Urbanistica | «Progetto Paese»

Inu Sardegna: cosa fare per i territori sempre più fragili?

A Olbia si farà una riflessione sul ventaglio di azioni che va messo in campo per fare fronte ai fenomeni indotti dal cambiamento climatico. Di fronte a essi i territori appaiono sempre più fragili.

A due anni e mezzo dalla catastrofica alluvione che ha messo in luce i limiti di una pianificazione urbanistica che non ha tenuto abbastanza conto delle necessità di prevenzione e di difesa del suolo, la sezione Sardegna dell’Istituto Nazionale di Urbanistica organizza a Olbia, il 18 marzo a partire dalle 15.30, alla Sala Conferenze del Museo Archeologico, l’incontro «La pianificazione unitaria per il territorio».
Inu
L’evento costituisce la seconda tappa di avvicinamento al XXIX Congresso nazionale dell’Inu, che si svolgerà a Cagliari dal 28 al 30 aprile prossimi.

Al convegno di Olbia intervengono oltre alla presidente di Inu Sardegna Roberta Porcu, al vicepresidente nazionale Inu Franco Rossi e ad altri rappresentanti ed esperti dell’Istituto, il sindaco Gianni Giovannelli, il Capo della Protezione civile Fabrizio Curcio, gli assessori regionali all’Urbanistica e ai Lavori pubblici Cristiano Erriu e Paolo Maninchedda.

L’obiettivo dell’incontro è fornire un contributo concreto al «Progetto Paese» che l’Inu elaborerà e offrirà alle istituzioni nazionali a Cagliari, in un’ottica di forte rinnovamento della disciplina urbanistica. A Olbia si farà una riflessione sul ventaglio di azioni che va messo in campo per fare fronte ai fenomeni indotti dal cambiamento climatico. Di fronte a essi i territori appaiono sempre più fragili, e quelli sardi – aree costiere, basse valli fluviali, nuclei urbani interessati da errori di pianificazione urbanistica – in particolare modo.

Per questo la Sardegna, e Olbia – visto il suo ruolo di «porta» dell’Isola oltre che di luogo simbolo dei fenomeni idrogeologici – appaiono come il luogo ideale per questa prospettiva di discussione.

Spiega la presidente di Inu Sardegna Roberta Porcu: «Non basta la sola mitigazione del rischio, né limitarsi alla protezione civile o alle opere di tipo ingegneristico. Ci vogliono politiche attive per la difesa del suolo e progetti urbani che consentano di disegnare luoghi e forme di vita più sicuri. Il punto di vista deve essere necessariamente pluridisciplinare».

Per scaricare il programma dell’iniziativa, clicca qui

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