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Occasioni di crescita mancate

Esempi di ritardi e di scelte sbagliate in Italia ne abbiamo avute a man bassa. La candidatura di Roma per le Olimpiadi 2020, per esempio. A dare il colpo di grazia su questa candidatura fu l’allora presidente del Consiglio dei ministri Mario Monti che parlò di «sobri timori».

Una lettrice ha inviato un commento al Punto di Vista «Il turismo che fu e l’aeroporto che non è» dell’avv. Giovanni Calisi pubblicato sul sito impresedilinews.it. Nelle sue considerazioni scriveva: «…ho dubbi sull’aeroporto di Genova. Questi dubbi però sono la conseguenza di scelte sbagliate che il comune di Genova e la Regione hanno fatto in passato. Un esempio è l’area di Cornigliano».

Livia Randaccio, direttore editoriale Il Nuovo Cantiere.

Un commento quello della nostra lettrice che credo meriti un po’ di attenzione. Sono convinta che la lettrice affermi una sacrosanta verità nel citare «le scelte sbagliate» fatte in passato dalla città della Lanterna e dalla Regione. Certo non entra nel merito delle scelte sbagliate, illustrandole nel dettaglio, ma credo non sia difficile capire a cosa voglia fare riferimento: la siderurgia e l’altoforno di Cornigliano.

Su questi aspetti io la penso un po’ come Raffaele Morese, segretario generale della no – profit Nuovi Lavori (presidente Giuseppe DeRita), Morese ha avuto una lunga esperienza sindacale nei comparti della siderurgia, dell’auto e dei trasporti prima di divenire segretario nazionale Fim – Cisl e segretario aggiunto Cisl.
Morese in un’intervista a Daniele Protti (sull’Europeo) ha sostenuto che «ci fu un momento agli inizi degli anni ‘80 in cui era possibile chiudere l’altoforno genovese. La società americana proprietaria di Disneyland aveva avanzato la proposta di realizzare il primo parco tematico europeo in Italia, a Genova.
Ma il Pci ligure si oppose con estrema durezza. Prodi li ascoltò. Quando gli dicevo: ma togliere un altoforno che sta in città è un vantaggio per tutti e il business turistico di una Disneyland va a favore non solo dell’area che si respira ma anche dei traffici marittimi, del turismo (l’Europa sarebbe scesa a Genova) dell’industria alberghiera. Niente da fare.
Prodi non volle entrare in collisione con il Pci anche se gli dicevo che i dipendenti non sarebbero mai andati in cassa integrazione con Disneyland… alla fine il parco finì a Parigi». Esempi di ritardi e di scelte sbagliate in Italia ne abbiamo avute a man bassa. La candidatura di Roma per le Olimpiadi 2020, per esempio.
A dare il colpo di grazia su questa candidatura fu l’allora presidente del Consiglio dei ministri Mario Monti che parlò di «sobri timori».
Ma è il caso di procedere con ordine per capire come è andata esattamente la vicenda. Quando si manifestò la candidatura di Rio de Janeiro per le Olimpiadi 2016, a Roma si cominciò a ipotizzare la soluzione «Roma candidata per il 2020» con un progetto di elevato profilo, ecosostenibile, che s’inseriva in modo perfetto con il «Piano strategico di sviluppo di Roma».
Come già successo per le Olimpiadi dell’ormai lontano 1960 e per i campionati di calcio di Italia ‘90, le Olimpiadi potevano rappresentare un’occasione per far crescere Roma, dotandola di nuove utili infrastrutture. Dopo le prime divergenze sulla scelta del presidente del comitato promotore (Gianni Letta, Nerio Alessandri, Luca Cordero di Montezemolo) si arrivò alla soluzione rappresentata da Mario Pescante, forse la più logica poiché si trattava del vicepresidente del Cio. A questo punto l’appoggio del Governo si doveva manifestare in modo netto, con una lettera d’impegno a sostenere gli oneri finanziari della candidatura.
L’allora ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, allo scopo di garantire la sostenibilità economica del progetto aveva istituito una commissione di saggi (composta da Paolo Benigno, Giulio Napolitano, Fabio Pammolli, Giuseppe Pisauro, Lanfranco Senn coordinati da Franco Carraro) presieduta dal prof. Mario Fortis, commissione che, dopo aver svolto numerosi studi aveva deliberato parere positivo dimostrando che per Roma i giochi Olimpici si sarebbero più che autofinanziati attraverso un positivo ciclo economico d’investimenti sia privati sia pubblici.
Il 16 novembre del 2011 s’insediò il Governo Monti e dopo alcuni mesi, in tempo per inviare la comunicazione di accredito finanziario al Cio, la delegazione promotrice fu chiamata a Palazzo Chigi dal presidente Monti (era il 14 febbraio del 2012) al termine di un Consiglio dei ministri in cui si sarebbe dovuta confermare l’opportunità di sostenere la candidatura di Roma per le Olimpiadi.
La delegazione formata da Gianni Petrucci, dall’allora sindaco di Roma Gianni Alemanno, da Mario Pescante e da Gianni Letta fu messa in attesa per ore e ore e poi il presidente Monti (accompagnato da Pietro Gnudi, allora ministro per lo Sport) sostenne che… «il Governo non era in grado di confermare le credenziali finanziarie».
Monti invitò il comitato promotore a proseguire nell’intento senza l’esplicito sostegno governativo. Monti era preoccupato che non si ripetesse un caso come quello accaduto in Grecia, nazione che aveva sconvolto l’equilibrio finanziario a causa dello sforzo economico profuso per le Olimpiadi di Atene 2004.
Sin qui i fatti, sono più che mai convinta che una grande occasione si perse allora, il Governo dei tecnici, e Monti su tutti, non prestarono attenzione alle politiche di sviluppo che necessitavano al Paese, atteggiamento che, con altre scelte risultate fallimentari, impedirono all’Italia di avere ulteriori possibilità di uscire dalla crisi economica.
Credo che i giochi avrebbero davvero rappresentato molto più che un’occasione. Fra l’altro l’impegno finanziario del Paese avrebbe avuto inizio a partire dal prossimo anno.
Anche la Spagna allora era soggetta a una forte crisi ed era in una situazione economica ancora più debole dell’Italia, eppure non ebbe alcuna remora a sostenere la candidatura di Madrid. Malgrado il premier Monti in conferenza stampa elogiasse il lavoro del Comitato promotore e soprattutto l’attenta e documentata relazione del professor Fortis, in molti è maturato il dubbio che il dossier di candidatura e il documento della commissione presieduta da Fortis non siano mai stati analizzati dal prof Monti. Livia Randaccio




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