L’intervista | Luciano Pilotti, presidente Arexpo

La gara è andata deserta, dopo Expo a rischio

Il bando di gara per l’acquisizione delle aree e la riqualificazione urbanistica del sito che ospiterà l’Esposizione universale di Milano è andato deserto. Per il Presidente di Arexpo, Luciano Pilotti, serve un grande progetto internazionale, di respiro europeo, orientato alla sostenibilità.

Luciano Pilotti, presidente di Arexpo.

Luciano Pilotti |Presidente di Arexpo

Era già tutto previsto, si potrebbe dire. E così, le attese (tante) e le speranze (poche, per la verità) sono andate deluse.
Sta di fatto che il bando di gara per l’acquisizione delle aree e la riqualificazione urbanistica del sito che ospiterà l’Esposizione universale di Milano è andato deserto.
Nessun operatore si è presentato: troppo alto il valore dell’offerta economica, che vale più di 315 milioni di euro.
E così, il consiglio di amministrazione e i soci pubblici della società Arexpo (Regione, Provincia, Comuni di Milano e Rho e Fondazione Fiera) – che ha lo scopo di mettere in vendita e riqualificare dal punto di vista urbanistico il milione di metri quadrati di aree del sito espositivo nel rispetto dell’accordo di programma del 2011 – hanno ora una bella gatta da pelare.
Il bando si è chiuso con un nulla di fatto.
Di questo prevedibile esito, e soprattutto del futuro dell’operazione del post-Expo, ne abbiamo parlato con Luciano Pilotti, presidente di Arexpo, il quale nonostante tutto non perde l’ottimismo.
«L’esito negativo della gara – afferma Pilotti – è dipeso da due fattori: la crisi del mercato e l’alto valore economico delle aree. Però, continuiamo a pensare che l’area abbia un suo potenziale. Serve ripensare il meccanismo messo a punto fino a oggi, abbassando il livello di rischio. Occorre anche ribadire la scelta strategica del rapporto pubblico-privato, che prevede una forte regia da parte del pubblico, quale decisore finale e quale garanzia per il sistema bancario, che è l’altro soggetto importante dell’operazione.
Ora la palla passa ai soci di Arexpo: il consiglio di amministrazione, infatti, con questo ultimo atto, ha concluso la missione che gli era stata affidata: acquisire i terreni, cederli in diritto di superficie a Expo e individuare lo sviluppatore. La gara non l’ha individuato. Ora si tratta di capire chi potrà essere tale soggetto. È auspicabile, per riprendere il percorso, che vi sia un allargamento della compagine societaria».

Quali potrebbero essere i nuovi soci?
«Sicuramente le banche, anche come soci. Poi, ve ne possono essere altri, come la Bei e la Cassa depositi e prestiti, che sta investendo sulla rigenerazione urbana. Non escludo nemmeno l’apporto di capitali privati».

Cambieranno anche i temi del post Expo?
«Confermo quanto da sempre vado dicendo: serve un grande progetto internazionale, di respiro europeo, orientato alla sostenibilità. Che deve inserirsi nell’eredità di Expo 2015. Un’idea che non è in contrasto con altre ipotesi, come il nuovo stadio, per esempio. Un’ipotesi però che oggi mi pare poco credibile, in quanto le due squadre di Milano fanno fatica a finanziare la stessa ristrutturazione di San Siro».

Area Expo | Masterplan.

Area Expo | Masterplan.

I due soci principali, Regione e Comune di Milano, pare abbiano idee diverse sul dopo. C’è chi parla di spacchettare il disegno generale del masterplan (Regione) e chi invece persegue l’unitarietà dell’operazione (Comune).
«I soci principali sono entrambi d’accordo sulla scomposizione dell’operazione, ma con una differenza sostanziale rispetto al tema della regia complessiva. Certo, la suddivisione dell’intervento in lotti, al di fuori di un disegno complessivo, aiuterebbe il compimento dell’operazione di rifunzionalizzazione. Però è una strada rischiosa. Chi acquisterebbe uno dei tanti lotti senza conoscere il quadro generale di riferimento? Lo spacchettamento potrebbe essere utile, sotto però una regia complessiva e condivisa. Più è suddiviso l’intervento, più forte deve essere la regia».

Cambieranno i contenuti dell’accordo di programma del 2011?
«Dipenderà dai soci. È una strada che implica però tempo. E il tempo, per noi e per l’operazione nel suo insieme, è un fattore strategico fondamentale».

L’accordo di programma e il masterplan | Insomma, il «fast-post», che Arexpo ha immaginato, rischia tempi lunghi ed esiti incerti. Il tutto è stato pensato per evitare i risultati disastrosi di altre esposizioni universali, in cui l’abbandono e lo speco di risorse l’hanno fatta da padrone.
In definitiva, sul totale dell’area, in virtù dell’accordo di programma, si potranno realizzare nuove funzioni per 489 mila mq, ai quali se ne aggiungeranno 30mila di housing sociale. Sulla metà circa della superficie (44 ettari) sarà invece possibile realizzare un grande parco multitematico, che da sempre rappresenta il cuore di qualsiasi idea del dopo Expo.
Nell’ipotesi d’intervento troveranno pure posto le superfici destinate alle trasformazioni private e, accanto a esse, spazi e attrezzature dedicate al tempo libero delle famiglie e dei giovani e, infine, le attrezzature sportive.

Intervista a cura di Pietro Mezzi

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