Punti di Vista | Claudio De Albertis presidente Assimpredil Ance

Fallimento, concordato e altri strumenti

Gli istituti del concordato preventivo, della ristrutturazione del debito e del concordato in continuità hanno dimostrato grossi limiti che rendono necessario un ripensamento complessivo e alcuni urgenti interventi correttivi finalizzati a evitare condotte fraudolente e a bilanciare i contrapposti interessi in gioco.

Dal 2008 a oggi sono circa 11.200 le imprese di costruzioni fallite e molte altre aziende del settore affrontano le difficoltà economiche ricorrendo a istituti concorsuali di recente istituzione, varati nell’anno passato, come strumenti per superare la grave situazione emergenziale: il concordato preventivo in bianco o in continuità e agli accordi per la ristrutturazione del debito.

Questi strumenti avrebbero dovuto consentire, pur in una situazione di conclamata difficoltà, di salvaguardare l’azienda intesa come il complesso di beni organizzati per la produzione, il know-how, le risorse umane, il portafoglio clienti e la conoscenza dei mercati di sbocco e di approvvigionamento.

Claudio De Albertis, presidente Assimpredil Ance

Un salvataggio per permettere all’impresa debitrice un nuovo inizio di attività, un ritorno al valore e alla produzione di flussi di cassa sufficienti a soddisfare gli interessi dei creditori.
Le aspettative del legislatore sono però state ampiamente disattese perché non si è realizzata quasi mai una reale tutela dell’azienda, ma solo del singolo debitore, a scapito di una molteplicità di creditori che, viceversa, sono portatori di un’economia attiva. In altri termini, i creditori – che in questa difficile congiuntura economica stanno anch’essi faticosamente lottando per sopravvivere – vengono utilizzati quali ammortizzatori delle aziende in crisi. Gli istituti del concordato preventivo, della ristrutturazione del debito e del concordato in continuità nella loro applicazione pratica hanno dimostrato grossi limiti che rendono necessario un ripensamento complessivo e, nell’immediato, alcuni urgenti interventi correttivi finalizzati a evitare condotte fraudolente e a bilanciare i contrapposti interessi in gioco. La revisione normativa dovrebbe prevedere norme in grado sia di accompagnare in modo dignitoso le imprese destinate a uscire dal mercato, sia di realizzare ogni possibile aiuto alle imprese in difficoltà.
Il concordato c.d. in bianco, per esempio, anziché rappresentare – come nell’intento del legislatore – un meccanismo a tutela dell’azienda, è stato utilizzato in funzione di mera protezione del debitore a cui questi ricorre davanti al rischio di istanze di fallimento o per bloccare quelle presentate. Per questa ragione occorre valutare l’opportunità di mantenere un simile istituto (che non ha dato nessun risultato in termini di tutela del patrimonio aziendale) e in ogni caso va ridotto a 60 giorni il termine entro cui il debitore deve presentare il piano di concordato. In secondo luogo, si ritiene che debbano essere irrobustiti gli obblighi informativi del debitore. La richiesta di maggiore trasparenza potrebbe essere attuata prevedendo l’obbligo di informare tutti i creditori dell’avvenuto deposito della domanda di concordato in bianco, compresi anche i possibili «aventi causa», evidenziando la situazione pre-concorsuale negli ordini e nei contratti. Le maggiori perplessità riguardano, tuttavia, il concordato in continuità, che può portare a un vantaggio competitivo del debitore alterando le regole della sana concorrenza. Per evitare che l’istituto possa essere uno strumento improprio di «esdebitazione» e quindi una «ripartenza» a danno di altri operatori, è necessario che venga stabilita una percentuale minima di soddisfazione dei creditori almeno pari al 40%. Inoltre nella fase di concordato, con riferimento agli appalti pubblici, mentre è consentita la prosecuzione di commesse già in essere, deve essere rivista la possibilità di partecipare a nuove gare. Per quanto riguarda la disciplina generale degli istituti concordatari si ritiene necessario realizzare un maggior coinvolgimento dei creditori nelle decisioni, anche attraverso una diversa definizione delle maggioranze per l’approvazione delle proposte di concordato e rafforzando il loro ruolo nella vigilanza. La crisi d’impresa è un argomento di ampio respiro e complessità che merita adeguata riflessione e ponderazione: la gravità della situazione economica impone, al di là di questi minimi correttivi, una rivisitazione dell’intera materia concorsuale, che tocchi i temi dei crediti privilegiati e della par condicio creditorum, del ruolo e dei costi dei professionisti cui è affidata la redazione del piano che depauperano gli asset della società. Si impone, però, soprattutto una considerazione generale: gli strumenti concordatari non possono essere lo strumento principale per la risoluzione della grave situazione economica. Bisogna prendere atto che l’attuale congiuntura è così grave da richiedere misure incisive a supporto delle aziende, con strumenti in grado di favorire l’emersione e la gestione tempestiva della crisi perché è fondamentale poter agire su un soggetto che abbia ancora qualche reale possibilità di rilancio e di riorganizzazione dell’attività aziendale. Gli istituti del concordato preventivo, della ristrutturazione del debito e del concordato in continuità hanno dimostrato grossi limiti che rendono necessario un ripensamento complessivo e alcuni urgenti interventi correttivi finalizzati a evitare condotte fraudolente e a bilanciare i contrapposti interessi in gioco.




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