Dissesto | Le coste

La tutela del territorio marino contro l’erosione delle spiagge e dei litorali

L’ambiente costiero è un ecosistema dinamico, in cui i processi naturali e quelli di origine antropica si sommano e interagiscono modificandone le caratteristiche morfologiche, fisiche e biologiche e i litorali sabbiosi sono i territori più vulnerabili, quelli in cui maggiormente si manifestano tali evoluzioni.

Tra le molteplici attività di difesa del suolo, quella relativa alla tutela del territorio marino, anche se ancora poco considerata da media e opinione pubblica, riveste una grande importanza dal punto di vista ambientale, sociale ed economico. Sempre più spesso, infatti, assistiamo a fenomeni di erosione delle spiagge e dei litorali, che mettono anche a rischio la vita delle persone che abitano nelle zone di mare e che, cosa più frequente, procurano danni ingenti alle attività economiche insediate.

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C’è voluto il caso dell’erosione della spiaggia di Forte dei Marmi, la spiaggia dei vip di una volta, per portare alla ribalta il tema dell’emorragia che colpisce le coste del nostro Paese. Lì, le spiagge una volta frequentate da Thomas Mann, Gabriele D’Annunzio, Giacomo Puccini, Luchino Visconti, la famiglia Agnelli e tanti altri personaggi della cultura internazionale, a causa di interventi antierosione realizzati più a nord, nel porto di Marina di Carrara, stanno a poco a poco scomparendo. Con grave danno all’ecosistema marino e all’economia turistica. Un problema non di poco conto, insomma. Ma oltre la cronaca, la situazione è più preoccupante di quanto si pensi, sia per le zone costiere del Tirreno sia per quelle dell’Adriatico.

La costa italiana – secondo i dati resi noti qualche anno fa da Ispra per conto del ministero dell’Ambiente (considerando anche i tratti di costa cosiddetta «fittizia», quelli cioè artificiali realizzati a ridosso della riva) – ha una lunghezza di circa 8.300 km. Più del 9 per cento del totale è costa artificiale, delimitata da opere radenti la riva (3,7 per cento), porti (3) e strutture parzialmente sovraimposte al litorale (2,4). La vera e propria costa naturale vale 7.500 km. Due terzi della sua lunghezza è composta da coste basse, di tipo sabbioso e roccioso. Circa il 70 per cento delle coste basse è costituito da spiagge sabbiose o ghiaiose, per una lunghezza complessiva di 3.270 Km e una superficie territoriale di oltre 120‑kmq. Com’è noto, l’ambiente costiero è un ecosistema dinamico, in cui i processi naturali e quelli di origine antropica si sommano e interagiscono modificandone le caratteristiche morfologiche, fi siche e biologiche e i litorali sabbiosi sono i territori più vulnerabili, quelli in cui maggiormente si manifestano tali evoluzioni.

Un tratto di litorale romagnolo in progressiva erosione. Sono presenti alcune tecniche di difesa, come pennelli e scogliere semisommerse e radenti.

Un tratto di litorale romagnolo in progressiva erosione. Sono presenti alcune tecniche di difesa, come pennelli e scogliere semisommerse e radenti.

Infatti, correnti, maree, moti ondosi e tempeste sottopongono i territori costieri a continui cambiamenti, che si evidenziano con nuovi assestamenti della linea di riva e con superfici territoriali sommerse dal mare. L’azione modificatrice del mare è contrastata principalmente dall’apporto fluviale di detriti, riutilizzati per il naturale ripascimento dei litorali ghiaiosi e sabbiosi, e da tutti quegli interventi, come le opere idrauliche e marittime, che costituiscono uno sbarramento al progressivo apporto di sedimenti alla foce dei fi umi e un ostacolo al loro flusso sul litorale. Dal 1950 al 1999 – i dati sono sempre di Ispra-ministero dell’Ambiente – il 46 per cento delle coste basse ha subìto modifiche superiori a 25‑metri e i tratti di costa in erosione, quantificati in 1.170‑km, sono superiori a quelli in avanzamento; nello stesso periodo, ben 54 sono stati i kmq erosi in modo significativo.

Nonostante i numerosi interventi di conservazione e ripristino dei litorali, le spiagge hanno continuato e continuano tuttora a perdere superficie. Tra il 1999 e il 2007 le spiagge italiane hanno perso 16 kmq di superficie. Negli stessi anni sono andati persi 600 mila mq di arenili. Nel bilancio complessivo, al netto delle presenze stagionali e turistiche, va anche ricordato che la densità di popolazione nelle zone costiere risulta essere più che doppia rispetto alla media nazionale: il 30 per cento degli italiani vive stabilmente su un territorio costiero, un dato che equivale al 13 per cento della superficie nazionale. In aggiunta a questi numeri, vanno considerati i numerosi insediamenti urbani, economici e produttivi che hanno alterato i connotati naturali e ambientali del territorio costiero, in particolare nelle regioni centro-adriatiche: Abruzzo, Marche, Emilia- Romagna, nell’ordine. Anche la presenza dei porti contribuisce a modificare l’assetto costiero: più di 300 Km di coste sono occupati da circa 700 porti e da opere marittime minori (pontili e banchine): dal 2000 al 2007 sono stati realizzati e completati 34 nuovi porti, per 7.500 posti barca, occupando altri 13 Km di costa, per uno sviluppo complessivo di 70 km.

Danni agli impianti balneari dopo una mareggiata.

Danni agli impianti balneari dopo una mareggiata.

Le tecniche di difesa delle coste. Dal punto di vista tecnico, numerosi sono stati negli anni gli interventi realizzati per mitigare localmente i processi di erosione costiera e per proteggere abitazioni e infrastrutture di supporto. Nelle situazioni maggiormente compromesse, sono state realizzate opere rigide aderenti la riva, in altre sono state adottate e sperimentate soluzioni alternative, come pennelli, scogliere o soluzioni miste, con l’obiettivo principale di interferire sulla dinamica del litorale. Il tipo di intervento è poi dipeso dalle caratteristiche geo-morfologiche dei litorali, dall’esposizione ai fenomeni meteorologici marini e dall’intensità delle mareggiate.

Nelle regioni costiere sono numerosi i tratti di costa protetti con opere rigide e sono le regioni adriatiche, in particolare, quelle quasi completamente protette da opere di difesa radenti la riva o distanti da essa alcune centinaia di metri. In questo modo, i litorali stabilizzati sono aumentati progressivamente e, nonostante il ricorso negli ultimi anni alla pratica del ripristino di spiagge mediante la tecnica del ripascimento artificiale (riporto di sabbia prelevata dagli alvei dei fi umi o da depositi in mare), tra il 2000 e il 2007 sono stati realizzati ulteriori interventi di protezione (250 tra pennelli, foci armate e opere miste), opere radenti (più di un Km) e nuove scogliere (16 Km). Ma tutte queste opere, realizzate con l’obiettivo di ostacolare la crescente erosione e la stabilizzazione delle spiagge, non hanno sempre garantito i risultati attesi, ma spesso hanno trasferito i processi erosivi su tratti contigui e, in molti casi, contribuito al processo di artificializzazione e di degrado degli habitat marino-costieri.

Ruspe in azione per la sistemazione invernale del litorale emiliano romagnolo.

Ruspe in azione per la sistemazione invernale del litorale emiliano romagnolo.

Le scogliere parallele emerse hanno lo scopo di stabilizzare la linea di costa, favorendo l’ampliamento della spiaggia nella zona protetta. Esse difendono solo il tratto protetto; hanno però un forte impatto paesaggistico-ambientale, determinano la spostamento continuo del punto di erosione sui litorali limitrofi che, a loro volta, devono essere protetti; hanno costi rilevanti e la presenza di varchi, associata a un forte dislivello fra il fondo della zona protetta e quella esterna, causa forti perdite di sedimenti di riva verso il largo in occasione di mareggiate. Molte spiagge difese con questa tecnica risultano comunque in erosione e richiedono interventi di ripascimento; anche la qualità delle acque di balneazione può risultare penalizzata.

Infine, i ripascimenti artificiali periodici di mantenimento in presenza di questa tipologia di scogliere risultano meno duraturi rispetto a quelli effettuati nelle spiagge libere da opere. Le scogliere semisommerse sono le opere di difesa più utilizzate, per esempio, in Emilia-Romagna, proprio perché giudicate di minore impatto rispetto ad altre. I vantaggi, rispetto a quelle emerse, sono sintetizzabili nella maggior qualità delle acque e dei sedimenti sul fondo e per un minor impatto sul paesaggio. Per contro, questo tipo di opere rappresentano un maggior pericolo per la balneazione e la navigazione e un minor grado di protezione in presenza di mareggiate associate ad acqua alta. Le scogliere radenti, rispetto alle quelle parallele e semisommerse, garantiscono la protezione del territorio così come la difesa dalle ingressioni in presenza di acqua alta. Per contro, hanno forti svantaggi, come la perdita della spiaggia emersa e l’inibizione dell’accesso al mare. Inoltre, l’esposizione diretta ai frangenti di mareggiata le rendono vulnerabili a frane e crolli improvvisi per lo scalzamento al piede, fenomeni che richiedono a loro volta vigilanza continua e una periodica manutenzione.

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UN INTERVENTO ANTI-EROSIONE con la posa in opera di una rete frangivento fi ssa: si vedono gli effetti dell’intervento a distanza di due e di dieci anni.

Un intervento anti-erosione con la posa in opera di una rete frangivento fi ssa: si vedono gli effetti dell’intervento a distanza di due e di dieci anni.

I pennelli, realizzati anche in legno, hanno la funzione di intercettare i sedimenti che si muovono lungo la riva e di contenere i ripascimenti artificiali. Hanno un limite: sono inefficaci se non vi è il trasporto di solidi e possono causare gravi problemi di erosione sottoflutto, se si rivelano troppo efficaci. Infine, provocano modifiche anche importanti alla morfologia dei fondali. I ripascimenti rappresentano un nuovo modo di intendere la difesa della costa: la spiaggia, infatti, è intesa come primo elemento di difesa. Si tratta di un approccio moderno, in cui si considera la spiaggia, con i suoi profili naturali e le sue forme (le dune), il primo elemento di sicurezza per il territorio. La manutenzione delle spiagge attraverso la tecnica del ripascimento non modifica in modo irreversibile il paesaggio e la morfologia delle coste, anzi ne migliora l’aspetto estetico; rappresenta anche un intervento flessibile e il sedimento riportato, spostandosi in parte, va a rifornire le spiagge e i fondali limitrofi, con perdite minori di quanto non appaia.

I ripascimenti hanno inoltre un valore direttamente collegato al turismo e costi spesso inferiori a quelli necessari per realizzare le scogliere (considerando che queste ultime risultano in erosione e richiedono comunque interventi di ripascimento). Anche questa tecnica ha però i suoi contro: serve la disponibilità di sabbia; la distanza dal luogo di intervento ha la sua importanza; i sedimenti devono essere compatibili dal punto di vista ambientale; occorre una manutenzione periodica e una ripetizione ciclica dell’intervento; infine, i costi di trasporto e di accantieramento hanno una loro importanza e costo. Più recentemente, la ricerca di nuove fonti di materiale idoneo da utilizzare per il ripascimento dei litorali in erosione ha privilegiato lo studio dei fondi marini: sulla piattaforma continentale, mediante operazioni di dragaggio, si possono infatti trovare depositi di sabbie relitte (tra 30 e 130 metri di profondità), che possono essere utilizzati per il ripascimento. Si tratta di una tecnica che comporta alcuni vantaggi come la disponibilità di elevate quantità di sedimenti, una composizione granulometrica simile alla sabbia dei litorali, effetti limitati sull’ambiente e costi contenuti.

Cumuli di sabbia derivanti dall’attività di vagliatura in spiaggia del legname portato a mare.

Cumuli di sabbia derivanti dall’attività di vagliatura in spiaggia del legname portato a mare.

Le prime operazioni di dragaggio di sabbie relitte risalgono al 1994 per i ripascimenti delle spiagge di Cavallino e Pellestrina a Venezia (da quella data, sono stati utilizzati nel complesso 6 milioni di mc di sabbia provenienti da un deposito, al largo tra le foci dei fi umi Tagliamento e Adige, a circa 20 metri di profondità). Poi, nel mar Tirreno, nel 1999 sono state sfruttate, sempre con la stessa tecnica, sabbie relitte al largo di Anzio, per il ripascimento del litorale di Ostia. Altri dragaggi di sabbie relitte sono stati condotti anche al largo di Ravenna (2000 e 2007) e di Civitanova Marche (2006). Il servizio regionale di difesa delle coste dell’Emilia- Romagna ha anche calcolato quali sono le condizioni ottimali degli interventi di ripascimento in relazione alle quantità in gioco. Per volumi contenuti (1.000 mc) è preferibile utilizzare l’autotreno per una produzione giornaliera di 500- 1000‑mc.

Per quantità intorno a 30mila mc occorre utilizzare la pompa di aspirazione con sabbiodotto (1.500-2.500 mc di produzione giornaliera), oltre questa quantità (40 mila mc), serve utilizzare la draga e il sabbiodotto (produzione di 2.500- 5.000‑mc/g). Per quantità decisamente superiori (1 milione di mc), bisogna impiegare una draga a prelievo profondo (10 mila mc/g). I condotti sottomarini rappresentano un’evoluzione tecnologica interessante per un trasporto efficace, continuo e affidabile delle risorse a terra. L’interramento delle condotte e dei cavi posati sul fondo marino è diventata una prassi diffusa, dettata anche da esigenze di sicurezza e di normativa. In ogni caso, per soluzioni di questo tipo, occorre sempre considerare l’impatto ambientale generato (scavi, ricoprimenti, sottrazione di biocenosi, risospensione di sedimenti, eventuale messa in circolo di contaminanti, stress ambientale degli organismi marini, diminuzione della fotosintesi, peggioramento degli ecosistemi sensibili).

Lavori di sistemazione di una spiaggia emiliano-romagnola.

Lavori di sistemazione di una spiaggia emiliano-romagnola.

Una regione all’avanguardia. Il compito di intervenire a difesa delle coste e degli abitati costieri è una prerogativa delle Regioni: il decreto legislativo 112 del 1998 ha definito il conferimento delle funzioni dallo Stato alle amministrazioni regionali. Un passaggio che è effettivamente avvenuto solo tre anni dopo, nel 2001, con l’attribuzione a queste ultime del compito di «programmare, pianificare e gestire in modo integrato gli interventi di difesa delle coste e degli abitati costieri».

Chi è all’avanguardia in questa materia è l’Emilia- Romagna, regione che, negli anni, ha messo a punto un vero e proprio sistema per la difesa e la gestione delle coste, composto dal «Servizio difesa del suolo, della costa e bonifica», che ha il compito di coordinare, programmare e pianificare gli studi e il monitoraggio degli interventi, dai «Servizi tecnici di bacino» (del Po di Volano e della Costa e della Romagna) con il compito di programmare e attuare gli interventi e di funzionare da servizio di emergenza in caso di mareggiate e pronto intervento e, infine, dal «Servizio geologico sismico e dei suoli», che si occupa di sistemi informativi, ricerche e monitoraggi. Completa il quadro l’Arpa regionale, che con le sue due unità, «Mare» e «Costa», ha il compito di realizzare le campagne di monitoraggio, di compiere studi e ricerche e di essere di supporto alla progettazione degli interventi.

Lavori di ricarica delle scogliere foranee con motopontone.

Lavori di ricarica delle scogliere foranee con motopontone.

Per capire qual è lo stato delle coste romagnole, il servizio regionale ha messo a punto e fatto funzionare diversi strumenti di controllo: la rete di monitoraggio topobatimetrica (cinque campagne avviate, la prima nel 1984) per valutare lo stato di salute delle spiagge, la rete di controllo della subsidenza, il monitoraggio meteo marino mediante la boa ondametrica (una boa collocata a 8 Km al largo di Cesenatico), il sistema informativo geografi co della costa (il Sic), che raccoglie i dati relativi al sistema fisico della costa e del mare e, infine, il sistema informativo-gestionale celle litoranee (Sicell), che ha il compito di fornire la morfologia della spiaggia emersa e sommersa, individuare la dinamica costiera, gli interventi effettuati, i vincoli e le necessità di intervento.

Tra le cause degli squilibri e delle criticità esistenti del sistema costiero romagnolo vanno ricordati l’antropizzazione, lo smantellamento dei cordoni dunosi (nel 2000, i litorali romagnoli provvisti di dune erano il 31 per cento del totale, nel 2006 sono scesi a 25), la subsidenza (in poco più di cento anni la differenza tra il livello medio del mare e quella del territorio di Ravenna è diminuita di 113 cm: 11 dei quali dovuti all’innalzamento del livello del mare, 22 alla subsidenza naturale e 80 alla subsidenza associata all’estrazione di acqua e metano), i picchi di marea e, infine, la scarsa alimentazione naturale del sistema (gli sbarramenti dei fi umi bloccano il trasporto dei sedimenti, che rappresentano l’alimentazione naturale delle spiagge). Per esempio, la diga realizzata negli anni Settanta sul fiume Conca, a soli tre Km di distanza dalla foce, impedisce l’alimentazione naturale delle spiagge di Misano Adriatico e Riccione.

Lavori di ripascimento di una spiaggia.

Lavori di ripascimento di una spiaggia.

Per quanto riguarda le azioni di riduzione delle erosioni, vengono utilizzati una serie di strumenti e di pratiche gestionali. Tra queste, per la riduzione del fenomeno della subsidenza, si annoverano la limitazione del prelievo delle acque sotterranee e di metano nelle zone costiere, la costruzione di alcune opere acquedottistiche e l’immissione sperimentale di fluidi nel sottosuolo. Poi, la corretta manutenzione delle spiagge, mediante la pulizia selettiva e la vagliatura in situ, la corretta realizzazione degli argini invernali di protezione con l’utilizzo di sabbie esterne al sistema della spiaggia e, infine, in assenza di protezioni con dune, le barriere frangivento di tipo temporaneo per intrappolare la sabbia che altrimenti, in inverno, invaderebbe le strade e le fognature.

Il tasto dolente per la realizzazione degli interventi di difesa della costa, anche in questo settore, riguarda i finanziamenti. Nel periodo 2010-2012, con il primo accordo di programma tra ministero dell’Ambiente e regioni, su 144 milioni di finanziamenti complessivi destinati alla difesa del suolo, poco più di 9 milioni sono stati destinati a opere di difesa della costa: di questi, 5,6 milioni provenivano dal ministero e 3,6 dalla regione Emilia-Romagna. Per quanto riguarda invece l’ordinaria attività di programmazione e di realizzazione degli interventi finanziati dalla regione Emilia-Romagna, nel periodo 2011-2014 sono stati finanziati interventi per 3,2 milioni; dal 1991 al 2010, i fondi impegnati per la difesa costiera sono stati di 8,3 milioni. Sulla costa romagnola sono presenti e funzionanti (il dato è di quattro anni fa) 66 Km di costa protetta da opere rigide, per uno sviluppo complessivo di 73.770 metri, tutti realizzati dallo Stato nel periodo che va 1950 al 2000.

La maggior parte delle opere di difesa sono scogliere parallele emerse (circa 38mila metri), poi scogliere radenti (8.700), pennelli (8.000), scogliere semisommerse (6.800) e, infine, barriere sommerse in sacchi (6.700). Per difendersi dall’erosione del mare, servono strumenti e tecniche appropriate, ma servono anche dei sistemi di gestione efficaci. In Emilia- Romagna si fa ricorso alla manutenzione ordinaria stagionale (annuale) e a quella straordinaria (ogni 5 anni). La prima prevede interventi di ripristino delle linee di spiaggia e di protezione con argini e dune invernali, attraverso la movimentazione dei materiali di deposito litoraneo provenienti soprattutto dal Delta del Po oppure con l’apporto di fonti esterne, come gli scavi edili, nuovi bacini portuali eccetera. La manutenzione straordinaria si basa sull’impiego di materiali che provengono dalle cosiddette fonti esterne, come i depositi sottomarini al largo della costa. (Pietro Mezzi)

Le foto sono state messe a disposizione dal Servizio tecnico di Bacino Po di Volano e della Costa, della Direzione generale ambiente e difesa del suolo della regione Emilia- Romagna.

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