Laterizio | Normativa

Prestazioni al fuoco di murature in laterizio: prove e certificazioni

L’articolo espone le modalità di esecuzione di prove sperimentali su pareti in laterizio e le procedure di certificazione della resistenza al fuoco, aspetto peculiare della soluzione costruttiva, a partire dai risultati ottenuti da prove sperimentali così come disciplinate dalle norme vigenti.

I valori tabellari di resistenza al fuoco delle murature in blocchi di laterizio proposti dal D.M. 16.02.2007 [1] risultano necessariamente molto cautelativi e a favore di sicurezza, e sono in generale da utilizzarsi in mancanza di prove sperimentali. In base a questa considerazione, laddove si debba disporre di una valutazione delle reali prestazioni di resistenza al fuoco si ricorre all’esecuzione di prove sperimentali, su cui basare la certificazione del prodotto in laterizio impiegato nello specifico manufatto di muratura (fig. 1).

Figura 1. Esempio di rapporto di classificazione di resistenza al fuoco.

Figura 1. Esempio di rapporto di classificazione di resistenza al fuoco.

Resistenza al fuoco delle murature: metodo sperimentale secondo il D.M. 16.02.2007. È importante ricordare che l’art. 5 del D.M. 16.02.2007 ha fissato i limiti temporali entro i quali considerare validi i rapporti di prova di resistenza al fuoco già emessi, prima dell’entrata in vigore del decreto, dal Centro studi ed esperienze del Corpo nazionale dei vigili del fuoco o da Laboratori autorizzati (in pratica le prove eseguite ai sensi della Circolare n. 91 del 14.9.1961) [2]. In tab. 1 vengono esplicitate le scadenze stabilite rispetto alla data di entrata in vigore del decreto (25 settembre 2007). Quindi, dal 25 settembre 2012 tutte le prove eseguite prima dell’entrata in vigore del D.M. 16.02.2007 con riferimento alla previgente normativa sono da considerarsi scadute e non più utilizzabili.

Unica deroga possibile riguarda esclusivamente le costruzioni il cui progetto sia stato presentato al competente Comando dei Vigili del Fuoco prima della suddetta data (cfr. Circ. Ministero degli Interni, VV.F. 04.04.2011, prot. n. 4845). Considerando murature e pareti in laterizio di spessore superiore a 20 cm, siano esse portanti meno, essendo i valori tabellari forniti per i suddetti spessori sufficienti in relazione alla classe di prestazione che in diversi casi viene richiesta nelle pratiche di prevenzione incendi, è possibile ricavare la classe di resistenza al fuoco direttamente dalle tabelle anche in assenza di prove sperimentali. Del tutto diversa è la situazione nel caso di pareti non strutturali divisorie di ridotto spessore che, con riferimento ai valori tabellari, vedono notevolmente sottostimate le loro reali prestazioni e per le quali disporre di prove sperimentali diventa un concreto vantaggio. Prove sperimentali di resistenza al fuoco cominciano a essere reperibili, presso alcuni produttori, anche per murature portanti di laterizio.

tabella 1

Modalità di prova e campo di applicazione diretta secondo il Dm 16.02.2007. Il Dm 16.02.2007 detta anche le nuove metodologie con cui si devono eseguire le prove. Le prove sperimentali di valutazione della resistenza al fuoco vengono eseguite su campioni che, per necessità operative, rappresentano la schematizzazione delle probabili situazioni applicative presenti in realtà. Pertanto la loro validità (di per sé limitata al campione stesso) può essere successivamente estesa solo quando esistano sufficienti garanzie che la situazione reale sia «a favore della sicurezza». I criteri di sperimentazione precedentemente stabiliti dalla Circolare n. 91, datati e sicuramente meno precisi, sono stati sostituiti da nuove metodologie di prova definite nella Uni En 1363-1. [3] Essa si appoggia inoltre alle specifiche di cui alla Uni En 1364-1 [4] per le murature non portanti, per le quali si determineranno i requisiti EI, e alla Uni 1365-1 [5] per le murature portanti, per le quali si determineranno i requisiti Rei. Si evidenzia che le prove sperimentali di determinazione della resistenza al fuoco sono valide solo se eseguite presso laboratori autorizzati dal Ministero dell’Interno che sono tenuti a rilasciare i relativi rapporti di prova e di classificazione redatti rispettivamente in conformità alle indicazioni della Uni En 1363-1 e ai criteri di classificazione definiti nella Uni En 13501-2 [6].

tabella 2

Le prove svolte ai sensi del D.M. 16.02.2007 comportano sempre l’emissione, da parte del Laboratorio autorizzato che le esegue, di due documenti:
– Rapporto di prova;
– Rapporto di classificazione.
Non esistono restrizioni alla durata di validità dei nuovi rapporti di classificazione.
Ai fini delle pratiche di prevenzione incendi, nel caso di applicazione del «metodo sperimentale», è sufficiente disporre del solo «Rapporto di classificazione».

Figura 2. Schema di esecuzione per prova di resistenza al fuoco su parete non portante (Uni En 1364-1).

Figura 2. Schema di esecuzione per prova di resistenza al fuoco su parete non portante (Uni En 1364-1).

 

Nella sostanza, i criteri da seguire per la determinazione sperimentale della resistenza al fuoco di un elemento costruttivo in muratura sono i seguenti:
– si costruisce su un apposito telaio (di solito in acciaio) un pannello di muratura di dimensioni non inferiori a 3×3 m che deve stagionare fino a raggiungere condizioni di umidità di equilibrio, comunque per un periodo non inferiore a 28 giorni;
– terminata la fase di stagionatura si monta il provino sull’attrezzatura di prova costituita da un forno all’interno del quale va impostato l’andamento di temperatura definito dalla norma Uni En 1363-1, con le relative tolleranze;
– sulla faccia esterna vengono posizionate, con i criteri definiti dalle norme, almeno cinque termocoppie che hanno lo scopo di rilevare la temperatura della superficie non esposta;
– sulla medesima faccia si posiziona una appropriata strumentazione per rilevare, in punti ben definiti, l’andamento della deformazione del pannello;
– una volta iniziata la prova, e quindi impostata la curva di temperatura nel forno, la classificazione è determinata dal minore dei tempi in minuti, in corrispondenza del quale si manifesta una delle seguenti circostanze:
– tenuta E, tempo in minuti per il quale il campione in prova conserva la sua funzione di separazione senza provocare accensione del tampone di cotone di riscontro applicato o consentire l’inserimento di un calibro per fessure predefinito o sviluppare fiamme persistenti;
– isolamento I, tempo in minuti per il quale il campione in prova conserva la sua funzione di separazione senza registrare, sulla faccia non esposta, un incremento della temperatura media di 140°C o un incremento di temperatura puntuale di 180°C rispetto alla temperatura media iniziale;
– capacità portante R (solo per murature portanti caricate), tempo in minuti per il quale il campione in prova conserva la sua capacità di sostenere il carico applicato, con riferimento a ben definiti limiti di deformazione e di velocità di deformazione.

Figura 3. Prova di resistenza al fuoco su parete in laterizio non portante: lato non esposto al fuoco della parete durante la prova.

Figura 3. Prova di resistenza al fuoco su parete in laterizio non portante: lato non esposto al
fuoco della parete durante la prova.

In tabella 2 si riportano in sintesi le principali differenze metodologiche tra le condizioni di prova attuali (Dm 16.02.2007) e quelle precedenti (ex Circolare n. 91, prova su parete non portante). Il corrispondente schema di prova è riportato in fig. 2. La fig. 3 rappresenta una parete non portante durante l’esecuzione della prova. Le Uni En 1364-1 e Uni En 1365-1 indicano anche l’ambito in cui i risultati della prova possono essere estesi a strutture simili a quella provata. Si tratta del cosiddetto «campo di applicazione diretta». In particolare i risultati sono direttamente estendibili ai casi in cui si abbia:
– riduzione di altezza e/o lunghezza;
– aumento dello spessore del muro;
– aumento di spessore dei materiali componenti (per esempio intonaci);
– aumento di larghezza (se il provino sottoposto a prova presenta una larghezza minima di 3 m, con un bordo verticale non incastrato);
– in relazione alla deformazione rilevata durante la prova, eventuale aumento dell’altezza minima da 3 m fino a 4 m;
– riduzione del carico applicato (solo per murature portanti caricate).
In modo analogo, nel caso si tratti di prova su parete portante, non prevista né codificata nel passato ma introdotta con il Dm16.02.2007, lo schema di prova viene descritto nella norma Uni En 1365-1 (fig. 4). La fig. 5 mostra una parete portante durante lo svolgimento di una prova con applicazione del carico.

Figura 4. Schema di esecuzione per prova di resistenza al fuoco su parete portante (UNI EN 1365-1). Legenda a) Dettaglio di applicazione eccentrica del carico b) Dettaglio di applicazione assiale del carico 1. Martinetto idraulico 2. Cella di carico 3. Trave di ripartizione 4. Barra da 15 mm × 15 mm 5. Piastra di assestamento 6. Provino 7. Isolamento di fibra 8. Comparatore a quadrante 9. Intelaiatura di prova

Figura 4. Schema di esecuzione per prova di resistenza al fuoco su parete portante (Uni En
1365-1).
Legenda
a) Dettaglio di applicazione eccentrica del carico
b) Dettaglio di applicazione assiale del carico
1. Martinetto idraulico
2. Cella di carico
3. Trave di ripartizione
4. Barra da 15 mm × 15 mm
5. Piastra di assestamento
6. Provino
7. Isolamento di fibra
8. Comparatore a quadrante
9. Intelaiatura di prova

Campo di applicazione estesa dei risultati di prove sperimentali. Un’ulteriore importante novità introdotta dal Dm 16.02.2007 (All. B, punto B.8) è la possibilità per il produttore di dimostrare, in caso di variazioni del prodotto o elemento costruttivo classificato rispetto al campo di diretta applicazione dei risultati sopra evidenziato, il mantenimento della classe di resistenza al fuoco predisponendo un fascicolo tecnico contenente elaborati grafici del prodotto modificato, una relazione tecnica basata su prove, calcoli e altre valutazioni sperimentali e/o tecniche, e il parere tecnico positivo sulla correttezza delle ipotesi adottate rilasciato dal laboratorio di prova che ha prodotto il rapporto di classificazione cui si fa riferimento. Tale documentazione va resa disponibile al professionista abilitato che se ne avvale per l’espletamento delle pratiche di prevenzione incendi (fig. 6). Si tratta del cosiddetto «campo di applicazione estesa» che prevede, in base a specifiche norme tecniche di riferimento che delimitano in modo puntuale l’ambito di applicazione di questa procedura (per pareti non portanti in blocchi di laterizio la norma di riferimento è la Uni En 15254-2 [7], per pareti portanti in blocchi di laterizio ci si riferisce alla Uni En 15080-12) [8], l’estensione indiretta dei risultati di prove di laboratorio a prodotti o elementi costruttivi che presentino alcune variazioni rispetto a quello oggetto di prova.

Figura 5. Prova di resistenza al fuoco su parete in laterizio portante: si notano i martinetti posti nella parte inferiore del telaio per l’applicazione del carico.

Figura 5. Prova di resistenza al fuoco su parete in laterizio portante: si notano i martinetti posti
nella parte inferiore del telaio per l’applicazione del carico.

Il «campo di applicazione estesa» definisce la più ampia possibilità di applicazione dei risultati delle prove e quindi del metodo sperimentale, tuttavia pone anche dei limiti. In particolare non si può attribuire una classificazione di resistenza al fuoco a murature «reali» che differiscano dal campione provato, nei casi in cui:
– le caratteristiche della muratura «reale» siano tali da non rientrare nei criteri e limiti del «campo di applicazione estesa»;
– non sia disponibile il Fascicolo Tecnico della muratura «reale»;
– il Fascicolo Tecnico non sia validato dal Laboratorio che ha eseguito la prova sperimentale.
In conformità a quanto previsto dal D.M. 16.02.2007, i suddetti «Rapporti di applicazione estesa» sono rilasciati e validati dallo stesso Laboratorio di prova che ha eseguito la sperimentazione e prodotto i rapporti di classificazione. Questa validazione si pone a garanzia del fatto che l’estensione dei risultati sperimentali alla parete «reale» sia effettivamente conforme ai criteri delle pertinenti norme e ne rispetti i limiti.

Figura 6. Esempio di rapporto di applicazione estesa dei risultati di prove di resistenza al fuoco (Fascicolo Tecnico).

Figura 6. Esempio di rapporto di applicazione estesa dei risultati di prove di resistenza al fuoco
(Fascicolo Tecnico).

Pratiche di prevenzione incendi: Dpr n. 151 del 01.08.2011 e Dm 07.08.2012. Il Dpr n. 151 del 01.08.2011 «Regolamento recante semplificazione della disciplina dei procedimenti relativi alla prevenzione degli incendi» [9] e il Dm 07.08.2012 «Disposizioni relative alle modalità di presentazione delle istanze concernenti i procedimenti di prevenzione incendi e alla documentazione da allegare» [10] fanno parte del pacchetto legislativo che negli ultimi anni sta revisionando completamente la materia della prevenzione incendi. Il Dpr n. 151 ha modificato l’iter delle procedure di prevenzione incendi al fine di renderle più snelle, accrescendo nello stesso tempo le responsabilità dirette dei progettisti che, quindi, devono esigere dagli elementi costruttivi prestazioni certe, affidabili e supportate dalla documentazione richiesta dal Dm 16.02.2007. Alla luce del Dpr n. 151 le attività soggette alla normativa di prevenzione incendi sono state suddivise in tre categorie (tab. 3) con diverse conseguenze sui compiti e responsabilità a carico del progettista e dei Vigili del Fuoco.

Le attività di Categoria A, che numericamente costituiscono la maggior parte di quelle soggette a prevenzione incendi (tab. 4), nonostante non siano più sottoposte al rilascio dei Certificati Prevenzione Incendi (Cpi.) o all’obbligo di richiesta del parere di conformità da parte dei Vigili del Fuoco, restano comunque soggette a tutte le disposizioni vigenti, sotto il controllo e la responsabilità del tecnico incaricato. Per quanto concerne la modulistica da predisporre per le pratiche di prevenzione incendi, in base al Dm 07.08.2012 che ha aggiornato completamente la materia e con riferimento al comportamento al fuoco di pareti in muratura di laterizio, i moduli da considerare sono i seguenti: – Mod. Pin 2.2-2012_Cert. Rei «Certificazione di resistenza al fuoco di prodotti/elementi costruttivi in opera» (fig. 7): il tecnico abilitato dichiara con questo modulo di aver verificato le reali caratteristiche riscontrate in opera per i prodotti/elementi costruttivi adottati, per i quali specifica il tipo di valutazione condotta (metodo sperimentale, metodo tabellare, metodo analitico) e riporta in allegato la documentazione conforme al Dm 16.02.2007 attestante quanto dichiarato. Il tecnico deve richiedere al produttore la documentazione da allegare.

tabella 3

In pratica, per pareti tagliafuoco in muratura il «metodo analitico» non è applicabile[1]. Con riferimento al «metodo sperimentale» la documentazione consiste nei rapporti di classificazione o fascicoli tecnici in conformità al D.M. 16.02.2007. Se si utilizza il «metodo tabellare» da D.M. 16.02.2007, il produttore può fornire una dichiarazione sulla corrispondenza del prodotto commercializzato con i requisiti previsti nella pertinente tabella di riferimento; – Mod. Pin 2.3-2014_Dich. Prod «Dichiarazione inerente i prodotti impiegati ai fini della reazione e della resistenza al fuoco» (fig. 8): il tecnico abilitato dichiara con questo modulo di aver preso visione delle informazioni e delle procedure fornite dal fornitore/produttore dei prodotti impiegati e riporta l’elenco dei prodotti posti in opera precisando il tipo di documentazione disponibile per attestare quanto dichiarato.

tabella 4

Le informazioni inerenti la classificazione del prodotto, l’impiego previsto e le procedure per la corretta posa in opera devono essere indicate dal fornitore/produttore e per i prodotti da muratura in laterizio sono:
– rapporti di classificazione o fascicoli tecnici ai sensi del D.M. 16.02.2007;
– dichiarazione di prestazione (DoP) ai sensi del Regolamento Prodotti da Costruzione n. 305/2011 (riferita
alla marcatura CE nella quale, per i laterizi da muro, è anche dichiarata la classe di reazione al fuoco);
– eventuali ulteriori disposizioni per la posa in opera del prodotto.
È sempre compito del tecnico verificare preliminarmente, nel caso adotti il metodo sperimentale, se il produttore/ fornitore del materiale dispone della documentazione aggiornata valida ai sensi del D.M. 16.02.2007 che attesti la prestazione richiesta per il prodotto da impiegare per la realizzazione di pareti tagliafuoco, al fine di evitare l’utilizzo di prodotti apparentemente «similari» ma non dotati delle necessarie certificazioni.

Conclusioni. L’aggiornamento posto in essere per le norme che disciplinano la certificazione della resistenza al fuoco delle pareti in laterizio evidenzia un significativo progresso rispetto alla previgente situazione normativa, offrendo molteplici possibilità e opportunità sia ai produttori, sia ai tecnici che operano nell’ambito della prevenzione incendi per documentare le prestazioni di resistenza al fuoco delle pareti di compartimentazione in laterizio [11]. Le numerose ricerche e prove sperimentali condotte negli anni dalle aziende del settore hanno fornito indubbiamente al legislatore idonei strumenti per adeguare le norme e consentire una migliore valutazione delle prestazioni di resistenza al fuoco delle murature e pareti in laterizio che rappresentano uno degli aspetti più interessanti e peculiari del prodotto.

Lorenzo Bari, Ingegnere, Consulente tecnico Consorzio Poroton Italia

 ©Costruire in Laterizio >>

Scarica il pdf del nuovo modello per la certificazione di resistenza al fuoco >>

Scarica il pdf del nuovo modello di dichiarazione inerente i prodotti impiegati ai fini della reazione e della resistenza al fuoco >>

Bibliografia
[1] Dm 16.02.2007 «Classificazione di resistenza al fuoco di prodotti ed elementi costruttivi di opere da costruzione»
[2] Circolare 14.09.1961, n. 91 «Norme di sicurezza per la protezione contro il fuoco dei fabbricati a struttura in acciaio destinati a uso civile»
[3] Uni En 1363-1 «Prove di resistenza al fuoco. Requisiti generali»
[4] Uni En 1364-1 «Prove di resistenza al fuoco per elementi non portanti. Muri»
[5] Uni En 1365-1 «Prove di resistenza al fuoco per elementi portanti. Muri»
[6] Uni En 13501-2 «Classificazione al fuoco dei prodotti e degli elementi da costruzione – Parte 2: Classificazione in base ai risultati delle prove di resistenza al fuoco, esclusi i sistemi di ventilazione
[7] Uni En 15254-2 «Applicazione estesa dei risultati di prove di resistenza al fuoco. Pareti non portanti – Parte 2: Blocchi di gesso e muratura»
[8] Uni En 15080-12 «Applicazione estesa dei risultati di prove di resistenza al fuoco. Pareti portanti – Parte 12: Pareti portanti in muratura»
[9] Dpr n. 151 del 01.08.2011 «Regolamento recante semplificazione della disciplina dei procedimenti relativi alla prevenzione degli incendi a orma
dell’articolo 49, comma 4 -quater, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122»
[10] Dm 7.8.2012 «Disposizioni relative alle modalità di presentazione delle istanze concernenti i procedimenti di prevenzione incendi e alla documentazione da allegare ai sensi dell’articolo 2, comma 7, zdel decreto del Presidente della Repubblica l° agosto 2011, n. 151»
[11] Bari L. «Prestazioni al fuoco di murature in laterizio: riferimenti normativi», Costruire in Laterizio, Tecniche Nuove, n. 161, pp. 64-68

Condividi quest’articolo
Invia il tuo commento

Per favore inserisci il tuo nome

Inserisci il tuo nome

Per favore inserisci un indirizzo e-mail valido

Inserisci un indirizzo e-mail

Per favore inserisci il tuo messaggio

Il Nuovo Cantiere © 2017 Tutti i diritti riservati

Tecniche Nuove Spa | Via Eritrea, 21 – 20157 Milano | Codice fiscale e partita IVA 00753480151