Innovazione | Claudio De Albertis, presidente Assimpredil Ance

Il nuovo modello produttivo delle costruzioni

La casa come manufatto edilizio deve essere concepito come un vero e proprio prodotto industriale, a 360 gradi: un prodotto che nasce da un processo di costruzione, con data di fabbricazione, di scadenza, costo di gestione, utilizzo e manutenzione, un’attenzione al ciclo di vita, una trasparente esplicitazione dei componenti, chiarezza sulle prestazioni e offerta di adeguate garanzie.

Claudio De Albertis, presidente Assimpredil Ance

Il mondo dei costruttori è chiamato a ripensare al prodotto edilizio come è stato progettato e realizzato negli ultimi decenni: i sistemi di costruzione, le tecnologie, i materiali, l’organizzazione stessa del cantiere.
Oggi molto è cambiato.
Sono diverse le tecnologie costruttive; è obbligatorio l’adeguamento a prescrizioni di sostenibilità ambientale che hanno rinnovato completamente le regole del passato; ci sono innovazioni materiche che rappresentano vere e proprie novità nel mondo delle costruzioni; la formazione e le responsabilità delle maestranze sono state rivoluzionate.
Di tutto questo il costruttore deve tener conto: deve cambiare l’ottica con cui si vede l’edificio da costruire.
La casa come manufatto edilizio deve essere concepito e progettato come un vero e proprio prodotto industriale, a 360 gradi: un prodotto che nasce da un processo di costruzione, con una data di fabbricazione, una data di scadenza, un costo di gestione, di utilizzo e di manutenzione, un’attenzione al ciclo di vita (vero perno della sostenibilità), una trasparente esplicitazione dei componenti, un’estrema chiarezza sulle prestazioni e un’offerta di adeguate garanzie.
Solo facendo propria questa diversa e nuova concezione, l’industria delle costruzioni potrà realizzare un prodotto diverso, molto meno costoso ed estremamente più funzionale, che rispetti i requisiti e le condizioni che la legge prescrive.
Per fare questo, però, è necessaria un’integrazione sempre più stretta tra la fase progettuale e la fase costruttiva dell’edificio.
Una delle più importanti novità che ha interessato il settore edile negli ultimi anni è stata l’introduzione di nuove regole, a volte prescrittive, a volte solo premiali, in merito alla sostenibilità degli edifici, alle tecnologie costruttive, all’organizzazione del cantiere, agli obblighi di natura ambientale.
Regole che da un lato hanno richiesto attenzione al rispetto di ben precise prescrizioni legislative e, dall’altro, hanno aperto la strada a una maggiore considerazione della qualità del «prodotto casa».
Più in generale, queste nuove norme hanno messo in moto un processo di aggiornamento e di acculturamento dell’intera filiera edile, le cui figure (progettista, direttore lavori, operai, ecc.) erano spesso prive delle necessarie competenze sia sotto l’aspetto progettuale che sotto l’aspetto costruttivo.
Ma, soprattutto, hanno determinato l’inevitabile integrazione tra i saperi e le scelte di tutti gli attori che partecipano, dall’inizio alla fine, al lungo iter di realizzazione del fabbricato.
Evidenti i vantaggi conseguibili da questa integrazione, a cominciare dalla riduzione dei tempi e dei costi dell’iter di costruzione, e dal risultato qualitativamente superiore dei requisiti di sostenibilità, intesa in senso complessivo, del fabbricato.
Se, però, innegabili sono i vantaggi conseguibili con la progettazione integrata, occorre anche sottolineare che ciò comporta un flusso ininterrotto di dati tra soggetti diversi (progettista, capocantiere, committente, utente finale, ecc.).
Ad ogni passaggio, infatti, il rischio di incoerenze e perdite d’informazioni è sempre molto elevato e spesso ciò si tramuta in un costo per le imprese: secondo fonti Nist (National Institute of Standard and Technology, Us Department of Commerce Technology Administration), il trasferimento manuale di dati da un software utilizzato per una fase del processo produttivo a un altro utilizzato per un’altra fase costa:53 €/mq all’insieme degli operatori coinvolti nella realizzazione di un progetto; 2 €/mq per anno a chi si occupa della gestione del patrimonio immobiliare. Questo rischio può essere minimizzato grazie al potenziale della «interoperabilità».
L’interoperabilità è intesa come la capacità dei software di condividere e scambiare dati in modo automatico, senza bisogno di interventi manuali, sia per reinserire informazioni già definite, sia per integrare eventuali perdite di dati che possono derivare da operazioni di scambio non eseguite correttamente.
I vantaggi dell’interoperabilità sono ancora più evidenti in un settore come quello delle costruzioni, dove la frammentazione della filiera comporta una speculare frammentazione delle informazioni.
L’esternalizzazione delle fasi operative, l’ampio utilizzo di manovalanza straniera priva di quell’insieme di conoscenze (le cosiddette «regole dell’arte del costruire» che venivano tramandate di padre in figlio) e una sempre più alta specializzazione (esecutiva ma anche progettuale) rendono più incerta una totale conoscenza in questo specifico settore produttivo.
La complessità e la moltitudine delle informazioni necessarie al governo del processo edilizio non permettono più una gestione del «dato» quale patrimonio del singolo. Le normative pongono per esempio l’attenzione alla garanzia delle prestazioni (e tra queste in primis quelle energetiche), garanzia perseguibile a livello di edificio, ma anche di singolo componente, solo mediante una compiuta raccolta e catalogazione delle informazioni esistenti o che si necessitano.
Il sistema Ance si sta occupando della questione con il progetto Innovance, finanziato dal Ministero e specificatamente dedicato al tema dell’interoperabilità.




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