Appalti pubblici | Consiglio di Stato

Procuratori soggetti alla verifica

Il Consiglio di Stato in una sentenza ha dichiarato che negli appalti pubblici sono necessari i controlli sulla moralità del professionista procuratore e non solo del direttore tecnico e gli amministratori che hanno poteri di rappresentanza.

Il Consiglio di Stato con la pronuncia dell’adunanza plenaria n. 23 del 16 ottobre 2013 rispetto a una controversia relativa alla fase di verifica dei requisiti che i partecipanti alle gare di appalto pubblico sono tenuti ad auto dichiarare ai fini della partecipazione ha stabilito che negli appalti pubblici sono necessari i controlli sulla moralità professionale anche per i procuratori e non solo per il direttore tecnico e gli amministratori con poteri di rappresentanza.

Inoltre risulta possibile l’esclusione dalla gara solo quando si dimostri che manca in concreto il requisito morale o professionale. Se non è previsto nel bando di gara risulta illegittimo escludere per la mera assenza della dichiarazione di insussistenza della causa di esclusione (auto certificazione) da parte del procuratore.
La casistica ha compreso l’esclusione di un’impresa di costruzioni che non aveva prodotto la dichiarazione del procuratore, benché negli atti ufficiali della gara non fosse stato richiesto anche al procuratore la dichiarazione sui requisiti morali e professionali di norma prodotta dal direttore tecnico e dagli amministratori. Come è noto il tema delle dichiarazioni da rendere in sede di gara e soprattutto dei requisiti morali e professionali è disciplinato dall’art. 38 del dlgs 163/2006 (lettere b e c) come Codice dei contratti pubblici.


La normativa prevede l’obbligo di dichiarazione per gli amministratori muniti del potere di rappresentanza e per i direttori tecnici, se si tratta di società o di consorzi organizzati nelle forme diverse dall’impresa individuale. Stessa cosa in accomandita, in nome collettivo o del socio unico persona fisica, o del socio di maggioranza per le società con meno di quattro soci. Situazione che si collega alla possibilità di escludere il partecipante alla gara in relazione al fatto che abbia riportato condanne per reati nominativamente individuati e che entra in una fase di verifica dei requisiti causa principale del contenzioso che si sta sviluppando in sede di amministrativa.
La sentenza specifica e chiarisce divergenze nell’interno della giurisprudenza dello stesso Consiglio di Stato che ha affermato (in alcuni casi) i limite della norma del Codice dei contratti pubblici che richiede la compresenza della qualità di amministratore e dell’esistenza di un potere di rappresentanza e altri casi ha esteso l’obbligo anche per quei procuratori che per avere consistenti poteri di rappresentanza dell’impresa siano in grado di trasmettere, con il proprio comportamento, la riprovazione dell’ordinamento nei riguardi della propria condotta al soggetto rappresentato. L’adunanza plenaria del Consiglio di Stato aderisce al secondo orientamento risultato di garanzia per le stazioni appaltanti, verificata l’emersione di figure di procuratori muniti di poteri decisionali di particolare ampiezza e riferiti ad una pluralità di oggetti così che possano configurarsi omologhi a quelli che lo statuto assegna agli amministratori.
Il procuratore svolge spesso funzione di amministratore di fatto e forte della procura a lui rilasciata racchiude in se anche il ruolo di rappresentante della società. Quanto stabilito dal Consiglio di stato apre all’obbligo di verifica anche per i procuratori ma stabilisce che se negli atti di gara non è prevista la pena dell’esclusione per il procuratore che non ha reso la dichiarazione si potrà procedere all’esclusione dell’impresa non già per la semplice omessa dichiarazione ex art. 38 del Codice ma solamente dove sia effettivamente riscontrabile l’assenza del requisito in questione. Secondo il Consiglio di stato la stazione appaltante avrebbe dovuto chiedere la prova del requisito al procuratore e soltanto in caso di verificata assenza del requisito provvedere all’esclusione. Uno degli effetti della sentenza sarà quindi quello di aggravare gli oneri burocratici per le imprese: resta il fatto che, con l’avvio, del prossimo gennaio, dell’Avcp tutto ciò possa essere reso meno complicato da un sistema automatico di verifica dei requisiti gestiti dall’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici.

Elisa Sabini




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