L'intervista | Kennedy & Violich

Espressività dei materiali nel Tozzer Anthropology Building

Lo studio KVA di Kennedy e Violich ha realizzato un edificio di ampliamento all'Università di Harvard. Il progetto, eseguito con tecnologie digitali su una piattaforma in rete, è il risultato delle ricerche svolte dallo studio sui materiali e sulle loro capacità espressive.

Sheila Kennedy e Frano Violich.

Sheila Kennedy e Frano Violich.

Nella nuova sede nel South End di Boston, Kva – Sheila Kennedy e Frano Violich – sviluppano le loro capacità professionali su una piattaforma operativa completamente in rete per la progettazione e la prototipazione degli spazi, così come i laboratori Matx, la divisione inhouse di ricerca interdisciplinare sui materiali, che esplora a vari livelli la cultura dei materiali. Frano Violich risponde ad alcune nostre domande.

Il vostro studio Kva Matx è autore della biblioteca Tozzer di Harvard, un prestigioso edificio che si integra con le strutture esistenti della Facoltà di Antropologia dell’Università di Harvard, a Cambridge Ma. Il progetto ha creato digitalmente un gioco di mattoni a sbalzo sopra al nuovo ingresso, direttamente collegato con la geometria complessiva dell’edificio, con ciascuna fila di mattoni spostata rispetto alla fila sottostante, in parallelo con la struttura dell’edificio. Pertanto, l’involucro dell’edificio si esprime in parte con una «texture» di mattoni, che crea un effetto decorativo; il termine, di derivazione latina, riconduce all’antico. Può spiegare meglio questa scelta?

Texture è un termine polivalente che, a nostro parere, invece di rapportarsi all’antico, rappresenta l’innovazione. Il termine è usato in molti campi del design e della produzione culturale. Per esempio, nel settore della moda, mentre il colore e il modello sono stati i motori trainanti del passato, oggi l’esperienza tattile o sensoriale, derivante dalla consistenza dei materiali, sta giocando un ruolo determinante nella sua affermazione odierna.

©John Horner | Cambridge Tozzer

©John Horner | Cambridge Tozzer

Lo stesso vale per la musica e anche per l’arte culinaria: c’è sempre una ricerca strategica che riguarda il carattere, le prestazioni, o l’effetto di un materiale, il suono, o l’ingrediente, a seconda della disciplina creativa in cui si è impegnati. Quindi, piuttosto che a un effetto decorativo, che richiama in architettura limitate associazioni a momenti storici, forse stiamo assistendo a uno sviluppo di un nuovo effetto strutturale, che ha la capacità di trascendere le discipline, attraverso un costante ripensamento dei modi di produzione e di un nuovo apprezzamento per l’attività artigianale.

Con un rivestimento in mattoni di produzione standard, il nuovo design della costruzione rappresenta una materialità laterizia contemporanea, che si confronta con i novecenteschi dettagli in mattoni del contestuale campus Peabody. Come si può definire questa diversa materialità? Qual è la differenza nei particolari costruttivi tra la materialità della muratura del secolo passato e quella contemporanea?

Questa è forse la caratteristica principale di questo progetto architettonico. Nel corso degli ultimi decenni, l’architettura si è espressa evidenziando il rapporto tra «struttura e rivestimento». L’uso del disegno Cad, degli innovativi rivestimenti e delle superfici vetrate hanno valorizzato la trasparenza, la smaterializzazione dell’involucro, che ha raggiunto un livello di «sottigliezza» inimmaginabile. Lo vediamo nei lavori di un gran numero di architetti contemporanei che operano in tutto il mondo.

©John Horner | Cambridge Tozzer

©John Horner | Cambridge Tozzer

La ricerca sul Progetto Tozzer ha avuto l’obiettivo si stabilire come gli strumenti di produzione digitale, gli stessi che producono questa architettura «sottile», possano creare un’architettura di spessore, impostata entro gli stessi limiti di efficienza e entro le tecniche della costruzione contemporanea. La questione verteva su quando un materiale come il mattone, utilizzato nel rispetto dei parametri degli attuali codici energetici di costruzione, comincia a esprimere i limiti di ciò che un mattone può fare. Qui, la questione è diventata importante quanto la risposta.

Nelle opere storiche di architettura sono rilevabili contrasti tra ornamento, purismo e rigorismo. Secondo lei, quanto sono importanti attualmente considerazioni di questo tipo? Che rapporto c’è tra bellezza e ornamento?

Parole come bellezza, decoro e purezza mi ricordano ciò che Adolf Loos ha affermato quando ha predetto la scomparsa dell’ornamento e l’avvento del minimalismo: «ciò che è tolto è tolto»! In altre parole, ci siamo evoluti. Il ruolo dell’Architettura è quello di essere un riflesso del suo tempo e in questo senso può essere un fatto rilevante.

©John Horner | Cambridge Tozzer

©John Horner | Cambridge Tozzer

Canoni dell’architettura che hanno tentato di convalidare universalmente la bellezza sono stati abbandonati da decenni; invece sono stati indagati aspetti riguardanti l’esperienza emotiva, performativa e sensoriale dell’architettura. Inoltre l’architettura affronta le sfide della società; l’architettura ha la capacità di dare piacere, di essere interattiva e di dare risposte alle più grandi questioni ambientali. Forse la domanda principale riguarda il rapporto tra la bellezza e il design.

L’utilizzo odierno del mattone come rivestimento «a tessitura », la «texture» laterizia, può considerarsi un sistema decorativo dell’edificio? Il disegno della tessitura è una leziosità o una semplice espressività, nella definizione formale della facciata? Il «tessere» una facciata con originalità, adoperando e scomponendo variamente mattoni anche di foggia e di colore differente, è da ritenersi puro estetismo?

Il ruolo primario attribuito alla facciata in mattoni è stato quello di dare un volto al Dipartimento di Antropologia. Questa comunità di docenti, studenti e ricercatori si era dispersa all’interno del campus di Harvard, senza un senso di identità e senza la capacità di costruire la loro comunità. Nel Tozzer, questi dipartimenti sono stati riuniti per la prima volta.

©John Horner | Cambridge Tozzer

©John Horner | Cambridge Tozzer

L’antropologia è lo studio dell’umanità attraverso il linguaggio, la cultura e le sue artigianalità ed era importante che questo fosse espresso proprio attraverso la realizzazione dell’edificio. Come molti dei 1,2 milioni di manufatti che sono conservati presso l’adiacente Museo Peabody, l’ingresso del Tozzer è da considerarsi un artefatto, un modo di concepire il muro di mattoni, in cui la mensola e il contrafforte stanno sullo stesso piano.

Per la progettazione dell’intervento e appunto per la definizione di questi nuovi dettagli, a quali sistemi digitali avete fatto ricorso? Quanto è stata utile questa nuova procedura digitale per la precisione realizzativa e la qualità del costruito?

La modellazione digitale in tridimensionale è stato un aspetto cruciale del processo di progettazione, come lo è stata l’elaborazione della geometria della muratura a sbalzo. È stato attraverso questo processo che siamo stati in grado di definire la geometria, la «piega», la particolare rientranza diagonale, per la disposizione dei mattoni, che funge da spina dorsale alla facciata. Lo strumento più utile è stata un’applicazione software, un plug-in Rhino chiamato Grasshopper, che ha permesso al team di progettazione, attraverso un processo iterattivo, di spostare, al momento opportuno, in pochi minuti 3.500 mattoni, al fine di trovare la corretta geometria e pendenza del muro. All’interno, il volume centrale multipiano era una geometria ancora più difficile da risolvere con piani a differenti livelli da raccordare, per formare un’articolazione volumetrica di piani frammentati, che riceve luce da un lucernario sovrastante. Tuttavia, vi sono due aspetti del processo di progettazione che i sistemi digitali devono ancora superare. Il primo è l’immaginazione. La facciata del Progetto Tozzer, così come il suo spazio interno, sono soluzioni di integrazione tra la geometria spaziale, i materiali e la loro relazione con l’insegnamento pedagogico e l’apprendimento che si attua all’interno dell’edificio. La seconda è la sperimentazione fisica del dettaglio costruttivo che, nel caso della parete digitale di mattoni, ha richiesto una specifica prototipazione.

Le ricerche sulla materialità, l’innovazione degli elementi costruttivi e delle procedure di progettazione (Bim – Building Information Modeling) perseguono obiettivi esclusivamente economici e prestazionali, oppure nel determinare la precisione, la qualità costruttiva, generano anche rappresentatività e valori estetici?

Preferisco parlare di modo di agire, più che di estetica. La stragrande maggioranza di ciò che sperimentiamo nell’ambiente costruito è il risultato dell’economia, dell’efficienza costruttiva e della pianificazione che l’uso del CAD design porta al processo di progettazione. Emergono da questo, in particolare nel settore delle costruzioni, termini come la costruzione robotica, la scansione 3D Lidar, e la Uav photogammetry. In questo senso il Bim e gli sviluppi tecnologici relativi sono utili strumenti a disposizione del settore progettazione e costruzione. Tuttavia, solo quando questi sono parte di una visione più ampia, basata su un’idea di forma, materiale, o su sistemi naturali, allora hanno la possibilità di incidere diversamente, come fondamento pratico e teorico dello studio di architettura.
di Roberto Gamba

©Costruire in Laterizio

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