Rigenerazione urbana | Fabbriche dismesse

Officine Grandi Riparazioni di Torino: dalla vecchia fabbrica alle start-up giovanili

Ieri ospitava un pezzo importante della grande industria italiana, ora sta per tornare a vivere grazie a cultura, ricerca, lavori e imprese innovative. È il caso delle Officine Grandi Riparazioni di Torino.

Sino a pochissimi anni fa, il recupero delle fabbriche dismesse avveniva perlopiù attraverso operazioni di trasformazione di tipo tradizionale, che prevedevano, in prevalenza, l’insediamento di funzioni residenziali e commerciali, che prima della crisi andavano ancora per la maggiore.

La struttura delle ex Officine Grandi Riparazioni di Torino: un doppio edificio in parallelo e un corpo di fabbrica, più basso, che le unisce.

La struttura delle ex Officine Grandi Riparazioni di Torino: un doppio edificio in parallelo e un corpo di fabbrica, più basso, che le unisce.

Oggi, invece, vuoi per la forte contrazione della domanda vuoi per l’oggettiva saturazione dell’offerta, si punta, là dove ne esistono le condizioni, su funzioni innovative legate alla ricerca, alla cultura, alla creatività, alle giovani imprese. Non si tratta di mode, di teorie, bensì di casi concreti, fatti di idee, progetti, investimenti, innovazione, collaborazioni virtuose pubblico-privato.

È il caso delle Officine Grandi Riparazioni di Torino: grandi capannoni industriali costruiti tra il 1885 e il 1895 per la riparazione delle locomotive e dei veicoli ferroviari, la cui realizzazione ha rappresentato una fase importante dello sviluppo urbano della città torinese.

Infatti, Torino, dopo la parentesi di Capitale d’Italia, è stata chiamata già una volta a immaginare il proprio futuro, a innovarsi e a cercare nuove vocazioni. La costruzione delle Officine testimoniava questo processo, in un momento in cui il Paese ritrovò lo slancio per sviluppare una rete di infrastrutture ed entrare così in competizione con altre economie europee.

© Daniele Ratti e Michele D’Ottavio | Immagini dei corpi di fabbrica delle ex Ogr: entrambe le Maniche sono lunghe 183 metri e larghe 48.

© Daniele Ratti e Michele D’Ottavio | Immagini dei corpi di fabbrica delle ex Ogr: entrambe le Maniche sono lunghe 183 metri e larghe 48.

Con l’inizio del prossimo anno, secondo i piani della società consortile Ogr-Crt promotrice dell’intervento (si tratta di una spa che nasce grazie al contributo della Fondazione Cassa di risparmio di Torino e di Fondazione Sviluppo e crescita Crt, specificamente per la programmazione e la gestione dei Cantieri Ogr Torino, e che ha come missione imprenditoriale la gestione degli immobili di proprietà, la produzione di cultura, l’avvio di start-up e di imprese in ambito tecnologico e lo sviluppo di sinergie tra gli investitori e le realtà imprenditoriali), gli spazi dell’ex fabbrica ospiteranno una piattaforma di produzione culturale e creativa dedicata a musica, teatro, audiovisivi, architettura e design, fotografia e spazi per l’innovazione e l’accelerazione di impresa, oltre a funzioni legate al loisir.

Un intervento misto pubblico-privato avviato nel 2008, che s’inserisce nei progetti di sviluppo dell’area urbana di Porta Susa, la cosiddetta «Spina 2» di Torino.

Le ex-Ogr appartenevano a quella zona della città detta dei grandi servizi. Ne facevano parte, tra gli altri, le Carceri Nuove, il Mattatoio Civico, il Mercato del Bestiame e i Casotti daziari. Oggi, queste strutture sono in larga misura scomparse in seguito alle trasformazioni della città e una parte delle storiche Ogr sono oggi occupate dal Politecnico e dalla sua cittadella.

Le ex Officine Grandi Riparazioni sono state attive fino agli anni Settanta e sono state dismesse nei primi anni Novanta; nel 2007 sono state concesse temporaneamente in comodato d’uso gratuito e restituite alla città di Torino come spazio per l’arte e la cultura e nel 2011 come luogo per i festeggiamenti dei 150 anni dell’Unità d’Italia.

© Daniele Ratti e Michele D’Ottavio | Immagini dei corpi di fabbrica delle ex Ogr: entrambe le Maniche sono lunghe 183 metri e larghe 48.

© Daniele Ratti e Michele D’Ottavio | Immagini dei corpi di fabbrica delle ex Ogr: entrambe le Maniche sono lunghe 183 metri e larghe 48.

 L’intervento in cifre
Il complesso, a pianta a forma di «acca», sorge come un’imponente cattedrale della tecnica, con navate di quasi 200 metri, collegate trasversalmente da un corpo di fabbrica più basso. Nel corpo di fabbrica a nord, come uno scrigno, si trova un elemento eccezionale denominato «duomo»: un volume ricavato nella navata centrale di maggiore altezza rispetto alle altre tre.

L’intervento di rigenerazione si sviluppa su 20mila metri quadrati di superficie di pavimentazione e su due Maniche (la nord e la sud, entrambe di 183 metri di lunghezza e 48 di larghezza) e un Transetto di 40 metri per 39, con un’altezza massima di circa 19 metri.

Nella Manica Nord verrà localizzata la piattaforma di coproduzione culturale e creativa nei settori musicali, teatrali, audiovisivi, dell’architettura e design, della fotografia e delle tecnologie applicate all’arte e alla creatività. Quella Sud, invece, sarà dedicata all’innovazione e alle tecnologie, ai processi di accelerazione di impresa e alla social entrepreneurship (processo di progettazione di un nuovo business; nda) finalizzato a creare un incontro tra imprenditori, investitori e business angels (investitori informali; nda) e servizi commerciali. Nel Transetto verranno collocati i servizi di ristorazione, la caffetteria e un design shop al servizio del complesso.

Il progetto – risultato tra i vincitori del premio di Urbanpromo 2015 per la categoria «Qualità delle infrastrutture e degli spazi pubblici» – è frutto del lavoro dello studio Carlo Ratti Associati.

© Cantieri Ogr Torino | Esploso dell’intervento sulle ex officine: a breve sono destinate a ospitare una piattaforma di produzione culturale e creativa dedicata a musica, teatro, audiovisivi, architettura, design, fotografia e spazi dedicati all’innovazione e all’accelerazione di impresa .

© Cantieri Ogr Torino | Esploso dell’intervento sulle ex officine: a breve sono destinate a ospitare una piattaforma di produzione culturale e creativa dedicata a musica, teatro, audiovisivi, architettura, design, fotografia e spazi dedicati all’innovazione e all’accelerazione di impresa .

Parla il direttore generale
«L’intervento sulle ex Officine Grandi Riparazioni – afferma Massimo Lapucci, direttore generale della società Ogr-Crt – si configura, a differenza di altri esempi che vedono l’intervento della finanza pubblica come intervento a capitale privato, ma soprattutto prevedono funzioni culturali coerenti con le finalità della nostra Fondazione. Abbiamo inteso il recupero funzionale dell’ex Ogr come occasione di produzione culturale contemporanea, un luogo della contemporary creative culture. Ieri, qui, era ospitata la cultura della produzione manifatturiera, oggi, recuperando il concetto originario della fabbrica, si tratta di ospitare le «riparazioni» culturali e sociali legate alle nuove esigenze della città. Nell’altra Manica, invece, si tratta di accogliere la nuova produzione di impresa legata alle start-up giovanili. Un’operazione complessa, che avrà successo se saprà inventarsi nuovi prodotti e nuove metodologie, un nuovo software. Pensiamo per esempio agli accordi e ai progetti di giovani talenti italiani e imprese statunitensi, per un trasferimento di conoscenze e competenze utili a noi e al nostro Paese».

Ex Ogr: un’occasione per Torino
Per chi ha promosso l’intervento (la Fondazione Crt), le nuove Ogr saranno insomma un’occasione fondamentale per rafforzare l’identità di Torino come luogo di esposizione, sperimentazione e produzione nell’ambito delle culture moderne e contemporanee. Un luogo di conoscenza in cui la competizione tra le nuove idee e la divulgazione dei risultati di ricerca saranno privilegiate, promosse e stimolate. Un luogo per le comunità in cui realizzare nuove modalità di condivisione sociale, tra le persone, gli artisti e le opere culturali.

Il progetto delle ex-Ogr sancisce e fa propria la filosofia della venture philanthropy, che privilegia la costituzione di fondazioni patrimonializzate in grado di camminare sulle proprie gambe. La Fondazione gestirà le attività di produzione culturale e creative, collaborando per ogni disciplina – letteratura, musica, audiovisivo, design, arti performative, arti visive – con un partner privato che cofinanzierà la produzione e la distribuzione dei prodotti culturali sviluppati, anche per garantire una forte connessione con l’evoluzione dei gusti e dei consumi della società.

Nel marzo del 2012 è stata costituita la Società consortile per azioni Ogr–Crt che ha nella sua disponibilità 40 milioni di euro per i restauri e la rifunzionalizzazione degli spazi, gestiti da un fondazione classica, con soci come Fondazione Crt e Fondazione Sviluppo e crescita Crt, dotata di un patrimonio indisponibile le cui rendite saranno in grado di supportare le attività culturali. Con le prime attività di produzione culturale, sia locali che internazionali, le nuove Ogr hanno iniziato a far conoscere il brand e, nel 2014, hanno aperto al pubblico le strutture. L’operazione finale, che ha un costo previsto di 55 milioni di euro, dovrebbe vedere la luce nel marzo del 2017.

Massimo Lapucci, direttore generale della società Ogr-Crt.

Massimo Lapucci, direttore generale della società Ogr-Crt.

Massimo Lapucci, direttore generale della società Ogr-Crt | «Abbiamo inteso il recupero funzionale dell’ex Ogr come occasione di produzione culturale contemporanea, un luogo della contemporary creative culture. Ieri, qui, era ospitata la cultura della produzione manifatturiera, oggi si tratta di ospitare le «riparazioni» culturali e sociali legate alle nuove esigenze della città e si tratta di accogliere la nuova produzione d’impresa legata alle start-up giovanili. Un’operazione complessa, che avrà successo se saprà inventarsi nuovi prodotti e nuove metodologie, un nuovo software. Pensiamo per esempio agli accordi e ai progetti di giovani talenti italiani e imprese statunitensi, per un trasferimento di conoscenze e competenze utili a noi e al nostro Paese».

Pietro Mezzi




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