Se ne parla | Livia Randaccio, direttore editoriale de Il Nuovo Cantiere

Qualità urbana, sviluppo sociale ed economico ancora punto di partenza

Richieste per la pianificazione territoriale da parte della Pubblica Amministrazione.

Un dicastero «per le città» non è stato formato ma la presenza al Governo di esponenti sensibili al tema fa ben sperare. Penso a Graziano del Rio, ora ministro degli Affari regionali e autonomie, che già al vertice dell’Anci ha portato avanti il progetto di riforma degli enti locali e l’istituzione delle Città metropolitane, penso a Maurizio Lupi (ora ministro delle Infrastrutture) che a febbraio, in occasione della «Giornata della collera» indetta dall’Ance e da tutte le associazioni della filiera delle costruzioni, partecipò riscuotendo indubbi consensi dalla platea degli imprenditori edili. Comunque sia, qualità urbana, sviluppo sociale ed economico sono al centro di altre, numerose riflessioni tendenti a sviluppare «la città contemporanea» con l’obiettivo di raccogliere case history, esempi costruttivi, linee progettuali necessarie per informare e orientare gli amministratori pubblici, gli operatori e i tecnici della progettazione in previsione di oculate scelte urbanistiche. Esempi di queste riflessioni saranno fornite il prossimo 27 giugno presso il Dipartimento di architettura dell’Università Roma Tre dove si terrà «Pics public identity common space: strumenti, progetti, azioni e sguardi per nuove identità dei paesaggi nei quartieri di edilizia pubblica negli anni ‘60- ‘80». Appuntamento promosso dal gruppo di ricerca Living urban scape (Lus) attivatosi in una call for papers legata alla qualità dell’abitare nelle periferie residenziali costruite in Europa in quei 20 anni (’60-’80) del ‘900. In particolare, per gli organizzatori dell’iniziativa, la rigenerazione degli spazi aperti può significare il primo passo di una volontà e della conseguente strategia di recupero che integri «le componenti fisiche, spaziali, ambientali con quelle sociali e comportamentali».

Buzzetti, Cogliati Dezza e Freyrie evidenziavano la necessità di «impegni seri in tema di politiche urbane» che da più di 20 anni sono state escluse da investimenti e interventi. Un approfondimento utile per cercare di capire e delineare questa mancanza di politiche urbane ci può arrivare dalle considerazioni di Serena Vicari Haddock (insegna sociologia urbana all’Università di Milano-Bicocca) espresse nel volume «La città contemporanea» (Il Mulino) quando scrive che «due tipi di politiche hanno caratterizzato l’intervento pubblico sulle città negli ultimi due decenni per poi vederne la declinazione specifica in diverse aree urbane e mettere in evidenza l’articolazione delle politiche e le diverse azioni esplicate dalle città. Il primo tipo di politica riguarda i progetti di grande scala: si tratta di progetti di trasformazione di parti rilevanti del tessuto urbano che, per dimensioni e tipologia architettonica hanno modificato in modo significativo il profilo della maggioranza delle città europee.

Il secondo tipo di politica va sotto il titolo di politiche integrate, gruppo di politiche che affrontano il problema dell’esclusione sociale». Restando nel campo dei grandi progetti di rinnovo urbano la Vicari ci ricorda che proprio negli ultimi 20 anni la maggior parte delle città europee ha lanciato una nuova politica urbana su progetti di rinnovo di importanti parti del proprio territorio. Questi progetti sono stati presentati all’opinione pubblica come strategie necessarie per il rilancio economico delle città, per rispondere alla crescente competizione per gli investimenti e per permettere alle città di giocare un ruolo di attrattività internazionale. In sostanza, è proprio quello che ancora oggi si chiede al Governo e alla pianificazione territoriale da parte della Pa.

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