Progettazione strutturale | Normativa

La validazione strutturale in cantiere, dalla teoria alla pratica

Forti e accesi dibattiti tra i professionisti coinvolti nella progettazione strutturale sono generati a riguardo della validazione di un progetto strutturale, da sempre un argomento complicato e ostile.

Ing. Ennio Casagrande, libero professionista e autore di diverse pubblicazioni, si occupa di progettazione strutturale, rischio sismico e cantieristica e collabora attivamente con la società Casagrande Costruzioni Edili.

Ing. Ennio Casagrande |  Libero professionista e autore di diverse pubblicazioni, si occupa di progettazione strutturale, rischio sismico e cantieristica e collabora attivamente con la società Casagrande Costruzioni Edili.

La validazione di un progetto strutturale è da sempre un argomento complicato e ostile che ha generato – e tuttora genera – forti e accesi dibattiti tra i professionisti coinvolti nella progettazione strutturale.
Le cause principali di tali incomprensioni possono essere attribuite alle astruse concezioni matematiche (sempre più spinte e ingarbugliate), nonché agli aggiornamenti normativi che sembrano, in qualche modo, alimentare la già confusa e incerta comprensione delle metodologie di calcolo alla base della progettazione strutturale.

Queste prescrizioni – accompagnate da evidenti richieste al limite dell’assurdo – distoglie l’attenzione del tecnico al problema fondamentale e principe delle strutture: la costruzione. Infatti, ogni studio, analisi, elaborati o valutazioni, ecc. sono redatti con il fine di costruire un’opera che, allo stato attuale, viene materialmente realizzata da un altro attore, che non coincide con il progettista: l’impresa di costruzioni (la vera azienda protagonista della costruzione di un’opera pubblica o privata è l’impresa di costruzioni e non certo la ditta appaltatrice che, in molte occasioni, si identifica come una società fondata ad hoc per l’appalto. Nei lavori privati, invece, l’impresa di costruzioni ricopre le vesti di appaltatore ed esecutore).
Ma se da una parte si richiede e si ricerca in modo estenuante come validare un calcolo, dall’altra parte ci si scontra con la realtà e la domanda da porsi è: ma l’opera che verrà realizzata dall’impresa di costruzioni può essere veramente validata oppure no?

La rincorsa al prezzo migliore (ovvero più basso) è diventata la questione principe dell’edilizia generale, ma che si amplifica in un modo irregolare nei lavori privati: costruzione della casa di abitazione, di un ampliamento o di una ristrutturazione. Non interessa più la qualità dei materiali, la metodologia di lavorazione, la tipologia delle maestranze, interessa solamente il numero finale trascritto nel computo metrico consegnato.
Ciò che rende complicata l’analisi di questo atteggiamento è la completa indifferenza o ignoranza tecnica di quanto si sta affrontando.
Ebbene, si cercherà di presentare proprio lo scenario attuale della filiera delle costruzioni ponendo attenzione non solo alla validazione del calcolo strutturale teorico, ma anche e soprattutto, alla validazione operativa dell’opera realizzata.
Tra valutazioni teoriche al limite dell’assurdo e appalti a ditte pseudo-preparate si cercherà di far luce su un «sistema» alquanto errato che provoca danni all’economia, ma soprattutto che potrebbe provocare danni seri causati dai difetti costruttivi.

Processo logico per la realizzazione strutturale di un’opera.

Grafico 1. Processo logico per la realizzazione strutturale di un’opera.

Il processo che non interessa a nessuno. La validazione strutturale teorica, quella cioè legata al calcolo e all’analisi, è un argomento che attualmente anima la gran parte delle conversazioni tra i progettisti strutturali.
La necessità deriva dalla prescrizione introdotta con il Dm 14/01/2008 (in breve Ntc 2008) al capitolo 10.2 – Analisi e verifiche svolte con l’ausilio di codici di calcolo – il quale sottolinea che «il progettista dovrà controllare l’affidabilità dei codici utilizzati e verificare l’attendibilità dei risultati ottenuti, curando nel contempo che la presentazione dei risultati stessi sia tale da garantirne la leggibilità, la corretta interpretazione e la riproducibilità.»
Queste affermazioni prescrittive, come accennato poc’anzi, hanno alimentato la non poca confusione che già governava l’utilizzo di software di calcolo, a un livello tale da aprire dibattiti estenuanti tra softwarehouse e progettisti strutturali.

Esempio pratico di processo costruttivo di un elemento strutturale.

Grafico 2. Esempio pratico di processo costruttivo di un elemento strutturale.

Ma se da una parte la validazione pura del calcolo strutturale può essere in qualche modo attuata anche dallo stesso progettista, dall’altra parte, la validazione di ciò che verrà realmente costruito pare desti poco interesse. Infatti, la validazione operativa di una struttura risulta ancora un argomento ostile e molto complicato, tanto da essere marginale (se non ignorato) all’interno del processo globale.
Effettivamente la validazione di un progetto strutturale viene attuata attraverso una serie di controlli condotti nella fase di analisi, di dimensionamento e di verifica degli elementi; al contrario, invece, la fase esecutiva viene per così dire «controllata» dal direttore dei lavori e dal collaudatore, i quali, hanno il compito sia di far rispettare quanto prescritto negli elaborati strutturali sia di verificare la bontà dell’opera nel suo insieme.
Ma tra le due validazioni esiste una differenza ben marcata: la validazione teorica viene effettuata in fase progettuale, in cui un possibile «errore» può essere corretto attraverso più analisi approfondite, mentre la validazione operativa viene effettuata a step avanzati se non completamente conclusi, creando seri problemi qualora si riscontrassero «errori» in cantiere.

Ciò che dovrebbe far riflettere è che i due processi – progettazione ed esecuzione – sono completamente disgiunti (grafico 1).
Ma spieghiamo meglio attraverso un esempio pratico. Poniamo che un progetto strutturale di una villetta preveda la realizzazione di una trave in calcestruzzo armato al cui interno siano disposte delle barre di armatura molto fitte, ma che comunque rispettano la prescrizione relativa all’interferro.
Supponiamo che il calcolo rispecchi tutte le condizioni normative del caso e che sia stato precedentemente validato (grafico 2). Nella fase di cantierizzazione l’impresa e il direttore dei lavori, si accorgono che la trave, pur rispecchiando tutte le innumerevoli condizioni normative, risulta irrealizzabile, in quanto il getto e la successiva compattazione risultano praticamente impossibili.
In tal caso il direttore dei lavori o l’impresa di costruzioni (come quasi sempre succede), in loco, effettuano una «variazione» al composto alterando, per esempio, la composizione del calcestruzzo oppure trovano qualche rimedio celere alla disposizione delle armature.

repertorio

Il progetto strutturale risulta ancora validato ma, il processo costruttivo si può considerare validato ugualmente? Certamente esiste la fase di collaudo, però nella stramaggioranza dei casi, si riduce a un controllo sommario della struttura condotto, solitamente, da un «amico» del progettista.
Se da una parte, quindi, abbiamo un micro processo validato (progetto strutturale) dall’altra ne abbiamo un altro che risulta completamente non validato. Il macro processo, pertanto, risulta non validato. Eppure la validazione operativa dovrebbe essere uno dei processi più importanti in quanto, con esso, si identifica il legame corretto tra progetto strutturale e struttura realizzata.
Purtroppo ciò non avviene a causa di una metodologia attuale di pensiero piuttosto sbagliata, in cui il progetto viene considerato sacro, mentre la realizzazione è solo una questione di prezzo!

E, quindi, il problema dove sta? Se poniamo attenzione a quanto detto in precedenza, si nota come tra progetto strutturale e quanto realmente realizzato esista, purtroppo, una specie di scissione profonda che può essere, banalmente, ricollegata a un motivo principale: la mancanza di un computo metrico dettagliato, ovvero, di un documento sovrano e autorevole con il quale sia possibile legare il progetto al costruito.
Tale elaborato descrittivo dovrebbe essere il punto di connessione tra idea e realtà mentre sembra essere – soprattutto in questi periodi – l’oggetto del desiderio del committente, con il quale può sbizzarrirsi, insieme al progettista, alla ricerca dell’offerta più conveniente.
Ma le specifiche riportate nel computo sono per lo più, incomplete, errate e al limite del ridicolo portando alla realizzazione di strutture – anche di una certa importanza – non rispettose della normativa e il cui processo non può essere validato e quindi garantibile.

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