Città e mercati | Gastone Ave

Destinazione Italia, uno strumento di marketing territoriale

Il settore edilizio "va quando tutto va", in particolare gli investimenti produttivi. In questo quadro gli investimenti diretti dall’estero (Ide) sono una componente irrinunciabile per ogni paese post industriale.

Gastone Ave, Urbanista, docente dell’Università di Ferrara

Gastone Ave, Urbanista, docente dell’Università di Ferrara

La ripresa economica può, anzi dovrebbe, puntare anche sul settore edilizio. Ma la ripresa del settore delle costruzioni deve saper coniugare investimenti e attenzione all’uso del suolo, se non vogliamo uno sviluppo di breve respiro. Ciò paga non solo nel medio lungo periodo ma anche nel breve perché le imprese favorite da una incentivazione selettiva sono quelle che più investono in tecnologia e innovazione, le basi per una crescita duratura nel tempo.

Una ripresa solida richiede, tra l’altro, un flusso maggiore di investimenti diretti dall’estero (Ide). Nel luglio 2013 il primo governo Letta aveva lanciato il progetto della istituzione di una nuovo soggetto pubblico per l’attrazione di capitali esteri in Italia. L’idea era quella di un progetto trasversale ai vari ministeri, definito con il coinvolgimento di parti sociali e Regioni e di tutti i soggetti che potessero avere un ruolo nell’attrarre investimenti esteri nel nostro Paese.

L’iniziativa all’inizio poteva apparire azzardata, dopo le tante false partenze di progetti con finalità analoghe, come quello di Sviluppo Italia. Al contrario si trattava di un progetto inizialmente ben studiato e corredato di tutti gli elementi per raggiungere il successo. Tutti tranne uno, come dirò alla fine. Il governo Letta ha dimostrato di avere un piano e di volerlo attuare, con l’avvio di consultazioni sui contenuti e sulle modalità migliori per incrementare l’attrazione degli investimenti dall’estero.

Nel settembre 2013 l’iniziativa si traduce in un documento del Consiglio dei ministri che istituisce Destinazione Italia Spa. La nuova società è pensata per attirare Ide attraverso una serie di azioni riguardanti aziende, brevetti, siti industriali in riconversione ma, soprattutto, patrimonio immobiliare e culturale. Il documento istitutivo elenca un primo elenco di 50 misure articolate in quattro obiettivi: 1. rendere più facili gli investimenti; 2. attrarre gli investimenti nel meglio dell’Italia; 3. investire nelle persone; 4. promuovere l’Italia nel mondo. La lettura delle misure rivela dei testi ben mirati.

Nel dicembre 2013 con un decreto legge si istituisce il piano «Destinazione Italia» e Invitalia Spa (Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa) è indicata come il soggetto attuatore del piano. Questo sembra essere la fine di un buon inizio, tanto che nella gestione di Invitalia le finalità mirate del piano Destinazione Italia sembrano perdere la spinta iniziale. Invitalia si occupa dal 2007 della realizzazione diretta di opere in campi diversi quali telecomunicazioni, porti turistici, campi da golf. L’agenzia non sembra avere come focus la facilitazione degli investimenti altrui, soprattutto esteri, nello sviluppo locale o nel settore immobiliare modernamente inteso.

Questo elemento di debolezza poteva anche essere superato dando un’autonomia operativa alla iniziativa Destinazione Italia. Se non che il cambio di governo del febbraio 2014 sembra aver fatto scendere il silenzio sull’intera iniziativa. È venuto a mancare, almeno fino a ora, uno tra gli elementi indispensabili per operare con credibilità nei confronti degli investitori esteri: la continuità dell’azione istituzionale. Il vecchio detto «quando l’edilizia va, tutto va» è diffuso soprattutto in Francia (quand le bâtiment va, tout va), ma è sentito di casa anche in Italia. C’è del vero, nel senso che l’edilizia ha un effetto moltiplicatore sull’economia senza paragoni; inoltre stimola un settore è in gran parte al riparo dalla concorrenza estera.

Ma il prodotto edilizio è sia destinato al consumatore finale, le famiglie, che alle imprese che lo usano come una componente della produzione, non importa se agricola, industriale o di servizi più o meno avanzati. In ultima analisi il settore edilizio va quando tutto va, in particolare gli investimenti produttivi. In questo quadro gli investimenti diretti dall’estero (Ide) sono una componente irrinunciabile per ogni paese post industriale. Gli esempi sono innumerevoli. Basti pensare al centro di Londra o di Berlino, dove gli Ide hanno finanziato buona parte del grande sviluppo registrato negli ultimi venti anni.

Per riattivare il motore Italia si deve anche puntare a intercettare una quota maggiore degli Ide diretti in Europa. Per farlo occorre diminuire il più possibile le incertezze connesse con l’ultimo passo che qualsiasi investimento produttivo deve compiere, ovvero la scelta di una localizzazione in cui l’investimento estero si concretizza in un progetto locale e in ultima analisi in un intervento edilizio. Per la missione di Destinazione Italia l’affidabilità dei rapporti istituzionali e la continuità dell’azione sono elementi indispensabili.

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