Mercato privato | Massimo Ghiloni, consulente urbanistico

Conflitto Stato-Regioni nella localizzazione delle opere strategiche

Nel rapporto Stato-Regioni relativo alla realizzazione di opere strategiche, uno dei punti di criticità risiede nella loro localizzazione che, in assenza di intese preventive, genera contrasti defatiganti, che ritardano lo sviluppo e la competitività del territorio.

Nel rapporto Stato-Regioni relativo alla realizzazione di opere strategiche uno dei punti di criticità risiede nella loro localizzazione che, in assenza di intese preventive, genera contrasti defatiganti, che ritardano lo sviluppo e la competitività del territorio. Non sono percorribili, per esigenze di rispetto delle competenze costituzionali, modelli ispirati alla dichiarazione di notevole interesse pubblico statale dell’opera che annulli qualunque potestà degli enti territoriali. Sono invece da ricercare forme di accordo che siano anticipate al momento della programmazione, prefissando anche una vigenza temporale di tali atti, nonché una previsione di processi di riprogrammazione progressiva, correlati alla disponibilità di risorse effettive.

Massimo Ghiloni, consulente urbanistico

Massimo Ghiloni, consulente urbanistico

La situazione attuale sarebbe stata più agevole se lo Stato avesse, nel passato, adempiuto alla definizione delle linee fondamentali dell’assetto del territorio nazionale di cui all’art. 52 del dlgs 112/1998, inteso come quadro di riferimento essenziale per tutte le programmazioni settoriali, dal quale far discendere una azione coordinata e responsabile da parte di tutti gli attori, istituzionali e non, coinvolti. Un modello replicabile potrebbe essere quello della redazione dei piani paesaggistici che vengono strutturati congiuntamente dal ministero e dalla Regione interessata, per consentire, dopo la loro approvazione e il recepimento nei piani territoriali e urbanistici, di agevolare la fase finale di approvazione dei progetti, in una logica di verifica preventiva della compatibilità tra esigenze di tutela predefinite e ipotesi di sviluppo strategico, superando così le contrapposizioni «caso per caso» tra la sovrintendenza e gli enti locali.

L’evoluzione normativa, quindi, dovrebbe proporre un’ipotesi di «modello di governance» tra i vari soggetti istituzionali – Stato, Regioni, Eell – che introduca, nell’ordinamento, il principio di coprogrammazione e di copianificazione. Di conseguenza: lo Stato dovrebbe contribuire alla redazione dei piani territoriali regionali, dialogando sull’articolazione delle infrastrutture e dei nodi di interesse nazionale, in coordinamento con le ipotesi di sviluppo territoriale e sociale e in coerenza con la tutela ambientale, paesaggistica e culturale; la Regione dovrebbe porsi come promotore, facilitatore e garante dell’assenso degli enti locali, riconducendo a unità le differenti esigenze espresse a livello locale. In questa ipotesi la Regione potrebbe svolgere anche una funzione di conciliazione in caso di contrasto tra provincia e comune. Il raggiungimento dell’intesa in merito alla localizzazione di massima basata sulla programmazione strategico-territoriale deve avere carattere vincolante per le successive fasi di localizzazione e realizzazione, con la previsione di responsabilizzazione e sanzioni per i comportamenti che determinano la mancata attuazione delle scelte condivise.

Nell’ambito della governance del processo di programmazione, è necessario altresì raccordare le trasformazioni previste con la valutazione ambientale strategica sui piani e programmi, chiarendo i rapporti tra Vas e Via in modo da evitare successive ipotesi zero ovvero alternative che spesso aggravano il quadro finanziario dell’opera, senza assicurare una maggiore funzionalità e valutando altresì i costi del «non fare» dell’infrastruttura progettata. In tale quadro di riferimento il processo di programmazione-pianificazione, in fase attuativa, può avvalersi di una conferenza di servizi, incentrata sulla valorizzazione della sua funzione propositiva, ossia di sviluppo di indicazioni per migliorare la progettazione, senza mettere in discussione le scelte localizzative. Nell’ambito di tale conferenza di servizi, data la rilevanza delle decisioni assunte, appare necessaria un’integrazione delle valutazioni con quelle relative all’impatto economico-finanziario delle richieste prospettate dai vari rappresentati istituzionali, prevedendo soglie massime di accoglimento, ispirate anche a forme di perequazione territoriale per parificare le diverse situazioni degli enti locali in relazione all’opera progettata.

A valle della configurazione del quadro programmatico – anche in relazione alla necessità di attrarre finanziamenti privati per gli interventi da realizzare – potrebbe essere opportuno istituire una unità tecnica di supporto per le varie forme di partenariato pubblico-privato. In sintesi, il nuovo modello legislativo statale dovrebbe:

  • anticipare l’intesa Stato-Regioni al momento della programmazione delle infrastrutture e delle trasformazioni territoriali di interesse nazionale; – rivisitare la legge obiettivo, implementando il momento della programmazione e del raccordo con i processi di pianificazione, progettazione, esecuzione e messa in esercizio delle opere stesse;
  • ricomprendere nella valutazione ambientale strategica gli elementi ambientali sociali ed economici, acquisendo il consenso della collettività locale anche mediante evidenziazione dei costi del non fare;
  • prevedere, secondo il principio di sussidiarietà, poteri regionali di istruttoria e surrogatori;
  • assegnare alla conferenza di servizi il compito di formulare le indicazioni per migliorare la progettazione nell’ambito delle scelte localizzative assunte.

In tal modo si dovrebbe passare dalla contrapposizione, alla co-programmazione, co-pianificazione e co-decisione. Da tutto ciò dovrebbe scaturire il nuovo contratto di localizzazione condivisa per le opere strategiche.




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