, anche per i concorsi si progetta gratis (o si paga addirittura una tassa d’iscrizione), mentre chi vince è sottopagato con il premio e quasi mai ottiene l’incarico.
Escludendo la suggestiva soluzione della decimazione o del suicidio collettivo degli architetti in soprannumero, non resta che sollecitare il Governo affinché semplifichi drasticamente le leggi che strangolano il Paese ed emani con urgenza nuove norme per i concorsi di progettazione, per i quali Ala ha espresso un programma articolato.
Forse così si potranno ancora incentivare le aggregazioni in studi più strutturati e forse rilanciare l’architettura italiana.

Condividi quest’articolo
Invia il tuo commento

Per favore inserisci il tuo nome

Inserisci il tuo nome

Per favore inserisci un indirizzo e-mail valido

Inserisci un indirizzo e-mail

Per favore inserisci il tuo messaggio

Il Nuovo Cantiere © 2017 Tutti i diritti riservati

Tecniche Nuove Spa | Via Eritrea, 21 – 20157 Milano | Codice fiscale e partita IVA 00753480151