Urbanistica partecipata | Teoria ed esperienze

Rigenerare le città con la resilienza

Per trasformare le città e renderle meno vulnerabili ai continui cambiamenti climatici la resilienza sembra essere l’unica risposta possibile in termini urbanistici e socio-economici. Anche per promuovere investimenti nel settore delle costruzioni e delle infrastrutture.

Trasformare le città italiane in città resilienti e favorire così la capacità di una comunità e dei suoi abitanti di modificarsi per rispondere positivamente agli effetti dei cambiamenti climatici.

Trento, residenze Le Albere. Le scelte progettuali e di realizzazione del complesso non hanno considerato solo la sostenibilità degli edifici, ma il peso delle nuove costruzioni all’interno del sistema urbano di riferimento. Gli edifici sono stati inseriti perfettamente all’interno del quartiere.

Trento, residenze Le Albere. Le scelte progettuali e di realizzazione del complesso non hanno considerato solo la sostenibilità degli edifici, ma il peso delle nuove costruzioni all’interno del sistema urbano di riferimento. Gli edifici sono stati inseriti perfettamente all’interno del quartiere.

Una città resiliente, infatti, è un sistema urbano che non si limita ad adeguarsi ai cambiamenti in atto (in particolare il global warming), di fronte ai quali le città si stanno dimostrando sempre più vulnerabili, ma è una comunità che si modifica progettando risposte sociali, economiche e ambientali innovative che le permettano di resistere nel lungo periodo alle sollecitazioni dell’ambiente e della storia.

La resilienza è innanzitutto una caratteristica fisica dei materiali, perché è la capacità di resistere a sollecitazioni impulsive, di reagire a urti improvvisi senza spezzarsi. Preso in prestito dall’informatica e dalla psicologia per indicare comportamenti che integrano bene la capacità di adattamento e la disponibilità alla trasformazione in risposta a eventi dirompenti o traumatici, da una decina di anni il termine è entrato nel lessico comune anche degli urbanisti, che individuano proprio nella capacità di continuare a esistere, incorporando il cambiamento, uno dei principali indicatori per segnare la ripresa di una comunità, toccata da stravolgimenti significativi, come nel caso de L’Aquila dopo il terremoto del 2009, o della più recente alluvione che ha piegato una parte della Sardegna.

Ma cos’è la resilienza urbana e come può essere applicata alla rigenerazione delle città italiane? Per stimolare questa attitudine delle aree urbane e coinvolgere la cittadinanza, il Centro Internazionale per la Climate Governance, ha indetto un concorso intitolato «Cambiamenti climatici e resilienza urbana».
Come preparare le nostre città a rispondere alle sfide collegate ai cambiamenti climatici, una call for ideas e buone pratiche lanciata nell’ambito dell’Osservatorio «Best climate practices», che ha premiato anche la proposta progettuale di Torri di Quartesolo, piccolo comune del vicentino.

 

Rotterdam, termofoto che individua le aree a rischio Isola di calore nella città.

Rotterdam, termofoto che individua le aree a rischio Isola di calore nella città.

L’iniziativa nasce dalla consapevolezza che le idee più brillanti per contrastare il fenomeno dei cambiamenti climatici possano emergere dal basso, e non solamente dai grandi accordi internazionali sul clima. La resilienza urbana prevede, infatti, il passaggio dal modello della mera riqualificazione a un modello di rigenerazione urbana, che coinvolge attivamente la collettività, attento all’ambiente e al consumo delle risorse, finalizzato a ridurre l’impatto dell’attività umana. La città resiliente è stata una delle issues dell’ex sindaco di New York, Bloomberg, che, all’indomani dell’Uragano Sandy, ha lavorato per trasformare la città in uno spazio urbano preparato agli effetti dei cambiamenti climatici, primo fra tutti l’innalzamento del livello del mare, con interventi sul paesaggio e sugli edifici.

L’azione degli Stati e della comunità internazionale è fondamentale, ma nel processo di transizione verso la green economy e verso un futuro più sostenibile c’è bisogno anche delle buone pratiche e della partecipazione attiva di tutti, cittadini, politici, ricercatori, per la condivisione e la diffusione di nuove idee replicabili anche a livello globale. La resilienza è quindi oggi una componente necessaria per lo sviluppo sostenibile, agendo prima di tutto sui modelli organizzativi e gestionali dei sistemi urbani, e sembra rappresentare, per l’urgenza di mettere in sicurezza le città e i territori, la maturazione del concetto stesso di sostenibilità.

Una città sostenibile è quindi una città resiliente, che produce opportunità economiche significative come dimostrano gli esempi di altri Paesi europei, che hanno investito sullo sviluppo di una strategia nazionale per l’adattamento ai cambiamenti climatici e alla resilienza.
La Danimarca, la Spagna, la Gran Bretagna, infatti, vedono oggi le proprie aziende leader nel mercato dell’acqua, delle infrastrutture verdi e delle tecnologie per le smart cities. In Italia abbiamo già perso il treno della green economy per mancanza di programmazione e stiamo perdendo anche quello dell’economia dell’adattamento e della trasformazione resiliente del nostro sistema socio-economico, malgrado le richieste del World Economic Forum e della Commissione Ue (Libro Bianco del 2009), che ha destinato al tema dell’efficientamento energetico risorse significative («Patto dei Sindaci», «Rete rurale nazionale», «Smart cities», «european green capital»).
Attualmente solo 11 Paesi membri hanno realizzato una strategia nazionale per l’adattamento, mentre gli altri – tra cui l’Italia – si trovano a stadi diversi di preparazione e sviluppo.

Europa. La mappa individua lo stato di mobilitazione dei paesi europei in risposta alle richieste della Comunità Europea di produrre un Piano di Adattamento ai cambiamenti climatici.

Europa. La mappa individua lo stato di mobilitazione dei paesi europei in risposta alle richieste della Comunità Europea di produrre un Piano di Adattamento ai cambiamenti climatici.

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Le buone pratiche in Italia. La vulnerabilità dei territori e il peggioramento del comfort climatico sono i due fronti di intervento sui quali bisognerebbe intervenire con urgenza per rendere resilienti le città italiane. Anche nell’area mediterranea, infatti, il riscaldamento globale colpisce in vari modi, in particolare con eventi estremi. Siccità, tempeste, forti precipitazioni accentuano la fragilità idrogeologica del territorio italiano, moltiplicandone le conseguenze. Inoltre la diffusione e lo sviluppo urbanistico di molti insediamenti storici in aree instabili (per frane ed esondazioni soprattutto) causano ulteriori pericoli. Le ridotte precipitazioni creano inoltre problemi di approvvigionamento idrico, non solo nel periodo estivo.

Tra gli effetti specifici del global warming nelle aree urbane ci sono le isole di calore. Si tratta di un fenomeno che si crea durante l’estate nelle città urbanisticamente dense, con edifici stretti e alti, costruiti con materiali a elevata conduttività termica e attraversate da strade asfaltate.
In questa città si accumula energia termica che non viene smaltita nemmeno nelle ore notturne. Spesso l’elevata temperatura comporta anche maggiore inquinamento dell’aria.
Esistono, tuttavia, anche nel nostro Paese delle buone pratiche già attive sul territorio nazionale, come la riqualificazione a opera del comune di Ancona dell’area di PortoNovo; Torino si è distinta con l’organizzazione dei contratti di quartiere, strumenti di intervento finalizzati al recupero di quartieri segnati da un diffuso degrado fisico e ambientale.
Bologna, inoltre, sta lavorando per definire proprie strategie di adattamento impegnandosi nella risoluzione di problematiche quali le ondate di calore. La città emiliana sta lavorando alla costruzione di una città resiliente grazie al progetto comunitario Blue Ap, con cui predisporrà un Piano di adattamento coinvolgendo cittadini e stakeholder del proprio territorio di riferimento.
A Trento le residenze Le Albere progettate da Renzo Piano si sono caratterizzate per un nuovo tipo di approccio di sostenibilità integrato con la città e non solo legato al singolo edificio.
Faenza, poi, ha introdotto con il Piano Regolatore del 1998 i criteri di sostenibilità ambientale nella realizzazione di nuove costruzioni, con premi volumetrici a quegli edifici che privilegiano il risparmio di energetico, la produzione di energia solare, il recupero delle acque, i tetti giardino, ottenendo così la progettazione di quartieri a bassissimo consumo energetico.
L’esperienza del Patto dei Sindaci, infine, ha prodotto risultati interessanti soprattutto perché ha obbligato le amministrazioni locali italiane a lavorare in un’ottica di cluster omogenei, anche se a macchia di leopardo.

L’esperienza europea. Uso del suolo, acqua, rifiuti, energia, biodiversità, mobilità, sociale e morfologia urbana sono i paradigmi di una città sostenibile. In Europa ci sono state diverse esperienze e buone pratiche di recupero urbano, anche dal punto di vista energetico, con l’obiettivo di migliorare la qualità tecnologica delle abitazioni e degli spazi aperti.
Anche in Italia, a metà anni ‘90 con i cosiddetti programmi complessi, abbiamo avuto casi di recupero nei centri storici attraverso specifici piani e strumenti legislativi, e riqualificazione delle aree urbane degradate.
Quartieri come Hammarby Sjöstad a Stoccolma, Hafen city ad Amburgo, Rieselfeld a Friburgo, Gwl ad Amsterdam o ancora Bo01 (Malmoe), hanno previsto il recupero di vaste porzioni di aree urbane programmando azioni di recupero improntate al miglioramento dell’efficienza energetica.

Italia. L’individuazione dei centri che hanno subito eventi calamitosi dagli anni ‘50 al 2011.

Italia. L’individuazione dei centri che hanno subito eventi calamitosi dagli anni ‘50 al 2011.

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Rotterdam ha avviato a partire dal 2008 la propria strategia sui cambiamenti climatici (Rotterdam Climate Initiative) che ha portato a nel 2010 a due successivi programmi di mitigazione e adattamento. Il Rotterdam Climate Proof prevede di rendere la città completamente resiliente al 2025, mentre la Rotterdam Climate Initiative si pone come obiettivo al 2025 la riduzione delle emissioni di CO2 del 50% rispetto ai livelli del 1990.
Gli obiettivi del Rotterdam Climate Proof, inoltre, hanno anche una componente importate di business perché lo sviluppo della città come centro di eccellenza nazionale e internazionale per le conoscenze sull’acqua e sui cambiamenti climatici ha significato la promozione di investimenti per rendere la città e il porto più attrattivi per residenti, aziende ed enti di ricerca, e lo sviluppo di applicazioni innovative da lanciare sul mercato ed esportare, alla luce della promozione di azioni di adattamento e di condivisione del rischio climatico, con strumenti di gestione del rischio e partenariati pubblico-privati.

La sostenibilità nel recupero del patrimonio edile. Interventi di recupero edilizio e sostenibilità vedono da oltre un trentennio i Paesi del Nord Europa in prima fila. In Francia, per esempio, con l’Operation Programmée d’Amelioration de l’Habitat, già alla fine anni degli anni Settanta con il quartiere Perseigne nel Comune di Alençon, si era avviato in Normandia un intervento di recupero di un quartiere di edilizia sociale con le teorie della partecipazione.
Analoghi esempi si possono fare per il quartiere Bethoncourt con l’intervento di recupero con piccole demolizioni e ricostruzioni, il complesso residenziale Quai de Rohan a Lorient con un intervento di rimodellazione con aggiunta e sottrazione di volumi.
In Germania uno dei primi interventi è stato realizzato a Berlino Est nel 1991, con la riqualificazione dell’Istitut fur Erhaltung und Moderniieung von Bauwerken, così come anche su edifici residenziali in Büchnerstrasse a Leinefelde in Thüringen, oppure in Danimarca (Urban Renewal Company, 1994), o nel blocco residenziale Hedebaygade di Outer Vesterbro a Copenaghen. Questi casi studio rappresentano un miglioramento della qualità funzionale e spaziale con strategie di riqualificazione alla scala di quartiere, dell’edificio e dell’alloggio e l’impiego di tecnologie con sfruttamento dell’energia solare con sistemi passivi e attivi.




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