Dissesto | Alluvioni

Esondazioni del Bisagno: misure per la messa in sicurezza di Genova

Il torrente Bisagno con i suoi 30 km taglia da nord a sud la città di Genova, in uno dei territori più edificati d’Italia, per giungere in mare al quartiere Foce. Spesso in secca, è capace di provocare alluvioni in caso di piena, come accaduto nell’ottobre del 1970, negli anni Novanta, il 4 novembre del 2011 e, da ultimo, il 9 ottobre 2014.

La storia della messa in sicurezza della città di Genova dalle alluvioni è storia antica. E complessa, molto complessa. È la storia del rapporto sbagliato tra il fiume e la città, tra la natura e lo sviluppo urbano e industriale del capoluogo, tra lo scorrere dei corsi d’acqua e la loro tombinatura e cementificazione delle sponde e dei letti dei torrenti. È forse uno degli esempi paradigmatici dell’insensatezza delle scelte dell’uomo nei confronti del proprio ambiente. Ma è anche storia dei ritardi della politica e delle istituzioni, delle burocrazie, del sistema dei lavori pubblici del nostro paese: di un’Italia più attenta al rispetto formale delle regole che delle regole della natura. In mezzo a questa storia ci stanno i disastri, le alluvioni, i morti, i feriti, i danni delle esondazioni del torrente Bisagno, che con i suoi 30 km taglia da nord a sud la città, in uno dei territori più edificati d’Italia, per giungere in mare al quartiere Foce.

Lo sbocco in mare del torrente Bisagno, che attraversa la città di Genova da nord a sud. La messa in sicurezza del corso d’acqua dura da decenni (foto Regione Liguria).

Lo sbocco in mare del torrente Bisagno, che attraversa la città di Genova da nord a sud. La messa in sicurezza del corso d’acqua dura da decenni (foto Regione Liguria).

Un torrente, il Bisagno, che insieme al Polcevera è uno dei principali corsi d’acqua del capoluogo ligure; spesso in secca, ma capace di provocare alluvioni in caso di piena, come accaduto nell’ottobre del 1970, negli anni Novanta, il 4 novembre del 2011 e, da ultimo, il 9 ottobre 2014. Nella penultima esondazione, quella di quattro anni fa, l’acqua arrivò fino alla stazione ferroviaria di Brignole. Ma i danni maggiori e le sei vittime causate da quell’evento furono provocate dall’esondazione di un altro corso d’acqua, il Rio Fereggiano, che si immette nel Bisagno stesso. Quindi, a Genova, a non funzionare come dovrebbe è l’intera rete dei corsi d’acqua: i torrenti Lentro, Canate e i rii Geirato, Torbiso, Molassano e il Fereggiano, appunto.

Fu a cavallo degli anni Venti e Trenta del secolo scorso che venne realizzata la copertura del torrente Bisagno, con un intervento che, nel tempo, all’incedere dell’urbanizzazione, ha reso ancora più critica la situazione, tanto che nel settembre del 1953, dopo nove giorni di pioggia intensa, si verificarono degli allagamenti fino alla zona centrale della città. Fu il Piano di bacino del dicembre 2001 a rilevare che «l’elevato rischio di esondazione, dovuto al superamento della capacità di smaltimento del tronco canalizzato e coperto, comporta pericolosi effetti di rigurgito a monte. Tali effetti si ripercuotono fino alla confluenza del rio Fereggiano e sono amplificati dalla presenza di ulteriori manufatti di attraversamento e di strutture interferenti con l’alveo».

Vista di viale Brigate Partigiane, strada importante del centro di Genova che porta al mare. Al di sotto dell’arteria scorre, tombinato, il Bisagno (foto Regione Liguria).

Vista di viale Brigate Partigiane, strada importante del centro di Genova che porta al mare. Al di sotto dell’arteria scorre, tombinato, il Bisagno (foto Regione Liguria).

Quattro anni dopo la denuncia contenuta nel Piano di bacino, partirono i lavori di rifacimento del primo lotto della copertura del Bisagno (70 milioni di euro il costo), che furono ultimati nel gennaio del 2009, con un aumento di portata d’acqua da 400 a circa 600 metri cubi al secondo. Sempre nel 2009 fu avviato l’iter per la realizzazione del secondo lotto di rifacimento della copertura del torrente (130 milioni), quello che comprende il tratto dalla questura di Genova fino alla stazione di Brignole. Lotto che è stato finanziato, appaltato e poi sospeso per ben trenta mesi, a causa di ricorsi e contro ricorsi e che fu infine sbloccato solo nell’ottobre del 2014. Un percorso accidentato, ma che merita di essere raccontato, in quanto anch’esso paradigmatico del mal funzionamento del sistema italiano degli appalti e della magistratura amministrativa.

I lavori di intervento sui sottoservizi necessari al rifacimento della copertura del Bisagno (foto Regione Liguria).

I lavori di intervento sui sottoservizi necessari al rifacimento della copertura del Bisagno (foto Regione Liguria).

Ben due, infatti, nell’aprile del 2012, sono stati i ricorsi presentati dai due consorzi di imprese escluse dall’assegnazione dei lavori: il primo al Tar della Liguria, il secondo a quello del Lazio. Nel febbraio 2013, il Tribunale amministrativo ligure ha accolto le tesi dei consorzi ricorrenti e ha disposto l’annullamento dell’intera procedura di gara e l’aggiudicazione dei lavori. Contro questa sentenza il raggruppamento vincitore dell’appalto e il commissario straordinario hanno presentato appello al Consiglio di Stato. Il quale, con sentenza dell’ottobre 2013, pubblicata solo nel gennaio 2014, ha annullato la sentenza del Tar Liguria e dichiarato la competenza funzionale del Tar del Lazio.

I lavori di intervento sui sottoservizi necessari al rifacimento della copertura del Bisagno (foto Regione Liguria).

Dopo la denuncia contenuta nel Piano di Bacino partirono i lavori del primo lotto del rifacimento della copertura del Bisagno: costo 70 milioni di euro (foto Regione Liguria).

È stato quindi riproposto il ricorso al Tribunale amministrativo del Lazio che ha accorpato i due nuovi ricorsi con quelli presentati nel 2012, che sono stati esaminati solo nel settembre del 2014. L’atto finale di questa tormentata vicenda è stato scritto nell’ottobre del 2014, con il deposito delle motivazioni della sentenza del Tar Lazio che ha respinto i quattro ricorsi. Furono i poteri commissariali attribuiti l’anno scorso dallo Sblocca Italia all’allora presidente della regione Liguria, Claudio Burlando, e non più a soggetti esterni alle istituzioni locali, a decretare che i lavori sarebbero potuti ripartire.

I lavori di intervento sui sottoservizi necessari al rifacimento della copertura del Bisagno (foto Regione Liguria).

Tre sono gli stralci previsti dal Piano del Bacino per il rifacimento della copertura del Bisagno. Il secondo stralcio ha previsto il fine lavori per il primo agosto 2017 (foto Regione Liguria).

«Di certo, aver attribuito ai presidenti di regione i poteri commissariali è stata una buona scelta, che ha ricondotto la materia nell’alveo istituzionale – afferma Luca Berruti, funzionario del settore Assetto del territorio della Regione Liguria e attualmente co-coordinatore dell’Ufficio speciale istituito dal Commissario straordinario per il Bisagno –. Per quanto riguarda la copertura del secondo lotto dei lavori del torrente, siamo prossimi alla validazione del progetto esecutivo e alla predisposizione degli atti di gara, che potrebbe essere pubblicata già prima dell’estate o al massimo ai primi di settembre».

Carta delle fasce di suscettività al dissesto del Piano di bacino stralcio per la tutela del rischio idrogeologico del torrente Bisagno. Città Metropolitana di Genova.

Carta delle fasce di suscettività al dissesto del Piano di bacino stralcio per la tutela del rischio idrogeologico del torrente Bisagno. Città Metropolitana di Genova.

Tre sono gli stralci previsti da questo progetto: il primo, di 15,5 milioni di euro e finanziato con economie recuperate dai fondi delle Colombiane (che risalgono al 1990; nda), è stato affidato nel 2009 attraverso un’estensione del contratto del primo lotto e completato nel 2011; il secondo stralcio, del costo di 35,7 milioni di euro, è quello attualmente in corso (i lavori, che avranno una durata contrattuale 840 giorni con ultimazione prevista per il 1° agosto 2017, sono stati consegnati il 14 aprile 2015); il terzo stralcio del secondo lotto completerà l’adeguamento idraulico della copertura (il costo previsto dell’opera è 95 milioni di euro e il progetto è in corso la validazione).

Carta del rischio idraulico del Piano di bacino stralcio per la tutela del rischio idrogeologico del torrente Bisagno.

Carta del rischio idraulico del Piano di bacino stralcio per la tutela del rischio idrogeologico del torrente Bisagno.

Va comunque detto che l’intervento sulla copertura del Bisagno è un’opera tecnicamente complessa per diversi ragioni: sull’area gravitano oltre centomila persone, è uno snodo ferroviario e metropolitano importante e un nodo viabilistico cruciale della città. Per questo i lavori di messa in sicurezza procederanno per fasi, in relazione alla complessità del contesto urbano.
«Il progetto prevede tempi lunghi di realizzazione – continua Berruti – dovuti alla viabilità che va garantita e alla presenza dei sottoservizi: oggi stimiamo un tempo che varia da sessanta a sessantacinque mesi, ma un dato esatto lo avremo dopo la revisione dell’esecutivo».

Carta del rischio geologico del Piano di bacino stralcio per la tutela del rischio idrogeologico del torrente Bisagno. Città Metropolitana di Genova.

Carta del rischio geologico del Piano di bacino stralcio per la tutela del rischio idrogeologico del torrente Bisagno. Città Metropolitana di Genova.

Una volta realizzato l’intero tratto coperto, dalla stazione ferroviaria di Brignole al mare, la portata del Bisagno aumenterà sensibilmente, riducendo in maniera significativa il pericolo di inondazioni. Allo stesso tempo, il rifacimento della copertura permetterà di rimediare il degrado strutturale dell’opera, adeguandola ai carichi previsti dalle attuali normative in materia di infrastrutture. Con l’intervento di rifacimento della copertura la portata attuale di 500 mc/sec aumenterà a 850.

Carta degli interventi del Piano di bacino stralcio per la tutela del rischio idrogeologico del torrente Bisagno.

Carta degli interventi del Piano di bacino stralcio per la tutela del rischio idrogeologico del torrente Bisagno.

Lo scolmatore del Bisagno. La sistemazione idraulica del Bisagno rientra nelle nove emergenze individuate a livello nazionale dal «Piano degli interventi strutturali per la riduzione del rischio idrogeologico in aree urbane ad altissima vulnerabilità» redatto dal dipartimento della Protezione civile. Come da tante altre parti d’Italia, questa volta alcuni decenni prima dell’impressionante espansione urbanistica degli anni Sessanta, che cambiò radicalmente anche il volto di quella zona di Genova, la parte finale del torrente è stata tombinata e da allora il Bisagno, che tanti danni produce con le sue periodiche esondazioni, scorre al di sotto di due importanti viali cittadini, i viali Brigata Bisagna e Brigate Partigiane, per poi sfociare nei pressi del quartiere fieristico di Genova.

Carta delle tracce delle sezioni idrauliche e dei tratti interessati del Piano di bacino stralcio per la tutela del rischio idrogeologico del torrente Bisagno..

Carta delle tracce delle sezioni idrauliche e dei tratti interessati del Piano di bacino stralcio per la tutela del rischio idrogeologico del torrente Bisagno..

Si tratta di un’area a elevatissima criticità idraulica, dovuta alla grave insufficienza di spazio per il deflusso delle acque. L’alveo attuale, in particolare nel tratto terminale coperto, non è infatti in grado di smaltire portate di piena anche ordinarie. In caso di forti piogge, le acque rischiano quindi di tracimare inondando i quartieri della Foce e di Borgo Incrociati e mettendo a rischio anche piazza della Vittoria e le vie limitrofe. Dal 1945 a oggi si sono contati almeno sette eventi alluvionali di una certa rilevanza che, oltre a danni ingentissimi (dell’ordine delle centinaia di milioni di euro), hanno causato la perdita di 22 vite umane: cinque nel 1945, dieci nel 1970, sei nel 2011 e uno nell’ultima, quella del 2014.

Carta del reticolo idrografico del Piano di bacino stralcio per la tutela del rischio idrogeologico del torrente Bisagno.

Carta del reticolo idrografico del Piano di bacino stralcio per la tutela del rischio idrogeologico del torrente Bisagno.

Il progetto – finanziato dalla Regione con 4,2 milioni – è stato approvato dalla Provincia di Genova nel 2007 solo in linea tecnica per mancanza della copertura finanziaria (costo dell’opera 230 milioni) e prevede la realizzazione di una galleria di scolmo lunga 6 km e 650 metri, in grado di allontanare dall’alveo naturale del torrente Bisagno una portata massima, in occasione di eventi di piena di 200 anni, di 417 mc/sec. La galleria intercetta lungo il suo cammino le portate del torrente Fereggiano e dei rii Rovare e Noce, innalzando la portata di altri 100 mc/sec circa.

Carta della franosità reale del Piano di bacino stralcio per la tutela del rischio idrogeologico del torrente Bisagno.

Carta della franosità reale del Piano di bacino stralcio per la tutela del rischio idrogeologico del torrente Bisagno.

Il complesso delle opere previste in progetto prevede la realizzazione dello sbarramento e della presa sul torrente Bisagno (sfioratore a soglia fissa di 100 metri di lunghezza, che immette in un canale collettore, di sezione rettangolare, che fa defluire le acque nella galleria di derivazione con una portata di 420 mc/sec; le opere sono completate da una briglia di monte, con una risagomatura del fondo dell’alveo fino alla sezione di sbarramento); della galleria principale di adduzione delle acque di piena (lunga 6.650 metri, diametro interno di 9,5 metri e che termina all’altezza di corso Italia; sul suo cammino intercetta le portate dei torrenti Fereggiano, Rovare e Noce; la portata massima di progetto è di 513 mc/sec); delle opere di presa sul torrente Fereggiano e dei rii minori (si tratta di un’opera di derivazione, di un pozzo a vortice, di un canale di imbocco, di una camera di fondo e di una galleria di collegamento tra il pozzo e la galleria principale); dell’opera di sbocco a mare (per consentire il deflusso a mare delle portate scolmate anche in occasione di condizioni meteo avverse, per garantire il miglior funzionamento idraulico e l’inserimento dell’opera nel contesto è previsto l’avanzamento della linea di costa con la realizzazione di una nuova scogliera di protezione a terra: una mantellata costituita da massi naturali di 8-12 tonnellate).

Carta idrogeologica del Piano di bacino stralcio per la tutela del rischio idrogeologico del torrente Bisagno.

Carta idrogeologica del Piano di bacino stralcio per la tutela del rischio idrogeologico del torrente Bisagno.

Grazie ai finanziamenti nazionali del «Piano delle città» del 2013 e dopo la comparazione delle possibili soluzioni progettuali, fu deciso di individuare un primo lotto funzionale finalizzato a scolmare solo le portate del Fereggiano (i lavori, con un costo di 45 milioni di euro – 25 dei quali da fondi nazionali, 15 dal comune di Genova e 5 dalla Regione – sono già stati appaltati) e dei corsi d’acqua Noce e Rovare. Dalla progettazione esecutiva del canale scolmatore del Bisagno dovranno quindi essere stralciate le opere già previste nel primo lotto, quali le opere di presa del Fereggiano e dei rii Rovare e Noce e delle relative gallerie di raccordo con quella principale, la galleria di servizio di valle e le opere di sbocco a mare a valle di corso Italia.

Carta delle aree inondabili e delle aree storicamente inondate del Piano di bacino stralcio per la tutela del rischio idrogeologico del torrente Bisagno.

Carta delle aree inondabili e delle aree storicamente inondate del Piano di bacino stralcio per la tutela del rischio idrogeologico del torrente Bisagno.

«Per lo scolmatore – prosegue il funzionario della regione Liguria – stiamo definendo l’incarico per le necessarie modifiche al progetto, che ha qualche anno di vita e deve essere aggiornato con le attuali normative tecniche, per andare poi in appalto integrato dei lavori. Stiamo ricercando un accordo coi progettisti, a suo tempo incaricati per la redazione del progetto definitivo, per effettuare i necessari aggiornamenti e integrazioni agli elaborati. Entro l’anno, se l’intervento verrà finanziato, si potrà quindi procedere all’affidamento della progettazione esecutiva e alla realizzazione dei lavori».
Il progetto – il cui committente è stato fino al 31 dicembre scorso la Provincia di Genova e dal 1° gennaio 2015 la Città metropolitana di Genova e che usufruisce di un finanziamento regionale di 4,2 milioni – è stato affidato, con una gara europea, a un’associazione temporanea di imprese formata dalla società veronese Technital, come capogruppo, da Sogreah e dagli studi di ingegneria Galli e Majone&Partners.

Carta delle aree inondabili e delle aree storicamente inondate del Piano di bacino stralcio per la tutela del rischio idrogeologico del torrente Bisagno.

Carta delle aree inondabili e delle aree storicamente inondate del Piano di bacino stralcio per la tutela del rischio idrogeologico del torrente Bisagno.

Gli altri interventi. Per il Bisagno è previsto un altro intervento, questa volta nel tratto compreso da ponte Monteverde e il ponte Feritore, che prevede la realizzazione di un nuovo argine sulla sponda destra e di consolidare la sponda sinistra per circa 2 km: lavori che complessivamente valgono 33 milioni di euro, sulla base di un progetto definitivo finanziato nel 2002 con 500mila euro dalla regione Liguria. Per il torrente Fereggiano, l’iter dei lavori per la realizzazione del canale scolmatore procede: la progettazione delle opere è conclusa e, dopo l’approvazione del progetto da parte del Consiglio superiore dei Lavori pubblici, sono stati approvati sia il progetto definitivo sia quello esecutivo, e aggiudicati e definitivamente consegnati i relativi lavori.

Carta degli elementi a rischio del Piano di bacino stralcio per la tutela del rischio idrogeologico del torrente Bisagno.

Carta degli elementi a rischio del Piano di bacino stralcio per la tutela del rischio idrogeologico del torrente Bisagno.

Vi è infine un progetto, finanziato dalla Regione e realizzato dalla Città metropolitana, che prevede la sistemazione e la riqualificazione complessiva del litorale di corso Italia, da punta Vagno a Boccadasse, con opere strutturali previste per allungare e proteggere le spiagge dall’erosione delle mareggiate. Si tratta di un intervento di 3,8 milioni di euro, di cui 1,5 finanziati dal bilancio dell’ex Provincia, il cui progetto è stato frutto della concertazione e della condivisione, oltre che con il comune di Genova, con gli operatori balneari, le società sportive e le associazioni che operano sul litorale.

Il tracciato dello scolmatore del torrente Bisagno.

Il tracciato dello scolmatore del torrente Bisagno.

Genova guarda a Italia Sicura. Nella sede della Regione, che dal 31 maggio scorso ha cambiato guida politica passando da Claudio Burlando (Partito democratico) a Giovanni Toti (Forza italia), si respira un’aria di attesa e di speranza riguardo le promesse del governo e del programma di Italia Sicura e della sua Struttura di missione.
«Il piano del governo per la messa in sicurezza della città di Genova – conclude Berruti – prevede interventi per 275 milioni di euro: 165 milioni destinati ai lavori di realizzazione del canale scolmatore del Bisagno, 95 per completare l’adeguamento della copertura, 10 milioni per la realizzazione delle gallerie sui rii minori che confluiranno nel torrente Fereggiano e 5 milioni, sempre per il Fereggiano, che andranno a sostituire i fondi regionali a suo tempo decurtati. A questi si sommano i 35 milioni di fondi per il cantiere del Bisagno, frutto dell’accordo di programma del 2010 con il ministero dell’Ambiente, che ha stanziato 30 milioni di euro; gli altri 5 provengono dalla Regione».

Il tracciato dello scolmatore del torrente Ferragiano.

Il tracciato dello scolmatore del torrente Ferragiano.

 L’alluvione dell’ottobre 2014 | Scontro di correnti calde e fredde. L’ultima pesantissima alluvione a Genova e dintorni avvenne il 9 ottobre del 2014: in 24 ore sul capoluogo ligure caddero infatti 395 millimetri di pioggia. A esondare furono il Bisagno, lo Sturla, il Fereggiano, il Noce e il Torbella; nella provincia di Genova, a subire la stessa sorte, sono stati lo Scrivia, lo Sturla, l’Entella e il rio Carpi. Tutto il sistema delle acque, in quella tragica giornata, saltò. La notte tra il 9 e il 10 ottobre l’acqua del Bisagno superò di 1 metro e 80 centimetri la quota massima di colmo, mettendo sott’acqua i primi piani delle abitazioni e trascinando decine e decine di auto fino alla stazione di Brignole, la cui zona venne interamente allagata, come nel 2011. L’alluvione, alla fine, è costata un morto, 250 milioni di euro di danni, 25 solo per la città di Genova, 43 comuni del genovese alluvionati. Una situazione disastrosa, che ha prodotto una reazione spontanea di migliaia di cittadini genovesi e di altre parti d’Italia accorsi nel capoluogo, oltre che per protestare per quanto nuovamente accaduto, anche per ripulire le strade e la case invase dal fango.

Un’immagine dell’alluvione del quartiere di Borgo Incrociati a Genova del 4 novembre del 2011 (foto, Regione Liguria).

Un’immagine dell’alluvione del quartiere di Borgo Incrociati a Genova del 4 novembre del 2011 (foto, Regione Liguria).

La causa scatenante dello straordinario evento meteorologico è da ricercarsi nelle forti precipitazioni verificatesi su un’area geografica molto ristretta: un evento aggravato da un forte temporale autorigenerante. L’incontro-scontro del flusso di aria calda con quello di aria fredda è, infatti, la causa del V-shape thunderstorm, cosiddetto per la sua forma a «v» e detto anche autorigenerante. È stato lo scontro tra le correnti fredde settentrionali del vento di Tramontana della pianura padana e quelle caldo-umide meridionali del vento di Scirocco del Tirreno, a creare un microfronte stazionario. In pratica, uno stallo dovuto al flusso d’aria creato dal moto convettivo delle correnti, che rimanevano bloccate sulla zona. Le precipitazioni temporalesche si autoalimentavano, per ricadere subito dopo nelle zone già duramente colpite.

Un’immagine dell’alluvione del quartiere di Borgo Incrociati a Genova del 4 novembre del 2011 (foto, Regione Liguria).

Un’immagine dell’alluvione del quartiere di Borgo Incrociati a Genova del 4 novembre del 2011: la causa scatenante del dissesto è da ricercarsi nelle forti precipitazioni verificatesi su un’area geografica molto ristretta  (foto, Regione Liguria).

Dal Governo 350 milioni per Genova. Una buona notizia, a inizio luglio, per Genova. Sbloccati 350 milioni provenienti dal Piano stralcio delle grandi aree urbane contro il dissesto idrogeologico. Con la pubblicazione in gazzetta ufficiale della delibera Cipe 153 del 20 febbraio scorso, sono stati infatti confermati e attribuiti i 600 milioni messi a disposizione grazie al lavoro della Struttura di missione #italiasicura del direttore Mauro Grassi per conto del governo Renzi. Per la precisione si tratta di 560 milioni provenienti dai fondi si sviluppo e coesione per il periodo 2014-2020 e di 150 milioni individuati dal Cipe sulla base di fondi esistenti, ai quali si aggiungono 110 milioni per il fondo progettazione. Una bella fetta della torta dei finanziamenti del Piano stralcio, che conta complessivamente 1.250 milioni (600 finanziati e 650 da finanziare con la prossima legge di Stabilità), va al contrasto al dissesto idrogeologico per la zona di Genova e quindi alle opere di messa in sicurezza del torrente Bisagno.

Lavori sulla copertura del Bisagno, pochi giorni prima dell’ultima alluvione del 2014 (foto, Regione Liguria).

Lavori sulla copertura del Bisagno, pochi giorni prima dell’ultima alluvione del 2014 (foto, Regione Liguria).

Interessati dal provvedimento governativo gli interventi anti-dissesto anche altre città, oltre Genova: Milano, Torino, Bologna, Firenze, Padova, Roma, Napoli, Catania, Reggio Calabria, Olbia. Dopo la firma del decreto della presidenza del consiglio dei ministri, sarà necessario sottoscrivere gli accordi di programma tra le regioni interessate, il ministero dell’Ambiente e l’Unità di missione, operazione che il direttore Grassi conta di chiudere entro l’estate. La delibera Cipe ha sbloccato anche 110 milioni di euro per il fondo di progettazione, risorse che andranno a finanziare gli enti locali per l’elaborazione dei progetti da inserire nel Piano anti-dissesto del governo da sette miliardi di euro in sei anni: gli interventi presentati nel dicembre scorso dalle Regioni, che valevano complessivamente 22 miliardi di euro, erano ancora fermi in attesa delle risorse per iniziare la progettazione. Sempre all’interno dei 22 miliardi, l’Unità di missione sta definendo un pacchetto di opere, già corredate della progettazione definitiva o di quella esecutiva, per un nuovo piano stralcio anti-dissesto per il contrasto ai fenomeni franosi e all’erosione costiere di 1.365 milioni di euro (1.071 anti-frana e 294 anti-erosione), da finanziare con la legge di Stabilità 2016.

Pietro Mezzi

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