Internazionalizzazione | Messico

Nuove opportunità dalla liberalizzazione del settore energetico

Approvata la riforma costituzionale che ha liberalizzato il settore energetico, il Messico è adesso pronto ad aprire il mercato agli investitori stranieri. L’obiettivo è consolidare il Paese come economia emergente e attrarre investimenti per migliorare il settore dell’Oil & Gas.

Parte dalla privatizzazione dell’Oil & Gas la rivoluzione messicana del presidente Enrique Peña Nieto, che entro un decennio porterà il Paese a essere uno dei primi produttori mondiali di petrolio. Attualmente il Messico è al decimo posto per la produzione di greggio, ma dagli inizi del 2000 la quota è diminuita a causa della poca competitività delle tecniche e dei macchinari per l’estrazione rispetto agli standard moderni.

Mexcala Bridge. È una delle opere più imponenti realizzate negli ultimi anni. Nell’ultimo decennio il Messico ha investito 144 miliardi di euro per lo sviluppo delle infrastrutture.

Mexcala Bridge. È una delle opere più imponenti realizzate negli ultimi anni. Nell’ultimo decennio il Messico ha investito 144 miliardi di euro per lo sviluppo delle infrastrutture.

Da qui la scelta del Governo federale di rivolgersi ai privati, inaugurando una lunga stagione di crescita economica che si presenta importante sotto tutti i profili, e che porterà benefici anche alle infrastrutture, settore sul quale il Messico punterà decisamente investendo e potenziando gli hub esistenti per garantire il trasporto del greggio, la cui produzione è destinata ad aumentare rispetto ai 2,5 milioni di barili prodotti ogni giorno nel 2013.

La fine del monopolio dello Stato negli idrocarburi, infatti, apre ai privati i contratti di servizi e di produzione assieme agli appalti per l’esplorazione e la produzione di petrolio. Anche l’Italia guarda con grande attenzione al nuovo corso messicano dell’energia, come testimonia la recente visita tutta incentrata sul miglioramento dei rapporti commerciali ed economici tra i due Paesi, guidata dal premier Letta alla presenza tra gli altri di Paolo Scaroni e Fulvio Conti, Ad di Eni ed Enel, e Alessandro Castellano, numero uno di Sace.

Con la riforma fortemente voluta da Peña Nieto, le compagnie straniere potranno esplorare il sottosuolo ed estrarre petrolio e gas, ma solo in collaborazione con la società statale Pemex (Petroleos Mexicanos), che controlla attualmente l’intera filiera in un regime di monopolio.
La legge prevede inoltre la conversione di Pemex e della Cfe (Commissione federale dell’elettricità) in imprese di Stato, che dovranno competere con le aziende straniere per ottenere i contratti. Come ha scritto l’Economist, tutti gli analisti concordano nel dire che i potenziali benefici della riforma dipenderanno da come sarà redatta la legislazione secondaria che dovrà definire le regole per i nuovi contratti e le royalties e che indicherà quali saranno i giacimenti da esplorare. Ovviamente, i potenziali investitori vogliano conoscere in quali condizioni potrebbero trovarsi a operare prima di investire.

 

Il maggiore progetto di investimento sui porti riguarda l’hub d Veracruz, che è stato già oggetto di interventi significativi negli anni scorsi. Veracruz diventerà lo scalo merci più importante del Messico.

Il maggiore progetto di investimento sui porti riguarda l’hub d Veracruz, che è stato già oggetto di interventi significativi negli anni scorsi. Veracruz diventerà lo scalo merci più importante del Messico.

Gli investimenti nell’oil & gas. L’apertura del mercato energetico rappresenta in ogni caso un cambiamento enorme che non riguarda solo questo settore, perché peserà in modo decisivo sul rinnovamento proprio delle infrastrutture di trasporto e sulle tipologie di estrazione.
Dal 2006 al 2012 le esportazioni di greggio verso gli Usa, principale mercato per il petrolio messicano, sono diminuite del 38%. Nel frattempo Paesi come la Colombia e il Canada hanno aperto agli investimenti delle compagnie petrolifere di Stati Uniti, Europa e Asia.
Il petrolio messicano è di tipo «crude», cioè pesante e viene venduto a un pezzo più basso perché è più difficile raffinarlo. Anche Canada, Colombia e Brasile sono produttori di grandi quantità di petrolio «crude».
L’offerta è aumentata e il prezzo è ulteriormente sceso mentre in Messico ci sarebbe bisogno di operare grandi investimenti per tenere il passo dei concorrenti. Secondo uno studio della banca britannica Barclays Capital la Pemex spende circa 24 miliardi di dollari per sviluppare i settori gas e petrolio, una cifra che deve almeno essere raddoppiata se si vogliono ottenere significativi cambiamenti.

Le potenzialità del Messico restano, comunque, importantissime. Secondo le stime dell’Eia (Energy Information Administration), la sezione statistica del dipartimento dell’Energia americana, le riserve ammonterebbero a 10 miliardi di barili; che raddoppierebbero secondo altri istituti di ricerca. Numeri che ne fanno potenzialmente il primo produttore non Opec, con margini di crescita molto ampi, come ha affermato anche uno studio di Bloomberg, perché con sufficienti investimenti il Messico potrebbe diventare uno dei primi cinque paesi esportatori del mondo.

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