Validazione | Offerta economica

Computo metrico, documento di (non) riferimento per la richiesta delle offerte economiche

Dopo aver affrontato, nella precedente rubrica, l’importanza di una validazione strutturale in cantiere, di seguito si espone il compito fondamentale del computo metrico, documento sintetico e snobbato, al servizio del committente.

Ing. Ennio Casagrande, libero professionista e autore di diverse pubblicazioni, si occupa di progettazione strutturale, rischio sismico e cantieristica e collabora attivamente con la società Casagrande Costruzioni Edili.

Ing. Ennio Casagrande, libero professionista e autore di diverse pubblicazioni, si occupa di progettazione strutturale, rischio sismico e cantieristica e collabora attivamente con la società Casagrande Costruzioni Edili.

Quando un possibile committente si accinge ad acquistare o a costruire la propria futura casa è oramai consuetudine verifi care come la sicurezza passi in secondo piano se non addirittura al terzo; considerazioni su garanzie, oppure, sulla tipologia di materiali utilizzati, non rientrano nella sfera delle richieste desiderose che l’acquirente tipo formula al suo interlocutore. La prestazione energetica con la ricerca della famigerata classe «A», la domotica per aprire e telecomandare l’involucro edilizio e la qualità delle fi niture sono le principali caratteristiche che l’acquirente desidera conoscere in modo approfondito.

Delle restanti caratteristiche intrinseche dell’abitazione gli interessa poco se non addirittura nulla. Questo si traduce, per quanto concerne l’analogia con il settore automobilistico, a richiedere informazioni inerenti un’auto superaccessoriata tralasciando, però, tutta la parte di sicurezza come se il comfort prevalesse sulla tenuta di strada. Ebbene, questa concezione nell’ambito edile si traduce nel tralasciare (volontariamente?) caratteristiche molto importanti di un’abitazione.

La struttura nella sua complessità è ciò che rende «sicura» la casa e pertanto una scelta consapevole dei materiali, dello schema portante, della distribuzione interna dei locali, può influire positivamente o negativamente sulla sicurezza sismica dell’involucro stesso. Quanto asserito è più frequente di quello che si immagina; restauri in cui le pareti portanti devono essere demolite per far spazio a divani di dimensioni «eccezionali», oppure, spostamento di colonne per ampliare quel famoso soggiorno che può ospitare una squadra di calcio al completo! Sostanzialmente è come se su un’auto nuova o usata che sia, l’acquirente appena divenuto proprietario del mezzo, effettui delle modifiche al telaio per aumentare lo spazio interno. C’è senz’altro da riflettere.

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La questione precedentemente esposta, diventa lampante quando la struttura viene commissionata a nuovo, ovvero, quando l’opera deve essere costruita da zero. Il progetto, ovviamente, deve prevedere efficienza energetica, sicurezza sismica e il maggior comfort possibile, tutte caratteristiche che si raggiungono con materiali di una certa qualità e maestranze di una certa preparazione. Purtroppo a conclusione di un progetto ben fatto si arriva sempre al famigerato punto delle richieste d’offerta, ovvero, le offerte economiche redatte secondo il documento «ponte»: il computo metrico. Ricevute le offerte economiche da parte di x aziende (dove x è un valore che attualmente è sempre maggiore di cinque) è possibile verificare come il prezzo tra imprese si discosti anche del 50%. Quale scegliere? Ovviamente, il committente sceglie l’impresa che offre il prezzo più basso.

Ma a che condizioni? Questo non è dato a sapersi, ma possiamo analizzare alcune situazioni «particolari». Innanzitutto partiamo col dire che nella maggior parte dei casi le richieste di offerta sono compilate in modo non corretto e non definito. Per evidenziare al meglio il problema, prendiamo il caso tipico del calcestruzzo prescritto in fase di progettazione (tabella 1). Per le lavorazioni che prevedono l’utilizzo di questo materiale, il progettista architettonico, predispone usualmente una voce di capitolato ad «hoc» in cui specifica la prestazione o la composizione. Il Dm 14/01/2008 (Ntc 2008) al paragrafo 11.2.8 «prescrizioni relative al calcestruzzo confezionato con processo industrializzato » chiarisce – in modo articolato – come possa essere confezionato il calcestruzzo.

Figura 1. Soletta in c.a. realizzata con calcestruzzo C32/40 XC4+XF3.

Figura 1. Soletta in c.a. realizzata con calcestruzzo C32/40 XC4+XF3.

La norma da ampio spazio al calcestruzzo confezionato da produttori specializzati, ai quali il costruttore deve richiedere delle certificazioni particolari come, per esempio, il documento Fpc. Nell’ultimo capoverso, invece, la norma evidenzia come «Per produzioni di calcestruzzo inferiori a 1500 m3 di miscela omogenea, effettuate direttamente in cantiere, mediante processi di produzione temporanei e non industrializzati, la stessa deve essere confezionata sotto la diretta responsabilità del costruttore.» A quanto riportato va aggiunto inoltre, che la norma sottolinea come il Direttore dei Lavori prima dell’inizio della fornitura e quindi dei lavori, debba avere evidenza documentata «dei criteri e delle prove che hanno portato alla determinazione della resistenza caratteristica» della miscela di calcestruzzo. Tali prove devono essere condotte dal costruttore secondo il paragrafo 11.2.3 «Il costruttore, prima dell’inizio della costruzione di un’opera, deve effettuare idonee prove preliminari di studio, per ciascuna miscela omogenea di calcestruzzo da utilizzare, al fine di ottenere le prestazioni richieste dal progetto.»

La Circolare 2 febbraio 2009, n. 617 – Istruzioni per l’applicazione delle «Nuove norme tecniche per le costruzioni» di cui al Dm 14 gennaio 2008, chiarisce ulteriormente, al paragrafo C11.2.8, che «Nei cantieri di opere che prevedono una quantità di calcestruzzo inferiore a 1.500 m3, restano nella responsabilità del Costruttore e del Direttore dei lavori, ciascuno per le proprie competenze, tutte le procedure di confezionamento e messa in opera del calcestruzzo. » Riassumendo, prima di effettuare i fatidici «getti» (sarebbe meglio in fase di offerta), il costruttore e quindi l’impresa, deve consegnare al direttore dei lavori il certifi cato Fpc (Factory Production Control) oppure lo studio preliminare di qualifi ca della miscela, nonché certifi cazioni attestanti la conformità dei relativi materiali componenti.

Figura 2

Figura 2

Ma chiariamo questo concetto con un esempio pratico. Nella tabella 1 sono stati riportati due descrizioni per la fornitura e posa in opera di calcestruzzo: nella «A» viene proposta una voce standard che spesso popola i fi le dei tecnici, mentre nella «B» è stata riportata una descrizione dettagliata per la realizzazione di una soletta in c.a. (fi gura 1). Nel primo caso («A») la descrizione risulta ambigua, incompleta e non a norma. Infatti, viene riportata una semplice classe di calcestruzzo per travi priva della classe di esposizione ed del diametro massimo dell’aggregato, come prescritto al paragrafo 11.2.1 del Dm 14/01/2008. Nel secondo caso («B»), la descrizione risulta essere molto più aderente alle norme cogenti, in quanto, viene indicata la classe di esposizione, la resistenza, la classe di consistenza, il diametro massimo e una serie di prescrizioni aggiuntive, inclusa la richiesta del documento Fpc della ditta produttrice del calcestruzzo.

In questo modo, il progettista ha evidenziato (ed indicato alla direzione lavori) che il getto dovrà essere eseguito con l’ausilio di produttori esterni e, pertanto, ha posto le basi per una corretta validazione in cantiere. L’ambiguità della «voce di computo» per quanto concerne la descrizione «A» è evidente; essa, infatti, permette al costruttore di produrre il calcestruzzo direttamente in cantiere, oppure, attraverso produttori specializzati. La differenza in termini di costo è abissale, in quanto l’ipotetico costruttore che confeziona il calcestruzzo in cantiere, a oggi, non risulta controllato se non attraverso le prove dei cubetti e la supervisione del direttore dei lavori. Al contrario, il costruttore che sceglie la fornitura presso una centrale di betonaggio, può essere controllato direttamente con il documento Fpc ma anche e soprattutto attraverso le bolle di accompagnamento. Quanto asserito risulta meglio dimostrato nella figura 2: osservando il diagramma è possibile notare come la scelta «B» – quindi descrizione come da normativa – sia la metodologia più appropriata per conseguire la validazione del processo strutturale in cantiere. Molti lettori potrebbero non essere d’accordo con questa logica, in quanto le leggi di mercato sono sempre altalenanti e pertanto prive di un filo conduttore. Vince il mercato e quindi il prezzo.

Figura 3. Esempio di fondazione protetta da impermeabilizzante bentonitico.

Figura 3. Esempio di fondazione protetta da impermeabilizzante bentonitico.

Il punto però sta nel fatto che imprese di costruzioni medio – piccole difficilmente provvedono a installare un impianto di betonaggio temporaneo (seppur piccolo) all’interno del cantiere, in quanto esso ha costi di gestione decisamente importanti. Un altro caso tipico che si riscontra usualmente riguarda l’impermeabilizzazione. Questo campo ha assunto particolare rilevanza «strutturale» dopo alcune sentenze giuridiche in cui si sottolineava l’importanza della corretta protezione dell’involucro edilizio in riferimento alla struttura portante. Anche in tale ambito, esiste una sorta di «confusione» generica che si trasforma in computi metrici e/o capitolati speciali d’appalto molto vaghi e imprecisi con conseguenti offerte economiche disomogenee, sia sotto il punto di vista economico che qualitativo. Prendiamo per esempio la «voce di capitolato» per un’impermeabilizzante bentonitico (figura 3) da installare al di sotto di una platea di fondazione.

Il capitolato dovrebbe riportare le caratteristiche idonee da impiegare nella costruzione, come la resistenza a trazione oppure lo spessore; in realtà quello che viene riportato nel capitolato non è altro che la descrizione ricavata da un’azienda a cui il tecnico ha attinto. A questo punto ci sono aziende che rispettano i dettami della descrizione e contestualmente formulano il loro prezzo con la «marca» del prodotto riportata nel computo, oppure dall’altra parte ci sono aziende che, aggrappandosi alla fatidica frase «o equivalenti» formulano un preventivo con un materiale totalmente diverso e/o posato da personale non autorizzato.

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Il risultato è ovvio: il prezzo più basso vince e il direttore dei lavori che dovrebbe acquisire le caratteristiche in fase di offerta, può solo stare a guardare. Dal punto di vista amministrativo, il problema esposto si configura come un’offerta «anomala » che, in ambito pubblico, dovrebbe seguire quanto prescritto nell’art. 88 del Dlgs 163/2006 recante «Procedimento di verifica e di esclusione delle offerte anormalmente basse». Ovviamente negli appalti privati questo non accade in quanto l’unica figura professionale in grado di valutare l’offerta del costruttore, il progettista, non interviene nella decisione tecnicoeconomica per affidare i lavori. L’unico soggetto che interviene nella scelta del costruttore è sempre e solamente il committente che, attirato dal miraggio di una buona offerta, sceglie in conclusione l’azienda che offre il prezzo più basso.

Tale decisione si tramuta inconsciamente in un arresto del percorso di validazione, in quanto come anticipato in precedenza, il progettista non ha più sotto controllo il processo tecnologico di realizzazione. Da quanto affermato emerge, quindi, che il progettista e il direttore dei lavori devono necessariamente essere afferrati nel campo della «cantierizzazione» in modo tale da conoscere dove un’azienda costruttrice possa formulare un prezzo troppo basso. Chiariamo questo ulteriore aspetto con un ulteriore esempio ipotizzando che nella richiesta di offerta ci sia da formulare un prezzo per una muratura armata. Come ogni prestazione, il costo totale è determinato dalla somma di due termini: costo del materiale e costo della manodopera. Analizziamole con l’aiuto della tabella 2 riferendoci a un metro quadrato di parete.

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Nella voce «manodopera» il prezzo viene valutato attraverso un costo orario del personale da impiegare per le operazioni di «realizzazione». Considerando le attuali norme in materia di sicurezza del lavoro e in materia di contrattualistica del settore, possiamo tranquillamente dire che la voce «manodopera» deve essere equiparabile tra imprese della stessa mole. Per questo motivo la differenza tra i prezzi orari non può discostarsi più del 1,5 – 2,0%. Ma allora, differenze abissali del 20 – 30% sul totale dove possono essere generate? Sostanzialmente nella prima voce di costi: il materiale. La fornitura, infatti, incide nella muratura armata per circa il 50 – 55% e pertanto variando il tipo di materiale abbiamo anche dei prezzi totalmente diversi.

Acquistando, per esempio, un blocco alternativo non conforme a quanto richiesto dal progetto strutturale, può ridurre il prezzo anche del 16 – 20% con conseguenze ben note sia a livello statico/dinamico e quindi a livello di validazione. Ovviamente, un progettista o un direttore dei lavori accorto, noterebbe subito l’anomalia e pretenderebbe, dalla ditta offerente un prezzo basso, (anzi! Dovrebbe già avere acquisito) le caratteristiche dei blocchi dichiarando successivamente l’offerta «anomala» con conseguente esclusione della stessa. In questo modo si preserverebbe il concetto di validazione in cantiere già dalla presentazione dei famigerati «preventivi». L’attuale concezione tecnica dell’offerta economica genera, pertanto, un duplice effetto negativo sulle costruzioni. Il primo effetto è la drastica riduzione delle imprese, seppur micro, ma qualificate e un secondo effetto è quello legato alla perdite di valore intrinseco dell’involucro edilizio sia sotto il punto di vista qualitativo sia sotto il punto di vista della sicurezza.

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