Normative | Massimo Ghiloni, consulente urbanistico

Ora il governo ha la delega per riformare la pubblica amministrazione

Snodo decisivo per la ripresa economica è la riorganizzazione delle amministrazioni. La legge 124/2015 ne delega il Governo; all’interno del provvedimento sono degne di nota alcune disposizioni che interessano direttamente il settore edilizio, condizionato dal continuo rinvio delle decisioni.

Massimo Ghiloni, consulente urbanistico

Massimo Ghiloni | Consulente urbanistico

La legge 124/2015 ha delegato al Governo la riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche, snodo decisivo per la ripresa economica. All’interno del provvedimento sono degne di nota alcune disposizioni che interessano direttamente il settore edilizio, condizionato dal continuo rinvio delle decisioni.

Il primo argomento riguarda la conferenza di servizi che, nonostante i numerosi interventi correttivi degli ultimi anni, non riesce a produrre una significativa riduzione dei tempi per l’approvazione dei progetti. A tal fine è previsto un decreto legislativo da emanarsi entro dodici mesi, nel rispetto dei seguenti principi e criteri direttivi: delimitare i casi in cui la convocazione della conferenza di servizi è da considerarsi obbligatoria in relazione alla complessità del procedimento; ridefinire i tipi di conferenza, introducendo modelli di istruttoria pubblica anche in via telematica per garantire la partecipazione degli interessati al procedimento per provvedimenti di interesse generale; ridurre i termini, ricorrendo a modalità telematiche, per la convocazione, per lo svolgimento dei lavori e per l’adozione della determinazione motivata del procedimento, prevedendo comunque la fissazione di una durata certa e imponendo ai partecipanti un onere di chiarezza e inequivocità; prevedere la partecipazione di un unico rappresentante per le amministrazioni statali; stabilire che si considera acquisito l’assenso delle amministrazioni, ivi comprese quelle preposte alla tutela della salute, del patrimonio storico-artistico e dell’ambiente, che entro il termine dei lavori della conferenza non si siano espresse nelle forme di legge; rivedere i meccanismi decisionali adottando il principio della prevalenza delle posizioni espresse in sede di conferenza ai fini dell’adozione della determinazione finale nelle conferenze decisorie anche nei casi di mancata espressione degli atti di assenso ovvero di dissenso da parte di amministrazioni competenti; riconoscere la possibilità di richiedere la revoca o l’annullamento del provvedimento da parte delle amministrazioni a condizione che abbiano partecipato alla conferenza e si siano espresse nei termini; definire, nel rispetto della leale collaborazione, meccanismi e termini per la valutazione tecnica e la necessaria composizione degli interessi pubblici particolarmente sensibili, attivando anche procedure di riesame in modo da pervenire in ogni caso alla conclusione del procedimento; definire limiti e termini tassativi per la richiesta di integrazioni documentali o chiarimenti.

È da sottolineare che molti di questi principi sono già contenuti nella l. 241/1990 e successive modifiche, ma hanno incontrato spesso una disapplicazione di fatto. La nuova azione legislativa dovrà, perciò, essere connotata da una maggiore incisività e avendo ben presenti tre condizioni da garantire concretamente: penalizzare le assenze e i mancati pronunciamenti da qualunque soggetto provengano; assumere comunque la decisione sulla base dei prevalenti orientamenti emersi in sede di conferenza; definire come perentori i termini per la conclusione del procedimento. Se non si perverrà a questo risultato, assisteremo a una mera azione di coordinamento che non intacca l’inadempienza deresponsabilizzata.

Un altro aspetto della delega riguarda i casi in cui è prevista l’acquisizione di assensi di amministrazioni pubbliche e di gestori di beni e servizi pubblici per l’adozione di provvedimenti di competenza di altre amministrazioni pubbliche; viene codificato che l’assenso deve essere comunicato entro trenta giorni dalla richiesta e in caso di inadempienza lo stesso si intende comunque acquisito. In caso di mancato accordo, è rimessa al Presidente del Consiglio dei Ministri la decisione sulle modifiche da apportare. Ove l’assenso debba essere rilasciato da amministrazioni preposte alla tutela di interessi sensibili, il termine è aumentato a 90 giorni.

Viene altresì prevista l’emanazione, entro 180 giorni, di un regolamento per semplificare i procedimenti amministrativi e incentrato su: riduzione dei termini fino al 50% per la realizzazione di rilevanti insediamenti produttivi e di opere di interesse generale; esercizio di poteri sostitutivi da parte del Presidente del Consiglio dei Ministri motivato dalla necessità di perseguire positivi effetti sull’economia e sull’occupazione.

Ulteriore oggetto della delega riguarda l’individuazione dei procedimenti oggetto di segnalazione certificata di inizio attività o di silenzio assenso, nonché quelli per i quali è necessaria un’autorizzazione espressa ovvero è sufficiente una comunicazione preventiva. Inoltre, all’atto della presentazione dell’istanza deve essere comunicato ai soggetti interessati il termine entro il quale l’amministrazione è tenuta a rispondere ovvero entro i quale il silenzio dell’amministrazione equivale ad accoglimento. Tutto ciò si dovrebbe tradurre in un’ulteriore revisione dei titoli abilitativi e del ricorso al silenzio assenso, auspicando che questa volta siano fornite effettive garanzie da parte del comune sulla formazione dello stesso, in modo che possa concretamente equivalere al rilascio di un provvedimento.

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