Le Associazioni tra i professionisti| Bruno Gabbiani presidente Ala Assoarchitetti

La crisi e il rilancio dell’associazionismo negli anni 2000

Per ultimo è entrato in sofferenza il mondo delle Associazioni dei datori di lavoro, trascinato dalla crisi economico-finanziaria. Dalla capacità di dare risposte corrette a domande concrete (come su motivazioni e modi per l’adesione e suddivisioni di gruppi di interesse) dipenderà il futuro delle Associazioni tra i professionisti.

Bruno Gabbiani, presidente ALA Assoarchitetti.

Bruno Gabbiani, presidente ALA Assoarchitetti.

Qual è la prospettiva futura delle Associazioni delle Confederazioni dei professionisti in Italia? Per tentare una risposta, dobbiamo fare un breve escursus sul recente passato.
Il sistema italiano della rappresentanza sociale, da mezzo secolo si è articolato sulla dialettica tra i gruppi organizzati, sotto forma principalmente di partiti politici, sindacati di lavoratori, sindacati/associazioni dei datori di lavoro, associazioni di opinione.
Ciascuna di queste formule promuoveva, con i mezzi a disposizione e nella sfera a essa assegnata, gli interessi della parte rappresentata.
Forse si può dire che la formula non era che l’adattamento orizzontale alla nuova democrazia post bellica del corporativismo verticale fascista, ma il sistema funzionò con alterni successi per circa quarant’anni e consentì il miracolo economico e il benessere diffuso.
Quando la caduta dell’impero sovietico abbatté le barriere ideologiche, s’innescò un processo di trasformazione che pose in discussione tutti i ruoli, che già prima erano stati a lungo contestati, più per i comportamenti etici dei singoli esponenti, che per considerazioni sulla coerenza delle forme associative, rispetto alla realtà sociale del Paese.

Dagli anni Novanta invece i Partiti in primis, furono diffusamente identificati dall’opinione pubblica come gruppi di potere parassitario e corrotto e la conseguenza fu il disgusto dell’opinione pubblica e il loro sostanziale commissariamento da parte di una magistratura che esprimeva contemporaneamente civili tendenze garantiste e un diffuso giustizialismo.
I sindacati dei lavoratori, che avevano ormai raggiunto livelli di welfare per gli occupati, non seppero smantellare le pesanti e costose strutture burocratiche nazionali, per riconvertire la loro azione verso una più difficile, ma ormai indispensabile azione da svolgere a livello aziendale o territoriale e ciò comportò un conseguente crollo delle adesioni e della popolarità.
Per ultimo, proprio nel momento in cui sembrava essere rimasto unico vincitore sul campo, entrò in sofferenza il mondo delle Associazioni dei datori di lavoro (industriali, commercianti, artigiani, professionisti) trascinato dalla crisi economico-finanziaria.
La crisi economica fu infatti la scintilla che innescò la disaffezione degli iscritti e quindi la riduzione delle risorse disponibili, ma la ragione profonda fu l’incapacità di elaborare una linea politica di azione complessiva verso la società, che sapesse contemperare gli interessi di ciascun settore rappresentato, con quelli più ampi del Paese.

Ora le Associazioni più veloci nell’agire, come Confindustria, stanno smantellando le sovrastrutture, riducendo sedi e spese, tentando di riaffermare i principi irrinunciabili della mission dei loro rappresentati.
Altre Associazioni, ancora in fase di crescita e assestamento, come quelle polverizzate dei professionisti delle quali intendiamo occuparci, stanno, in contro-tendenza ancora rafforzando le loro embrionali strutture, che sono modellate però sulle idee del passato.
I temi di fondo sono così riconducibili ad alcune domande fondamentali:
– sono ancora valide le tradizionali motivazioni per l’adesione: senso di appartenenza, richiesta di servizi, richiesta di tutela?
– sono ancora attuali i modi di adesione: iscrizione/tesseramento, struttura piramidale, rappresentanza indiretta?
– sono ancora valide le tradizionali suddivisioni di gruppi di interesse? Nel caso dei professionisti: liberi o dipendenti? Oppure prevalgono o almeno si aggiungono nuovi gruppi omogenei: studi strutturati, micro – studi, partite Iva, professionisti convenzionati?
Dalla capacità di dare risposte corrette a domande come queste, dipenderà il futuro delle Associazioni tra i professionisti.
Ci proponiamo di sviluppare ampliamente questo tema e di offrire agli interessati un luogo di dibattito aperto.

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