Città e mercati | Gastone Ave, urbanista

Esportare il centro storico: piani di città estere fatti da italiani

Nell’edizione speciale della Triennale di Milano denominata «Triennale Xtra», articolata in diverse iniziative, occupa un posto di rilievo la mostra prevista intitolata «Esportare il centro storico. Storia, sviluppo e futuro della difesa dell’integrità fisica dei centri storici», aperta a Brescia da luglio a ottobre 2015.

Gastone Ave, Urbanista, docente dell’Università di Ferrara

Gastone Ave, Urbanista, docente dell’Università di Ferrara

Expo 2015 nonostante le tante critiche, molte infondate, ha stimolato tante aziende pubbliche e private di ogni settore a rispolverare la propria storia per presentarsi al meglio per il pubblico mondiale atteso per la manifestazione. È tutto un rinnovamento di siti internet aziendali, campagne di comunicazione, iniziative editoriali mirate, perfino apertura di musei aziendali che hanno un nesso con Expo 2015, come il Fernet Branca di Milano o anche senza alcun nesso, la maggioranza. Ma ben venga questo fervore comunicativo se riserva belle sorprese come quella di una edizione speciale della Triennale di Milano denominata «Triennale Xtra» articolata in diverse iniziative.

Tra queste un posto di rilievo ha la mostra prevista intitolata «Esportare il centro storico. Storia, sviluppo e futuro della difesa dell’integrità fisica dei centri storici», aperta a Brescia da luglio a ottobre 2015. Il curatore della mostra, Benno Albrecht, con la collaborazione di Anna Magrin, ha selezionato tra i tanti casi disponibili una cinquantina di piani urbanistici di centri storici, compreso oltre una dozzina di città estere, fatti da altrettanti architetti e urbanisti, alcuni noti altri sconosciuti al grande pubblico.

Al di là della mostra, che merita il viaggio, il punto è che la cultura e la professione urbanistica italiana ha prodotto risultati molto apprezzabili nella sua storia recente, anche se vengono ricordati di più gli aspetti negativi come i casi dei quartieri dormitorio, dove però la responsabilità dei progettisti è quasi nulla rispetto a quella degli amministratori locali. Tra i nomi più noti Luigi Piccinato ha lavorato molto all’estero. In Turchia, per esempio, ha fatto il piano regolatore della città di Istanbul in due fasi (1956 e 1967) e il piano regolatore della città di Bursa nel 1958. Ha lavorato in Argentina, con studi per il piano regolatore di Buenos Aires, nel 1947, e il piano regolatore di Ciudad Ezeiza nel 1948-49; in Israele, con il piano regolatore di Eilat, del 1960-65, il piano della costa di Tel Aviv-Yafo, 1965, o in vari centri dell’Algeria. Vittorio Gregotti è stato autore di piani urbanistici di vasta scala per alcune città in Cina e in Nord Africa, tra cui il piano urbanistico per Iading-Anting, città metropolitana di Shanghai (Cina), 2004; Bernardo Secchi è stato consulente per Anversa e Parigi; Giuseppe Campos Venuti per Madrid; Paolo Ceccarelli ha coordinato il piano regolatore di Addis Abeba nell’1984-86 e, con Etra Occhialini, il piano regolatore di Gerico in Palestina nel 2014.

Ma l’elenco dei nomi meno noti al grande pubblico è quasi sterminato. Federico Oliva è autore del piano regolatore intercomunale dei comuni di Lugano, Cannobbio, Porza (Svizzera), nel 2007; nello stesso anno Maurizio Tiepolo redige il piano di Guayaquil (Ecuador). Enrico Fontanari è tra i pianificatori più attivi all’estero. Nel 2012 firma il Master Plan 2012-2032 di Dar Es Salaam (Tanzania), 2012, su finanziamento della Banca Mondiale. Nel 2010 Fontanari redige il piano urbanistico per Cusco (Repubblica del Perù); nel 2006-07 i piani urbanistici per diversi centri della Rete Nazionale urbana in Algeria; nel 2005 redige il piano urbanistico per l’Area Metropolitana di Quito (Ecuador); nel 2003-03 il piano urbanistico per le aree Unesco nella valle di Kathmandu (Nepal).

Non meno attivo è Giorgio Lombardi che nel 2004-06 coordina il piano strategico della città di Santo Domingo (Repubblica Dominicana), e il piano urbanistico per Cartagena de Indias (Colombia); in precedenza aveva redatto piani urbanistici per Baghdad (Iraq), Puebla (Mexico), Santa Marta (Colombia), La Rochelle (France), Puebla (Mexico), Quito (Ecuador), Potsdam (Germany).

Daniele Pini è autore del piano urbanistico per il centro storico di Sana’a (Yemen), 2003, e di piani per alcuni quartieri del Cairo (Egitto) 2010; Marcello Balbo, firma il piano per il centro storico di Fès (Marocco), 1988-89; Bruno Gabrielli redige il piano regolatore per la nuova Darsena della città di Zhu Jia Jiao (Shanghai-Cina), 2003; Mirella Loda, insieme a Gaetano Di Benedetto e a Massimo Preite, coordinano il piano generale strategico per la città di Herat (Afganistan), 2011-2013. Francesco Bandarin, direttore del Centro del Patrimonio Mondiale dell’Unesco dal 2000 al 2010, ha diretto decine di piani urbanistici per i centri storici di città in Asia, Africa e America Latina, troppo numerosi per essere qui citati. Tra i tanti poco noti vi è anche chi scrive, avendo collaborato con Paolo Ceccarelli al Master Plan di Addis Abeba (Etiopia) negli anni ‘80 ed essendo coautore con lo stesso Ceccarelli del piano strategico del centro storico di Montevideo (Uruguay) nel 2002-04.

L’opera all’estero degli urbanisti italiani è solo in parte chiarita, per i centri storici di alcune città, nella citata mostra della Triennale di Milano. Ma il lavoro di ricostruzione della memoria collettiva per ricostruire cosa è stata e cosa potrebbe ancora essere l’urbanistica italiana all’estero è ancora quasi tutto da fare. Per esempio, l’apporto degli architetti italiani alle città argentine è noto, ma ancora poco documentato. Lo stimolo dato da Expo 2015 è positivo e va continuato anche dopo la fine di questo grande evento.

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