Bonifiche | Ambiente&Sicurezza

Dal recupero del territorio un aiuto alla ripresa economica?

Anche quest’anno, il Prontuario delle Bonifiche, nato come strumento di supporto per l’analisi della qualificazione degli operatori del mercato e giunto ormai alla 12a edizione, è riuscito a “fotografare”, attraverso l’analisi dei dati riportati, lo stato di salute del mercato italiano delle bonifiche. Pur permanendo diffusamente un pesante stato di stagnazione economica che, insieme ad altri fattori (uno su tutti, la scarsa chiarezza legislativa), rende ancora poco chiara la percezione del potenziale contributo del settore “decontaminazione” alla ripresa dell’economia nazionale, non mancano i dati che fanno registrare un timido, seppur promettente, trend positivo.

Le indicazioni che emergono dall’analisi dei dati dell’edizione 2014 del Prontuario delle Bonifiche, predisposto dall’Osservatorio delle Bonifiche¹, confermano una tendenza alla stagnazione.
BONIFICA 2Complice la perdurante crisi economica, la sensazione è quella del permanere comunque di una scarsa percezione di questo settore come uno di quelli potenzialmente in grado di contribuire alla ripresa dell’economia nazionale; tuttavia, in un Paese come l’Italia a spiccata vocazione turistica e con la prospettiva dell’azzeramento del consumo del suolo entro il 2020, il recupero del territorio costruito deve essere una priorità.
Semplificazione della normativa, snellimento delle procedure, riduzione dei conflitti di competenze, agevolazioni fiscali per l’utilizzo di tecniche di bonifica innovative, ricorso allo strumento assicurativo quale supporto all’attività di controllo del territorio e reperimento di finanziamenti agevolati rappresentano alcune delle tematiche sulle quali, ad eccezione di qualche tentativo – peraltro non sempre andato a buon fine – nessuna delle istituzioni, organismi pubblici, ecc., ha fino a oggi intrapreso iniziative concrete in grado di cogliere le molteplici opportunità di sviluppo che caratterizzano questo settore.
In una realtà così articolata, funzione e obiettivi del Prontuario potrebbero apparire lontani da problematiche di così ampio respiro; tuttavia, la qualificazione degli operatori è il primo essenziale step di un processo che, facendo leva anche su trasparenza e fiducia, dovrebbe portare a costruire le basi per il rilancio dello sviluppo, attraverso anche l’incentivazione degli investimenti, sviluppo che lo stesso Prontuario potrebbe monitorare grazie all’analisi dei dati raccolti.

La struttura dell’analisi

Come per le precedenti edizioni, il Prontuario delle Bonifiche, si compone di due parti:

  • nella prima vengono riportati i dati ottenuti attraverso l’invio del questionario, del quale si richiede ogni anno la compilazione alle imprese iscritte alla categoria 9;
  • la seconda, invece, contiene i dati:
  • anagrafici (sempre delle sole imprese iscritte alla categoria 9 dell’Albo Nazionale dei Gestori Ambientali);
  • economici (fatturato);
  • di struttura (numero dipendenti);
  • di anzianità di presenza sul mercato (data di inizio attività),
  • ottenuti, attraverso Cerved Group, dalle banche dati della Camera di Commercio Italiana.

Dimensioni, variazioni e caratteristiche salienti del mercato

Le aziende iscritte all’Albo alla data del 17 giugno 2014 (data in cui è stata effettuata la rilevazione presso il sito web dell’Anga) sono in totale 1.179, confermando, con un +6,6%, il lieve aumento già registrato anche lo scorso anno (+6,24%).
Fattori quali la crisi economica, il conseguente rallentamento nella committenza di appalti o bandi di gara e una fisiologica attenuazione delle iscrizioni alla categoria 9 nel tempo dopo il picco iniziale, hanno contribuito a stabilizzare un trend di crescita che, pur non essendo più a due cifre (+28% nel 2008), continua a registrare comunque, come detto, un andamento costante.
Con riferimento ai dati raccolti (data inizio attività, codice Ateco, fatturati e numero dipendenti), quest’anno è stata introdotta una novità relativamente al codice Ateco. Infatti, per le sole società di capitale e per le sole sedi legali, viene riportato il codice di attività economica (Ateco) “primaria”, riclassificato da Cerved Group; qualora questo dato non sia disponibile viene riportato ancora il codice di attività economica di fonte camerale (Camera di Commercio).
In merito alle differenze tra le due tipologie di dato si precisa che:

  • il codice di attività economica riclassificato da Cerved Group esprime l’attività prevalente dell’impresa, considerata nel suo insieme, includendo, quindi, anche l’analisi delle attività delle unità locali, sia in provincia che fuori dalla stessa; nell’attività di verifica, e successiva correzione, vengono utilizzate anche fonti quali la nota integrativa del bilancio, il sito web aziendale, associazioni di categoria, intervista telefonica;
  • il codice di attività economica di fonte camerale è disponibile, invece, per tutte le forme giuridiche e per tutte le tipologie di imprese (sedi e unità locali) secondo quanto dalle stesse dichiarato senza alcun tipo di riclassificazione.

In relazione alle altre caratteristiche dei dati raccolti, si ricorda che:

  • il dato del fatturato della generica azienda, nel 70-80% dei casi viene registrato nei database della Cciaa entro i due anni successivi alla chiusura del bilancio; al fine, quindi, di disporre di una popolazione rappresentativa, in termini di numero di aziende per le quali sia disponibile questo dato, le considerazioni si svilupperanno con riferimento al 2012 che rappresenta l’ultimo anno utile a questo scopo;
  • aziende con ragioni sociali tipiche delle strutture di piccole dimensioni (impresa individuale, sas, snc, ecc.) sono esentate dall’obbligo di dichiarazione e ciò non consente di disporre dei dati (data inizio attività, codice Ateco, fatturati e numero dipendenti) come per le altre aziende;
  • il valore del fatturato è riferito al giro d’affari complessivo della generica azienda; l’attività svolta nel settore ambientale e, in particolare, in quello delle bonifiche non si identifica quindi tout-court con gli importi relativi ai soli interventi di bonifica;
  • quanto precede non vale per le aziende che hanno compilato il questionario dove è, invece, richiesta l’indicazione anche del dato relativo al bilancio 2013.

Il numero di aziende per le quali nel 2014, alla data della rilevazione, è risultato disponibile il dato del fatturato risulta essere, rispettivamente, nel:

  • 2011, di 1.000 aziende (che rappresentano l’84,81% delle 1.179 iscritte nel 2014);
  • 2012, di    985 aziende (che rappresentano l’83,55% delle 1.179 iscritte nel 2014).

Il valore di fatturato complessivo delle aziende per le quali il dato è già stato registrato nelle due annualità considerate è, rispettivamente, pari a:

  • 21,64 milioni € nell’anno 2011 (per le 1.000 aziende di cui sopra);
  • 21,41 milioni € nell’anno 2012 (per le    985 aziende di cui sopra).

Pur tenendo conto del numero appena inferiore dei dati di fatturato relativi al 2012 rispetto all’annualità precedente, la sensazione che si ricava è quella appunto di stagnazione del settore.
La tabella 1 fornisce un quadro riepilogativo dei soli dati numerici (numero aziende e addetti) suddivisi per regione su un arco temporale (2010-1014) che conferma, quantomeno dal punto di vista numerico, la seppur lieve ma costante crescita di cui si dava evidenza.

Tabella 1 - Riepilogo dati relativi a numero di aziende e numero di addetti per regione in ordine decrescente con riferimento all'anno 2014.

Tabella 1 – Riepilogo dati relativi a numero di aziende e numero di addetti per regione in ordine decrescente con riferimento all’anno 2014.

Interessante, sempre solo dal semplice punto di vista numerico, il raffronto con la tabella 2 dove, invece, è riportata la suddivisione, sempre per regione, dei siti inquinati in Italia.

Tabella 2 - Gestione siti contaminati in Italia, suddivisi per regione.

Tabella 2 – Gestione siti contaminati in Italia, suddivisi per regione.

Senza avere la pretesa di ricavare conclusioni che devono scaturire invece da considerazioni approfondite e articolate, la sensazione che si coglie è che la struttura dell’offerta paia adeguata al fabbisogno del mercato e si stia infoltendo nel tempo senza, tuttavia, che si sia ancora registrato un vero sviluppo nella domanda di questo tipo di interventi.
La tabella 3 infine, riepiloga i dati economici di fatturato negli anni più recenti che, come detto, si fermano, rispetto alla tabella 1, al 2012.

Tabella 3 - Riepilogo dati relativi al fatturato complessivo per Regione in ordine decrescente rispetto al solo 2014.

Tabella 3 – Riepilogo dati relativi al fatturato complessivo per Regione in ordine decrescente rispetto al solo 2014.

Da ultimo, un cenno al dato delle aziende non più operative che assommano a un totale di 75 unità (6,4% dei 1.179 iscritti del 2014) equamente distribuite sull’intero territorio nazionale con una perdita futura di fatturato complessivo che corrisponde a un ammontare superiore ai 500 milioni con riferimento al dato 2011 e ai 350 milioni rispetto al dato del 2012.

“Rotazione” degli iscritti

Il numero di avvicendamenti registrato rispetto all’anno precedente, in considerazione dell’aumento del numero complessivo degli iscritti, presenta un saldo positivo tra uscite e nuove entrate.
Le aziende che, infatti, non hanno rinnovato l’iscrizione sono state 68 (6,2% delle aziende iscritte al 1° giugno 2013) con una incidenza percentuale in termini di fatturato complessivo corrispondente ben inferiore al valore percentuale di incidenza numerica e, quindi, assolutamente trascurabile.
A fronte di questo calo, che si può definire assolutamente fisiologico, di contro le aziende iscrittesi alla categoria 9 nel 2014, sono, in totale, 141, con un apporto di fatturato complessivo che, rispetto al totale delle due annualità prese in considerazione (2011 e 2012), pesa per circa un 5%.
Relativamente alla possibilità di identificare il generico iscritto, rileva come, nella ricerca dei riferimenti (numeri telefonici, indirizzo mail, ecc.) relativi a un generico nuovo iscritto, la fonte a cui fare riferimento è essenzialmente il web. Nella preparazione delle ultime edizioni il fenomeno è divenuto sempre meno rilevante ma, a oggi, in alcuni casi, è ancora impossibile (nonostante la ricerca venga effettuata presso più di una fonte) identificare alcune aziende. A conferma di ciò si evidenzia che:

  • per 114 (9,7%) aziende non è possibile rintracciare su internet neppure il numero telefonico/fax (sull’indirizzo in questo caso non è stato possibile compiere alcuna verifica incrociata e viene riportato quello registrato presso l’Anga);
  • 489 (41,5%) aziende non hanno un sito web;
  • 543 (46,1%) aziende non hanno un indirizzo di posta elettronica.

Distribuzione sul territorio

I grafici 1 e 2 forniscono una panoramica, rispettivamente:

  • dell’andamento del numero di aziende per regione nel periodo 2010-2014 (grafico 1);
  • dell’andamento dei fatturati complessivi, suddivisi sempre per regione, nel periodo 2010-2012 (grafico 2).

Grafico 1Dall’esame combinato della tabella 1, del grafico 1 (che la rappresenta parzialmente) e della tabella 3, si conferma il mantenimento negli anni presi in esame del primato da parte della Lombardia tanto in termini di giro d’affari complessivo che di numero di aziende presenti.

Grafico 2

Dal confronto fra le tabelle 1 e 2, si osserva come l’aspettativa di congruenza fra i dati di fatturato e di numero di aziende venga disattesa ad esempio nel caso della Sicilia, seconda come numero di aziende alla sola Lombardia, ma settima per giro d’affari complessivo, con un valore di fatturato per addetto naturalmente inferiore alle regioni che la precedono. Un’ulteriore considerazione riguarda il numero di addetti che segue anch’esso la gradualità della classifica per numero di aziende ad eccezione di casi quali l’Umbria, dove 14 aziende impiegano 1.347 addetti (rispetto ai 577 dell’Abruzzo con il medesimo numero di aziende o ai 744 addetti delle 12 aziende operanti in Alto Adige).

Grafico 3

Nei grafici 3 e 4, infine, è riportata la suddivisione per macro-aree geografiche rispettivamente per numero di aziende e fatturato complessivo corrispondente (dati riferiti al 2012, anno più recente per il quale sia possibile una comparazione sui dati economici); dai due grafici viene, inoltre, la conferma sulla maggiore concentrazione nelle regioni settentrionali tanto del numero di aziende (grafico 3) quanto del giro d’affari (grafico 4); quest’ultima,  in percentuale, ancora maggiore rispetto a quella del dato precedente.

Grafico 4

Struttura del fatturato complessivo

L’analisi del giro d’affari complessivo, evidenzia innanzitutto che il fatturato complessivo del 2012 (€ 21,406 miliardi) viene totalizzato per il 49,56% circa (€ 10,609 miliardi) dalle prime 10 aziende.

A seguire, si registra rispettivamente un:

  • 58,5% circa realizzato dalle prime 20 aziende;
  • 63,1% circa realizzato dalle prime 30 aziende;
  • 70,1% circa realizzato dalle prime 50 aziende;
  • 78,0% circa realizzato dalle prime 100 aziende.

Il raffronto di questi stessi dati con i valori delle annualità precedenti, nonostante una lieve riduzione, mostra un sostanziale aumento della concentrazione sulle prime 10 aziende per fatturato, che, oltretutto, operano in settori estremamente diversi (tra questi, in misura significativa, in quello delle costruzioni di opere civili).
Questo dato conferma, di contro, rispetto alle annualità precedenti, che, ripulendo i fatturati (soprattutto quelli maggiori) da attività non direttamente connesse con la bonifica, resta confermata l’estrema “polverizzazione” della capacità di generare fatturato da parte delle aziende di minori dimensioni.

Anni di presenza sul mercato

Facendo riferimento alla data di inizio attività, che non è necessariamente coincidente con quella degli interventi di bonifica, escludendo le 19 aziende per le quali non è stato possibile recuperare questo dato, si ricava che:

  • sono 13 le aziende operanti da più di 50 anni;
  • 30 quelle con più di 40 anni;
  • 106 quelle con almeno 30 anni;
  • 305 quelle con almeno 20 anni;
  • 354 quelle con almeno 10 anni,
  • mentre le restanti 352 aziende sono sul mercato da meno di dieci anni.

 Analisi del questionario

Dalla consueta analisi dei dati cortesemente forniti da alcune tra le società iscritte alla Categoria 9 dell’Albo si possono osservare, sebbene in un generale contesto di crisi del settore, piccoli segnali di ripresa.
Quest’anno è stato caratterizzato dall’innovazione introdotta dal dm n. 120/2014[1], in riferimento all’organizzazione ed al funzionamento dell’Albo dei Gestori Ambientali, i cui effetti sulle aziende iscritte alla categoria 9, ovviamente, non sono ancora stati registrati nella 12a edizione del Prontuario. In particolare, le modifiche di interesse (art. 9, dm n. 120/2014) riguardano la diversa strutturazione delle classi di iscrizione.
Si riporta per comodità in tabella 4 il prospetto comparativo tra le vecchie e le nuove soglie previste per le cinque classi in funzione dell’importo dei lavori di bonifica cantierabili.

Tabella 4

Gli indicatori dello stato di salute del mercato

Nella tabella 5 sono riassunti i principali indicatori dello stato di salute del settore bonifiche del mercato dei servizi ambientali. Il trend è valutato con riferimento all’ultimo anno pre-crisi (2008).

Tabella 5

Si osservi come le risposte al questionario forniscono dati aggiornati al 2014, ad esclusione dei dati economici, che si riferiscono al bilancio 2013.

Fatturato

Si conferma a grandi linee l’analisi già fatta (pubblicata sul n. 21/2014 di Ambiente & Sicurezza) in relazione al questionario della undicesima edizione, ma con una piccola ripresa del fatturato (+ 8 %) rispetto all’anno precedente.
E’ ancora presto per capire se si tratti di un segnale di inversione di tendenza rispetto al clamoroso crollo del 37 % dal 2008, o si ci si trovi di fronte alla naturale fluttuazione caratteristica dei periodi ad economia stagnante.
All’inevitabile domanda sulle ragioni di questo andamento si può rispondere solo con ipotesi, suffragate anche da un esame di maggior dettaglio dei dati raccolti, come di seguito esposto.

Numero degli iscritti

Il saldo annuale tra nuovi iscritti e abbandoni è dal 2008 nullo o leggermente positivo, determinando, complessivamente, una crescita del 23 % degli iscritti, che fa registrare, a oggi, il numero massimo di iscritti dall’inizio dell’operatività dell’Albo. Ciò non significa necessariamente un segnale di ripresa ma potrebbe trattarsi, come si vedrà esaminando il contestuale calo del 41 % del fatturato del settore, solo di un tentativo delle società operanti nel campo ambientale di allargare la propria presenza sul mercato per compensare il momento di crisi oltre che per meglio valorizzare le proprie competenze.

Dimensioni degli iscritti

La suddivisione degli iscritti tra le cinque classi (da A ad E) è in lenta ma costante evoluzione verso una maggiore rappresentanza delle classi più alte (A, B, C), che rappresentano, oggi, circa un terzo del totale. Si presume che le società “new entry” vadano a occupare le classi più basse mentre quelle già presenti si rafforzano negli anni salendo di posizione. La logica è, quindi, quella del normale rafforzamento degli operatori storici, che non ha però impedito negli ultimi tempi significative crisi. Gli operatori minori svolgono spesso il necessario ruolo di gregari, fornendo specializzazioni, strutture operative e manodopera.

Fatturato complessivo

L’estrapolazione del fatturato delle imprese campione al totale delle imprese iscritte porta a stimare il mercato totale in circa 1.865 milioni di euro. Questo fatturato è incrementato dell’ 8 % nell’ultimo anno, aumento cui fa fronte, tuttavia, anche una crescita del 7 % del numero degli iscritti. Questa corrispondenza proporzionale tra iscritti e fatturato non è, però, un criterio di analisi accettabile, in quanto l’andamento storico dei fatturati conferma una tendenza esattamente opposta (ovvero crescita degli iscritti a fronte della decrescita del fatturato).

Fatturato medio per impresa

L’andamento registrato dal 2008 conferma un pesante ridimensionamento, in quanto questo settore di mercato è sempre più piccolo ed è destinato ad alimentare un numero sempre maggiore di imprese. È, quindi, evidente la frammentazione che riguarda tutto il settore, anche considerando che la diminuzione del fatturato medio interessa in ugual misura le imprese in classe A (- 37 % in 5 anni) e le imprese di classe E (- 33 % in 5 anni), cosa che conferma la pervasività della crisi.

Numero degli addetti e fatturato pro capite

L’incremento del 36 % del numero degli addetti dal 2008 va di pari passo con l’incremento del 23 % del numero degli iscritti. Ancora una volta i dati non sembrano confermare l’ipotesi di una ripresa. La drastica diminuzione del fatturato pro capite è diretta conseguenza della contestuale diminuzione del fatturato complessivo e crescita degli addetti.
Alla luce di quanto sopra, l’incremento dell’8 % del fatturato nell’ultimo anno non può che essere considerato positivamente alla luce dell’attuale scenario di congiuntura sfavorevole, che pone lo stato di salute del settore su un piano “convalescenziale”.

I motivi della crisi

Occorre a questo punto esaminare ancora una volta i meccanismi di mercato, riprendendo quanto già esaminato su Ambiente&Sicurezza n. 21/2014.
Solo per richiamare i termini della questione, vale la pena di esaminare alcuni dati sulla natura del mercato delle bonifiche, aggiornati al 2014.

Nella tabella 6 sono riassunti i principali indicatori di questo mercato e il trend riferito al 2008.

Nella tabella 6 sono riassunti i principali indicatori di questo mercato e il trend riferito al 2008.

I committenti

In termini relativi, il contributo del settore industriale continua ad essere quello trainante (39 % del totale del mercato), seguito da quello del settore commerciale. C’è purtroppo da attendersi che anche quest’ultimo settore economico sia destinato a ridurre la propria azione “propulsiva”, soprattutto a causa della progressiva saturazione del territorio di centri commerciali e della prevista conseguente stasi delle riconversioni delle aree industriali a centri per la grande distribuzione.
In termini assoluti, si nota negli ultimi 6 anni il netto decremento del contributo alle bonifiche da parte del settore immobiliare (- 50 %) e pubblico (- 75 %), e, in parte, del settore industriale (- 8%), parzialmente compensato da quello del settore commerciale (+ 39 %).

Il grafico 5 illustra l’andamento del fatturato delle aziende campione in funzione della tipologia di committente.

Il grafico 5 illustra l’andamento del fatturato delle aziende campione in funzione della tipologia di committente.

Le tipologie di intervento

Il ricorso alle tipologie di intervento basate sulla messa in sicurezza (Miso e Misp) è minoritario (circa il 10 % degli interventi effettuati). Ciò significa che il raggiungimento degli obiettivi basato sulla rimozione o degradazione degli inquinanti ha sempre un ruolo prevalente, non solo nel settore immobiliare e commerciale, dove è giustificato dalla necessità di movimentazioni di terra a scopi edilizi, ma anche in quello industriale. Ovviamente gli obiettivi sono sempre più spesso ancorati alle soglie di rischio (Csr) più che non a quelle di contaminazione (Csc), ma ciò non toglie che bonificare anziché mettere in sicurezza sia più costoso. Anticipare a oggi costi che potrebbero essere diluiti nel tempo non è certo compatibile  con la presenza di una crisi economica.

Le possibili soluzioni

La crisi, come detto sopra, riguarda, trasversalmente, l’intera economia italiana. Solo l’avvento di una strategia di sistematico recupero delle aree urbanizzate anziché di consumo di territorio vergine (brownfield vs greenfield development), unitamente a una politica meno intransigente e più propulsiva verso le industrie potrà ridare spazio alle bonifiche.
Inoltre, va da sé che la normativa, che da una lato spinge verso una presunta semplificazione, dall’altro introduce sempre nuovi obblighi in materia di qualità del suolo e delle acque sotterranee.
Tra questi, è appena il caso di accennare al dlgs n. 46/2014[1], che ha modificato il dlgs n. 152/2006 (testo unico ambientale) con il recepimento della direttiva europea n. 2010/75/Ue, sulle emissioni industriali (Ied – industrial emission directive). Entrato in vigore l’11 aprile 2014, il nuovo provvedimento ha introdotto alcune importanti novità riguardanti la disciplina dell’autorizzazione integrata ambientale (Aia), tra cui l’obbligo per i nuovi ingressi e per il rinnovo delle autorizzazioni esistenti, della “relazione di riferimento”, ovvero di una baseline sullo stato di qualità del suolo e delle acque sotterranee.
Ma quella che a livello europeo è l’opportunità di conoscere il livello di eventuale contaminazione ai fini di meglio governare la futura dismissione delle attività industriali, in Italia, molto probabilmente, si tradurrà in una autodenuncia ai sensi dell’art. 242, dlgs n. 152/06, con il conseguente obbligo di aprire da subito una procedura di bonifica, che interesserà una vasta categoria di impianti, generando nuove necessità di decontaminazione, le quali, a loro volta, si potranno tradurre in nuove opportunità per il mercato delle bonifiche o, in alternativa, nella chiusura degli impianti interessati.

Il ricorso alle best practice

Da ultimo, conforta il dato che indica come le aziende italiane specializzate nel settore delle bonifiche e i loro committenti non stiano trascurando i positivi principi della best practice, soprattutto se questa si concilia con una effettiva riduzione dei costi di bonifica.
È noto, oltre che abbastanza intuitivo, come gli interventi di bonifica in situ e on site presentino costi minori di quelli off site, con le dovute eccezioni relative a sistemi di bonifica in situ che non hanno alternative tecnicamente ed economicamente praticabili, il cui costo è, comunque, rilevante (es. desorbimento termico in situ).
Il ricorso a bonifiche in situ e on site, a più elevato contenuto tecnologico rispetto allo scavo e smaltimento, si è confermato in crescita (+ 13 % per le tecniche in situ e + 4 % per quelle on site), a fronte di una decrescita per le bonifiche off site (- 14 %). Il tutto in un contesto in cui, come già rilevato nell’analisi dei dati 2012, le bonifiche off site hanno finalmente smesso di essere la tecnologia prevalente.
Ciò è, in parte, dovuto al minore contributo dato alle bonifiche dal settore immobiliare e, in parte, all’acquisita nuova consapevolezza che una bonifica più lunga e complessa può essere anche foriera di risultati soddisfacenti e di costi assai più contenuti, oltre che di un minor impatto ambientale.
Quasi nessuna tra le tecnologie, anche molto innovative, elencate nei questionari, è stata trascurata. Questo è da considerarsi finalmente un vero salto di qualità e una vittoria sulla diffidenza che ha sempre caratterizzato l’atteggiamento dei committenti e, fattore non trascurabile, della pubblica amministrazione.

Aldo Bertelle, Aig Europe Limited
Carlo Bossi, Ambiente Italia Progetti srl

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Tratto dal periodico ©Ambiente & Sicurezza

Note

¹http://www.osservatoriobonifiche.com/

²«Regolamento per la definizione delle attribuzioni e delle modalità di organizzazione dell’Albo nazionale dei gestori ambientali, dei requisiti tecnici e finanziari delle imprese e dei responsabili tecnici, dei termini e delle modalità di iscrizione e dei relativi diritti annuali» (in Gazzetta Ufficiale del 23 agosto 2014, n. 195). Si veda l’approfondimento di F. Lenarduzzi pubblicato su Ambiente&Sicurezza n. 18/2014.

³«Attuazione della direttiva 2010/75/Ue relativa alle emissioni industriali» (in S.O n. 27 alla Gazzetta Ufficiale del 27 marzo 2014 n. 72). Si vedano gli approfondimenti sui nn. 9 e 12/2014 di Ambiente&Sicurezza.

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