Architettura sacra | Paolo Zermani

La Cappella nel bosco, un’opera minuta dallo straordinario potere evocativo

Un’opera minuta, scarna e semplicissima ma di straordinario potere evocativo, grazie al lirico inserimento nel contesto naturale, all’essenzialità della composizione, ai potenti valori simbolici che sottende. Materiale protagonista il laterizio.

Per lo scrittore giapponese Haruki Murakami poesia e simbolismo sono sempre stati inseparabili, come i pirati e il rhum. Non si può dargli torto, nel contemplare la straordinaria ricchezza espressiva di un oggetto così piccolo eppure così potentemente evocativo come la Cappella nel bosco di Paolo Zermani.

Vista di arrivo dal bosco.

Vista di arrivo dal bosco.

Si tratta di un vero e proprio gioiello sperduto nei boschi collinari del Parmense, toccati dall’itinerario di pellegrinaggio della Strada Romea. In questi luoghi, nel 2010 frane e alluvioni hanno determinato la temporanea chiusura dell’antico itinerario e la deviazione del corso d’acqua che lo affianca: la natura «dominatrice», come nel Dialogo con l’Islandese di leopardiana memoria, si è «mangiata» il paesaggio e ne ha pesantemente cambiato i connotati, come a rimarcare il concetto che la presenza antropica non è che una vaga e risibile pretesa di permanenza di fronte all’inesorabile e perenne trasformazione dell’Universo naturale.

Qui, al termine del lembo costituito dall’appendice del parco compreso tra il Rio della Moglia a sinistra e il monte a destra, si colloca la cappella, «punto focale» al termine di un percorso di circa 300 m che collega il nucleo abitato al bosco.

Vista di scorcio.

Vista di scorcio.

La costruzione è da un lato un tributo simbolico al paesaggio «offeso», dall’altro un timido ma accorato tentativo di rimarcare un sicuro approdo per le alterne vicende dell’umana sorte, offerto in questo caso da un luogo di culto: la cappella è luogo di arrivo, di sosta, di contemplazione, di silenzio, di ritrovamento interiore. A delineare questa dimensione estatica, al di fuori del tempo e dello spazio, contribuiscono da un lato lo scenario naturale che avvolge completamente chi vi transita, dall’altro la totale scarnificazione degli archetipi costruttivi, a significare un potente simbolismo che proprio nella semplicità del segno trova la sua massima efficacia espressiva.

L’intervento è costituito da un setto murario di 9×6 m, disposto al margine del declivio e sostenuto da una croce in ferro di altezza analoga impiantata verso il rio, e da una seduta, disposta perpendicolarmente al muro e di fronte alla croce. Sostanzialmente, in pianta si tratta di un punto e due linee: un gesto minimo che suggerisce l’idea di un abbraccio protettivo (il muro), di un invito (la seduta) e di un profondo raccoglimento nei valori della fede (la croce).

Vista di dettaglio.

Vista di dettaglio.

Da un punto di vista costruttivo, la quinta muraria e la seduta sono realizzate in laterizio faccia vista di tipo antico, colore rosa chiaro, in coerenza con la tradizione costruttiva locale, ricca da secoli di fornaci per la cottura dell’argilla. La croce è costituita da travi tipo Hea 120 mm verniciate color ruggine: l’elemento non solo traduce un simbolo in sé ma il suo radicamento da un lato nel muro e dall’altro nella terra sembra suggerire una connessione ideale e una riconciliazione tra Uomo e Natura.

La proiezione dell’ombra della croce lungo la quinta muraria a seconda delle ore della giornata scandisce il ritmo inesorabile, ma rassicurante, del tempo, leggibile nel rinnovarsi perenne delle stagioni. Gli elementi tettonici sono tra loro distinti e mutuamente interrelati, come a significare l’antico concetto filosofico di «sistema» in cui il Tutto racchiude le parti e le parti concorrono a definire l’unità del Tutto: in questo caso, un’Unità «trina», dove il dogma si fonde con la composizione architettonica in un indissolubile equilibrio.
Un’opera che veicola un’esperienza sensoriale e percettiva unica, dove architettura e fede convivono nella loro dimensione più intensa perché legata alla vera essenza dei valori che veicolano, al di là di qualsiasi orpello decorativo o gesto altisonante.

di Chiara Testoni Architetto, PhD

©Costruire in Laterizio

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