Brevetti | Muro tessile

Sistema flessibile per abitazioni di emergenza

Textile Wall è un pannello flessibile per costruire abitazioni pensato per situazioni di emergenza, nei casi che richiedono la creazione veloce e semplice di alloggi o strutture ospedaliere. La parete che si ottiene è formata da celle, composte da lamelle in materiale semirigido e chiusure in membrane tessili, che possono essere riempite con qualsiasi materiale a seconda delle caratteristiche strutturali che si vogliono ottenere.

È stato brevettato al Politecnico di Milano il Textile Wall, un pannello flessibile per costruire abitazioni pensato per situazioni di emergenza, ovvero i numerosi casi che richiedono la creazione veloce e semplice di alloggi o strutture ospedaliere.

L’idea, sviluppata dagli architetti Alessandra Zanelli e Salvatore Viscuso del Dipartimento Architettura, Ingegneria delle Costruzioni e Ambiente Costruito del Politecnico di Milano, è nata all’interno di S(p)eedkits: rapid deployable kits as seed for self-recovery, un progetto di ricerca co-finanziato dall’Unione Europea nell’ambito del settimo Programma Quadro su due diversi fronti – Design industriale e Tecnologia dell’architettura – il cui obiettivo era quello di dare una risposta efficace, sia in termini di velocità (speed) che di durata nel tempo (seed), alle popolazioni colpite da grandi disastri, coniugando la progettazione di componenti con le ricerche innovative sui tessili tecnici e sulle costruzioni leggere.

Velocità ed economicità non sono tuttavia gli unici requisiti: l’invenzione è orientata infatti verso un largo impiego nel settore umanitario, e più precisamente nel campo della riorganizzazione abitativa post-emergenziale. La letteratura tecnico-scientifica mostra che gli operatori umanitari preferiscono impiegare i materiali e i metodi processuali locali invece che avvalersi di prodotti importati dall’estero e difficilmente accettati dalle popolazioni locali. A queste esigenze si propone di rispondere il Textile Wall, perché si può riempire con qualsiasi tipo di materiale reperibile localmente, ottenendo così una compatibilità totale con le tecniche costruttive tradizionali.
Textile Wall 2
La scelta riguardante il materiale, dettata anche dalla sua economicità, è caduta sul pvc prodotto da un’azienda interna. Nel gruppo di lavoro erano presenti inizialmente altri partner, ma in una seconda fase i ricercatori hanno lavorato in piena autonomia.

La parete che si ottiene è formata da celle, composte da lamelle in materiale semirigido e chiusure in membrane tessili, che possono essere poi riempite con qualsiasi materiale a seconda delle caratteristiche strutturali che si vogliono ottenere. La sua struttura permette la creazione di coperture o pareti della forma desiderata (lineari, curve, multicurve e angolari) sia per interni che per esterni. Il trasporto e la spedizione sono agevolati dalla struttura impacchettabile a soffietto, con un modulo costruttivo di base corrispondente al massimo della trasportabilità: un collo da 30 chili.

Il sistema è duttile anche perché l’altezza del pannello e la dimensione delle celle possono variare in funzione dell’applicazione pensata. Gli elementi di connessione semirigidi tra le membrane tessili che compongono le celle hanno uno sviluppo reticolare che risponde sia a esigenze funzionali che strutturali, lavorando come travetti.

La soluzione brevettata è il risultato di due prove di laboratorio realizzate sui primi prototipi con materiali economici, quali sabbia e ghiaia di granulometrie e sezioni differenti, ma nel caso di una risposta positiva e di una manifestazione di interesse da parte del mondo industriale è prevista la possibilità di lavorare su affinamenti anche in questo campo.

Il brevetto copre il metodo e la tipologia, ma i limiti del campo applicativo non sono ancora fissati: potenzialmente, si tratta di una soluzione impiegabile per tutte le chiusure, dunque non solo pareti, ma anche elementi di copertura o vespai.
Textile Wall 4

Il muro ottenuto è autostabile da subito anche con le celle vuote, e il suo impiego ideale è in una configurazione chiusa, o tutt’al più secondo un tracciato curvo e sinuoso. Uno dei requisiti principali indicati per il brevetto era che non vi fosse la necessità di ancoraggi al suolo e operazioni particolarmente faticose, poiché nei contesti emergenziali e con risorse limitate a cui si rivolge l’invenzione – di cui è un esempio attendibile il field test portato a termine in Burkina Faso nel 2014, utilizzando la terra come materiale di riempimento – è disponibile un numero ridotto di persone per l’installazione, e spesso vengono coinvolte anche le donne nel processo.

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