Rinnovo urbano | Università & Città

Roma: la rigenerazione leggera di San Basilio

L’esperienza del quartiere romano punta sul sociale e sulla partecipazione. Le università romane, nel pieno della crisi economica, si aprono alla città e riscoprono un nuovo ruolo. Roma, Amburgo, Bruxelles e Londra a confronto.

Si fa presto a dire rigenerazione urbana. In realtà, il tema possiede numerose sfaccettature, che a loro volta dipendono da differenti fattori, come possono essere quelli legati al contesto urbano, alla situazione economico-finanziaria e sociale. Va anche ricordato che negli interventi di rigenerazione urbana conta molto l’approccio al tema: si può generare rinnovo urbano con obiettivi di valorizzazione immobiliare puntando sul centro della città intesa come luogo privilegiato del marketing urbano, così come all’opposto lo si può promuovere puntando alla socialità e al mantenimento degli abitanti nel nucleo urbano centrale o rinnovando le periferie. Gli approcci al tema, insomma, cambiano al variare dei contesti, delle politiche urbane e delle condizioni economiche.

San Basilio, Roma: la piazza della zona della Torraccia, in occasione di una passeggiata collettiva di studenti e abitanti.

San Basilio, Roma: la piazza della zona della Torraccia, in occasione di una passeggiata collettiva di studenti e abitanti.

Di questi differenti approcci se ne è parlato di recente in un convegno dove le esperienze di Roma, Amburgo, Londra e Bruxelles sono state messe a confronto. Promotrici di questo appuntamento romano sono state questa volta le università La Sapienza e Roma Tre, che hanno chiamato a raccolta numerosi esperti della materia.
A monte di tutto ciò, volendo parlare di rigenerazione urbana, serve prima di tutto intendersi sul significato di queste due parole. Se con tale termine intendiamo un miglioramento della qualità del vivere e dell’abitare, collegate a queste seguono altre parole quali accoglienza, urbanità, socialità e bellezza. E guarda caso, il luogo dove queste quattro qualità possono essere meglio soddisfatte è lo spazio pubblico. E sulla qualità degli spazi pubblici si riapre un dibattito, lungo decenni, sulle qualità della città storica e di quella moderna: in estrema sintesi, bella la prima, brutta la seconda. E gli esempi si sprecano.
Ed è proprio sulla città costruita negli ultimi settanta anni – composta di servizi carenti, spazi pubblici ridotti a strade e parcheggi, verde poco curato, in una parola una «non-città» – che si concentra più spesso il bisogno di rigenerazione. Operazione non facile, se pensiamo alle caratteristiche dell’edilizia italiana dei tre decenni ‘60, ‘70, ‘80. Ma non impossibile, come suggerisce Paolo Colarossi, dell’università La Sapienza di Roma, che propone «cure ricostituenti di spazi pubblici, fatti di piazze, viali, passeggiate, giardini e masterplan degli spazi collettivi».

L’esito della realizzazione del piano di zona di alcuni anni fa nel quartiere San Basilio.

L’esito della realizzazione del piano di zona di alcuni anni fa nel quartiere San Basilio.

La rigenerazione soft di San Basilio. In una fase economica recessiva come l’attuale, in cui alla crisi economica generale si affianca una crisi senza precedenti della finanza locale, pensare a interventi di rigenerazione urbana basati su forti investimenti pubblici è un’illusione. Da questa banale considerazione, hanno preso le mosse le iniziative di due facoltà romane, la prima di Ingegneria civile dell’università La Sapienza e l’altra di Architettura di Roma Tre, che hanno da tempo hanno puntato i loro riflettori su una delle periferie romane, San Basilio. Quartiere di 24 mila abitanti, nella zona nord-est della città, costruito negli anni Trenta-Quaranta e poi sviluppatosi negli anni del boom edilizio. San Basilio è un «arcipelago stratificato», come sostiene una delle docenti, Claudia Mattogno, che hanno condotto le attività di ricerca con gli studenti proprio sul quartiere romano.

San Basilio è una periferia romana formata da diverse isole: scopo di uno dei sette progetti messi in campo dalle università romane è di riconnettere le zone del quartiere.

San Basilio è una periferia romana formata da diverse isole: scopo di uno dei sette progetti messi in campo dalle università romane è di riconnettere le zone del quartiere.

«Un quartiere in cui alcune tracce sono state cancellate, per lasciare posto ad altre storie urbanistiche e sociali, legate alle lotte per la casa degli anni Settanta, per diventare oggi un «arcipelago senza uscite, ma con grandi spazi». San Basilio, insomma, come un pezzo di città, cerniera tra il paesaggio e la metropoli. E il progetto che le due facoltà hanno messo insieme è proprio questo: ricucire le isole urbane attraverso un sistema di relazioni.
«San Basilio – afferma Fabiola Fratini, docente della facoltà di Ingegneria civile de La Sapienza e animatrice del convegno internazionale «Rigenerazione urbana, tra centro e periferie» – è una zona differente dalle altre della capitale. In origine, è stato un luogo di sperimentazione positiva del rapporto tra urbanistica e nuovi insediamenti, in cui è stato possibile produrre qualità tra le differenti unità di vicinato: parlo ovviamente degli Anni ‘50. Oggi, il quartiere è un brano di città in cui sarebbe possibile sperimentare nuove forme di collaborazione tra città e campagna, tra vivere urbano e produzione agricola».
La rigenerazione urbana di San Basilio, così come l’hanno pensata, progettata e attuata le università romane, ha uno taglio molto soft, più sociale che urbanistico, più inclusivo che esclusivo.

Murales realizzati sui fronti di alcuni edifici del quartiere grazie al progetto «San Ba 2014-2015».

Murales realizzati sui fronti di alcuni edifici del quartiere grazie al progetto «San Ba 2014-2015».

I sette progetti di quartiere. «Siamo partiti a lavorare con le associazioni locali – continua Fratini – cercando di farle collaborare su obiettivi comuni, progetti materiali, materiali leggeri e immateriali. Abbiamo messo a punto, e stiamo poco a poco realizzando, sette progetti capaci di fornire immagini positive, sia nel quartiere sia fuori dal quartiere, lavorando sulle relazioni tra abitanti e abitanti e territorio, realizzando performance artistiche, cura dello spazio pubblico e piccole azioni di riappropriazione e, infine, trasformando lo spazio pubblico in modo sostenibile».
«Costruire immagini positive del quartiere: San Ba 2014-2015» è il primo progetto: si tratta di arte pubblica, realizzata con il sostegno di comune di Roma, Zétema progetto cultura e Ater. L’idea di base è cambiare l’immagine del quartiere attraverso l’arte, grazie al coinvolgimento degli studenti delle scuole medie e superiori. Il tutto ha prodotto murales, realizzati dagli artisti Iqen Iacurci e Hitnes, di cui hanno parlato stampa e social network nazionali.

Murales realizzati sui fronti di alcuni edifici del quartiere grazie al progetto «San Ba 2014-2015».

Murales realizzati sui fronti di alcuni edifici del quartiere grazie al progetto «San Ba 2014-2015».

Il secondo progetto «Tessere relazioni. Costruire una rete sociale. Well-fare Comunità IV Municipio», è realizzato da Eureka Primo, Parsec e Metropolis Europa. L’idea del progetto, attualmente in corso, mette in relazione le risorse del quartiere per costruire una rete sociale e una cittadinanza attiva, attraverso laboratori, servizi a bassa soglia, cura degli spazi e dei luoghi, creazione di gruppi di solidarietà e cittadinanza consapevole.

La Balena, realizzata in piazza del quartiere in via Recanati, è diventata il simbolo di San Basilio.

La Balena, realizzata in piazza del quartiere in via Recanati, è diventata il simbolo di San Basilio.

Il terzo dei sette progetti, «Tessere relazioni, riconnettendo paesaggio», prevede una passeggiata collettiva, svolta insieme agli abitanti del quartiere, ai rappresentanti delle istituzioni e a studenti universitari. Un modo per riappropriarsi dei luoghi pubblici, ricordandone la storia attraverso la creazione di mappe e scrivendo appunti. L’operazione prevede proposte per un futuro possibile e desiderato.

Murales realizzati sui fronti di alcuni edifici del quartiere grazie al progetto «San Ba 2014-2015».

Murales realizzati sui fronti di alcuni edifici del quartiere grazie al progetto «San Ba 2014-2015».

Quarto progetto, del 2014, «Tessere relazioni: riconnettere raccontando storie. Mapping San Basilio». È un progetto che nasce dall’esperienza americana di Manhattan e si inserisce nell’obiettivo di «costruire mappe mentali». Si tratta di sperimentare diverse forme di elaborazione di mappe mentali, come mezzo di espressione delle relazioni che legano abitanti e luoghi. La rappresentazione è un percorso attraverso il quale raccontare la città, le sue componenti, le qualità positive e negative, trasmettere e condividere conoscenze ed emozioni.

Un momento della passeggiata collettiva in via Recanati.

Un momento della passeggiata collettiva in via Recanati.

Il quinto progetto, «Tessere relazioni: riconnettere attraverso una pista ciclabile», punta sul percorso ciclabile come elemento capace di connettere il quartiere e i luoghi emergenti. La pista ciclabile, insomma, come medium per motivare gli abitanti ad allargare il proprio territorio di riferimento, inteso come luogo piacevole dove trascorrere il tempo libero e prendersi cura della salute degli abitanti.
«San Basilio sostenibile, la città delle brevi distanze» è il sesto progetto messo in campo. Si tratta di un prototipo finalizzato a creare un habitat sostenibile, vitale, a misura di pedone.

Il risultato dell’operazione mapping del quartiere romano.

Il risultato dell’operazione mapping del quartiere romano.

Il settimo e ultimo progetto, «San Basilio sostenibile, il Parco Agricolo», ha l’obiettivo di valorizzare la tradizione agricola della campagna romana, costruire forme di convivenza tra città e campagna, valorizzando la qualità degli spazi aperti e le potenzialità a fini produttivi, coinvolgere la popolazione e creare occupazione.
«A San Basilio – conclude Fratini – abbiamo messo in campo un progetto di rigenerazione urbana di tipo leggero, più sociale che urbanistico. Anche se le passeggiate di quartiere con gli abitanti sono operazioni che stanno a cavallo tra lavoro urbanistico e azione sociale. A Bruxelles, per esempio, all’interno dei contratti di quartiere, avviene proprio questo. Insomma, la rigenerazione delle periferie, purtroppo – e questa è una considerazione facilmente confutabile – è sempre un’operazione in bilico tra progetti immateriali deboli, come il nostro, e progetti materiali pesanti, calati dall’alto, alcuni dei quali si stanno realizzando non lontano da San Basilio».

Un mappa della città di Roma, con le sue radiali e i numerosi quartieri.

Un mappa della città di Roma, con le sue radiali e i numerosi quartieri.

Amburgo, Bruxelles, Londra. L’esperienza di rigenerazione urbana ad Amburgo, seconda grande città tedesca dopo Berlino che conta 1 milione e 800 mila abitanti, si basa sulla solidità dell’economia tedesca e sulla capacità degli investimenti pubblici nel settore. Ne è l’esempio la riqualificazione della zona posta a sud della città, sull’isola fluviale di Wilhelmsburg, da sempre coinvolta in processi di localizzazione di funzioni poco nobili e problematiche. C’è voluta l’esondazione del fiume Elba di fine gennaio del 2013, che ha prodotto gravi danni ambientali al centro città e all’intera zona, per convincere le autorità locali a intervenire e a ristrutturare tutte le aree dell’ex porto cittadino. Anche la zona di Wilhelmsburg, grazie al contributo di Iba Amburgo e di ingenti finanziamenti pubblici, è stata così rigenerata, con un mix di funzioni che spaziano dal residenziale abitativo al sociale, dalle riserve naturali e verdi agli interventi di edilizia ecocompatibile ed energeticamente sostenibile.

L’esondazione del fiume Elba di inizio 2013 ha convinto le autorità locale a intervenire con un intervento di rigenerazione urbana che ha riqualificato le aree del porto cittadino e della zona sud della città, sull’isola fluviale di Wilhelmsburg.

L’esondazione del fiume Elba di inizio 2013 ha convinto le autorità locale a intervenire con un intervento di rigenerazione urbana che ha riqualificato le aree del porto cittadino e della zona sud della città, sull’isola fluviale di Wilhelmsburg.

A Bruxelles, invece, gli esempi positivi di rigenerazione urbana si sono concentrati nel centro cittadino, grazie a una attenta gestione dei contratti di quartiere, caratterizzati da piccoli interventi, anche di pochi isolati, con processi di progettazione partecipati, investimenti mirati e ricostruzione degli spazi pubblici. Un esempio di ricucitura urbana che punta a rivitalizzare in senso sociale il centro della capitale belga.
Londra invece, capitale mondiale, ha puntato da tempo a rigenerare i suoi spazi centrali, della città che conta, in funzione soprattutto di marketing urbano. Una città il cui centro, attraverso i processi di trasformazione, deve avere una vocazione più turistica, che sociale.
Roma, Amburgo, Bruxelles e Londra: quattro flash europei, che una volta in più ci fanno capire che diverse, anche di molto, sono le modalità di declinare il tema della rigenerazione delle città.

di Pietro Mezzi

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