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I mercati emergenti trascinano le imprese italiane

Secondo le previsioni di Sace, le esportazioni italiane di beni cresceranno del 3,9% nel 2015, un tasso doppio rispetto a quello dell’anno precedente. Il ritmo di crescita aumenterà ulteriormente nel triennio 2016-2018, fino ad attestarsi al 5%.

Una congiuntura macroeconomica favorevole, livelli di rischio complessivamente stabili a livello globale e un ampio potenziale inespresso ancora da cogliere. Questo il quadro da cui prende le mosse Restart, l’ultimo Rapporto Export di Sace, che segnala, per le imprese esportatrici italiane, l’aprirsi di una finestra di opportunità unica e previsioni di crescita a un tasso medio annuo del 4,7% nei prossimi quattro anni.
Secondo le previsioni di Sace, le esportazioni italiane di beni cresceranno del 3,9% nel 2015, un tasso doppio rispetto a quello dell’anno precedente. Il ritmo di crescita aumenterà ulteriormente nel triennio 2016-2018, fino ad attestarsi al 5%.

Export: previsioni export 2015 e 2016-2018 (var.%  annue). Fonte: Sace

Export: previsioni export 2015 e 2016-2018 (var.% annue). Fonte: Sace

Un ritmo positivo, ma distante da quello pre-Lehman, a testimonianza dell’impatto permanente della crisi finanziaria mondiale sul commercio internazionale. Tra il 2000 e il 2007, in media, il commercio mondiale è cresciuto del 7,3%, superiore di 3 punti percentuali rispetto al periodo 2011-2018.
Se nella filiera agroalimentare il potenziale riguarda prevalentemente i mercati maturi, per le imprese delle costruzioni le geografie di riferimento spaziano anche su diversi mercati emergenti.

Non c’è, infatti, più una netta distinzione tra mercati avanzati, emergenti, Brics. Tra le migliori destinazioni per le costruzioni troviamo l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi, l’Algeria, il Qatar, ma anche la Corea del Sud, la Cina, l’Indonesia e la Malesia. Mercati più vicini, come la Turchia e la Polonia (un mercato grande quanto la Russia, quanto a volumi di export italiano) rimangono fortemente attraenti.
Anche i partner commerciali più tradizionali presentano ottime opportunità, come è il caso di Stati Uniti (+44% nei primi tre mesi), Regno Unito (+7,2%) e Germania (dove a marzo l’export ha segnato un +6%, grazie al traino dell’automotive). Nigeria, Senegal e Angola rimangono interessanti come mercati di frontiera e progressivamente potranno diventare le destinazioni commerciali future.

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