Appalti pubblici | Piattaforma informatica

Il sistema informatico di verifica dei requisiti degli appaltatori

Durante lo scorso anno sperimentale sono stati effettuati soltanto 141 test da parte delle stazioni appaltanti le quali, probabilmente, attendevano un rinvio che nel decreto denominato «mille proroghe» emanato dal governo non è stato considerato.

Partito con ufficialità il 1 gennaio, il sistema informatico di verifica dei requisiti degli appaltatori, si è arenato perché sono state poche le stazioni appaltanti che si sono registrate sulla piattaforma informatica. Nonostante l’obbligo di utilizzo del sistema da parte dell’Autorità di vigilanza dei contratti pubblici, potrebbe durare ancora la verifica cartacea, con il conseguente rischio di contenzioso sulle nuove gare.

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Infatti il perdurare delle richieste di documenti cartacei alle imprese, queste ultime potrebbero far valere il mancato adempimento dal parte delle pubbliche amministrazioni dell’obbligo di iscrizione alla piattaforma informatica.
Questa in sintesi è la situazione che si sta delineando rispetto al controllo dei requisiti dichiarati ai concorrenti che partecipano alle gare di appalto pubbliche (lavori, forniture e servizi) che in base all’articolo 6-bis del dlgs 163/2006 (codice dei contratti pubblici) deve avvenire attraverso la banca dati nazionale dei contratti pubblici e con il sistema Avcpass (Authority virtual company passaport) messo a punto dall’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici (presieduta da Sergio Santoro).

Il sistema doveva avere inizio lo scorso anno, a gennaio, secondo il decreto 5/2012, ma l’Autorità, con delibera 111/2012, formulò un’entrata in vigore «flessibile» per permettere agli operatori pubblici e privati di cominciare a «metter mano» alle procedure informatiche.
Durante lo scorso anno sono state migliorate le procedure informatiche (per le quali l’organismo di vigilanza ha comunque dovuto spendere diversi milioni in appalti di servizi informatici) e, da parte degli operatori privati è stata presa piena visione delle potenzialità della banca dati e del sistema Avcpass sotto il profilo della riduzione degli oneri burocratici in fase di verifica dei requisiti.
Il lavoro è stato condotto nei mesi trascorsi dall’organismo di vigilanza, guidato del consigliere Luciano Berarducci, lavoro che ha favorito la formazione dei funzionari pubblici e degli operatori privati e, oltre ai corsi svolti, a oggi sono disponibili 11 manuali operativi per amministrazioni e privati.

Nel 2013 pochi test. I risultati ottenuti comunque non sono da considerarsi «ottimali»: stando a quanto dichiarato dalla stessa Autorità, infatti, durante lo scorso anno sperimentale sono stati effettuati soltanto 141 test da parte delle stazioni appaltanti le quali, probabilmente, attendevano un rinvio che nel decreto denominato «mille proroghe» emanato dal governo non è stato considerato.
Su questa situazione incide il fattore che la norma, benché preveda secondo il decreto 101/2013 che la verifica dei requisiti dichiarati in sede di gara debba essere fatta esclusivamente tramite Avcpass, non commina alcuna sanzione per le amministrazioni inadempienti.

Verso il contenzioso? La disposizione esclusiva della verifica tramite Avcpass dovrebbe imporre alle stazioni appaltanti, per tutte le procedure pubblicate in Gazzetta Ufficiale dopo il 1 gennaio 2014, di richiamare tale obbligo nel bando, ma dalle prime verifiche sui bandi emessi in questi giorni, non sembra però che gli atti di gara riportino l’obbligo.
Se questa situazione dovesse essere protratta anche nelle prossime settimane, è ritenuto significativo il rischio che a fronte di una verifica documentale si possa attivare un contenzioso per violazione di legge. Secondo questa ipotesi, l’ulteriore pericolo che potrebbe prendere corpo è quello di un rallentamento della capacità di spesa delle amministrazioni.

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