Competitività | Marco Dettori, presidente Assimpredil Ance

Il nuovo modo di fare impresa: processi digitali nel mondo delle costruzioni

Per recuperare capacità competitiva e rilanciare il mercato della produzione edilizia la parola d’ordine per le imprese deve essere innovazione: nella progettazione, nella scelta dei materiali e forniture, ma anche, e soprattutto, nella struttura organizzativa delle imprese.

Marco Dettori | Presidente Assimpredil Ance

Marco Dettori | Presidente Assimpredil Ance

Il lungo periodo di difficoltà affrontato dal nostro Paese, che ha investito tutta la filiera delle costruzioni, sta modificando radicalmente lo scenario economico. È cambiata la domanda, sia quella dei consumatori finali che quella dei committenti, pubblici o privati, del mercato delle costruzioni: un cambiamento negli stili di vita e di lavoro, ma anche nella catena del valore, ovvero nei rapporti di filiera.
Nel comparto immobiliare residenziale si registrano i processi più evidenti: il mercato è crollato ed è più selettivo; nell’acquisto dell’abitazione sempre più incidono valutazioni sul piano prestazionale e sull’intrinseca capacità del bene di generare ricchezza nel tempo grazie alla qualità del prodotto. Assume un nuovo peso anche la gestione del costruito che si pone come condizione essenziale per garantire e incrementare la redditività degli immobili lungo il loro ciclo di vita.

Un cambiamento che pervade tutti i comparti dell’edilizia e che chiama le imprese a realizzare prodotti efficienti e sostenibili, innalzandone le prestazioni e riducendo i costi di realizzazione e gestione. Per raggiungere questi obiettivi è indispensabile che le imprese di costruzione cambino il modo di gestire il processo produttivo, migliorando il controllo sulle diverse fasi del processo e sviluppando una rinnovata sinergia con l’intera filiera delle costruzioni.
Rimettere in discussione il modello produttivo è la prima strada da imboccare, una strada non facile e che comporta un cambio nella cultura del fare impresa: la progettazione deve essere integrata con la produzione e la produzione deve avvalersi delle conoscenze e competenze della filiera di fornitura di beni e servizi.

L’impresa generale deve ritornare a generare valore, deve cioè saper generare innovazione. Le difficoltà di industrializzazione di prodotto, peculiari del settore delle costruzioni, rendono ancora più stringente la necessità di rinnovare i sistemi di impresa, ridando una dignità industriale all’intero processo di produzione edilizia. In questo quadro si inserisce con forza il concetto di Bim (Building Information Model), un nuovo modo di organizzazione del processo costruttivo attraverso procedure standardizzate di lavoro che permettono un vero controllo dell’intero ciclo: il cantiere diviene una delle fasi di un unico processo logico che va dall’ideazione del prodotto alla sua dismissione.

Il Bim, tappa primaria della digitalizzazione in corso nel sistema delle costruzioni, viene collocato tra le nuove tecnologie informatiche, entra nei modelli produttivi attraverso la fase di progettazione, ma è destinato a incidere profondamente sull’organizzazione aziendale. Di fatto, introdurre il Bim in azienda vuol dire implementare, nelle fasi della progettazione, realizzazione e gestione della commessa, il concetto di interoperabilità: i software Bim, infatti, consentono a tutti i diversi operatori che intervengono nel processo produttivo edile di comunicare con il medesimo linguaggio.
Tale possibilità genera, dopo la fase di implementazione e ridefinizione del modello organizzativo aziendale, una riduzione di tempi e di costi grazie alla diminuzione esponenziale degli errori legati, attualmente, ai molteplici passaggi d’informazione tra gli attori delle diverse fasi realizzative. Ma non basta certo acquistare un software per innovare il processo: è necessario che vi sia una chiara strategia aziendale che punti a ottenere una gestione integrata delle informazioni tra i diversi attori della filiera.

Le informazioni di progetto devono essere utilizzate efficacemente durante le fasi in cui sono create e devono poi essere tramandate alle fasi e alle figure che le succedono. Ma non solo: le informazioni prodotte sotto forma di oggetti o di sistemi di prodotto digitali possono e devono essere riutilizzate nei progetti successivi, aumentando così la diffusione delle conoscenze. Allo stesso tempo, il miglioramento del contenuto informativo e delle caratteristiche prestazionali dei singoli oggetti porta allo sviluppo di un know-how di impresa sempre più preciso e funzionale. Rispetto a questi temi l’Italia è in forte ritardo se confrontata ad altri Paesi europei. Ma questo ritardo non può essere recuperato calando, su una struttura della filiera caratterizzata da piccole realtà, modelli organizzativi sviluppati in Paesi con strutture di filiera molto diverse da quella italiana.

È necessario, quindi, individuare e sviluppare nuovi modelli e figure professionali in grado di guidare le nostre imprese verso una diversa strutturazione dei processi, dando la sicurezza che la strada intrapresa sia percorribile e porti, al suo termine, al ritorno degli investimenti sostenuti. Come avvenuto in altri settori industriali, l’innovazione passerà dall’informatizzazione e dall’organizzazione delle informazioni scambiate tra le varie fasi di lavorazione. Lavorare sul processo di integrazione delle informazioni vuol dire cambiare la cultura imprenditoriale delle costruzioni e questa, credo, sia la vera sfida del Bim.

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