Rigenerazione urbana | Il recupero di Torino Esposizioni

Torino scommette su cultura e ricerca

La nuova biblioteca civica e il campus universitario sono gli obiettivi di Comune e Politecnico. Un tassello importante dell’operazione di rinnovo urbano del capoluogo piemontese, che vale centoventi milioni. All’inizio del prossimo anno il via alle progettazioni, entro il 2016 l’inizio dei lavori. Fondi permettendo.

Un pezzo della strategia urbanistica di Torino passa da lì, dal riutilizzo degli edifici storici compresi all’interno del complesso di Torino Esposizioni, nel quadrante sud della città, tra corso Massimo D’Azeglio e il fiume Po, nella cornice verde del parco storico del Valentino. Quella di Torino Esposizioni è una delle numerose operazioni urbanistiche strategiche del capoluogo piemontese, perché nella città che è stata per decenni la capitale italiana dell’auto e che ora si trova nel pieno del recupero dei vuoti produttivi di un tempo, le occasioni di rinnovo urbano non mancano.

Il masterplan dell’intervento di Torino Esposizioni, con gli edifici ricompresi nel verde del Parco del Valentino (fonte, Dipartimento Architettura e Design).

Il masterplan dell’intervento di Torino Esposizioni, con gli edifici ricompresi nel verde del Parco del Valentino (fonte, Dipartimento Architettura e Design).

Occasioni che rappresentano il futuro urbanistico della città che cambia e che vanno sotto il nome di recupero delle aree dell’Officina grandi riparazioni, dell’ex logistica di Fiat Mirafiori, degli spazi di Fiat-Avio (la Città della salute), di riqualificazione dell’ex aree produttive della Thyssen, dell’Ilva e della Manifattura Tabacchi, di interventi di ricucitura urbana, come la copertura del Passante ferroviario e la sistemazione della trincea ferroviaria lungo le vie Gottardo e Sempione, e infine di alcune varianti urbanistiche per la riqualificazione dello Scalo Vanchiglia, di cascina Fossata e del quartiere Falchera.

Una cartolina d’epoca del Palazzo delle Esposizioni.

Una cartolina d’epoca del Palazzo delle Esposizioni.

Stefano Lo Russo | assessore all’Urbanistica del comune di Torino

Stefano Lo Russo | assessore all’Urbanistica del comune di Torino

«Si tratta – afferma Stefano Lo Russo, assessore all’Urbanistica del comune di Torino – di operazioni contenute nelle Linee di indirizzo strategico connesse alle grandi trasformazioni urbane della città, approvate qualche tempo fa dal consiglio comunale. Trasformazioni che rappresentano il futuro del capoluogo. L’elenco degli interventi è nutrito, il che dà l’idea della complessità e del dinamismo della città, che punta alla rigenerazione urbana e al recupero dell’esistente. Temi, questi, centrali anche nel dibattito urbanistico nazionale, come testimonia il lavoro che la commissione Urbanistica di Anci nazionale, che presiedo, sta conducendo proprio attorno a questi argomenti».

Un sistema culturale polifunzionale. Il riutilizzo del complesso di Torino Esposizioni nasce dalla volontà di realizzare la nuova Biblioteca civica centrale e il nuovo campus universitario del Politecnico di Torino. Il nuovo polo culturale che si verrebbe così a creare è concepito come uno spazio aperto alla città, fulcro di un sistema, oggi frammentato e in gran parte inutilizzato, che connette presenze di eccezionale valore architettonico e urbanistico, come il parco storico del Valentino – progettato nel 1865 e ampliato nel 1912 per inserirvi i grandi contenitori espositivi permanenti -, il Castello del Valentino, già patrimonio dell’Unesco e nodo del sistema delle residenze sabaude, e il palazzo di Torino Esposizioni, esempio riconosciuto a livello mondiale, da meritare di essere incluso nella World Heritage List dell’Unesco.

Immagini dall’alto della città di Torino (con il cerchio blu, l’area di intervento prevista): sono visibili gli edifici del complesso di Torino Esposizioni (fonte, Dipartimento Architettura e Design).

Immagini dall’alto della città di Torino (con il cerchio blu, l’area di intervento prevista): sono visibili gli edifici del complesso di Torino Esposizioni (fonte, Dipartimento Architettura e Design).

«L’intervento di Torino Esposizioni – sostiene Lo Russo – consentirà quindi un ridisegno complessivo di un tassello urbano strategico per la città: un’occasione emblematica di come un singolo progetto, considerato in una visione unitaria, può assumere una valenza strategica a scala urbana».

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L’intervento sui padiglioni. Per inquadrare tempi e modi di intervento relativi alla creazione del nuovo polo culturale e del campus universitario, Comune e Politecnico di Torino hanno predisposto un masterplan, approvato dalla giunta comunale nel gennaio 2014, che si articola in otto unità di intervento e nove lotti funzionali. Obiettivo dichiarato: la realizzazione della nuova Biblioteca civica centrale, di nuove aule e laboratori universitari e di attività complementari e di supporto a quelle principali. Nel luglio del 2014, gli stessi soggetti, per dare corso alle volontà indicate nel masterplan, hanno siglato un protocollo di intesa, con il quale il Comune si impegna a mettere a disposizione dell’università alcune delle strutture esistenti per l’ampliamento delle attività didattiche.

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Il Padiglione 3B, realizzato negli anni Sessanta e nel 2006 utilizzato come spazio spogliatoi per i Giochi olimpici invernali, è attualmente inutilizzato e in stato di abbandono: non avendo rilevanza architettonica, l’edificio è destinato alla demolizione. Il nuovo volume ospiterà i laboratori e le aule dei corsi di Design e Comunicazione visiva ed Ecodesign, permettendo di realizzare il Future Architecture and Design Center del Politecnico. L’area retrostante la grande esedra circolare del Padiglione 2 è invece una zona di servizio attestata sui locali tecnici interrati: il piano ne prevede la demolizione e la sua ricostruzione, per ospitare le nuove centrali tecnologiche e impiantistiche dell’intero complesso di Torino Esposizioni.

Uno stralcio del prg del comune di Torino del 1995, con evidenziati gli edifici del complesso di Torino Esposizioni (Comune di Torino, servizio Pianificazione).

Uno stralcio del prg del comune di Torino del 1995, con evidenziati gli edifici del complesso di Torino Esposizioni (Comune di Torino, servizio Pianificazione).

Ma sarà l’intervento sui Padiglioni 2, 2B e 4 – quelli riprogettati nel 1948 da Pier Luigi Nervi (vedi box) e che hanno conservato tutte le caratteristiche compositive del Palazzo della Moda del 1938 – il cuore dell’operazione di realizzazione della nuova Biblioteca. Un centro culturale e informativo moderno, un luogo di incontro e di socializzazione al servizio dell’intera città. Una biblioteca che andrà a sostituire quella attuale, insufficiente, di via della Cittadella, che sarà dotata di un milione di volumi, per un afflusso previsto di circa 5 mila visitatori e che si svilupperà su una superficie di 28 mila mq.

La planimetria del complesso di edifici di Torino Esposizioni con indicati i padiglioni e gli edifici rilevanti (fonte, Dipartimento Architettura e Design).

La planimetria del complesso di edifici di Torino Esposizioni con indicati i padiglioni e gli edifici rilevanti (fonte, Dipartimento Architettura e Design).

L’intervento sul Padiglione 5, tra il complesso del Castello del Valentino e il Padiglione 1, realizzato dall’ingegnere strutturista Riccardo Morandi, ha invece caratteristiche particolari: è infatti un edificio ipogeo a volta tesa con una struttura realizzata grazie all’intreccio di grandi travi in calcestruzzo armato, che consente di disporre di una pianta totalmente libera. Nello spazio sotterraneo, che attualmente ospita un’autorimessa, il masterplan prevede di accentrare i servizi didattici e di studio individuale per i corsi di laurea di Architettura, con aule di 150 posti circa ciascuna, attrezzate con le moderne tecnologie.

Il castello del Valentino.

Il castello del Valentino.

Il Padiglione 3, realizzato nel 1950 da Pier Luigi Nervi sullo spazio precedentemente occupato dal teatro all’aperto, è un contenitore di spettacolare bellezza grazie alla sua ardita copertura. È un volume a pianta rettangolare, con una volta a padiglione nervata, poggiante su quattro arcate inclinate. Nel 2006 fu utilizzato come Palaghiaccio per i giochi olimpici invernali di Torino. Il progetto di riutilizzo prevede la riqualificazione degli spazi e una nuova vocazione culturale, legando la funzione espositiva con le potenzialità della documentazione d’archivio legata allo studio delle culture architettoniche e urbane, compresi i materiali della fondazione di Carlo Mollino: un lavoro che avverrà in collaborazione con la Biblioteca centrale e la sezione Archivi di Architettura.

Gli edifici di Torino Esposizioni visti da corso Massimo D’Azeglio.

Gli edifici di Torino Esposizioni visti da corso Massimo D’Azeglio.

Il Padiglione 1 di forma rettangolare, è posto a lato del padiglione principale (il 2) e il suo lato corto prospetta su corso D’Azeglio, dov’è presente l’ingresso principale evidenziato da un monumentale porticato a tutta altezza. Attualmente questo spazio è in concessione d’uso all’università degli Studi di Torino. L’intervento di riutilizzo prevede una ristrutturazione rispettosa della struttura originaria, con una destinazione d’uso ad attività culturali e didattiche.

L’ingresso al complesso di Torino Esposizioni avviene dal lato nord, con un ampio porticato a tutta altezza. Attualmente lo spazio è in concessione d’uso all’università degli Studi di Torino.

L’ingresso al complesso di Torino Esposizioni avviene dal lato nord, con un ampio porticato a tutta altezza. Attualmente lo spazio è in concessione d’uso all’università degli Studi di Torino.

Il Teatro Nuovo è uno dei pochi edifici del complesso di Torino Esposizioni a non aver subito modifiche rispetto all’originaria visione progettuale. È un volume di pianta rettangolare con accesso da corso D’Azeglio e sviluppo longitudinale su via Petrarca. Attualmente il teatro è in concessione d’uso alla Fondazione Teatro Nuovo Torino. Al primo piano dell’edificio trovano collocazione gli spazi didattici e quelli di prova e di servizio del Liceo Teatro Nuovo. Il masterplan prevede un intervento di recupero, riqualificazione, messa a norma e sicurezza degli spazi esistenti, prevedendo funzioni culturali, in linea con la sua vocazione prevalente.

La pensilina di ingresso al Teatro Nuovo Torino.

La pensilina di ingresso al Teatro Nuovo Torino.

La Rotonda ospita il ristorante panoramico a pianta circolare, che risale al progetto originario di Ettore Sottsass padre. L’intervento prevede un intervento di ristrutturazione, necessario per evitare lo stato di abbandono, a carico di soggetti privati e il mantenimento dell’attuale destinazione d’uso. Infine, l’area antistante il complesso di Torino Esposizioni, che prospetta su corso D’Azeglio, verrà sistemata, a carico dei privati, con la realizzazione di un parcheggio interrato di due-tre piani e la relativa sistemazione esterna, funzionale alle esigenze della nuova Biblioteca civica centrale, con aree per il parcheggio di pullman e il posteggio di biciclette e zone a verde.

La grande esedra del padiglione 2, che prospetta su viale Boiardo, sarà anch’essa oggetto dei lavori di ristrutturazione.

La grande esedra del padiglione 2, che prospetta su viale Boiardo, sarà anch’essa oggetto dei lavori di ristrutturazione.

A caccia di risorse. Per realizzare quanto prevede il masterplan servono consistenti risorse finanziarie: il piano stima una spesa di circa 100 milioni di euro, più altri 20 per gli interventi connessi. Per il finanziamento il Comune prevede di accedere ai Fondi strutturali europei, di fare leva su risorse proprie, sponsorizzazioni, finanziamenti del ministero dell’Università e Ricerca e, infine, sui fondi derivanti dalla legge 65 del 2012 relativa agli interventi post olimpici, oltre alla valorizzazione dell’attuale biblioteca civica di via della Cittadella, che dovrebbe portare nelle casse comunali da 3 a 5 milioni di euro.

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Giacomo Leonardi | responsabile e coordinatore del servizio Pianificazione dell’area urbanistica del comune di Torino

Giacomo Leonardi | responsabile e coordinatore del servizio Pianificazione dell’area urbanistica del comune di Torino

«È un’operazione ambiziosa, quella avviata da Comune e Politecnico – afferma Giacomo Leonardi, responsabile e coordinatore del servizio Pianificazione dell’area urbanistica del comune di Torino – Ma se non si punta in alto, spesso si rimane fermi al palo. Torino ha la necessità di ampliare la Biblioteca centrale e non è possibile intervenire sulla sede attuale. Il Politecnico ha l’esigenza di ampliare e adeguare i propri spazi per offrire una didattica moderna. Vi è quindi una doppia necessità, che può funzionare da detonatore e innescare un volano di finanziamenti importanti».

La rotonda ospitava il ristorante panoramico a pianta circolare, che risale al progetto originario di Ettore Sottsass padre. L’intervento prevede un intervento di ristrutturazione, a carico di soggetti privati e il mantenimento dell’attuale destinazione d’uso. L’area è in stato di evidente abbandono.

La rotonda ospitava il ristorante panoramico a pianta circolare, che risale al progetto originario di Ettore Sottsass padre. L’intervento prevede un intervento di ristrutturazione, a carico di soggetti privati e il mantenimento dell’attuale destinazione d’uso. L’area è in stato di evidente abbandono.

«Per il montaggio dell’operazione finanziaria – conclude l’assessore Lo Russo – con Regione e Politecnico abbiamo attivato una cabina di regia. Intanto, abbiamo messo a disposizione 3 milioni di euro per sostenere i costi di progettazione. Poi, grazie alle legge 65 del 2012, che consente di utilizzare i fondi rimanenti dai finanziamenti delle Olimpiadi invernali del 2006, potremo investire ben 33 milioni di euro. Il Politecnico, poi, farà la sua parte, così come pure faranno la loro parte i privati e il comune di Torino. Per quanto riguarda i tempi, entro la primavera del prossimo anno completeremo gli studi propedeutici e la definizione del piano finanziario, per avviare i primi lavori alla fine del 2016 che si concentreranno sulla nuova biblioteca civica».

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Da Sottsass a Nervi ai giorni nostri. Il complesso di Torino Esposizioni, nel quartiere San Salvario ai margini del parco storico del Valentino, si compone di quattro edifici disposti attorno a un giardino rettangolare. L’ingresso al complesso avviene dal lato nord, con un ampio porticato a tutta altezza, mentre accanto a esso trova posto un volume circolare che ospita un ristorante. Nella manica affacciata su corso D’Azeglio trova sede il Teatro Nuovo, sede abituale di balletti di arte contemporanea.

Spazi retrostanti gli edifici del complesso di Torino Esposizioni, attualmente inutilizzati.

Spazi retrostanti gli edifici del complesso di Torino Esposizioni, attualmente inutilizzati.

Il Palazzo della Moda, divenuto nel 1947 Torino Esposizioni, fu progettato nel 1938 da Ettore Sottsass senior, che nel 1936 vinse l’appalto indetto dall’Ente nazionale per la moda per dotare la città di una sede per le rassegne di settore. Si tratta di un vero e proprio gioiello dell’epoca razionalista, che fu bombardato nel 1943. Nel Dopoguerra, la nuova proprietà affidò il progetto di ricostruzione e ampliamento del Palazzo della Moda a Roberto Biscaretti di Ruffia, che nel 1947, sulla base di un appalto concorso bandito dal Servizio costruzioni e impianti della casa automobilistica torinese, venne integrato con la parte strutturale e poi costruito dall’impresa romana dell’ingegner Pier Luigi Nervi, la Nervi e Bartoli.

Interni delle volte del padiglione di Torino Esposizioni realizzate da Pier Luigi Nervi (fonte, Dipartimento Architettura e Design).

Interni delle volte del padiglione di Torino Esposizioni realizzate da Pier Luigi Nervi (fonte, Dipartimento Architettura e Design).

Le modifiche interessarono il padiglione centrale, completandone l’allungamento con un salone absidato e una nuova copertura autoportante di voltini prefabbricati progettata dallo stesso Nervi. La volta del Padiglione 2, di 81 metri di luce e 110 di sviluppo longitudinale, è ottenuta da archi solidarizzati, ciascuno costituito da 13 elementi prefabbricati in ferrocemento, tecnica costruttiva inventata dallo stesso progettista. A Nervi si deve anche l’aggiunta di un nuovo grande spazio, il padiglione 3, caratterizzato da una volta a vela nervata, che appoggia su quattro arcate inclinate. La volta è generata da un sistema di nervature ricavate dal getto di calcestruzzo tra losanghe in ferrocemento, mentre i solai sono stati realizzati con travi ondulate sempre in ferrocemento. Alcuni anni dopo, su di un’area vicina al complesso, venne realizzato un salone ipogeo a volta tesa – il Padiglione 5 – a opera dell’ingegnere romano Riccardo Morandi.

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Negli anni Sessanta e Settanta, Torino Esposizioni venne utilizzato come sede del Salone dell’Automobile di Torino e di numerosi altri eventi fieristici. Dopo il trasferimento del Salone al Lingotto, una parte della struttura venne utilizzata come sede didattica dell’università degli Studi di Torino e un’altra parte, fino al 2001, impiegata come palazzo del ghiaccio. Con i Giochi invernali di Torino nel 2006, il Padiglione 2, intitolato a Giovanni Agnelli, fu ristrutturato per ospitare un impianto di hockey su ghiaccio capace di contenere oltre 4 mila persone. (di Paolo Negri)

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