Infrastrutture | Competitività

Le soluzioni per ripartire

Il completamento delle grandi infrastrutture, gli interventi nei centri urbani, la competitività dei porti e degli aeroporti, il raggiungimento di target sociali e ambientali, sono gli obiettivi che l’Italia deve perseguire per sostenere la competitività del Paese attraverso il rilancio dell’intero sistema. Un paper dell’Istituto italiano di Studi Strategici fa il punto su un tema decisivo e quanto mai attuale.

Completare e migliorare le reti di collegamento tra i principali poli economici e demografici; aumentare l’integrazione tra porte di accesso internazionali e reti principali di collegamento; investire sui servizi accessori.
Per rilanciare le infrastrutture l’Italia è chiamata ad affrontare alcune chiare sfide, che variano in maniera significativa a seconda dell’ambito d’analisi. A individuare le priorità è l’Istituto italiano di Studi Strategici Niccolò Machiavelli, che ha di recente pubblicato un paper sulla visione strategica della leadership italiana, nel quale un’ampia parte è dedicata proprio al tema delle infrastrutture, alle sue implicazioni sociali (pendolarismo), economiche e di sviluppo (le azioni per riconnetterle all’interno del sistema comunitario e promuovere un adeguato sistema di trasporto delle merci).

Le infrastrutture per i trasporti. In particolare, guardando alle infrastrutture dedicate alla mobilità dei passeggeri secondo gli autori della pubblicazione, Francesco Barontini e Polo Lio, occorre incrementare in maniera decisiva le possibilità di accesso all’interno e verso i principali nodi cittadini (sistemi di trasporto pubblico locale), dal momento che il Paese non ha saputo negli ultimi anni rispondere alle esigenze di mobilità innescate dalle nuove dinamiche demografiche, geografiche e sociali.

L’Italia è l’ultimo tra i Paesi europei più industrializzati per l’estensione della rete metropolitana.

L’Italia è l’ultimo tra i Paesi europei più industrializzati per l’estensione della rete metropolitana.

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Appare emblematico, a tal proposito, il nesso tra la scarsità della rete di metropolitane delle città italiane, perché per dimensioni demografiche ed economiche, l’Italia risulta di gran lunga il peggiore Paese europeo per dotazione di reti metropolitane con 180 km, a fronte dei 351 km della Francia (oltre 200 km nella regione di Parigi e dell’Îlede-France), dei 568 km della Spagna (233 km nella sola Comunidad de Madrid), dei 621 km della Germania e dei 552 km del Regno Unito (408 km all’interno dei confini della Greater London).
Esistono sulla rete, inoltre, tanti colli di bottiglia che insistono sulle arterie fondamentali in corso di completamento, (rete ferroviaria dell’Alta Velocità, autostrade e valichi), che vanno assolutamente eliminati, pena la scarsa competitività del sistema Paese, che è già in forte ritardo con il resto dell’Europa.

Accessibilità al Paese. Altra priorità sulla quale intervenire è quella di aumentare l’integrazione tra le porte di accesso internazionali e le reti principali di collegamento, con l’obiettivo di aumentare l’accessibilità al Paese e ai suoi centri economici, demografici e turistici.

grafico nordItalia

Entro il 2025 dovranno essere completate le più importanti opere ferroviarie sulle direttrici transalpine. Queste infrastrutture permetteranno di aumentare in modo significativo la competitività del traffico su rotaia delle merci e delle persone.

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Agire in questo ambito non significa obbligatoriamente investire in infrastrutture, ma anche guardare all’offerta di servizi, in un’ottica di sistema, volta a integrare i vari anelli consecutivi della catena di trasporto e a gestire i flussi di traffico valorizzando le sinergie tra reti e nodi infrastrutturali.
Considerando invece le merci si segnala nello studio come a fronte di tendenze chiare verso la concentrazione dei traffici, l’Italia sia chiamata oggi a dare priorità alla spesa per investimenti in infrastruttura, seguendo il modello Ten-T impostato dall’Unione Europea che ha indicato quali sono i segmenti e gli interventi su cui il Paese è chiamato a intervenire.

Riequilibrio. Anche in questo caso è stata rilevata l’urgenza di mettere in pratica interventi anche di natura soft, volti a garantire il riequilibrio modale all’interno di un Paese tradizionalmente dipendente dall’autotrasporto e che subisce oggi le politiche di settore messe in campo dall’Europa e dai Paesi di confine. In questo ambito aumenta la necessità di servizi a valore aggiunto nei nodi logistici, considerando le infrastrutture quali canali di servizi, non solo legati al sistema dei trasporti, ma anche capaci di sfruttare le sinergie e le complementarietà permesse dalle nuove tecnologie, cioè le reti di telecomunicazione ed energetiche e, dove possibile, i sistemi idrogeologici.




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