Punti di vista | Livia Randaccio, direttore editoriale de Il Nuovo Cantiere

Decreto (S)blocca Italia, più semplicemente… «quel che passa il convento»

I capitoli dello Sblocca Italia che riguardano i cantieri da avviare, le norme anti-burocrazia, il credito d’imposta, la riqualificazione di Bagnoli, la Cig in deroga per i rimanenti mesi dell’anno, tutto quanto deliberato ma anche tutto quanto è stato stralciato. Insomma, in poche parole… quel che passa il convento sperando che in autunno la Legge di Stabilità non ci riservi un’altra mazzata.

Livia Randaccio | Direttore editoriale de Il Nuovo Cantiere

Livia Randaccio | Direttore editoriale de Il Nuovo Cantiere

In questo momento molti capitoli del decreto Sblocca Italia sono ancora da definire e per altrettanti occorre verificare la copertura di spesa: difficile quindi dare un giudizio esaustivo. Se ne riparlerà tra un mese, quando si discuterà la Legge di Stabilità.
Prima però c’è un altro appuntamento per il premier Renzi che non può essere trascurato: quello del 7 ottobre. Per quella data la presidenza italiana della Ue ha organizzato un vertice apposito di capi di Stato e di Governo per discutere delle problematiche riguardanti la crescita e la situazione economica europea, sempre più difficile.
Gli accordi telefonici tra Renzi (nella veste di presidente di turno Ue) e Herman Van Rompuy (presidente permanente del Consiglio Europeo) sono già stati presi e in conclusione del summit sarà inserito un paragrafo con cui si chiederà ai ministri delle Finanze Ue di studiare nuovi interventi urgenti per rilanciare investimenti e crescita. Invertendo così la tendenza che ha portato l’Ue, e soprattutto l’Eurozona, a registrare un aumento del Pil assolutamente insoddisfacente, una deflazione crescente (nel caso dell’Italia 55 anni dopo), una situazione disoccupazionale da far tremare i polsi. Un’iniziativa questa che risponde anche alle sollecitazioni del Presidente francese Hollande.
Ora che stiamo andando in stampa non sappiamo quale sarà la considerazione che esprimerà Frau Merkel, ma abbiamo la convinzione che la cancelliera tedesca insista sul rigore a tutto tondo, senza se e senza ma, come unica ricetta per risollevare l’Europa. Nello stesso tempo siamo convinti che Mario Draghi voglia introdurre un minimo di flessibilità nel rispetto dei parametri e delle regole, a condizione però che i Paesi più deboli (tra cui ovviamente il nostro) mettano mano rapidamente alle riforme indispensabili per ridurre drasticamente gli sprechi, ammodernare le strutture e favorire la ripresa. Ci preoccupa piuttosto che il Governo tedesco, per volontà del ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble sia arrivato a proporre la nomina di un commissario europeo che abbia il potere di veto sulle leggi finanziarie dei singoli Stati dell’Unione. Draghi evidentemente non drammatizza su questa richiesta, tant’è che più volte ha invocato una cessione di sovranità dei singoli Stati all’Ue in materia economica, fiscale, finanziaria. Resta il fatto che è pienamente consapevole del «rifiuto» degli italiani per la soluzione del commissariamento. Per questo sta cercando una mediazione con gli esponenti tedeschi.
È ovvio che noi in Italia speriamo che la divergenza si risolva a favore di Draghi: perché adottare solamente la scelta dell’austerità significa subire deflazione, disoccupazione e un livello di tassazione insopportabili.

Paolo Buzzetti | Presidente Ance

Paolo Buzzetti | Presidente Ance

Senza entusiasmo. Dopo il lungo discutere sulle coperture, il decreto Sblocca Italia è stato varato dal Consiglio dei ministri: diciamo subito che si tratta di un documento assai limato rispetto a quello ipotizzato due mesi fa. Lo stanziamento per sbloccare le opere cantierabili (nei prossimi dieci mesi) è stato trovato recuperando vecchi fondi non spesi sia europei sia del ministero delle Infrastrutture. Si tratta di un piano complessivo che non ha entusiasmato imprenditori, lavoratori e famiglie.
Altro che Piano Marshall per le costruzioni richiesto a gran voce dal presidente dell’Ance Paolo Buzzetti, altro che provvedimento «scossa per riaccendere i motori del Paese e ritrovare la capacità di creare lavoro», come ipotizzato dal vertice di Confindustria Giorgio Squinzi. Questi ha considerato insufficiente il provvedimento del Governo dimostrando ancora una volta la sua perplessità per i provvedimenti presi ma, ugualmente, dando la piena disponibilità ad aprire ancora una volta una stagione di dialogo. Infatti, è chiara la sua sintesi quando riassume con «drammatica» la situazione del Paese (soprattutto per il futuro) che non riesce a uscire dal pantano della crisi.

Giorgio Squinzi | Presidente Confindustria

Giorgio Squinzi | Presidente Confindustria

Sacrifici ma con prospettive. «Che l’anno in corso non sarebbe stato l’anno della ripresa era preventivato da tempo. Speravamo in una stagnazione e invece i prossimi mesi ci porteranno a una fine anno con un altro segno meno davanti al Pil, -0,2% oppure -0,3%, salvo miracoli nell’ultimo trimestre», specifica Squinzi. Confindustria ha chiesto una cura straordinaria per una situazione che di fatto è straordinariamente negativa e che si protrae ormai da anni, dal 2008, da quando con lo scossone del fallimento di Lehman Brothers dagli Usa il vento di crisi ha investito tutti i Paesi dell’Occidente. «Da più di vent’anni il Paese ha vissuto oltre i propri mezzi, ora sta distruggendo ricchezza. Non si può più aspettare. Siamo un Paese che ha il 41% di disoccupazione giovanile e un Paese in queste condizioni non ha futuro», sostiene Squinzi ritenendo tutt’altro che consolatorio che anche la Germania stia iniziando a soffrire per i dati economici negativi. Per lui c’è bisogno di misure che ci riportino alla crescita, misure anche dolorose. «Occorre recuperare il grande ritardo e ci sono ancora nodi che frenano l’impresa e che non vengono affrontati, nodi che potrebbero essere sciolti a costo zero. Abbiamo di fronte un carico fiscale che è tra i più alti a livello Ocse, c’è bisogno per le imprese di accesso al credito. Occorre davvero far leva sui settori trainanti della nostra economia: edilizia e manifatturiero – ha ribadito ancora una volta Squinzi dichiarando a nome di tutta Confindustria di essere pronto a fare sacrifici ma puntualizzando che – questi sacrifici devono avere una prospettiva, una visione di lungo termine. Siamo disponibili all’apertura di una stagione di dialogo e non ci opporremo in modo corporativo. La nostra rappresentanza è il nocciolo produttivo del Paese: vogliamo dare un contributo forte, speriamo che il Governo ne tenga conto e comprenda le ragioni».

Deindustrializzare l’Italia? La delusione e la preoccupazione di Squinzi sono le stesse dei costruttori dell’Ance. Il presidente Paolo Buzzetti parlando con la stampa (lunedì 1 settembre) ha addirittura espresso la preoccupazione e il sospetto che «qualcuno voglia deindustrializzare l’Italia… altrimenti è difficile comprendere l’atteggiamento del Governo». Come già scritto Buzzetti aveva evocato la necessità di un Piano Marshall per le costruzioni e invece «il Governo ha varato un provvedimento colmo di buone intenzioni ma con solamente 3,8 miliardi. Tutto per rispettare il limite del 3% di deficit – sostiene Buzzetti asserendo che le regole europee con queste logiche ragionieristiche non ci porteranno da nessuna parte – servirebbero 100 miliardi in due anni e invece siamo costretti a negoziare le agevolazioni sulle ristrutturazioni edilizie. La Ragioneria dello Stato è sempre contraria a queste misure, benché siano proprio queste a garantire un aumento del gettito». Buzzetti ha portato per esempio cosa è stato fatto in Usa e in Giappone, dove, rilanciando il recupero e la manutenzione delle città, hanno messo in moto la ripresa e considerando illogico che qui da noi si siano stanziati solamente 250 milioni per il recupero dell’edilizia scolastica e la manutenzione dei centri urbani. «Se per far ripartire il Paese c’è necessità di superare il limite del 3% lo si superi perché si tratta di un tetto privo di efficacia per la crescita – conclude il presidente dei costruttori Ance rimarcando che il Patto di Stabilità interno è bloccato – e neppure i comuni virtuosi possono investire». Ci sono poi le tassazioni sulla casa che sembrano un vero bancomat per lo Stato: la casa è arrivata a garantire allo Stato dai 9 miliardi del 2011 ai 26 miliardi di oggi, senza tralasciare che lo Stato destina quasi nulla al recupero e all’assetto del territorio.

In autunno. Nell’articolo che consigliamo di leggere abbiamo cercato d’illustrare i provvedimenti riguardanti i cantieri da avviare, le norme anti-burocrazia, il credito d’imposta, la riqualificazione di Bagnoli, la Cig in deroga per i rimanenti mesi dell’anno, tutto quanto deliberato ma anche tutto quanto è stato stralciato. Insomma, in poche parole… quel che passa il convento sperando che in autunno la Legge di Stabilità non ci riservi un’altra mazzata.

Leggi anche: Sblocca Italia molto soft, con rinvii e qualche-esclusione >>




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