Trasformazioni urbane | Area portuale di Genova

Per la diga foranea appalto tra due anni

Approvato l’adeguamento tecnico funzionale del Piano regolatore portuale per la costruzione della nuova diga foranea. Con la delibera che stralcia la diga dal Prp una corsia preferenziale consentirà di procedere nel 2015 alla gara d’appalto ed entro 5 anni di completare i lavori.

Subito la notizia che alla «Superba» aspettavano da tempo: il Comitato portuale ha approvato con consenso unanime l’adeguamento tecnico e funzionale del Piano regolatore del porto di Genova per dare il via ai futuri lavori della nuova diga foranea. Un’opera ritenuta strategica dai genovesi e una soluzione per rimettere in moto i commerci, anche se a lunga scadenza: infatti l’infrastruttura favorirà l’adeguamento del porto agli standard internazionali che garantiscono l’arrivo delle navi di ultima generazione evitando la progressiva marginalizzazione dello scalo ligure.

Con l’approvazione della delibera la diga è stata stralciata dal nuovo Piano regolatore portuale e posta su una direttiva preferenziale che dovrà permettere di giungere alla gara d’appalto tra due anni, cui seguirà il periodo della costruzione (4 anni e mezzo), in genere il tempo mediamente considerato necessario per la sola approvazione di un piano regolatore. Aspetti tecnici Il primo tratto della diga foranea approvato avrà una lunghezza di 4,8 km e verrà realizzato sui fondali fra i meno 30 e i meno 45 metri. La distanza degli attuali sporgenti sarà di 500 metri. Saranno demoliti 1900 metri della diga attuale aprendo un bacino di evoluzione davanti a calata Bettolo con un raggio di 410 metri. La costruzione interessa un basamento di 616 mq sui quali verranno posati i cassoni che potranno raggiungere i 30 metri d’altezza. La parte che emergerà dal mare avrà un’altezza che varierà da 8,5 a 12 metri. I cassoni dovranno essere già provvisti dell’apposito sistema che permetterà di generare energia elettrica grazie al moto ondoso. In discussione al momento del confronto sul Piano regolatore portuale ci sarà anche una proposta formulata dall’architetto Giovanni Spalla che ipotizza di basare sulla diga un’isola con degli enormi bacini per le riparazioni navali. Vedremo in futuro come si esplicheranno le considerazioni su quest’ultima proposta.

Costi e fondi 

Sin qui gli aspetti tecnici, ora il problema di fondo da affrontare è quello dei finanziamenti visto che una stima provvisoria dei costi si attesta attorno al miliardo di euro e per avere ulteriori dettagli dei costi occorrerà attendere la relazione del progetto definitivo. Resta il problema, tutt’altro che secondario, che la diga foranea è un lavoro d’interesse pubblico, diga che una volta terminata non produrrà reddito, e per questo non possiede i requisiti per attrarre attenzioni e, di conseguenza, fondi di investitori privati impossibilitati a effettuare operazioni di finanza di progetto. Per questo motivo Regione Liguria e Autorità portuale stanno agendo in comunione alla scopo di far pressione sul Governo non puntando sulla richiesta diretta di finanziamenti da stanziare con dispositivi appositamente predisposti, bensì si intende chiedere che il porto di Genova ottenga un’autonomia finanziaria del 3% sul gettito Iva prodotto dal lavoro dello stesso porto e così facendo, in tre anni, l’opera sarebbe totalmente finanziata. Per poter arrivare a questa soluzione, o a qualsiasi altra possibile, è necessario che, comunque, si avvii una seria, nuova riforma dei porti, con una chiara politica degli impegni da condurre e portare a termine insieme a un’esplicita volontà di scelta delle priorità da delineare oltre che al necessario e conseguente «fattore investimento».

Diga foranea: saranno demoliti 1900 metri della diga attuale aprendo un bacino di evoluzione davanti a calata Bettolo con un raggio di 410 metri. la costruzione interessa un basamento di 616 mq sui quali verranno posati i cassoni che potranno raggiungere i 30 metri d’altezza.

 

Riqualificazione di ponte Somalia e lavori per il nodo San Benigno

Altri due importanti provvedimenti sono stati presi dal Comitato portuale di Genova. Il primo riguarda il nullaosta all’incorporazione del «Terminal Frutta» in «Terminal San Giorgio», entrambe società controllate dal Gruppo Gavio, che si è impegnato in un piano di riqualificazione di Ponte Somalia per 7,5 milioni di euro e con la demolizione dei vecchi edifici contenenti le celle frigorifere per la frutta. A causa della pesante riduzione dei traffici refrigerati a beneficio del container reefer, il Terminal Frutta ha perso la sua funzione storica per essere destinato in prevalenza a soluzione di traghetti merci, per un volume di 400mila metri lineari l’anno, secondo le stime del Gruppo. Il secondo provvedimento preso dal Comitato ha riguardato la delibera della fusione fra «Ente Bacini» e «Società Riparazioni Navali» e la destinazione a cantiere di alcune aree del porto in previsione dei lavori per il nodo di San Benigno (inizieranno a fine mese): si tratta di 2300 mq alle Stazioni Marittime, 270 nelle aree della Culmv e 513 presso il Centro smistamento merci.

di Giulia Bertolini




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