L’intervista | Claudio De Albertis, Presidente Ance

«Proponiamo efficienza e il bello del costruire»

Azioni sinergiche con Confindustria e Abi, utilizzo di una leva fiscale che riduca il consumo di energia e promuova la competitività delle imprese, la riqualificazione urbana e quella energetica degli edifici pubblici e privati sono al centro della politica dell’ing. De Albertis, dopo nove anni ritornato a guidare l’Ance.

Claudio De Albertis, presidente Assimpredil Ance. “Mai come ora il sistema industriale italiano si presenta unito e con una visione complessiva delle cose da fare per agganciare la ripresa e tornare a crescere”

Claudio De Albertis | Presidente Ance. 

L’ing. Claudio De Albertis è tornato dopo 9 anni alla guida dell’Associazione nazionale dei costruttori edili. Ha sostituito l’ing. Paolo Buzzetti, che ha guidato l’Ance in due fasi caratterizzate da un primo periodo (2006-2008) ancora positivo e dal 2008 a oggi un periodo che ha visto perpetuarsi una congiuntura negativa che ha portato il comparto ad affrontare serie difficoltà in tema di occupazione e sviluppo con la domanda di nuove costruzioni crollata ai minimi storici. Ora il «comando» dell’associazione dei costruttori è di nuovo di De Albertis: il 2015 comunque per l’edilizia si sta dimostrando ancora un anno difficile con la sola eccezione del segmento delle ristrutturazioni.

Presidente De Albertis, in questi anni su questo periodico abbiamo letto le sue considerazioni nella sua rubrica fissa «In Evidenza», in qualità di presidente di Assimpredil Ance. Ora è ritornato alla guida dell’Ance Nazionale e ci lascia «orfani» del suo commento. Per questo abbiamo scelto d’incontrarla per conoscere quale sarà il suo futuro e quale il domani dell’Associazione di categoria nazionale che è tornato a dirigere. Una domanda però è d’obbligo: lei è stato considerato tra i probabili candidati a Sindaco di Milano. Qualche rimpianto per non essere più, di fatto, in lizza per un ruolo prestigioso e anche impegnativo come è appunto quello di Sindaco di Milano, soprattutto in un momento in cui la città ha forte necessità di rilanciarsi sul piano economico, produttivo e d’immagine?
Sono sicuramente orgoglioso del fatto che si sia pensato a me per un incarico così prestigioso. Amo molto Milano e ritengo che negli ultimi 15-20 anni la città sia cambiata in meglio, diventando più viva e attrattiva. Si è avviato un percorso positivo, ma sicuramente c’è ancora molto da fare, soprattutto sul fronte delle infrastrutture e in particolare del potenziamento della rete di trasporto pubblico.
Expo, poi, è stata un’occasione straordinaria, anche se probabilmente poteva essere utilizzata ancora meglio come scintilla di trasformazione della città.
Detto questo, non posso avere rimpianti perché per me si pone una questione molto pratica: ho un’azienda che vive da 4 generazioni e in cui oggi lavorano i miei figli. Pensi a cosa succederebbe se in giunta arrivasse una pratica edilizia della mia famiglia.

Antonio Patuelli | Presidente dell'Abi. De Albertis: “abbiamo trovato condivisione e sostegno da parte del Presidente Patuelli… importante è stimolare sempre di più l’attenzione degli istituti di credito verso progetti innovativi, di rigenerazione urbana e di risparmio energetico”.

Antonio Patuelli | Presidente dell’Abi. De Albertis: “abbiamo trovato condivisione e sostegno da parte del Presidente Patuelli… importante è stimolare sempre di più l’attenzione degli istituti di credito verso progetti innovativi, di rigenerazione urbana e di risparmio energetico”.

Con l’Abi avete ripreso una condivisione sull’edilizia come elemento fondamentale per dare davvero il via alla ripresa economica del Paese. In particolare siete concordi nell’introdurre incentivi all’acquisto d’immobili a elevata efficienza energetica e tesi alla riqualificazione del patrimonio edilizio. A quali soluzioni pensate per superare le criticità che di fatto permangono e ingessano il comparto edilizio? Come intendete muovervi con Abi nei confronti delle istituzioni e con i ministeri di riferimento?
Abbiamo deciso di rafforzare la collaborazione con la volontà di arrivare a un accordo che integri il Protocollo d’intesa per il sostegno alle Pmi sottoscritto a marzo con Confindustria.
È fondamentale, infatti, tenere conto delle peculiarità del nostro settore e delle nostre imprese, che oggi in molti casi, quando si dilatano i tempi di vendita, non riescono ad adempiere puntualmente al rimborso dei finanziamenti concessi dalle banche.
Un altro aspetto importante è, sicuramente, quello di stimolare sempre di più l’attenzione e la disponibilità degli istituti di credito verso progetti innovativi, in particolare sotto il profilo del risparmio energetico e della rigenerazione urbana. Punti su cui abbiamo trovato sostegno e condivisione da parte del presidente Patuelli. Positiva è anche la collaborazione con il Ministero dello Sviluppo economico, in particolare sui criteri di accesso al Fondo di garanzia gestito dal Ministero.

Giorgio Squinzi e Claudio De Albertis. Giorgio Squinzi e Claudio De Albertis. “Mai come ora il sistema industriale italiano si presenta unito e con una visione complessiva delle cose da fare per agganciare la ripresa e tornare a crescere”.

Giorgio Squinzi e Claudio De Albertis. “Mai come ora il sistema industriale italiano si presenta unito e con una visione complessiva delle cose da fare per agganciare la ripresa e tornare a crescere”.

L’Italia è ai primi posti in classifica a livello di Paesi Ue per l’aumento delle tasse sulle abitazioni, in particolare in questi anni di crisi: più 111% a fronte di una media europea che si attesta al 23,1%. Siamo dell’idea che se non si mette mano a una diminuzione di questa tassazione, il sentimento di sfiducia degli italiani potrà solo crescere. Non dimentichiamo un dato importante: che il calo dei consumi delle famiglie si è manifestato a partire dal 2012 quando con l’azione del Governo Monti è stata introdotta la tassa dell’Imu. Ora il Governo sta entrando nella fase di confronto della Legge di Stabilità. Quale, a suo dire, dovrebbe essere la politica fiscale da adottare tesa alla crescita e a dare respiro a famiglie e imprese?
Sicuramente il Governo ha fatto bene ad affrontare un tema così importante per le famiglie e le imprese annunciando l’eliminazione della Tasi sulla prima casa. Ma certo si può fare di più, se vogliamo agganciare quella ripresa che, nonostante alcuni primi segnali, fatichiamo a intravedere.
Siamo convinti, infatti, che una politica fiscale orientata allo sviluppo non possa prescindere da centrare obiettivi fondamentali come la rigenerazione urbana, attraverso l’avvio di un grande piano di rinnovamento e sostituzione edilizia che nelle grandi metropoli europee è già in atto. Per questo in vista della legge di stabilità abbiamo elaborato con Confindustria un pacchetto di proposte, che mirano a indirizzare il mercato verso prodotti di qualità e meno energivori. Dobbiamo far sì che l’acquisto di abitazioni ad alta efficienza energetica, a differenza di quanto accade oggi, sia più conveniente rispetto a quello di case vecchie e inquinanti, e favorire la rottamazione di edifici obsoleti.
Fondamentale è poi confermare, per il prossimo anno, il bonus del 65% per la riqualificazione energetica e stabilizzare il potenziamento degli incentivi sulle ristrutturazioni edilizie. E ancora, dobbiamo far funzionare lo strumento del rent to buy, per sostenere nell’affitto mirato alla futura vendita le fasce di popolazione più deboli.

Riqualificazione del patrimonio edilizio significa metter mano a un patrimonio abitativo in pessime condizioni e da rendere efficiente sotto il profilo energetico e alle periferie e ai quartieri degradati delle città, agendo anche con azioni di demolizione-ricostruzione e di sostituzione edilizia. Come utilizzerebbe la leva degli incentivi fiscali per intervenire sial sul patrimonio immobiliare privato sia pubblico? E come agirebbe per rendere possibili gli interventi sugli edifici condominiali?
La leva fiscale può e deve essere uno strumento fondamentale per una politica industriale sostenibile e di sviluppo. Come lei ben sottolinea, il nostro patrimonio edilizio risale, per quasi tre quarti, a prima degli anni ‘70, quindi è obsoleto, energivoro e in molti casi poco sicuro. Per questo è urgente mettere in moto quel processo su larga scala di sostituzione edilizia a cui facevo riferimento prima.
E questo è possibile sostenendo gli investimenti in efficienza energetica non solo delle imprese, ma anche della pubblica amministrazione. Un discorso che vale, ovviamente, anche per gli edifici condominiali: da tempo, come Ance, sottolineiamo la necessità d’inquadrare gli interventi di riqualificazione in un’ottica più ampia: non solo l’efficientamento del singolo alloggio, ma anche la trasformazione dell’intero edificio, o ancora meglio di un’intera porzione di quartiere. Dobbiamo avviare un percorso virtuoso che sia in grado di migliorare la qualità della vita dei cittadini e delle nostre città.

Lei ha fatto sempre della qualità del costruire, dell’innovazione e della ricerca di prodotto e di processo uno dei perni del suo discorso e del suo agire come imprenditore del comparto delle costruzioni e come rappresentante dell’associazione, sino al punto di sostenere che la crisi del comparto è stata di utilità per comprendere appieno e far emergere l’operato di imprese che lavorano in funzione della qualità edilizia. Come si può favorire l’incentivazione alla qualità di prodotto e di processo in questo contesto di mercato?
Innanzitutto condividendo una visione del futuro. Dobbiamo essere tutti consapevoli che stiamo decidendo per chi verrà dopo di noi e nelle nostre scelte non possiamo prescindere dai nuovi stili di vita e dalle necessità del vivere quotidiano non solo di oggi ma anche di domani. È vero, otto anni di crisi hanno lasciato cicatrici profonde sul nostro settore, la selezione è stata durissima, ma molte imprese sono riuscite a far fronte alle difficoltà in modo brillante. Per questo sostengo che dobbiamo prendere esempio da loro: crescendo, puntando sull’innovazione, stringendo alleanze e creando reti. Solo così potremo essere all’altezza delle sfide impegnative che abbiamo davanti: rigenerare le nostre città, rendere sicuro ed efficiente il patrimonio edilizio, fare sviluppo immobiliare riducendo gli sprechi di energia, acqua e suolo. Sfide determinanti per ridare slancio al nostro settore e, al tempo stesso, per garantire un futuro migliore per tutti.

Intervista a cura di Livia Randaccio
livia.randaccio@tecnichenuove.com

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