Mercato privato | Massimo Ghiloni, Consulente urbanistico

Il nuovo Parlamento vari la riforma del governo del territorio

Snellimenti procedurali, riqualificazione urbana, recupero del plusvalore delle trasformazioni sono solo alcuni dei temi da affrontare nell’ambito della riforma del governo del territorio, che già da soli, però, legittimano ampiamente la richiesta da formulare al nuovo Parlamento di un impegno concreto.

Massimo Ghiloni, consulente urbanistico

Massimo Ghiloni

La domanda sorge spontanea: la legge urbanistica del 1942 è un oggetto storico intangibile ovvero si deve prendere atto che dopo settanta anni di vigenza è giusto e necessario ammodernarla, considerato anche che è stata emanata prima dell’istituzione delle Regioni? È chiaro che è una domanda retorica, in quanto se si facesse un referendum, la vittoria per l’innovazione sarebbe schiacciante e ciò dovrebbe indurre il Parlamento a intervenire in tempi congrui. Nelle passate legislature, anche con alternanza di maggioranze, si è assistito però a disinteresse, manovre dilatorie, ricerca di contrasti su principi generali non sanabili per arrivare alla conclusione che era meglio accantonare la riforma. A ciò bisogna aggiungere che è sembrato preponderante l’atteggiamento di alcune Regioni che hanno seguito il seguente ragionamento: sono venti anni che le Regioni hanno legiferato introducendo novità sostanziali, che non sono state oggetto di impugnazione da parte dello Stato.

È quindi preferibile che non venga alterato l’equilibrio raggiunto, considerato proprio che lo Stato ha lasciato fare per tanti anni senza mai imporre uno stop, tanto è vero che le Regioni stanno emanando modifiche delle loro leggi urbanistiche consolidando ulteriormente la situazione. Sfugge però in questo ragionamento che le Regioni dovrebbero avvertire la necessità di mettere in sicurezza le loro normative attraverso un intervento statale, in quanto se una di queste leggi dovesse essere rinviata alla Corte Costituzionale per giudizio di legittimità non è scontato che sarebbe indenne da censure, con conseguenze dirompenti nella architettura legislativa in vigore. Ciò provocherebbe sicuramente una norma urgente «tampone» per cercare di puntellare il sistema pericolante. Possibile che non si convenga che è sicuramente meglio un’azione preventiva che chiamare il 118 a incidente avvenuto! Un esempio eclatante è rappresentato dalla sostituzione degli originari termini Prg e piano particolareggiato con i seguenti acronimi regionali: Pua, Pud, Pit, Piav, Piruea, Drag, Riure, Pot, Pat, Pra, Pas, Poc, Pis, Pug, Print, Psp, Piai, Pparp. E questa è solo una parziale elencazione! È forse vero che il vero federalismo (terminalogico e non) è stato realizzato proprio nell’urbanistica ed è andato molto al di là del semplice decentramento amministrativo.

A ciò si aggiunga la c.d. «urbanistica dei giudici amministrativi» che in assenza di nuovi principi generali sono divenuti i veri arbitri delle dispute di merito e di legittimità con orientamenti variabili e mutevoli nel tempo. Non è possibile continuare su questa strada per cui ci si affanna a rincorrere i casi più spinosi con interventi legislativi spot invece di affrontare il nodo organico per esempio il tema degli extra oneri che possono essere imposti dai Comuni individuando limiti, compensazioni e bilanciamento tra interessi sociali ed economici. È questo il solo modo per evitare richieste discrezionali.

Inoltre, se si intende affrontare il tema il recupero del plusvalore derivante dagli interventi di trasformazione urbana, la sede appropriata è la legislazione fiscale e non quella urbanistica.

Questi temi sono riconducibili alla categoria del diritto di proprietà, la cui regolamentazione è di competenza esclusiva dello Stato, salvo non continuare nella finzione che le scelte operate dalle Regioni in tema di perequazione-compensazione sono da imputare a tecniche di pianificazione e non all’introduzione di principi generali. Ma ciò non è sostenibile neanche chiudendosi uno o tutti e due gli occhi per consentire di continuare su questa strada piena di buche che possono provocare brusche cadute.

Un altro tema degno di nota è quello della riqualificazione urbana che è ormai diventato centrale nel dibattito legato anche alla riduzione del consumo del suolo. Si è andati avanti con il Piano casa 1, Piano casa 2, Piano città che hanno originato conflitti istituzionali, atteggiamenti di pregiudizialità, con conseguenti scarsi effetti sul piano concreto. Tutto ciò nonostante nella successione dei tre provvedimenti si sia registrato un maggiore dialogo tra Stato e Regioni e tra Stato e Comuni che ha in parte attenuato i contrasti registrati in passato specialmente con le Regioni.

Se, dunque, il percorso avviato è ora instradato sul binario giusto, è il momento di fissare, collegialmente i principi generali in modo da trasformare l’azione amministrativa in «alta velocità».

Un ultimo tema da sottolineare è quello degli snellimenti procedurali, in quanto in questi ultimi anni si è assistito a un notevole impegno da parte del legislatore statale nel settore edilizio, per cui si è arrivati a una decisa compressione dei tempi per il rilascio dei titoli abilitativi. A fronte di ciò, però, permangono i tempi biblici per l’approvazione degli strumenti urbanistici generali e attuativi, vanificando così gli sforzi concentrati sui titoli abilitativi in quanto la loro richiesta è il momento terminale di un processo pianificatorio pluriennale. Bisogna intervenire anche su queste fasi procedurali che sono cruciali per la tempestività delle risposte alle mutevoli esigenze del mercato.

Questi enunciati sono solo alcuni dei temi da affrontare nell’ambito della riforma del governo del territorio, che già da soli, però, legittimano ampiamente la richiesta da formulare al nuovo Parlamento di un impegno concreto, usando uno slogan, nato per altri fini ma utilizzabile anche in questa sede: se non ora quando!




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