Unione Europea | Sustainable Energy Week

Energia sostenibile: gli obiettivi europei per il 2030

In occasione della Sustainable Energy Week (Eusew) che si è svolta tra il 23 e il 27 giugno, Knauf Insulation ha organizzato a Bruxelles un incontro allo scopo di discutere strategie da adottare a livello comunitario in materia di efficienza energetica.

Si è svolta dal 23 al 27 giugno, a Bruxelles e in Europa, la Sustainable Energy Week (Eusew), ovvero la settimana dell’energia sostenibile, lanciata nel 2006 dalla Commissione Europea come occasione di confronto sugli obiettivi comunitari in tema energetico e climatico per politici, aziende private e associazioni non governative. Il 2014 in particolare sarà un anno decisivo per le politiche dell’Unione in tema di energia: in ottobre i vari capi di Stato dovranno trovare un accordo sulla strategia da adottare dopo il 2020, in attesa della Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, che si svolgerà a Parigi nel 2015.

bruxelles

Le recenti vicende in Ucraina hanno posto all’attenzione internazionale il problema della sicurezza energetica e confermato la necessità di ridurre la dipendenza dell’Unione Europea dalle forniture estere di petrolio e gas. Proprio i giorni della Eusew, in particolare il 26 e il 27, dedicati alle riunioni fra i capi di Stato, sono stati scelti dalla Commissione Europea come occasione per formulare delle nuove proposte. Knauf Insulation >>, azienda che, in questo dibattito sulle strategie per il futuro, sostiene politiche e strutture finanziarie in grado di migliorare l’efficienza energetica del patrimonio edilizio nei paesi europei, ha organizzato a Bruxelles tra il 23 e il 24 giugno, un incontro su questi temi con il Ceo Tony Robson.

I lavori si sono aperti lunedì 23, in presenza di Tony Robson, che dopo la laurea in Economia allo University College di Londra ha intrapreso un percorso professionale nell’industria dei materiali per l’edilizia, occupando varie posizioni sia in Regno Unito che oltreoceano prima di diventare Managing Director di Knauf Drywall nel 1998, Ceo di Knauf Insulation e membro del Managerment Board del gruppo nel 2003. Nel suo intervento, Robson ha illustrato le ragioni della partecipazione di Knauf Insulation alla settimana dell’energia sostenibile e il ruolo giocato dall’azienda all’interno della discussione. L’efficienza energetica è al centro dell’azione svolta da Knauf, ma più in generale lo è il concetto di sostenibilità.

La Eusew rappresenta a tale proposito un veicolo ideale capitato nel momento giusto per promuovere gli obiettivi dell’azienda, che aspira a diventare leader mondiale nei sistemi energeticamente efficienti in campo edilizio. Nella fase in cui vengono discussi gli obiettivi in termini di risparmio energetico in vista del 2030, Robson sostiene la necessità di fissare una percentuale di energie rinnovabili più ambiziosa rispetto al 27% stabilito nel quadro strategico per il periodo 2020-2030, presentato a Bruxelles lo scorso gennaio dal presidente della Commissione J. M. Barroso insieme al Commissario Europeo per l’Azione per il Clima C. Hedegaard e il Commissario Europeo G. Oettinger. Secondo Robson, che ha chiarito di non essere contrario allo schema Ets (Emission Trading System) europeo ma piuttosto alle politiche energetiche volte a proteggere le tecnologie tradizionali, una quota del 30-35% di rinnovabili per il 2030 sarebbe politicamente raggiungibile e auspicabile. In attesa di affrontare il problema in termini più concreti, quello che viene evidenziato è il risparmio ottenibile tramite un isolamento più efficiente degli edifici, responsabili del 40% di energia impiegata in Europa.

Bruxelles, grafico Ingrid Holmes.

Bruxelles, grafico Ingrid Holmes.

Ingrandisci l’immagine >>

Il potenziale in questo settore sarebbe infatti quantificabile in 1465 TWh, sempre entro la scadenza del 2030: una quantità paragonabile alla quota di gas che l’Unione Europea importa dalla Russia. L’upgrade energetico del patrimonio edilizio rappresenterebbe quindi, di fatto, l’unico modo a disposizione dei paesi europei per controllare il prezzo dell’energia. Gli ostacoli principali individuati da Tony Robson sono da un lato lo scarso appeal che l’efficienza energetica sembra presentare agli occhi dei politici europei e dall’altro la tendenza a parlare dei costi dell’energia senza specificare il modo in cui viene usata. La sensibilità ancora non sufficiente dell’opinione pubblica verso certi temi è anche dovuta a questa difficoltà comunicativa. Robson cita l’esempio della certificazione energetica, che individua il fabbisogno di energia primaria di un edificio oggetto di una compravendita, ma all’utente finale non fornisce informazioni pratiche sul consumo del suo immobile, dati che siano immediatamente fruibili e semplici da capire come il consumo di carburante di un’auto. Interpellato nello specifico sul mercato italiano, il Ceo di Knauf Insulation ha parlato di un grande potenziale ancora inespresso, evidenziando una carenza formativa degli architetti rispetto ai colleghi tedeschi o scandinavi, in parte legata alle condizioni climatiche e alla scarsa percezione della necessità di isolare dal caldo come dal freddo.

Il primo intervento del briefing di martedì 24 è stato quello di Paul Hodson, a capo dell’Unità di Efficienza Energetica della Commissione Europea, in precedenza collaboratore della Commissione per l’energia rinnovabile, i trasporti urbani e come autore di discorsi. Prima degli incarichi a livello comunitario, Hodson, laureato in storia alla Cambridge University e con un master in pianificazione urbana a Oxford, si era già occupato di trasporti per le municipalità inglesi di Manchester e Reading. Nella sua presentazione, il relatore ha evidenziato la necessità di un riorientamento generale della spesa: più investimenti sugli edifici, meno sugli impianti e il loro funzionamento. Lo sforzo che si richiede è quello di spendere nell’immediato per diminuire i costi sul lungo periodo, rompendo così il legame fra crescita economica e incremento dei consumi energetici. Paul Hodson si è soffermato anche sul ruolo importante del settore industriale, che in Europa consuma molta più energia rispetto a quanto avviene negli Stati Uniti, e richiede quindi un range più profondo di interventi.

La scadenza del 2050 è ancora lontana, quindi non è particolarmente complicato porsi obiettivi ambiziosi per quella data. La necessità è invece quella di fissarne nel breve periodo, per esempio innalzando fino al 30-35% la percentuale di fonti energetiche rinnovabili già nel 2030. Gli ostacoli possono essere sia di natura tecnica che economica, ma a giudizio di Hodson il maggiore è rappresentato dai costi: vanno trovati i capitali. Il 60% del gas viene impiegato negli edifici, e dunque è su questo terreno che possono essere ottenuti risultati significativi attraverso politiche e interventi mirati. Tra i modelli nazionali che possono essere presi per esempio vi sono quelli dei paesi scandinavi, in cui viene spesso percorsa la via dell’agreement con l’industria, ma anche il Regno Unito sta facendo dei tentativi col mercato privato. Altri Paesi come la Polonia stanno mostrando interesse per questo tipo di politiche, sebbene più per ragioni di ordine economico che ambientale.

bruxelles

In generale, a livello comunitario il prossimo passo sarà quello di creare delle partnership e reperire dei fondi da utilizzare negli edifici. Ingrid Holmes, Direttore Associato presso l’organizzazione indipendente E3G, la cui azione è volta ad accelerare la transizione globale verso uno sviluppo sostenibile, ha focalizzato il proprio lavoro sul modo in cui i settori della finanza privata e pubblica si stanno riorganizzando per rispondere alla crisi finanziaria, economica e climatica. Dopo essersi occupata per oltre dieci anni di politiche energetiche e questioni legate a finanziamenti, sia in ambito governativo che in quello bancario, ha condotto a partire dal 2010 il programma di Low Carbon Finance di E3G, e ha svolto diversi ruoli nella Green Investment Bank, che agisce come catalizzatore per gli investimenti del settore privato negli asset a basso consumo di anidride carbonica, sostenendo lo schema finanziario britannico del Green Deal. Nel suo intervento, Ingrid Holmes si è concentrata sull’interazione fra finanza, economia e politica, individuando nell’efficienza energetica l’elemento chiave per gli obiettivi in vista del 2030, e sottolineando la necessità di un’accettazione pubblica dell’agenda riguardante i problemi climatici. La «dipendenza dal vicino» per quanto riguarda gli approvvigionamenti di gas e petrolio, tema già toccato da Tony Robson all’apertura dell’evento, è stata approfondita in un apposito schema riepilogativo, da cui emergono percentuali alte di gas naturale proveniente dalla Russia sul totale importato nel 2012, specialmente nei Paesi dell’est europeo, mentre l’Italia si assesta su un 28.1 % e la Germania sul 35.7%. Adrian Joyce, architetto e docente di tecnologie costruttive nativo dell’Irlanda, ma con un’esperienza quasi ventennale di lavoro tra Regno Unito, Francia e Belgio, è intervenuto nella tavola rotonda in qualità di Segretario Generale di EuroAce (European Alliance of Companies for Energy Efficiency in Buildings), un’associazione nata nel 1998 per unire le forze delle maggiori aziende coinvolte nella produzione, distribuzione e installazione di prodotti e servizi accomunati dal risparmio energetico.

Oltre a Knauf, ne fanno attualmente parte realtà come Velux >>, Ge Lighting >> e Rockwool >>, per un totale di oltre 300mila dipendenti e 770 impianti produttivi a livello internazionale. Joyce ha fornito numeri e statistiche utili per inquadrare il dibattito, sottolineando come il settore edilizio sia quello in cui si consuma di più, dunque anche quello in cui è riscontrabile il potenziale più alto di risparmio. Con ulteriori contributi sulle importazioni di gas nei Paesi comunitari, ha mostrato come il costo complessivo per l’importazione di gas sia pari a 421 miliardi di Euro all’anno, quindi 1.15 al giorno. Sempre in vista del 2030, da una ricerca Fraunhofer Isi, volta a far emergere il potenziale nei vari settori e la loro incidenza nel risparmio energetico complessivo, risulta raggiungibile una percentuale del 40%, da ottenere attraverso un risparmio del 61% in edilizia residenziale, del 38% nel terziario, del 41% nei trasporti e del 26% nell’industria. Adrian Joyce ha osservato come, raggiungendo un simile traguardo, la dipendenza dall’importazione di energia dall’estero scenderebbe a due mesi l’anno (attualmente supera i sei), con un risparmio energetico quantificabile in 335 miliardi. Come Tony Robson, Joyce ha ricordato la risorsa rappresentata dalle maestranze attualmente disoccupate, che attraverso un’adeguata formazione potrebbero essere reimpiegate nel mercato delle energie rinnovabili, e ha attribuito una particolare priorità agli interventi sul patrimonio di edilizia residenziale già esistente, col ricorso a sistemi e modalità di intervento in grado di mantenere gli occupanti nelle loro case.

I risvolti finanziari dei temi affrontati sono stati esposti da Peter Sweatman, consulente strategico con alle spalle una lunga esperienza professionale presso JPMorgan e al momento parte di European Commission’s Energy Efficiciency Institutional Finance Group (Eefig), un gruppo di esperti provenienti dal mondo della finanza, della politica e dell’industria, incaricati di analizzare le sfide finanziarie legate a politiche di efficienza energetica. Fra le difficoltà principali emerse in questo processo, destinato a produrre entro la fine del 2014 due studi, di cui uno dedicato in modo specifico al patrimonio edilizio, Sweatman ha citato quella legata ai benefici quali risparmio energetico e posti di lavoro, meno semplici da identificare e quantificare rispetto ai costi. Un altro problema che si è manifestato è quello della standardizzazione, poiché ogni edificio presenta delle differenze e risulta quindi difficile da aggregare agli altri in un processo di analisi.

A concludere la tavola rotonda col suo intervento è stato il parlamentare europeo Claude Turmes, recentemente rieletto per il Lussemburgo, presente dal 1999 nel gruppo dei verdi, di cui è vice-presidente dal 2002. Turmes ha affrontato alcuni dei temi oggetto di dibattito anche in una successiva tavola rotonda prevista nel pomeriggio in Commissione Europea nell’ambito della Eusew, ricordando che il 50-60% dell’investimento richiesto dai problemi climatici è nell’efficienza energetica. Rispetto a Usa e Cina, l’Europa deve sopportare costi più alti dell’energia che ne limitano la competitività. A maggior ragione in un periodo in cui non è previsto un abbassamento del costo dell’energia, ma più probabilmente un suo aumento, la riduzione dei consumi energetici si rende quindi indispensabile, e secondo Turmes può essere perseguita attraverso leve finanziarie oppure politiche adeguate.

Condividi quest’articolo
Invia il tuo commento

Per favore inserisci il tuo nome

Inserisci il tuo nome

Per favore inserisci un indirizzo e-mail valido

Inserisci un indirizzo e-mail

Per favore inserisci il tuo messaggio

Il Nuovo Cantiere © 2017 Tutti i diritti riservati

Tecniche Nuove Spa | Via Eritrea, 21 – 20157 Milano | Codice fiscale e partita IVA 00753480151