Dissesto idrogeologico | Interventi sul territorio

Seveso caso pilota, poi il Sarno

Per il governo e per chi è chiamato a dare una svolta alla condizione di dissesto idrogeologico dell’intero Paese, il «progetto Seveso» dovrà rappresentare un caso pilota, in particolare per i prossimi interventi, quelli previsti per il fiume Sarno.

Erasmo D’Angelis, capo della struttura di missione del governo Renzi contro il dissesto idrogeologico (#italiasicura), è stato perentorio: «Il tempo dell’attesa è finito. È ora di mettere in sicurezza il territorio».
Con queste parole, il braccio destro del sottosegretario Graziano Delrio ha affrontato i rappresentanti delle istituzioni e dei comitati di cittadini, radunati in un paio di occasioni a Milano sull’emergenza del torrente Seveso.
Parole, quelle di D’Angelis, pronunciate a Palazzo Marino, sede del comune, ma che potrebbero adattarsi bene, per quanto concerne alluvioni e frane, a ogni latitudine d’Italia. Il nostro, infatti, è un paese che anno dopo anno si mostra sempre più fragile ed esposto ai dissesti: fenomeni che producono morti e danni sempre più consistenti, di gran lunga superiori agli investimenti destinati alla prevenzione del rischio.

Il rendering dell’intervento di realizzazione delle vasche di laminazione di Senago (Milano).

Il rendering dell’intervento di realizzazione delle vasche di laminazione di Senago (Milano).

Quella del nord Milano è un’emergenza divenuta tale soprattutto negli ultimi tempi, anche se, a dire il vero, in un secolo e mezzo le esondazioni del corso d’acqua, che da San Fermo della Battaglia, sulle Alpi comasche, dopo 55 chilometri, arriva nel capoluogo lombardo, sono state 350 circa.
Un fenomeno legato alla forte urbanizzazione della parte settentrionale di Milano (quella del Seveso è l’area più antropizzata della Lombardia: secondo i dati di Legambiente, al 2007, l’urbanizzazione dei 16 comuni del bacino raggiungeva già il 70% del totale), al restringimento dell’alveo e alle tombinature dei torrenti e del Seveso in particolare.
Ciò ha prodotto l’aumento della velocità della pioggia che si riversa nei corsi d’acqua, la crisi dei sistemi depurativi, la riduzione delle superfici golenali a disposizione degli alvei fluviali in occasione delle piene.

La corografia del bacino del torrente Seveso.

La corografia del bacino del torrente Seveso.

Conseguenze che – sommate ai mutamenti climatici che producono piogge sempre più intense concentrate in poco tempo – nel 2010, a Milano, hanno prodotto danni per 70 milioni di euro e, quattro anni dopo, il 7 e 8 luglio scorsi, disastri in 23 comuni dell’asta fluviale, per un costo stimato di 48 milioni di euro. Una situazione intollerabile alla quale governo, regione e comune di Milano hanno deciso di porre fine.
Per il governo e per chi è chiamato a dare una svolta alla condizione di dissesto idrogeologico dell’intero Paese, il «progetto Seveso» dovrà rappresentare un caso pilota, in particolare per i prossimi interventi, quelli previsti per il fiume Sarno.
Per il governo, infatti, gli interventi di riduzione del rischio idraulico dovranno essere accompagnati da opere finalizzate al ripristino della qualità delle acque dei corsi d’acqua e di rinaturalizzazione, sia delle sponde sia del bacino idrico. Un progetto integrato, insomma.

Una vista del bacino del torrente Seveso nel tratto tra Lentate sul Seveso e Varedo.

Una vista del bacino del torrente Seveso nel tratto tra Lentate sul Seveso e Varedo.

Il progetto di Aipo. L’ultimo progetto – poiché di studi negli anni ne sono stati prodotti sia dall’Autorità di Bacino del Po sia dai Piani d’ambito e dall’accordo di programma per la salvaguardia idraulica dei corsi d’acqua milanesi – è del 14 agosto scorso.
E reca la firma dell’Agenzia interregionale per il fiume Po, l’Aipo: una tecnostruttura costituita da quattro regioni (Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna), con sede a Parma, che opera con 300 dipendenti, quattro sedi distaccate (Cremona, Mantova, Milano e Pavia) e un bilancio annuale per le manutenzioni ordinarie e straordinarie di 37 milioni di euro.
Cinque gli obiettivi del progetto, curato dall’area lombarda dell’agenzia, che sarà anche stazione appaltante delle opere: contenere le onde di piena del torrente; realizzare le vasche di laminazione e le aree di esondazione in golena; potenziare il canale scolmatore di nord-ovest; ripristinare le funzionalità degli attraversamenti del torrente nel sottosuolo di Milano; fare manutenzione straordinaria dell’alveo e delle sponde.

Il progetto della vasca di laminazione di Lentate sul Seveso (Milano) nel contesto dell’urbanizzazione del nord Milano.

Il progetto della vasca di laminazione di Lentate sul Seveso (Milano) nel contesto dell’urbanizzazione del nord Milano.

Il progetto prevede di adeguare il canale scolmatore in 12 comuni del milanese per un suo aumento di portata (il corso d’acqua artificiale raccoglie le acque di Seveso, Olona e di altri torrenti della zona nord di Milano e in parte le convoglia verso il Ticino), creare tre aree di esondazione nei comuni comaschi di Carimate, Cantù, Vertemate con Minoprio per un totale di 220 mila mc e realizzare cinque aree (o vasche) di laminazione a Senago (970 mila mc), Paderno Dugnano (950 mila), Varedo (1,5 milioni), Lentate sul Seveso (850 mila) e Milano, nelle aree del parco Nord.

Gli interventi più importanti previsti dal progetto riguardano proprio le aree di laminazione, sia per le dimensioni sia perché si collocano a ridosso di zone urbanizzate.
Le vasche hanno lo scopo di limitare, attraverso un processo di laminazione della piena, le portate bianche convogliate a valle e permettono quindi di gestire importanti volumi d’acqua, che in caso contrario allagherebbero gli abitati limitrofi.
Si tratta però di opere di un certo impatto sul territorio e sull’ambiente: per questo vanno assicurati la sicurezza idraulica e ambientale, la funzionalità, il corretto inserimento paesaggistico e il rispetto delle comunità insediate vicino agli impianti.

Il progetto della vasca di laminazione di Lentate sul Seveso con le curve di livello.

Il progetto della vasca di laminazione di Lentate sul Seveso con le curve di livello.

Questo, almeno, è il pensiero di Aipo. Che non sempre coincide con quello di alcune amministrazioni comunali e di cittadini riuniti in comitati.
Stando almeno a ciò che da qualche tempo succede a Senago, comune del nord Milano, che si è visto direttamente interessato da un intervento di realizzazione di tre vasche di laminazione e che da tempo protesta in virtù del fatto che il territorio comunale non è né sfiorato dal Seveso né ricompreso nel suo bacino idrografico, ma interessato dal passaggio del canale scolmatore di nord ovest.

Luigi Mille|dirigente dell’Aipo Lombardia

Luigi Mille | dirigente dell’Aipo Lombardia

«Il progetto deve assolutamente garantire la sicurezza delle aree oggetto dell’intervento, il controllo di eventuali interferenze delle vasche rispetto alla falda acquifera sottostante e il mantenimento in efficienza nel tempo degli impianti di laminazione, con la rimozione periodica di residui e sedimenti».

Le vasche di Senago. Quattro sono le ragioni di Aipo – che trovano concordi Regione Lombardia, Autorità di Bacino e comune di Milano – a favore dell’intervento di Senago.
«È un’opera prioritaria – continua Mille – in quanto rende funzionali gli interventi, già realizzati, di raddoppio del Csno, opera necessaria per la difesa della città di Milano, elevandone la portata da 30 a 60 mc al secondo, consentendo così di diminuire le portate di piena scaricate nel Ticino. Le vasche, poi, sono indispensabili, in quanto rappresenteranno le aree volano del canale scolmatore di nord ovest, quindi una vasca indiretta del Seveso. L’intervento sarà anche in grado di far fronte a un maggior numero di eventi meteorici rispetto alle altre opere di laminazione, in quanto posto più a valle di tutte. Potrà anche laminare le piene dei torrenti Pudiga e Garbogera».

Il progetto della vasca di laminazione di Paderno Dugnano (Milano).

Il progetto della vasca di laminazione di Paderno Dugnano (Milano).

L’impianto, che avrà una superficie alla quota massima di invaso di 113.500 mq, sarà suddiviso in tre settori: il primo di 50 mila mc, il secondo di 580 mila, il terzo di 340mila.
Le quote di fondo degli invasi variano da 155 a 146 metri misurati sul livello del mare, mentre la quota di massimo invaso sarà di 160 metri sempre sul livello del mare.
Importanti, ai fini della compatibilità ambientale dell’opera, sono i tempi di svuotamento, che avverranno sia a gravità (primo e secondo settore) sia per pompaggio (secondo e terzo settore). Per una porzione delle portate di magra del Pudiga è inoltre previsto un sistema di fitodepurazione di 3.500 mq di superficie.

I tre invasi di Senago, per evitare le interferenze delle acque, saranno completamente impermeabilizzati, sia sul fondo sia sulle sponde, mediante un composito bentonitico e con la copertura di terreno di granulometria adeguata (80 cm più 20 di coltivo).
Il sistema di interconnessione tra le vasche e la falda freatica è di tipo monodirezionale: consentirà cioè la risalita della falda nelle vasche per stabilizzare le impermeabilizzazioni nei confronti della sottospinta idraulica e non consentirà, invece, il passaggio delle acque presenti nella vasca verso la falda, onde evitare mescolamenti.

Il progetto della vasca di laminazione di Paderno Dugnano con le curve di livello.

Il progetto della vasca di laminazione di Paderno Dugnano con le curve di livello.

Il progetto stima anche i costi di manutenzione delle opere una volta realizzate: 250 mila euro l’anno per la pulizia dell’invaso, 100mila per la manutenzione della vegetazione del sistema di fitodepurazione e 60mila per il personale.
In totale, comprese le manutenzioni ordinarie delle opere civili ed elettromeccaniche e di energia elettrica, si stima un costo annuale di gestione e manutenzione di 500 mila euro: l’1,5% del costo totale dell’investimento.
«Per quanto riguarda gli appalti delle opere – conclude Mille – procederemo con un bando di gara europeo, tenendo conto dell’offerta economicamente più vantaggiosa, aperto alle imprese di costruzione che possono operare nella categoria di lavori OG8: opere fluviali, di difesa, di sistemazione idraulica e bonifica».

Gli altri interventi. In tutti i comuni dell’asta del torrente saranno realizzati gli interventi di riqualificazione idrica (vale a dire, di nuove fognature e assorbimento del depuratore di Varedo in quello di Pero) per un totale di circa 17 milioni di euro.
Il progetto prevede infine di realizzare interventi di riqualificazione ambientale (depurazione delle acque) a Varedo (rinaturazione delle acque del depuratore; 1 milione di euro), Milano (Parco Nord, riqualificazione dell’alveo; 0,53), Cesano Maderno (opere di drenaggio urbano; 0,61), Lentate sul Seveso (riqualificazione ambientale; 0,30), Carimate (fitodepurazione; 2) e Capiago Intimiano (volanizzazione e depurazione; 0,50). La maggior parte degli interventi partirà tra un anno, nel dicembre del 2015.

Il progetto della vasca di laminazione di Varedo (Milano).

Il progetto della vasca di laminazione di Varedo (Milano).

I tempi delle opere. Aipo ha anche definito un cronoprogramma delle opere in progetto sull’intero bacino idrografico. Il primo intervento, già in corso (luglio scorso), riguarda l’adeguamento del canale scolmatore di nord-ovest (23,4 milioni di euro).
A ruota seguirà proprio l’intervento di Senago: i lavori partiranno nel giugno 2015 per concludersi un anno dopo, nel giugno 2016 (30 milioni). A seguire, la realizzazione delle altre vasche di Paderno (16,1), Varedo (23,5) e Lentate sul Seveso (15,6), i cui lavori partiranno nel dicembre del 2015 per concludersi dodici mesi dopo.
Nel marzo 2016, invece, avranno il via le opere di laminazione in comune di Milano (30), che termineranno nove mesi più tardi. I tre interventi di realizzazione, in area comasca, di altrettante aree golenali (Carimate, 0,5; Cantù, 0,5; Vertemate con Minoprio, 0,5), prenderanno il via nel giugno 2015 e si concluderanno nel dicembre dello stesso anno.
Infine, l’ultimo intervento previsto – la rimozione dei sedimenti dei tratti tombinati in comune di Milano del valore di 1,1 milioni di euro – è da poco avviato e si concluderà nel febbraio 2015.

Il progetto della vasca di laminazione di Varedo con le curve di livello.

Il progetto della vasca di laminazione di Varedo con le curve di livello.

I fondi a disposizione. Che le istituzioni, questa volta, facciano sul serio lo dimostra la rapidità con la quale sono state reperite le risorse necessarie a realizzare le opere.
Dei 117 milioni necessari, 10 provengono dalla Regione, 20 dal comune di Milano (entrambi i finanziamenti sono già stati stanziati) e 87 dal governo, derivanti, questi ultimi, dal fondo creato per gli interventi contro il dissesto idrogeologico nella aree metropolitane (110 milioni) e dagli accordi di programma tra Regioni e Autorità di bacino.

Per l’area milanese sono in arrivo altri fondi: il governo ha infatti stanziato 5,2 milioni di euro per affrontare un altro problema rappresentato dalle recenti esondazioni del fiume Lambro, in alcune zone dell’asta fluviale. A Nibbiono, nel comasco, è prevista infatti la realizzazione di una vasca di laminazione nel parco regionale della Valle del Lambro e interventi nei comuni di Sesto San Giovanni, Cologno Monzese e Milano (3 milioni di euro il costo delle opere), mentre gli interventi di difesa idraulica del centro urbano di Monza sono in fase di progettazione.
Per affrontare l’altro corno del problema, quello rappresentato dalla qualità (scarsissima) delle acque del Seveso, sono invece previsti 95 milioni di euro per la depurazione delle reti fognarie dei comuni del bacino. Si tratta di risorse in tariffa idrica, quindi risorse certe in quanto provenienti dalla tariffa pagata dagli utenti del servizio idrico milanese.(Pietro Mezzi)




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