Committenza d’architettura | Marcella Gabbiani, Direttrice premio Dedalo Minosse

Il Premio Dedalo Minosse alla committenza di architettura approda al cinema

Il Premio Dedalo Minosse da anni si interessa in modo crescente al cinema. Numerosi e ben conosciuti sono i festival di cinema e architettura, con particolare attenzione a documentari, biografie, inchieste e studi. Inesplorata in modo sistematico è invece la lettura dell’architettura, e con essa della figura dell’architetto, nella finzione.

Marcella Gabbiani | Direttrice premio Dedalo Minosse

Marcella Gabbiani | Direttrice premio Dedalo Minosse

In Italia decenni di cattivo uso del territorio, di architettura mediocre, di progetti sbagliati hanno soffocato gli episodici interventi di qualità del contemporaneo, i pochi esempi di grande professionalità.
La figura dell’architetto, in particolare nel nostro paese, è approdata al nuovo secolo con un carico di colpe, proprie e altrui, che ne hanno in parte compromesso la credibilità e il riconoscimento sociale. Il senso comune condanna a prescindere le nuove costruzioni in quanto nuove, come se l’atto stesso del costruire fosse un male, mentre il primo pensiero legato alla tutela del paesaggio, inteso in senso lato, è quello di nascondere i nuovi oggetti dell’architettura.

Un sentimento diffuso, in parte giustificato, ma anche rinunciatario rispetto alle potenzialità di un’epoca di esprimere sé stessa. Un paese, l’Italia, che riconosce al passato la gloria delle grandi opere e non concede al proprio tempo la possibilità di affermarsi. Con il risultato di appiattire spesso la produzione architettonica su un livello uniforme e conformista, il cui primo obiettivo è di non suscitare scandalo né interesse. Inoltre, a tal punto quotidianamente siamo immersi nell’architettura che rischiamo di non accorgerci di essa pur essendone profondamente influenzati nei nostri comportamenti, umore, abitudini e benessere psico-fisico.

Da sempre il Dedalo Minosse cerca nuove strade per comunicare l’architettura, soprattutto quella contemporanea, ai non architetti.
Parlare di architettura a tutti vuol dire raccontare storie, quelle degli architetti e dei committenti che si sono confrontati in un crescendo di collaborazione, complicità, conflitti, complicati e anche contraddittori.
Il Dedalo Minosse è, unico nel suo genere, un premio ai committenti di tutto il mondo, privati o pubblici, committenti delle grandi occasioni, città o governi, fino ai committenti di una sola volta nella vita, che costruiscono la propria casa, il progetto più intimo e personale. Le storie di tutti questi personaggi e dei loro architetti costruiscono gli edifici e le città. Le loro storie ci aiutano a capire il ruolo fondamentale dell’architetto come colui che è in ascolto, delle persone, dei luoghi, dell’ambiente …

Le «storie» aiutano a comprendere e apprezzare con occhi nuovi la realtà, in una maggiore consapevolezza del perché di talune scelte.
E proprio perché di storie tratta, il Premio Dedalo Minosse da anni si interessa in modo crescente al cinema. Numerosi e ben conosciuti sono i festival di cinema e architettura, che riservano una particolare attenzione ai documentari, alle biografie, alle inchieste e agli studi. Inesplorata in modo sistematico è invece la lettura dell’architettura, e con essa della figura dell’architetto, nella finzione.

Nella finzione possiamo leggere l’architettura e gli architetti attraverso occhi estranei e meno condizionati, che svelano cosa gli architetti rappresentano ai nostri giorni: in un’immagine, in pochi minuti o secondi di narrazione, a seconda dello sguardo, del luogo del mondo e delle epoche. Focalizzare l’attenzione su tali sguardi e sull’immaginario suscitato dalla figura dell’architetto, obbliga a ripensare al significato del nostro lavoro e al contributo che possiamo dare a un mondo che è diventato tanto vasto, continuo e veloce. Le «storie» parlano di relazioni e sulle relazioni si stratifica il progetto e si materializza la sua realizzazione.
Il cinema, attraverso il racconto per immagini nello spazio e nel tempo, è il mezzo più appropriato per parlare di architettura, la cui immagine proprio attraverso lo spazio e il tempo trova la sua vita.

Il Dedalo Minosse a sua volta, con una passerella che richiama la notte degli Oscar – in cui ogni due anni a Vicenza, nei luoghi di Andrea Palladio, sfilano architetti, committenti, artisti, decisori…, ciascuno a ritirare un riconoscimento – considera il risultato finale come un prodotto collettivo, che trova la sua compiutezza sotto una sapiente regia che coinvolge gli architetti tanto quanto i loro committenti.
E così alla vigilia dei suoi vent’anni, che saranno festeggiati nel 2017 con la decima edizione, il Premio Dedalo Minosse alla Committenza di Architettura lancia per l’estate 2016, sempre a Vicenza, la sezione Dedalo Minosse Cinema, una rassegna di eventi e proiezioni di film nuovi e classici.

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Il libro «La recita dell’architetto», scritto da Giorgio Scianca con Stefano della Casa e presentato da Ala-Assoarchitetti con la Regione del Veneto a Venezia durante la scorsa Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, rappresenta il primo passo di Dedalo Minosse Cinema. Nel libro sono analizzati e raccontati 1523 film prodotti dal 1901 ai giorni nostri. Da questa base si selezioneranno da 5 a7 film di particolare interesse da proiettare durante una settimana in una rassegna che affronti a 360° gradi l’universo della professione. Le proiezioni saranno presentate da un ospite diverso ogni sera e accompagnate da riferimenti iconografici, bibliografici, cinematografici, documentaristici.

La manifestazione si concluderà con una serata di premiazione. Una giuria internazionale proclamerà il film del biennio in corso che meglio ha raccontato la figura dell’architetto.
Quest’avventura quindi, rivolta a un pubblico eterogeneo, vuole avvicinare i non addetti ai lavori al lavoro dell’architetto attraverso il cinema, un mezzo di coinvolgimento che unisce l’intrattenimento alla formazione/apprendimento/informazione. Un esperimento che con leggerezza contribuisca a far riacquistare alle persone la fiducia negli architetti e nelle possibilità dell’architettura, come espressione del mondo contemporaneo, sia attraverso nuove realizzazioni, sia nel recupero dell’immenso patrimonio che caratterizza il nostro paese.

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