Il decreto del Fare | Massimo Ghiloni, consulente urbanistico

Gli snellimenti per rilanciare l’edilizia

Il dl n.69/2013, convertito nella l. n.98/2013, denominato «decreto del Fare», ha introdotto disposizioni per snellire alcuni passaggi procedurali. In particolare, l’art.30 del dl si occupa delle semplificazioni in edilizia apportando alcune modifiche e integrazioni al Testo Unico Edilizia dpr n.380/2001.

Il percorso a tappe verso il traguardo della semplificazione si è arricchito di un nuovo contributo, ossia il dl n.69/2013, convertito nella l. n.98/2013, denominato «decreto del Fare», che ha introdotto disposizioni per snellire alcuni passaggi procedurali. In particolare, l’art.30 del dl si occupa delle semplificazioni in edilizia apportando alcune modifiche e integrazioni al Testo Unico Edilizia dpr n.380/2001.

Si parte dall’annosa questione della demolizione e ricostruzione con rispetto della sagoma e del volume preesistenti, che si è trascinata per anni tra parziali modifiche al Tue (che originariamente prevedeva anche il mantenimento dell’area di sedime e delle caratteristiche dei materiali) e iniziative innovative regionali come quella della Lombardia censurata dalla Corte costituzionale.

Massimo Ghiloni, consulente urbanistico

Massimo Ghiloni, consulente urbanistico

Il decreto, per dipanare la matassa, interviene sul punto affermando che nella demolizione e ricostruzione deve essere rispettato il volume preesistente, ma si può modificare la sagoma. Il chiarimento ha avuto, però, vita breve poiché in sede di conversione sono stati introdotti alcuni distinguo, ossia se l’immobile è vincolato a fini di tutela culturale e paesaggistica ovvero ricade in particolari zone del centro storico individuate dai comuni non è sufficiente per realizzare l’intervento presentare la segnalazione certificata di inizio attività (Scia), la cui efficacia e oltretutto sospesa per 30 giorni, ma deve essere richiesto il permesso di costruire. In merito a ciò, si deve sottolineare che la tutela del bene vincolato è assegnata all’ente competente al rilascio della relativa autorizzazione e non alla diversa tipologia del titolo abilitativo, come se la Scia fosse di serie B rispetto al permesso di costruire, tenuto anche conto dell’indirizzo normativo degli ultimi anni volto a favorire l’asseverazione da parte dell’interessato, con l’ausilio di un tecnico, sostitutiva del provvedimento rilasciato dal comune. La stessa contraddizione si riscontra relativamente alle altre innovazioni introdotte dal decreto in merito al procedimento per il rilascio del permesso di costruire per interventi in aree vincolate, in quanto anche in caso di parere positivo della sovrintendenza non si segue il regime ordinario del silenzio assenso per inutile decorso del termine per l’adozione del provvedimento conclusivo, bensì deve comunque essere rilasciato dal comune il provvedimento esplicito, prevedendo la possibilità per l’interessato di richiedere l’intervento sostitutivo di un commissario ad acta. Anche in questo caso, perciò, non è possibile seguire il procedimento di natura edilizia ordinario nonostante si sia risolto positivamente il sub procedimento pregiudiziale relativo al rilascio dell’autorizzazione da parte dell’ente preposto alla tutela. Da segnalare è, poi, una disposizione introdotta dalla legge di conversione modificativa del dm n.1444/1968 sugli standard urbanistici. In proposito il dm fissa, a integrazione del Codice civile, le distanze dagli edifici da rispettare tra le costruzioni, anche queste oggetto di tentativi di modifica da parte delle Regioni regolarmente cassati dalla Corte costituzionale. Per tacere, poi, dei contrasti tra privati che intasano i tribunali. Il decreto, ribadendo l’intangibilità delle disposizioni del Codice, riconosce alle Regioni la facoltà di emanare disposizioni di carattere derogatorio alle distanze di natura urbanistica indicate dal dm e, con un dettato normativo suscettibile di diverse interpretazioni, di rivedere le prescrizioni relativa agli standard urbanizzativi e, forse, agli altri parametri urbanistici. Le ulteriori innovazioni del decreto sono così riassumibili. Anche in caso di presentazione della Scia e della comunicazione inizio lavori (Cil) l’interessato, come già avviene per il permesso di costruire, può richiedere allo sportello unico per l’edilizia di acquisire direttamente gli assensi necessari ricorrendo anche alla conferenza di servizi. Viene, altresì, abrogata la previsione che l’asseverazione relativa alla Cil per opere di manutenzione straordinaria non possa essere resa da un tecnico dipendente dell’impresa o del committente, che viene ora riconosciuto come soggetto legittimato a tale adempimento. Considerata la crisi del mercato immobiliare, il decreto prevede la proroga di due anni dei termini di inizio e fine lavori relativi a titoli abilitativi rilasciati antecedentemente all’entrata in vigore dello stesso decreto e di tre anni per le convenzioni di lottizzazione stipulate entro il 3/12/2012. Ulteriore oggetto del decreto è la possibilità di rilascio da parte del comune dell’agibilità parziale, che può riguardare singoli edifici o porzioni di essi ovvero singole unità immobiliari, a condizione, però, che siano: funzionalmente autonomi; realizzate e collaudate le opere di urbanizzazione, gli impianti e le parti strutturali; completate le parti comuni per le singole unità immobiliari. È infine prevista, a regime, l’attestazione del direttore lavori circa gli adempimenti ai fini dell’agibilità sostitutiva del provvedimento. Di fronte a questo scenario normativo si possono avere due atteggiamenti: il benaltrismo, per cui occorreva un sforzo legislativo più organico; prendere atto di un ulteriore contributo allo snellimento. Al lettore la risposta.




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