Appalti | Soa

Qualificazione, sistema da riformare

Riformare complessivamente il codice degli appalti, e di conseguenza procedere alla revisione del sistema di qualificazione, valorizzando il ruolo delle Soa. Se ne parla da molto tempo, anche in linea con il recepimento delle Direttive Ue. Intanto il Governo Renzi in tema di appalti ha ridotto le categorie delle specialistiche e superspecialistiche.

Semplificare e rendere trasparente il sistema di qualificazione degli appalti. La Ue lo chiede con insistenza da troppo tempo all’Italia e il Governo sembra deciso a porre mano alla corposa materia. Dopo la drastica riduzione delle imprese specialistiche e superspecialistiche, il prossimo step della riforma degli appalti pubblici potrebbe riguardare proprio il sistema della qualificazione, che dovrà tendere a valorizzare il ruolo delle Soa.

Cantiere passante ferroviario, Torino.

Cantiere passante ferroviario, Torino.

Il vero problema del mercato, infatti, è il sistema di aggiudicazione degli appalti, ancora oggi vulnerabile, e le modalità di vigilanza, ancora oggi non adeguate e inefficienti, e non certo il sistema di qualificazione, ritenuto dal 69% delle imprese (Fonte Nomisma) migliore del precedente Albo Nazionale dei Costruttori, nonostante necessiti di importanti correttivi. Una riforma migliorativa, dunque, che le società di attestazione aspettano da anni e alla quale intendono dare il proprio contributo, mettendo a disposizione del legislatore non solo l’esperienza maturata in 14 anni di attività ma anche le informazioni e i dati finora raccolti e archiviati.

Con queste premesse Unionsoa e Usi, le associazioni che tutelano le società di attestazione, hanno presentato una proposta di riforma. Pensata per migliorare l’attuale quadro normativo, la riforma è stata già sottoposta all’attenzione del ministro delle Infrastrutture, Maurizio Lupi, e punta al raggiungimento di tre obiettivi: aumentare l’efficienza nella selezione delle imprese, snellire e semplificare le procedure di qualificazione e generare un forte risparmio sia per la Pa sia per le imprese.

Due le tipologie di proposte: la prima parte attivabile attraverso piccoli interventi normativi o tramite semplici chiarimenti informativi che perseguano gli obiettivi di semplificazione, riduzione della spesa corrente nonché dell’aumento dell’efficacia e dell’efficienza della Pa; la seconda parte, invece, dedicata a una serie di correttivi sostanziali alla riforma complessiva della normativa di riferimento. In particolare, il «progetto sviluppo» promosso dalle associazioni di categoria propone di sburocratizzare le procedure, agevolare e velocizzare gli adempimenti in capo alle imprese, alle stazioni appaltanti e alle società organismi di attestazione; fissare e definire dei criteri di selezione più aderenti alla realtà d’impresa; individuare chiaramente i ruoli e le responsabilità; raggiungere un maggior grado di efficienza, che possa tradursi in un risparmio per la pubblica amministrazione, una corretta e più efficiente allocazione delle risorse e una riduzione del contenzioso.

Con questi correttivi, infatti, il sistema Soa, puntualmente applicato e vigilato, svolgerebbe indubbie funzioni anticorruttive, di spending review, di corretta allocazione delle risorse pubbliche nonché di implementazione della trasparenza amministrativa. Queste caratteristiche, se cristallizzate in concreti provvedimenti normativi, non solo aiuterebbero a evitare casi di infiltrazioni malavitose negli appalti ma tenderebbero a garantire quella libera concorrenza tra gli operatori in grado di scongiurare la formazione e proliferazione di fenomeni corruttivi, assicurando alla Pubblica Amministrazione e ai cittadini prestazioni con standard qualitativi elevati e a costi contenuti. Se i primi interventi potranno già essere inseriti con le misure attuative del decreto sulla spending review, i secondi potranno, invece, essere adottati dal Governo nel processo di recepimento delle nuove Direttive Europee; e dunque nei prossimi due anni, termine entro il quale queste ultime devono essere incluse nel nostro ordinamento.

Nomisma: report SOA 2014.

Nomisma: report SOA 2014.

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Nello specifico, tra le proposte ipotizzate si segnalano l’accesso per le Soa alle banche dati della Pa (prefettura, tribunali, agenzia delle entrate), con conseguente alleggerimento delle richieste inoltrate oggi a questi enti; l’eliminazione per le imprese dell’obbligo di perizia nei casi di cessione di ramo d’azienda, con contestuale assunzione di responsabilità da parte delle Soa senza costi aggiuntivi per le imprese; l’estensione – su base volontaria – della qualificazione anche a servizi e forniture per prevenire fenomeni di corruzione; l’innalzamento dei requisiti minimi per le Soa; l’istituzione del casellario informatico dei lavori privati; la revisione dei sistemi di pagamento delle attestazioni e la sospensione di esse in caso di morosità e, infine, il monitoraggio da parte delle Soa dei requisiti generali per la conferma delle attestazioni su base quadrimestrale.

Peraltro un recente studio redatto da Nomisma sul sistema delle attestazioni Soa negli appalti pubblici ha fatto emergere chiaramente come l’attuale sistema di qualificazione risulti essere ancora oggi il più efficace in termini di snellimento e semplificazione delle procedure: più della metà delle imprese intervistate (56%) dichiara che ha effettivamente contribuito a velocizzare le pratiche amministrative per partecipare alle gare. Inoltre, è emerso che il 71% delle imprese non è favorevole a un sistema in cui la funzione di qualificazione sia demandata alla stazione appaltante, in quanto ritiene che gli enti pubblici non abbiano le competenze necessarie. La Soa rappresenta quindi un sistema maturo e sostanzialmente consolidato che, nell’attuale contesto di crisi, consente anche un risparmio di spesa pubblica stimabile in almeno 150 milioni di euro l’anno.

Ridotte le categorie specialistiche. Si riducono sensibilmente le imprese specialistiche e superspecialistiche negli appalti. Il decreto che il ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi ha approvato alla fine di aprile è il primo tassello per la soluzione del caos sulla qualificazione nei lavori pubblici. Il provvedimento riduce sia le categorie specialistiche, per le quali c’è la qualificazione obbligatoria, che le superspecialistiche, per le quali è previsto l’obbligo a carico dell’impresa generale priva di qualificazione di associare in Ati un’impresa specializzata nel settore. Si passa, così, dalle attuali 33 a 24 nel primo caso e da 24 a 14 nel secondo. Un solo allargamento: vengono inserite le strutture in legno. Partendo dalle specialistiche il testo ridimensiona alcune categorie per la loro «minore complessità tecnica»: Os 9 (segnaletica luminosa), Os 12-B (barriere paramassi), Os 15 (pulizia acque marine), Os 16 (centrali energia elettrica), Os 31 (impianti mobilità sospesa). Vengono, poi, tagliate le categorie Os 17 (impianti telefonici), Os 19 (reti Tlc), Os 22 (impianti di potabilizzazione e depurazione), Os 27 (impianti per la trazione elettrica) e Os 29 (armamento ferroviario). Sul fronte delle superspecialistiche restano in vita quattro macroblocchi relativi ai beni culturali, alla sicurezza strutturale e infrastrutturale, alla sicurezza impiantistica.

Per il confronto tra i sistemi in Italia, Germania, Francia e Regno Unito vedi la tabella >>

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