Città e mercato | Gastone Ave, Urbanista, docente dell’Università di Ferrara

Lo sviluppo urbano di Tirana dal regime al caos della turbo architettura

La caduta del dittatore Enver Hoxha, con l’abbattimento della sua statua nella centrale piazza Scanderberg il 20 febbraio 1991, ha dato luogo a un decennio di caos istituzionale e urbanistico. Il collettivismo forzato del regime, al potere sin dal 1945, ha lasciato il posto all’individualismo più irresponsabile.

Le elezioni politiche del giugno 2013 in Albania sono state vinte dalla formazione di sinistra guidata da Edi Rama. La notizia, quasi del tutto ignorata in Italia, ha un evidente interesse per gli urbanisti. Infatti Rama ha vinto le elezioni sull’onda dei successi che ha conseguito come sindaco di Tirana in una lunga battaglia contro il caos urbanistico della città seguito alla fine della dittatura comunista avvenuta nel 1991. Da sindaco Rama ha abbattuto centinaia di costruzioni illegali ai lati del fiume Lana nella zona più centrale della capitale ed ha avviato diversi progetti urbanistici per incanalare nella legalità il dirompente sviluppo urbano.

Gastone Ave, Urbanista, docente dell’Università di Ferrara

La caduta del dittatore Enver Hoxha, con l’abbattimento della sua statua nella centrale piazza Scanderberg il 20 febbraio 1991, ha dato luogo a un decennio di caos istituzionale e urbanistico. Il collettivismo forzato del regime, al potere sin dal 1945, ha lasciato il posto all’individualismo più irresponsabile. Dal 1991 per un decennio si è avuto un boom edilizio senza precedenti in Europa e senza alcuna regola, se non quella del più forte, a partire dalla corsa in stile far west alla appropriazione privata dei suoli, già di proprietà dello Stato. Si stima che almeno il 70 per cento delle costruzioni erette negli anni Novanta del secolo scorso a Tirana sia abusivo.

L’edilizia selvaggia, o «turbo architettura» come la si potrebbe definire
, è divenuta il motore dell’economia. Nel 1990 la popolazione urbana era solo il 35 per cento, risultato delle politiche anti inurbamento del regime. Nel 1989 l’ultimo piano regolatore di Tirana concedeva un incremento di residenti fino a 317 mila persone per il 2005. Invece, nel giro di un decennio dopo la caduta di Hoxha la città raddoppia. Nel 2013 si stimano oltre 700 mila abitanti. L’affaccio sul mare di Durazzo è divenuto una sequela di palazzoni di una decina di piani tirati su in fretta e spesso invenduti. Ma a meno un chilometro dal centro di Durazzo la zona paludosa di Keneta in un decennio è stata occupata da più di 40 mila persone che vi hanno costruito in modo abusivo una immensa distesa di casette mai finite, illegali e precarie. Una baraccopoli degna del Sud America. A Valona e negli altri centri maggiori il territorio è stato vandalizzato in modo analogo.

È difficile trovare le ragioni che portano un popolo a distruggere il suo stesso territorio
nell’arco di dieci anni. Fino al 1991 il Paese è stato nelle mani di una oligarchia partitica che controllava l’informazione ed ha creato il mito dell’imminente invasione, come se l’Albania fosse al centro di un Deserto dei Tartari planetario. Il lusso per i capi partito mentre diverse generazioni di albanesi furono chiamate a vivere in base ai principi della «frugalità economica» e della «autarchia», curiosamente mutuati dal ventennio fascista italiano. La proprietà privata era abolita, le costruzioni ante 1945 demolite sistematicamente per fare posto a edifici in cemento prefabbricato di ispirazione sovietica. Ben prima della fine della Guerra Fredda promossa da Mikhail Gorbaciov, l’Albania si era isolata anche dalla Unione Sovietica. Nel 1978 il Comitato Centrale del Partito Comunista albanese proclama l’Albania «l’unico centro del vero Comunismo nel mondo». Negli anni ‘80 l’unica finestra sul mondo per gli albanesi è data dalle radio e televisioni italiane, che diffondevano immagini di un mondo occidentale con vita gaudente e ricchi premi per tutti.

Strategic Plan of Greater Tirana 2017

Strategic Plan of Greater Tirana – 2017

Nel 2002 l’allora sindaco Edi Rama ha dotato Tirana di un piano strategico per l’area metropolitana
, finanziato dalla Banca Mondiale. Il piano sviluppa la visione della città al 2017 e punta a un riordino delle infrastrutture viarie di grande scala, a partire dalla super strada tra la capitale e la costa di Durazzo. Si costruisce il nuovo aeroporto di Tirana, esempio di efficienza. Il piano strategico deve però essere in gran parte ancora attuato. Il punto critico riguarda l’assenza di una autorità di governo metropolitano, a fronte di una espansione edilizia che ha tracimato sui comuni confinanti tra cui Kamza, ridotto a periferia di cemento. Un problema, quello della mancanza di un governo metropolitano, che è di rilevante attualità anche per le maggiori città italiane.

Ai tempi della Thatcher vigeva il motto «meno Stato e più mercato».
Ciò ha prodotto diversi disastri urbanistici tra cui quello dei Docklands a Londra che a posteriori ha fatto spendere enormi quantità di denaro pubblico. Il liberismo sfrenato causa disastri per i contribuenti prima ancora che danni ai cittadini. Tirana è oggi un esempio della necessità morale di piani urbanistici su scala metropolitana. Dopo la sua vittoria alle elezioni del giugno 2013 per Edi Rama la sfida è fare su scala nazionale un programma di sviluppo territoriale con al centro l’interesse pubblico.

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