Internazionalizzazione | Investimenti

L’Egitto pensa a grandi infrastrutture e a un milione di nuovi alloggi

Dopo la sanguinosa stagione della Primavera araba l’Egitto, guidato da un anno dal generale Al Sisi, guarda all’ammodernamento delle proprie infrastrutture. Il raddoppio del Canale di Suez, l’ampliamento dell’aeroporto del Cairo e del sistema ferroviario, un milione di nuovi alloggi popolari, investimenti in rinnovabili ed energia pulita, sono alcuni degli interventi più significativi di un Piano strategico da 150 miliardi di dollari, che aprirà opportunità importanti anche per le aziende italiane, da sempre impegnate in Egitto in progetti strategici. Sugli investimenti, però, grava l’incognita Libia.

L’elezione di Al Sisi nel maggio 2014 sembra aver riportato l’Egitto sul sentiero della normalizzazione e del ritorno sulla scena internazionale. Dopo una transizione durata tre anni, la risposta dell’economia non si è fatta attendere.
Il clima di maggior ottimismo ha favorito i consumi, sia privati (+4,9% il dato tendenziale del IV trimestre 2014) che pubblici (+8,8%) e ridato slancio all’export (+15%), riportando la crescita su ritmi più sostenuti, con il Pil che ha registrato un avanzamento del 6,8% nel terzo trimestre (rispetto al 2,1%, medio, del 2013).
L’economia egiziana, pertanto, ha cominciato a registrare i primi segnali di ripresa. Il ritorno dell’ottimismo ha ridato slancio ai consumi, alle rimesse e al turismo riportando per la prima volta la crescita su ritmi non sperimentati da tempo.
Ad aiutare la costruzione di una nuova immagine dell’Egitto stabilizzato e pronto a ripartire ci sono stati anche i 18 miliardi di dollari arrivati dai Paesi del Golfo e in particolare da Arabia Saudita, Emirati e Kuwait. Rinato ottimismo da un lato, e aiuti dall’altro: è questo il mix che finora – guerra in Libia permettendo – ha riattivato i consumi interni.

SUEZ

L’Egitto, pertanto, oggi è un Paese sospeso tra i segnali di ripresa economica e l’incertezza causata dagli scontri con la Libia.
Un Paese, quello egiziano, nel quale il rischio rimane elevato, ma dove grandi opportunità si potrebbero aprire per le imprese straniere.
Anche per quelle italiane, che a febbraio al Cairo hanno partecipato alla missione promossa dai ministeri dello Sviluppo economico e degli Affari esteri – c’erano tra le altre Trevi, Pizzarotti, Bonatti, Fincantieri – e a marzo hanno preso parte alla Conferenza di Sharm el Sheikh nel quale Al Sisi ha presentato interventi di ammodernamento del Paese per 150 miliardi di dollari.
Nessuno può ignorare, però, quanto avviene ai confini occidentali del paese, dove l’esercito egiziano è impegnato contro le postazioni dell’Isis in una Libia sempre più fuori controllo. Su 190 partecipanti alla missione italiana, 23 non a caso all’ultimo hanno rinunciato.

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I settori su cui puntano le imprese italiane. Tre sono i settori su cui puntano le imprese italiane: infrastrutture, energie rinnovabili e meccanica. Per chi vuole investire in Egitto il momento è certamente uno dei migliori nonostante le tensioni create dalla Libia: a metà marzo, infatti, a Sharm el-Sheikh si è svolta l’attesissima conferenza internazionale in cui il presidente al Sisi ha presentato agli investitori stranieri il piano per lo sviluppo del Paese.
Il valore totale degli investimenti illustrati è stato stimato intorno ai 150 miliardi di dollari, per realizzare in Egitto 15-20 mega progetti infrastrutturali nei settori energia, ferrovie, strade, estrazione mineraria e trasporto energia, acqua potabile e sistemi idrici, abitazioni (un milione di abitazioni per la fascia medio-bassa della popolazione), raddoppio del Canale di Suez, ampliamento aeroporto del Cairo, energie rinnovabili e autostrade digitali.

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Il governo italiano – che vuole far crescere l’import/export portandolo dagli attuali 5 miliardi ai 6 del 2016 – aveva iniziato a programmare gli investimenti ben prima della Conferenza di Sharm per mettere in relazione il mondo economico imprenditoriale italiano con le istituzioni e le autorità egiziane.
La presenza italiana nel Paese è importante ed è fondamentale il ruolo che l’Italia ha svolto in questi ultimi anni e la fiducia attribuita al nuovo corso egiziano. Nonostante i disordini dalla Primavera araba in poi l’Italia continua infatti a rappresentare il quarto partner commerciale per il Paese, con un export pari a 2,8 miliardi di euro nel 2013.
L’obiettivo dell’appuntamento di Sharm è stato quello di rilanciare la crescita con un importante piano di investimenti che attirasse i capitali esteri. Tra i paesi più attivi rientrano Arabia Saudita, Kuwait, Eau e Russia. Le maggiori opportunità si concentreranno proprio nell’ambito dei progetti infrastrutturali.

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Tra i 15 megaprogetti (del valore complessivo di 100 miliardi di dollari), il principale riguarda lo sviluppo regionale di Suez. Oltre ai già avviati lavori per l’allargamento della via d’acqua, saranno costruiti porti, zone industriali e centri logistici lungo tutta l’area del canale.
L’obiettivo è di rendere il canale non solo un punto di transito, bensì un centro importante per il commercio mondiale. In questo progetto le aziende italiane, grazie al loro know-how, potrebbero giocare un ruolo importante.
C’è poi da considerare il ruolo che le nostre imprese potrebbero giocare nell’Industria mineraria, in particolare nella zona del cosiddetto «triangolo d’oro». Si tratta dell’area compresa tra i porti di Safaga e di El Quseir e la città di Qena. Il progetto prevede la creazione di un distretto minerario su di un’area superiore ai 6.000 km2.
Anche l’edilizia abitativa può costituire un asset fondamentale di sviluppo. Il piano governativo, infatti, prevede la costruzione di 1 milione di unità abitative nei prossimi cinque anni a favore delle fasce medio-basse della popolazione, con risorse fornite dai Paesi del Golfo e dalla Banca Centrale Egiziana.

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Altro settore importante è quello energetico. Sono in pipeline 17 progetti per accrescere la capacità del Paese di 8,3 GW. L’obiettivo annunciato dal governo di raggiungere la soglia del 20% di energia verde utilizzata entro il 2020 prevede investimenti per oltre 1 miliardo di euro.
La maggior parte di questi progetti dovrebbero interessare la parte di costa mediterranea compresa tra El Alamein e El Salloum. Il governo egiziano, in partnership con Ferrovie dello Stato Italiane nel ruolo di advisor, sta procedendo inoltre al rinnovo di un sistema di trasporto su rotaia considerato ormai vetusto per gli standard internazionali.
Buone opportunità di investimento si potranno delineare anche per le piccole e medie imprese italiane interessate al mercato egiziano. Numerose le iniziative per favorire la creazione di un tessuto industriale privato e diversificato, che faccia da volano alla creazione di nuovi posti di lavoro.
In tal senso rientrano le iniziative di finanza agevolata portate avanti dalla Banca Centrale Egiziana e le 10 Free Trade Zone create nel Paese negli ultimi anni per attirare, grazie ad agevolazioni ed esenzioni fiscali, nuovi investimenti dall’estero. Tra le principali quella di Alessandria d’Egitto, di Damietta, di Ismailia e di Nasr City.

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La presenza delle imprese italiane. Tra il 2009 e il 2013, e nonostante le turbolenze seguite alla rivoluzione del gennaio 2011, sono confluiti in Egitto 22 miliardi di euro di investimenti diretti, di cui 3,7 miliardi provenienti dall’Italia. La presenza italiana nel Paese è di vecchia data – l’Eni ha investito in Egitto nel 1955 – e conta al momento 130 imprese attive in diversi settori: servizi, impiantistica, trasporti, logistica, turismo ed energia.
Il primo gruppo italiano è Eni, principale operatore petrolifero straniero. A seguire Edison, attiva in Egitto tramite una joint venture con Egyptian Petroleum Company con cui sfrutta giacimenti di gas e petrolio ad Abu Qir. Presente dal 2006 Intesa San Paolo con l’acquisizione di Bank of Alexandria.
Significativi anche gli investimenti di Pirelli, Italgen, Danieli, Techint e Gruppo Caltagirone. Il rallentamento economico del Paese dell’ultimo triennio ha tuttavia influito negativamente sui flussi commerciali. Si stima che l’Italia abbia perso export per oltre 5,5 miliardi di euro in questo periodo.

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Ai sostenuti tassi di crescita del quadriennio 2005-2008 (+27,9%, in media l’anno), sono infatti seguiti incrementi più contenuti nell’ordine del 2,2% (in media). Nel tempo le imprese italiane hanno saputo comunque ritagliarsi un ruolo importante tra i principali fornitori del paese dei faraoni.
Nel 2013, con un export totale di 2,8 miliardi di euro, l’Italia è risultata il quarto fornitore egiziano con una quota di mercato del 5,3%, seconda a livello europeo alla sola Germania (7,9%). Osservando i principali settori dell’import egiziano emerge una marcata prevalenza dei prodotti raffinati (11,9% del totale), a rimarcare il gap energetico strutturale che caratterizza il Paese. A seguire la meccanica strumentale, secondo settore con una quota totale del 6,9%.

Primo settore di riferimento per l’export italiano è la meccanica strumentale, che da sola rappresenta il 32% dell’export totale. In particolare l’Italia ha esportato nel Paese motori a combustione interna e turbine, macchinari per l’industria chimica, petrolchimica e petrolifera e sistemi robotizzati per l’industria.
Importanti anche gli scambi di greggio e suoi derivati. Nel 2013 il 52% delle esportazioni egiziane verso l’Italia ha riguardato petrolio grezzo ritornato al Paese di origine sotto forma di prodotti energetici raffinati e prodotti chimici (rispettivamente, 706 milioni di euro e 260 milioni di euro).
Nei primi dieci mesi del 2014 le esportazioni italiane nel Paese hanno registrato un progresso del 4,9% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. In deciso calo le vendite di prodotti raffinati (-33%; Fig. 3) e chimici (-10%). Positiva invece la performance dei prodotti agricoli (+265%), degli apparecchi elettrici ed elettronici (+47%) e dei mezzi di trasporto (+21%) e, tra i principali settori, della meccanica strumentale (+12%).




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