Il commento | Bruno Gabbiani, presidente Ala Assoarchitetti

Il costo delle prestazioni professionali

Nel nostro Paese l’offerta di prestazioni professionali è sovrabbondante e la liberalizzazione senza regole ha scatenato la corsa al massimo ribasso. Però qui si tratta di servizi che influiscono sulla vita di ogni cittadino-committente

Bruno Gabbiani, presidente ALA Assoarchitetti.

Quando il governo Monti nel 2012, seguendo la linea dei suoi predecessori ha abolito le tariffe professionali di architetti e ingegneri, vietando addirittura di citarle nei contratti di conferimento degli incarichi, ha creato seri problemi sia ai committenti sia ai progettisti, rimasti entrambi privi di riferimenti.
In astratto la competizione totalmente libera è il modo più efficace per formare i prezzi, nell’interesse di chi acquista. Chi cerca un barattolo di fagioli della marca A, può facilmente confrontarne il prezzo in più supermercati e acquistarlo dove costa meno. Se è accorto, verificherà anche il peso del prodotto, oltre al costo e se è esperto confronterà marche diverse, a parità di qualità.
In realtà il sistema è virtuoso, ma non così semplice. Grandi gruppi di distribuzione, forniti di mezzi finanziari quasi illimitati, possono conquistare un territorio praticando prezzi sotto costo, costringendo i concorrenti più deboli a chiudere, per poi rifarsi con gli interessi, a spese degli stessi acquirenti, una volta eliminata la concorrenza. Com’è noto questo pratica assume il nome di dumping.
Quindi il mercato è bello ma anche pericoloso e richiede regole ferme. Una, fondamentale, è che non si deve lasciar vendere alcunché sotto costo, altrimenti, a cascata, sarà il potere d’acquisto dei lavoratori (gli stessi acquirenti che hanno ottenuto vantaggi prima) che finirà per essere ridotto, mettendo a repentaglio il benessere di tutto un Paese.
Queste pillole di economia alla Mr Micawber, si possono adattare anche alla ben più complessa problematica del costo e del prezzo delle prestazioni dei professionisti.
Nel nostro Paese l’offerta di prestazioni professionali è sovrabbondante e la liberalizzazione senza regole ha scatenato la corsa al massimo ribasso. Però qui non si tratta di acquistare scatolette di fagioli, ma servizi che influiscono sulla salute (medici), i diritti civili (avvocati), il patrimonio e il lavoro (commercialisti), la qualità e la sostenibilità dell’abitare, del territorio e dell’ambiente (architetti) di ogni cittadino – committente.
Quindi è pericoloso, per esempio, scegliere il chirurgo che costa meno, senza conoscere il suo comportamento etico, la sua esperienza e competenza, la dotazione di strutture e le tecniche che impiega e altrettanto si può dire per gli altri professionisti. Il problema sta infatti nella complessità e nella delicatezza delle prestazioni professionali, che l’utente non può valutare compiutamente, se non dopo aver subito esperienze anche dolorose.
Di contro, non si può scaricare esclusivamente sul professionista l’onere del rispetto della piena qualità del servizio, con compensi non equi rispetto a lavoro, competenze e responsabilità poste in gioco.
È allora fondamentale che il rapporto sia sempre fiduciario e non metta brutalmente in contrapposizione gli interessi economici del professionista con quelli del suo cliente.  In relazione a tutto ciò, anche le soluzioni del problema non sono semplici, perché saranno sempre squilibrate le conoscenze dei due soggetti, ma tuttavia pochi accorgimenti fondamentali possono essere utili.
Il primo è l’informazione: è importante che il cliente conosca la storia delle conflittualità del professionista con i suoi clienti e dei risultati ottenuti in casi analoghi al suo.
Il secondo la trasparenza reciproca: il committente deve esporre i propri obiettivi e i mezzi che intende impiegare per raggiungerli e ottenere dal professionista una previsione di come si svolgerà la prestazione, dei suoi limiti, dei suoi possibili risultati, dei suoi costi.
Il terzo il buon senso: nel caso del progetto d’architettura e d’ingegneria, vi sono contenuti tecnici che devono essere contenuti nelle elaborazioni e nelle prestazioni, secondo le normative, che impongono attività obbligatorie da parte di professionisti abilitati. Pertanto vi sono costi «di produzione» che non possono essere elusi, se il professionista versa regolarmente le tasse e le retribuzioni dei suoi collaboratori, gestisce un ufficio, ha dotazioni hardware e software, se svolge formazione continua, se paga un’assicurazione di responsabilità, se rispetta le norme.
Si tratta quindi di rendere pubblici i costi minimi di produzione delle prestazioni d’architettura e d’ingegneria, con un elenco che costituisca un riferimento autorevole, sull’esempio dei listini dei costi delle opere emanati dai costruttori.
Ciascun committente pubblico o privato rimarrà ugualmente libero di ottenere prezzi scontati, ma lo farà sapendo che così non può acquistare una prestazione completa e conforme alle norme. Parimenti rimarrà libero di retribuire in aggiunta ai costi, l’esperienza, la responsabilizzazione, la creatività o la notorietà dell’architetto che avrà prescelto.
Ala, a seguito del recente rinnovo del direttivo nazionale, s’è data l’obiettivo di redigere nel prossimo periodo, le parti fondamentali di un tale listino e su questa iniziativa sta interessando altri autorevoli soggetti del mondo della libera professione.

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